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MARCINELLE. 8 AGOSTO 1956!

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Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Agosto 2015 11:03 Scritto da Sandro Lunedì 10 Agosto 2015 08:59

USI UNIONE SINDACALE ITALIANA

Confederazione sindacale nazionale autorganizzata, autogestita, indipendente fondata nel 1912
(aderente alla RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI

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8 AGOSTO 1956 - 8 AGOSTO 2015, sono passati 59 anni, dalla  la strage sul lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio.

262 morti, di cui 136 di emigrati italiani, nel linguaggio locale, a metà tra francese e dialetto, la strage fu chiamata  "La catastròfa".

Un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, 262 morti a causa di un incidente banale, UCCISI SUL LAVORO soprattutto dalla "premeditata" imprevidenza, dalla mancanza delle  elementari misure di protezione (anche all’epoca da rispettarsi), dalla disorganizzazione. Uno degli eventi luttuosi dell'immigrazione italiana all'estero, in virtù di accordi tra il Governo belga e quello italiano, forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone per la "ripresa italica" dopo la seconda guerra mondiale.

Per molti anni, nessuno Presidente della Repubblica Italiana, nessun esponente di Governi, si recò sul luogo della strage di Marcinelle, nè si impegnò a sostegno delle vittime e dei familiari, nessun intervento istituzionale, durante l'inchiesta che fu aperta successivamente a questo disastro sul lavoro, con una giustizia inerte di fronte a questo "massacro annunciato".

Eppure la sola rievocazione del fatto, non dovrebbe lasciare insensibii coloro che oggi, in Italia come nella "civile" Unione Europea con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, parla di "flussi programmati" e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione, come se fosse già dimenticato quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, nonni, colleghi e colleghe anche oggi...emigrati e immigrati nei Paesi "ricchi e sviluppati" per uscire dalla quotidiana  miseria e alla ricerca di un destino e di un futuro migliore, spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle, come oggi nel Mediterraneo.

Così come, ci si dimentica che in Italia, nonostante la crisi le tante cassaintegrazioni, mobiità, licenziamenti collettivi, precariato e tanto lavoro sommerso e "al nero", che quantifica in diminuzione la forza lavoro codificata e quindi riduce sensibilmente, con un gioco di prestigio anche il numero ACCERTATO DI MORTI SUL LAVORO e… DA LAVORO, rispetto solo a qualche anno fa, l'Italia rimane pur sempre un PAESE DOVE LA SALUTE E' CONSIDERATA COME UNA MERCE E LA SICUREZZA NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI, E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO E UNA BUONA OCCASIONE PER LUCROSE SPECULAZIONI FINANZIARIE.

Non è vero che le politiche di AUSTERITA’ sono sviluppate perché ci sta una carenza di risorse o di “ricchezza sociale prodotta”, anche questa crisi (che mette in crisi i valori di solidarietà, giustizia sociale, i diritti generalizzati e quelli di cittadinanza, per una cultura e un sapere critico e collettivo)  dimostra CHE VI E’UNO SQUILIBRIO FORTISSIMO PERCHE’ NON VI E’ UNA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA, perché i ricchi diventano sempre più ricchi (e potenti) e aumenta a dismisura l’impoverimento generale delle classi lavoratrici e dei settori sfruttati, dove per mantenere i profitti, anche nei paesi capitalisticamente avanzati, si riducono investimenti per la sicurezza dei territori e dei luoghi di lavoro e la salute è considerata oramai un costo e una merce.

Noi non dimentichiamo, non scordiamo Marcinelle e la lezione che ci ha lasciato,

come non scordiamo la Thyssenkrupp,

l'Umbria Olii, Molfetta, Trani, Ravenna, Genova,

L'Ilva di Taranto, Marghera, Monfalcone, Palermo... Viareggio e tante altre.

NOI NON DIMENTICHIAMO, PERCHE' CHI NON HA MEMORIA NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO E’ ANCORA DISPOSTO A LOTTARE COLLETTIVAMENTE, AD ESSERE SOLIDALI, A CONTRASTARE LA BARBARIE RAZZISTA COME LO SFRUTTAMENTO DELLE PERSONE SUL LAVORO ...

PERCHE’ CIBATTIAMO PER “UN ALTRO FUTURO...POUR UN AUTRE FUTUR” VA RICOSTRUITA UNA RETE INTERNAZIONALE CHE COLLEGHI LE LOTTE, COSTRUISCA PERCORSI DI SOLIDARIETA’ CONCRETA E PROGETTI UNA NUOVA SOCIETA’, UN NUOVO ASSETTO ECONOMICO, UN ALTRO MODELLO DI SVILUPPO, per superare quello oggi dominante.

VA RICOSTRUITA UNA RETE INTERNAZIONALE CHE COLLEGHI LE LOTTE, COSTRUISCA PERCORSI DI SOLIDARIETA’ CONCRETA E PROGETTI UNA NUOVA SOCIETA’, UN NUOVO ASSETTO ECONOMICO, UN ALTRO MODELLO DI SVILUPPO, per superare quello oggi dominante.

8 AGOSTO 1956 - 8 AGOSTO 2015.

 

Tirannia europea? di Jacques Sapir

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Scritto da Sandro Giovedì 09 Luglio 2015 09:57

vocidallestero

Tirannia europea?

di Jacques Sapir

Il prof. Jacques Sapir si pronuncia in maniera come sempre molto chiara sull’atto di forza da parte delle istituzioni UE, che in occasione della crisi greca si sono ormai inoltrate in una deriva in cui la posta in gioco non è più il debito, ma i principi della democrazia e della sovranità nazionale

euro cappioAlexis Tsipras aveva deciso di indire un referendum il 5 luglio, per chiedere al popolo sovrano di decidere sulla diversità di posizioni che lo contrappone ai creditori della Grecia. Aveva preso questa decisione in seguito alle minacce, le pressioni e gli ultimatum che aveva dovuto affrontare durante gli ultimi giorni di trattative con la cosiddetta “troika” – la Banca centrale europea, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale. In tal modo, con un gesto che può essere qualificato come “gollista”, ha deliberatamente riportato nell’arena politica un negoziato che i partner della “troika” volevano mantenere nell’ambito tecnico e contabile. Questo gesto ha provocato una reazione dell’Eurogruppo di estrema gravità. Siamo in presenza di un vero e proprio abuso di potere che è stato commesso nel pomeriggio di questo 27 giugno, quando l’Eurogruppo ha deciso di tenere una riunione senza la Grecia. Quello che è in gioco ora non è solo la questione del futuro economico della Grecia. E’ la questione dell’Unione europea, e della tirannia della Commissione e del Consiglio, che è stata posta apertamente.

 

La dichiarazione di Alexis Tsipras

Il testo della dichiarazione fatta da Alexis Tsipras la notte dal 26-27 giugno sulla televisione di stato greca (ERT), da questo punto di vista è molto chiara:

Dopo cinque mesi di trattative, i nostri partner sono arrivati a porci un ultimatum, che viola i principi dell’Unione europea e mina la rinascita della società e dell’economia greca. Queste proposte violano completamente l’acquis europeo. Il loro scopo è l’umiliazione di un intero popolo, e si manifestano principalmente nell’ossessione del FMI per un’estrema austerità. (…) In questo giorno abbiamo una responsabilità storica per l’affermazione della democrazia e della sovranità nazionale, e questa responsabilità ci impone di rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà del popolo greco. Ho proposto al Consiglio dei ministri di organizzare un referendum, e questa proposta è stata approvata all’unanimità “[1]. (Qui la traduzione dell’intera dichiarazione di Tsipras)

Questo breve testo, pieno di gravità e determinazione, probabilmente passerà alla storia. Questo testo è pronunciata da un giovane che da cinque mesi si trova ad affrontare la mala fede, le manipolazioni momento sbagliato, quelle che si possono ben definire le bassezze della politica. Egli ha anche manifestato la sua rabbia, fredda e determinata. E forse è proprio questo il fallimento principale dell’Eurogruppo e delle istituzioni europee: aver trasformato un sostenitore dell’Europa in un forte avversario delle istituzioni europee. Cinque mesi fa Tsipras non era un avversario dell’idea europea. Ma il moltiplicarsi delle umiliazioni, dei tentativi di colpo di stato, lo hanno costretto a rivedere molte delle sue posizioni, che in molti casi si sono rivelate delle illusioni. e Tsipras e Varoufakis ora sono in rotta di collisione con l’Eurogruppo e l’Unione europea, non per loro volontà, ma per volontà delle “istituzioni europee”. Questo è di grandissima importanza per il futuro.

Le lezioni della dichiarazione di Tsipras

In questa breve dichiarazione si possono sottolineare tre punti importanti.

Il primo è che il disaccordo tra il governo greco e i suoi partner fin dall’inizio è stato di natura politica. La BCE e la Commissione europea sono stati costantemente alla ricerca di una capitolazione del governo greco, ciò che Tsipras ha definito “l’umiliazione di un intero popolo.” Quel che l’Unione Europea ha tentato di fare, attraverso l’Eurogruppo, è stato di cauterizzare il precedente creato dalle elezioni del gennaio 2015 in Grecia. Questo per dimostrare, non solo in Grecia, ma cosa in realtà molto più importante, in Spagna, Italia e Francia, che non si può “uscire dal quadro di austerità” come è stato organizzato dai trattati. Qui dobbiamo ricordare l’affermazione di Jean-Claude Juncker, secondo cui non ci può essere scelta democratica che vada contro i Trattati.

Il secondo punto importante di questa affermazione è che, per la prima volta, un leader legittimamente eletto e in carica, dichiara che le istituzioni europee fanno delle proposte che, nella loro forma e sostanza “assolutamente violano l’acquis europeo“. Si tratta di una accusa molto grave. Ciò equivale a dire che le istituzioni europee, che dovrebbero essere garanti della democrazia, agiscono in contrasto con essa. Questo significa anche che queste stesse istituzioni, la cui legittimità esiste solo in quanto delegata dagli Stati membri, tengono dei comportamenti che violano la legittimità e la sovranità di uno di detti Stati membri. Ciò significa quindi che le istituzioni dell’Unione europea si sono costituite in Tyrannus ab exercitio, ossia un potere che, benché originato da una procedura legittima, tuttavia agisce da Tiranno. Ciò significa contestare radicalmente ogni legittimità agli organi dell’Unione europea.

Il terzo punto risulta dai primi due. Esso è contenuto nella parte del testo che dice “In questo giorno abbiamo una responsabilità storica per l’affermazione della democrazia e della sovranità nazionale, e questa responsabilità ci impone di rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà del popolo greco”. Ora la posta in gioco non è più la questione del debito, ma sono i principi della democrazia e della sovranità nazionale. Ed è qui che si può parlare di un vero “momento gollista” di Alexis Tsipras. Se si vuole spingere l’analogia storica fino alla fine, mentre Paul Raynaud nel 1940 non sottopone al Consiglio dei Ministri la questione della continuazione della guerra, Alexis Tsipras ha osato porre la questione dell’austerità e del referendum, e ha ricevuto un sostegno unanime, compresi i membri di ANEL, piccolo partito sovranista alleato di Syriza. Egli ha quindi in realtà assunto la statura di un leader storico del suo paese.

La reazione dell’Eurogruppo, che aveva definito questo referendum una storia “triste” [2], conferma le opzioni anti-democratiche che prevalgono oggi in seno all’Unione europea. Ma questa reazione è stata essa stessa superata da una decisione di importanza veramente drammatica.

L’atto di forza dell’Eurogruppo e la tirannia europea

La reazione dell’Eurogruppo, che si è riunito questo sabato a Bruxelles, infatti è consistita in un atto che unisce l’illegalità più eclatante alla volontà di imporre il proprio punto di vista a uno Stato sovrano. Nel decidere di tenere una riunione in assenza di un rappresentante dello stato greco l’Eurogruppo ha deciso di escluderedi fatto la Grecia dall’euro. Questo è chiaramente un abuso di potere. E qui dobbiamo ricordare alcuni punti che non sono senza conseguenze, sia dal punto di vista giuridico che politico.

1. Attualmente non esiste nessuna procedura che permetta di escludere un paese dall’ Unione economica e monetaria (la “zona euro”). Se ci può essere una separazione, essa può avvenire solo previo accordo e in maniera amichevole.

2. L’Eurogruppo non ha esistenza legale. E’ solo un “club” che opera sotto la copertura della Commissione europea e del Consiglio europeo. Ciò significa che se l’Eurogruppo ha commesso un atto illegale – e sembra proprio essere così – la responsabilità ricade su entrambe queste istituzioni. Il governo greco sarebbe legittimato a portare la Commissione e il Consiglio davanti alla Corte di giustizia europea, ma anche alla Corte Internazionale che ha sede a L’Aia. In effetti, l’Unione europea è fondamentalmente un’organizzazione internazionale. Lo si constata ad esempio nello status e nelle esenzioni fiscali dei funzionari della UE. La regola in qualsiasi organizzazione internazionale è quella dell’unanimità. Il trattato di Lisbona ha previsto dei meccanismi di maggioranza qualificata, ma questi meccanismi non si applicano all’euro o alla questione dei rapporti fondamentali tra gli stati.

3. Il colpo di stato, perché deve essere chiamato con il suo nome, appena fatto dall’Eurogruppo non riguarda solo la Grecia. Altri paesi membri dell’Unione europea, e si pensa il Regno Unito o all’Austria, anche loro potrebbero impugnare dinanzi alla giustizia europea e internazionale la decisione di fatto adottata dall’Eurogruppo. In effetti, l’Unione europea si basa su delle norme di legge che si applicano a tutti. Qualsiasi decisione di violare tali norme nei confronti di un determinato paese è una minaccia per tutti i membri dell’Unione europea.

4. Dobbiamo quindi essere chiari su questo. La decisione dell’Eurogruppo potrebbe significare, in ultima analisi, la morte dell’Unione europea. Sia che i leader europei, valutando l’abuso di potere che è stato commesso, decidano di annullarlo, sia che continuino in questa direzione, devono aspettarsi una rivolta del popolo, ma anche dei governi di alcuni stati, contro l’Unione europea. Non è chiaro come gli Stati che hanno appena recuperato la loro sovranità, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca o la Slovacchia, accetteranno delle pratiche di questo genere.

E’ quindi sintomatico che la crisi indotta da un paese che non rappresenta più del 2% del PIL della UE abbia preso questa svolta. In realtà, è apertamente rivelato il carattere fondamentalmente antidemocratico delle istituzioni dell’UE e il fatto che quest’ultima stia cercando di costituirsi in tirannia.

Lo spettro della democrazia nei corridoi di Bruxelles

Non possiamo, e non dobbiamo, pregiudicare l’esito del referendum. E’ anche possibile che, venuto meno il suo oggetto, non si tenga più. Ma va sottolineato che rappresenta il ritorno della democrazia in uno spazio europeo in cui era stato assente. Da questo punto di vista, l’iniziativa presa da Alexis Tsipras è stata l’ultima occasione per introdurre la democrazia nel sistema europeo.

E’ anche probabile che i partiti di opposizione, sia Nuova Democrazia che il partito del centro-sinistra To Potami protestino e cerchino di impedire con vari mezzi legali che il referendum abbia luogo. Non possiamo escludere che questi partiti, con l’aiuto dei picchiatori fascisti di Alba Dorata, cercando di destabilizzare il governo greco. Queste reazioni sono esemplari del comportamento antidemocratico che fiorisce oggi in Europa. Portano acqua al mulino di Alexis Tsipras. Si percepisce come gli attori europeisti di questo dramma siano ormai terrorizzati dallo spettro della democrazia.

Anche in Francia, si sente molto chiaramente il disagio che provoca l’iniziativa di Alexis Tsipras. Sia nel Partito Socialista che tra i “repubblicani”, non ci si può opporre apertamente a tale decisione senza immediatamente e brutalmente contraddire tutti i discorsi che si sono fatti sulla democrazia. Ma, in realtà, il referendum greco evoca lo spettro di un altro referendum, quello del 2005 sul progetto di trattato costituzionale europeo. Il modo in cui la classe politica francese nella sua grande maggioranza, da Nicolas Sarkozy a Francois Hollande, dall’UMP al PS, era stata sconfessata dalla vittoria del “no”, ma aveva portato avanti quasi esattamente lo stesso testo col Trattato di Lisbona, ratificato dal Congresso a Versailles, è uno degli episodi più vergognosi e più infami della vita politica francese. Gli attori di questa tragica farsa sono ancora tra noi. C’è una continuità di progetto, se non anche una continuità d’azione, tra la decisione di ignorare un voto, quello degli elettori francesi, ma anche olandesi, e l’atto di forza senza precedenti di escludere la Grecia dall’Eurogruppo.

Tsipras non dovrebbe quindi aspettarsi alcun sostegno da parte di François Hollande, rimandato senza mezzi termini alla propria mediocrità e ai suoi miseri compromessi, o da Angela Merkel, la cui politica è la vera causa di questa crisi. Ma può aspettarsi il sostegno di tutti coloro in Europa che lottano per la democrazia e la sovranità.

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Note
[1] Traduzione Vassiliki Papadaki, presso il sito di SYRIZA-France http://syriza-fr.org/2015/06/27/allocution-du-premier-ministre-a-tsipras-au-peuple-grec-la-choix-au-peuple-souverain-referendum/
[2] Dichiarazione del Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem Sabato 27 juin,http://www.france24.com/en/20150627-eurogroup-says-sad-greece-referendum-closes-door-talks?ns_campaign=reseaux_sociaux&ns_source=twitter&ns_mchannel=social&ns_linkname=editorial&aef_campaign_ref=partage_aef&aef_campaign_date=2015-06-27&dlvrit=66745
   

USI-SURF. Una voce dall'università!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Luglio 2015 08:20 Scritto da Sandro Mercoledì 08 Luglio 2015 08:15

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dall'USI SURF ... una voce dall'università contro

le classifiche degli ATENEI  e per una valutazione diversa delle lauree


In Italia, la scelta di andare all'università è una scelta classista, perché l'università è ed è sempre stata una struttura classista. L'università non è un ascensore sociale: serve per raggiungere lo stesso livello raggiunto da genitori o nonni, per ereditarne lo studio professionale; non esiste alcuna garanzia per i laureati nei confronti della sottoccupazione, che è la situazione lavorativa in cui si trovano la maggior parte dei non privilegiati, quando riescono ad arrivare alla laurea, perché, nonostante le buone intenzioni dell'articolo 34 della Costituzione, i capaci e meritevoli, se privi di mezzi economici a livello familiare, non ricevono alcun aiuto concreto per raggiungere i gradi più alti degli studi. Questa situazione di fatto sembra destinata ad avere anche una legittimazione legislativa attraverso l'ennesima riforma annunciata del governo Renzi. In pratica, il titolo di studio è destinato ad avere un "peso" diverso, un diverso valore, a secondo dell'Ateneo in cui sarà stato conseguito.

Sarà necessario, quindi, stilare una graduatoria degli Atenei, valutando una serie di voci, e la posizione in graduatoria determinerà anche la spendibilità del titolo di studio erogato. Se il tuo Ateneo è in una posizione alta, la tua laurea varrà di più; se il tuo Ateneo è in una posizione bassa, la tua laurea varrà di meno. In apparenza, un principio validissimo e condivisibile, ma in realtà quali sono le voci che verranno considerate nella stesura della graduatoria?

In una forma sensata dovrebbero essere prese in considerazione solo le voci relative alla didattica, visto che di questo si tratta; e invece no, ad avere un peso determinate sono voci relative alla gestione economico-aziendale, la capacità di attrarre studenti da altre aree, e altre voci che con la didattica non hanno niente a che vedere. E allora si scopre, che - guarda caso - nell'ipotesi di graduatorie che stanno girando in questi giorni, le prime posizioni sono occupate tutte da Atenei del Nord-Italia che hanno sede in megalopoli e possono contare su bacini d'utenza formati per lo più da una borghesia medio-alta, benestante, ricca e in certi casi straricca.

Questi Atenei possono praticare una politica delle tasse universitarie non condizionata da vincoli di natura sociale e imporre tasse francamente elevate, in alcuni casi addirittura esose, mantenendo in questo modo il famigerato rapporto fondi incassati/spese per il personale entro limiti che il Ministero definisce, non senza una certa comicità inconsapevole, "virtuosi".

Insomma, per essere virtuoso un Ateneo deve poter tassare ad libitum gli studenti; se poi, le assunzioni sono fatte in modo clientelare o familistico, se gli insegnamenti sono iperrappresentati e si costituiscono autentiche dinastie o baronati, questo dato non emergerà perché non rilevabile in base agli indicatori previsti.

Gli Atenei che otterranno in questo modo la qualifica di virtuosi, riceveranno anche maggiori fondi e avranno maggiori disponibilità per garantire il turn-over; disponibilità in quest'ultimo caso sottratte agli Atenei meno virtuosi. Che cosa ne consegue? Che le istituzioni universitarie più ricche saranno sempre più ricche e quelle più povere, pardon meno virtuose, che poi sono quasi tutte quelle del Sud-Italia, saranno sempre più povere.

Con buona pace della solidarietà e della funzione sociale della formazione dell'individuo e del cittadino.

 

ANCHE CONTRO QUESTO TENTATIVO DI CLASSIFICAZIONE DELLE LAUREE CI OPPORREMO

CON LE MOBILITAZIONI ED I RICORSI AFFIDATI AI NOSTRI VALIDI STUDI LEGALI COLLEGATI

Roma 7 luglio 2015

SEGRETERIA COLLEGIALE USI S.U.R.F.

Ciclinprop.Luglio15.LargoVeratti25.ROMA

   

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