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L'articolo 18 e le false argomentazioni.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Novembre 2014 14:14 Scritto da Sandro Martedì 14 Ottobre 2014 15:25

FALSI ARGOMENTI PER LA CROCIATA CONTRO L'ARTICOLO 18 -

Allarmismo per una inesistente ingerenza del Giudice nella gestione delle aziende.

Roma, 30 settembre 2014 -

Nella sua crociata contro l'art. 18, il prof. Ichino, cui Renzi si ispira, ha detto più di una volta con toni allarmistici che questa norma consente al Giudice di valutare il merito delle scelte organizzative imprenditoriali, ovvero di stabilire quale debba essere a suo avviso l'organico adeguato alle esigenze dell'azienda. Non è vero.

L'art. 30 della legge 4.11.2010 n. 183 stabilisce che in materia di licenziamento il controllo giudiziale "non può essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente".

Si tratta peraltro di una regola già più volte affermata dalla Suprema Corte.

Per questo se per esempio il licenziamento di un lavoratore venga motivato con la soppressione del suo posto per l'introduzione di un nuovo macchinario, il Giudice non potrà mai valutare se questa modifica organizzativa sia valida, ma dovrà limitarsi ad accertare che essa sia stata effettivamente eseguita.

Se da questo controllo risulterà ad esempio che il nuovo macchinario non è stato in effetti introdotto e che il lavoratore licenziato è stato rimpiazzato con un nuovo assunto, il licenziamento dovrà essere annullato con applicazione dell'art. 18.

Non v'è alcun ragionevole motivo per escludere in simili casi la reintegrazione, sostituendola con il pagamento di un indennizzo.

La verità è che si vuole consentire alle aziende di licenziare anche in base a pretesti, per estromettere lavoratori sgraditi, tacitandoli con una somma di denaro

 

Tentativo obbligatorio di conciliazione comparto Scuola Università ecc

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Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Ottobre 2014 09:59 Scritto da Sandro Giovedì 04 Agosto 2011 14:29

U.S.I. - Unione Sindacale Italiana

Confederazione di sindacati autogestiti e di federazioni intercategoriali - Fedele ai principi dell’AIT

USI AIT SCUOLA e USI AIT UNIVERSITA’ - Sindacato nazionale autogestito lavoratori e lavoratrici Scuola e dell’Università

USI AIT COMMERCIO TURISMO E SERVIZI

Largo Veratti 25, 00146 Roma - Tel. 06/70451981, Fax 06/77201444

Roma, 02 agosto 2011

Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro

Via Fornovo 8 - pal. B – 00192 Roma fax 06 46834023-427

Al MIUR – Ministero Istruzione Università e Ricerca

Ufficio Relazioni sindacali e Ufficio di Gabinetto del Ministro

Viale Trastevere 76/a – 00153 ROMA fax 06 58492716 e 06 58492110

e p.c. Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Coord. Amm.vo

Piazza Colonna n° 370 Palazzo Chigi - 00187 Roma fax 06 67796623

e p.c. Al Dipartimento Funzione Pubblica fax 06 68997205 06 68997064 Corso Vittorio Emanuele II 116/A 00186 Roma

Alla Commissione di Garanzia (applicazione L. 146/90 e s.m.i.) fax 06 94539680

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INFORMAZIONE. Sciopero dei Precari della Scuola

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Ottobre 2014 10:35 Scritto da Sandro Mercoledì 08 Ottobre 2014 13:20

INFORMAZIONE

http://youtu.be/Z0Sanpb-dRY

http://youtu.be/TED2rrPb1Wc

Un piccolo dono dell’USI a chi ha ancora dubbi sul perché scioperare il 10 ottobre

Al termine dell’intervento inviato dall’USI SURF – sindacato autogestito SCUOLA UNIVERSITA’ RICERCA FORMAZIONE per lo sciopero della scuola del 10 ottobre ad una ventina di gruppi di lavoratori su Facebook (oltre 100.000 membri):

Forza riprendiamo il nostro futuro e quello della scuola nelle nostre mani (e nei nostri cuori e cervelli!) ...noi come Usi pur se piccoli possiamo darvi una mano ...Ma bisogna credere che l' Utopia si può riconquistare ....

Infine vi trasmettiamo il documento conclusivo dello Strike meeting nazionale di settembre a ROMA (di cui possiamo considerarci tra gli artefici) --- sulla base del quale tutti avevamo detto all’inizio di essere d’accordo (anche USB e UNICOBAS)

Comunicato finale dello Strike Meeting

Partiamo da un dato: nei tre giorni dello Strike Meeting, oltre 500 tra lavoratrici e lavoratori, precari, studentesse/studenti, attiviste/i sindacali, dei centri sociali e dei comitati che difendono i beni comuni, provenienti da tutta Italia e non solo, si sono incontrati e hanno discusso per ore, mettendo a confronto forme organizzative, pretese programmatiche, pratiche di lotta. Un dato per nulla scontato, che non si limita a registrare la forza quantitativa dell’evento, ma segnala, semmai, la qualità di un processo politico dove alla competizione tra gruppi si sostituisce la composizione virtuosa delle differenze. Da qui dunque occorre prendere le mosse per passare in rassegna i punti salienti del dibattito.

Nei workshop come nelle plenarie, nei tavoli programmatici come nella tavola rotonda con gli attivisti provenienti da Germania, Francia, Grecia, Spagna e Portogallo, centro dell’attenzione sono state le politiche neoliberali, approfondite dalla crisi, che stanno ridisegnando lo scenario europeo: attacco ai salari, compressione dei diritti sindacali, dequalificazione e aziendalizzazione della formazione e della ricerca, privatizzazione delle public utilities, recinzione dei beni comuni, nuovo governo della mobilità della forza-lavoro e sfruttamento del lavoro migrante. Altrettanto, e al seguito di una definizione non superficiale di questi fenomeni, è emersa l’esigenza di fare un salto di qualità nell’articolazione delle lotte e delle istanze programmatiche.

È evidente a tutte e tutti ? e l’avvio della tre giorni con la tavola rotonda animata dagli attivisti europei non è stato casuale ? che l’Europa è il terreno minimo dello scontro, la scala transnazionale decisiva per affermare conflitti capaci di incidere. Ed è evidente che senza la costruzione di uno spazio di relazione permanente e innovativo tra le lotte e i movimenti è inimmaginabile rompere l’impasse e sovvertire il presente. Lo sciopero sociale, generale e generalizzato, precario e metropolitano vuole essere un primo approdo, indubbiamente parziale ma fondamentale, di questa sperimentazione. Un modo per cominciare a rovesciare la narrazione tossica che sostituisce il merito all’uguaglianza, la competizione selvaggia alla felicità comune.

La piattaforma dello sciopero non può che comporre le istanze che segnano il mondo del lavoro e della formazione, del non lavoro e della cooperazione sociale. Rifiutare e respingere il Jobs Act e la riforma renziana della scuola, oltre alla nuova stagione di privatizzazione e mercificazione dei beni comuni, in generale la trasformazione neoliberale del mercato del lavoro e la rinazionalizzazione della cittadinanza, significa infatti battersi per un nuovo welfare, per il diritto all’abitare, per il reddito europeo sganciato dalla prestazione lavorativa, per il salario minimo europeo, per l’accesso gratuito all’istruzione, e lottare contro i dispositivi di selezione e di controllo che, attraverso le retoriche meritocratiche, aprono le porte delle scuole e delle università ai privati e fanno del sapere strumento docile degli interessi d’impresa. Non c’è solo la disoccupazione a colpire giovani e meno giovani, non è solo la sottoccupazione a trafiggere milioni di donne e di uomini. Si tratta del nuovo mantra dell’occupabilità che spinge ad accettare il lavoro purché sia, quello senza diritti e, addirittura, gratuito (vedi il modello Expo). Rivendicare reddito garantito e salario minimo europeo deve quindi procedere di pari passo con la pretesa della libertà e della democrazia sindacale, del diritto di coalizione e di sciopero, dentro e fuori i posti di lavoro. Ancora: senza la difesa dei beni comuni e la riappropriazione democratica del welfare è impensabile un processo di conflitto espansivo che sappia mettere all’angolo la gestione neoliberale della crisi.

Una piattaforma comune per uno sciopero sociale che sappia combinare le diverse forme di lotta e di sciopero sperimentate e progettarne di nuove, potenzialmente capaci di estendersi su scala europea: lo sciopero generale del lavoro dipendente, lo sciopero precario e metropolitano, lo sciopero di chi non ha diritto di sciopero, il netstrike, lo sciopero nei luoghi della formazione, lo sciopero di genere. Un caleidoscopio di pratiche da costruire pazientemente attraverso dei veri e propri laboratori territoriali dello sciopero.

Verso lo sciopero sociale, per il quale proponiamo la data del 14 novembre ? per avere il tempo di far crescere un processo reale che vada oltre l’evocazione roboante, e perché proprio a novembre si concluderà l’iter parlamentare del Jobs Act, mentre si procederà speditamente verso l’approvazione della Legge di stabilità e il giorno successivo si concluderà la consultazione del Governo sul Piano Scuola ?, sono diversi gli appuntamenti importanti che rilanciamo con forza: il 2 ottobre a Napoli, per contestare il board della BCE; il 10 ottobre, la grande mobilitazione e gli scioperi delle studentesse e degli studenti, dei docenti e del personale ATA; l’11 e 12 ottobre a Milano, avviando la lunga agenda di conflitto contro l’Expo che avrà come approdo il 1 maggio; dal 9 al 12 ottobre, la guerriglia tag contro l’Internet Festival di Pisa; il 16 ottobre dove con buona probabilità prenderà forma lo sciopero generale della logistica. Proponiamo inoltre a tutte le reti europee di avviare una discussione sull’estensione transnazionale della pratica dello sciopero: saremo a Bruxelles al meeting lanciato dal coordinamento di Blockupy il prossimo 26 e 27 settembre per discutere iniziative comuni. Proponiamo anche per il 7 novembre una giornata di azioni dislocate in tutte le città contro il programma Youth Guarantee e più in particolare contro gli enti pubblici e privati (centri per l’impiego, Regioni, agenzie interinali, università/fondazioni) che il programma gestiscono. Sabato 1 novembre, e se la data del 14 novembre sarà accolta come la migliore per lo sciopero sociale, proponiamo di rivederci a Roma, un’assemblea dei laboratori territoriali per entrare nel vivo della preparazione dello sciopero stesso.

Da tutte e tutti coloro che hanno partecipato allo Strike Meeting un caloroso abbraccio agli attivisti ancora privi della libertà, nella speranza di rivederli presto con noi nelle lotte.

Abbiamo detto è tempo di sciopero sociale, da oggi cominciamo a battere questo tempo!

Roma 14.09.2014

 

   

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