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Tirannia europea? di Jacques Sapir

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Scritto da Sandro Giovedì 09 Luglio 2015 09:57

vocidallestero

Tirannia europea?

di Jacques Sapir

Il prof. Jacques Sapir si pronuncia in maniera come sempre molto chiara sull’atto di forza da parte delle istituzioni UE, che in occasione della crisi greca si sono ormai inoltrate in una deriva in cui la posta in gioco non è più il debito, ma i principi della democrazia e della sovranità nazionale

euro cappioAlexis Tsipras aveva deciso di indire un referendum il 5 luglio, per chiedere al popolo sovrano di decidere sulla diversità di posizioni che lo contrappone ai creditori della Grecia. Aveva preso questa decisione in seguito alle minacce, le pressioni e gli ultimatum che aveva dovuto affrontare durante gli ultimi giorni di trattative con la cosiddetta “troika” – la Banca centrale europea, la Commissione europea e il Fondo Monetario Internazionale. In tal modo, con un gesto che può essere qualificato come “gollista”, ha deliberatamente riportato nell’arena politica un negoziato che i partner della “troika” volevano mantenere nell’ambito tecnico e contabile. Questo gesto ha provocato una reazione dell’Eurogruppo di estrema gravità. Siamo in presenza di un vero e proprio abuso di potere che è stato commesso nel pomeriggio di questo 27 giugno, quando l’Eurogruppo ha deciso di tenere una riunione senza la Grecia. Quello che è in gioco ora non è solo la questione del futuro economico della Grecia. E’ la questione dell’Unione europea, e della tirannia della Commissione e del Consiglio, che è stata posta apertamente.

 

La dichiarazione di Alexis Tsipras

Il testo della dichiarazione fatta da Alexis Tsipras la notte dal 26-27 giugno sulla televisione di stato greca (ERT), da questo punto di vista è molto chiara:

Dopo cinque mesi di trattative, i nostri partner sono arrivati a porci un ultimatum, che viola i principi dell’Unione europea e mina la rinascita della società e dell’economia greca. Queste proposte violano completamente l’acquis europeo. Il loro scopo è l’umiliazione di un intero popolo, e si manifestano principalmente nell’ossessione del FMI per un’estrema austerità. (…) In questo giorno abbiamo una responsabilità storica per l’affermazione della democrazia e della sovranità nazionale, e questa responsabilità ci impone di rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà del popolo greco. Ho proposto al Consiglio dei ministri di organizzare un referendum, e questa proposta è stata approvata all’unanimità “[1]. (Qui la traduzione dell’intera dichiarazione di Tsipras)

Questo breve testo, pieno di gravità e determinazione, probabilmente passerà alla storia. Questo testo è pronunciata da un giovane che da cinque mesi si trova ad affrontare la mala fede, le manipolazioni momento sbagliato, quelle che si possono ben definire le bassezze della politica. Egli ha anche manifestato la sua rabbia, fredda e determinata. E forse è proprio questo il fallimento principale dell’Eurogruppo e delle istituzioni europee: aver trasformato un sostenitore dell’Europa in un forte avversario delle istituzioni europee. Cinque mesi fa Tsipras non era un avversario dell’idea europea. Ma il moltiplicarsi delle umiliazioni, dei tentativi di colpo di stato, lo hanno costretto a rivedere molte delle sue posizioni, che in molti casi si sono rivelate delle illusioni. e Tsipras e Varoufakis ora sono in rotta di collisione con l’Eurogruppo e l’Unione europea, non per loro volontà, ma per volontà delle “istituzioni europee”. Questo è di grandissima importanza per il futuro.

Le lezioni della dichiarazione di Tsipras

In questa breve dichiarazione si possono sottolineare tre punti importanti.

Il primo è che il disaccordo tra il governo greco e i suoi partner fin dall’inizio è stato di natura politica. La BCE e la Commissione europea sono stati costantemente alla ricerca di una capitolazione del governo greco, ciò che Tsipras ha definito “l’umiliazione di un intero popolo.” Quel che l’Unione Europea ha tentato di fare, attraverso l’Eurogruppo, è stato di cauterizzare il precedente creato dalle elezioni del gennaio 2015 in Grecia. Questo per dimostrare, non solo in Grecia, ma cosa in realtà molto più importante, in Spagna, Italia e Francia, che non si può “uscire dal quadro di austerità” come è stato organizzato dai trattati. Qui dobbiamo ricordare l’affermazione di Jean-Claude Juncker, secondo cui non ci può essere scelta democratica che vada contro i Trattati.

Il secondo punto importante di questa affermazione è che, per la prima volta, un leader legittimamente eletto e in carica, dichiara che le istituzioni europee fanno delle proposte che, nella loro forma e sostanza “assolutamente violano l’acquis europeo“. Si tratta di una accusa molto grave. Ciò equivale a dire che le istituzioni europee, che dovrebbero essere garanti della democrazia, agiscono in contrasto con essa. Questo significa anche che queste stesse istituzioni, la cui legittimità esiste solo in quanto delegata dagli Stati membri, tengono dei comportamenti che violano la legittimità e la sovranità di uno di detti Stati membri. Ciò significa quindi che le istituzioni dell’Unione europea si sono costituite in Tyrannus ab exercitio, ossia un potere che, benché originato da una procedura legittima, tuttavia agisce da Tiranno. Ciò significa contestare radicalmente ogni legittimità agli organi dell’Unione europea.

Il terzo punto risulta dai primi due. Esso è contenuto nella parte del testo che dice “In questo giorno abbiamo una responsabilità storica per l’affermazione della democrazia e della sovranità nazionale, e questa responsabilità ci impone di rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà del popolo greco”. Ora la posta in gioco non è più la questione del debito, ma sono i principi della democrazia e della sovranità nazionale. Ed è qui che si può parlare di un vero “momento gollista” di Alexis Tsipras. Se si vuole spingere l’analogia storica fino alla fine, mentre Paul Raynaud nel 1940 non sottopone al Consiglio dei Ministri la questione della continuazione della guerra, Alexis Tsipras ha osato porre la questione dell’austerità e del referendum, e ha ricevuto un sostegno unanime, compresi i membri di ANEL, piccolo partito sovranista alleato di Syriza. Egli ha quindi in realtà assunto la statura di un leader storico del suo paese.

La reazione dell’Eurogruppo, che aveva definito questo referendum una storia “triste” [2], conferma le opzioni anti-democratiche che prevalgono oggi in seno all’Unione europea. Ma questa reazione è stata essa stessa superata da una decisione di importanza veramente drammatica.

L’atto di forza dell’Eurogruppo e la tirannia europea

La reazione dell’Eurogruppo, che si è riunito questo sabato a Bruxelles, infatti è consistita in un atto che unisce l’illegalità più eclatante alla volontà di imporre il proprio punto di vista a uno Stato sovrano. Nel decidere di tenere una riunione in assenza di un rappresentante dello stato greco l’Eurogruppo ha deciso di escluderedi fatto la Grecia dall’euro. Questo è chiaramente un abuso di potere. E qui dobbiamo ricordare alcuni punti che non sono senza conseguenze, sia dal punto di vista giuridico che politico.

1. Attualmente non esiste nessuna procedura che permetta di escludere un paese dall’ Unione economica e monetaria (la “zona euro”). Se ci può essere una separazione, essa può avvenire solo previo accordo e in maniera amichevole.

2. L’Eurogruppo non ha esistenza legale. E’ solo un “club” che opera sotto la copertura della Commissione europea e del Consiglio europeo. Ciò significa che se l’Eurogruppo ha commesso un atto illegale – e sembra proprio essere così – la responsabilità ricade su entrambe queste istituzioni. Il governo greco sarebbe legittimato a portare la Commissione e il Consiglio davanti alla Corte di giustizia europea, ma anche alla Corte Internazionale che ha sede a L’Aia. In effetti, l’Unione europea è fondamentalmente un’organizzazione internazionale. Lo si constata ad esempio nello status e nelle esenzioni fiscali dei funzionari della UE. La regola in qualsiasi organizzazione internazionale è quella dell’unanimità. Il trattato di Lisbona ha previsto dei meccanismi di maggioranza qualificata, ma questi meccanismi non si applicano all’euro o alla questione dei rapporti fondamentali tra gli stati.

3. Il colpo di stato, perché deve essere chiamato con il suo nome, appena fatto dall’Eurogruppo non riguarda solo la Grecia. Altri paesi membri dell’Unione europea, e si pensa il Regno Unito o all’Austria, anche loro potrebbero impugnare dinanzi alla giustizia europea e internazionale la decisione di fatto adottata dall’Eurogruppo. In effetti, l’Unione europea si basa su delle norme di legge che si applicano a tutti. Qualsiasi decisione di violare tali norme nei confronti di un determinato paese è una minaccia per tutti i membri dell’Unione europea.

4. Dobbiamo quindi essere chiari su questo. La decisione dell’Eurogruppo potrebbe significare, in ultima analisi, la morte dell’Unione europea. Sia che i leader europei, valutando l’abuso di potere che è stato commesso, decidano di annullarlo, sia che continuino in questa direzione, devono aspettarsi una rivolta del popolo, ma anche dei governi di alcuni stati, contro l’Unione europea. Non è chiaro come gli Stati che hanno appena recuperato la loro sovranità, come l’Ungheria, la Repubblica Ceca o la Slovacchia, accetteranno delle pratiche di questo genere.

E’ quindi sintomatico che la crisi indotta da un paese che non rappresenta più del 2% del PIL della UE abbia preso questa svolta. In realtà, è apertamente rivelato il carattere fondamentalmente antidemocratico delle istituzioni dell’UE e il fatto che quest’ultima stia cercando di costituirsi in tirannia.

Lo spettro della democrazia nei corridoi di Bruxelles

Non possiamo, e non dobbiamo, pregiudicare l’esito del referendum. E’ anche possibile che, venuto meno il suo oggetto, non si tenga più. Ma va sottolineato che rappresenta il ritorno della democrazia in uno spazio europeo in cui era stato assente. Da questo punto di vista, l’iniziativa presa da Alexis Tsipras è stata l’ultima occasione per introdurre la democrazia nel sistema europeo.

E’ anche probabile che i partiti di opposizione, sia Nuova Democrazia che il partito del centro-sinistra To Potami protestino e cerchino di impedire con vari mezzi legali che il referendum abbia luogo. Non possiamo escludere che questi partiti, con l’aiuto dei picchiatori fascisti di Alba Dorata, cercando di destabilizzare il governo greco. Queste reazioni sono esemplari del comportamento antidemocratico che fiorisce oggi in Europa. Portano acqua al mulino di Alexis Tsipras. Si percepisce come gli attori europeisti di questo dramma siano ormai terrorizzati dallo spettro della democrazia.

Anche in Francia, si sente molto chiaramente il disagio che provoca l’iniziativa di Alexis Tsipras. Sia nel Partito Socialista che tra i “repubblicani”, non ci si può opporre apertamente a tale decisione senza immediatamente e brutalmente contraddire tutti i discorsi che si sono fatti sulla democrazia. Ma, in realtà, il referendum greco evoca lo spettro di un altro referendum, quello del 2005 sul progetto di trattato costituzionale europeo. Il modo in cui la classe politica francese nella sua grande maggioranza, da Nicolas Sarkozy a Francois Hollande, dall’UMP al PS, era stata sconfessata dalla vittoria del “no”, ma aveva portato avanti quasi esattamente lo stesso testo col Trattato di Lisbona, ratificato dal Congresso a Versailles, è uno degli episodi più vergognosi e più infami della vita politica francese. Gli attori di questa tragica farsa sono ancora tra noi. C’è una continuità di progetto, se non anche una continuità d’azione, tra la decisione di ignorare un voto, quello degli elettori francesi, ma anche olandesi, e l’atto di forza senza precedenti di escludere la Grecia dall’Eurogruppo.

Tsipras non dovrebbe quindi aspettarsi alcun sostegno da parte di François Hollande, rimandato senza mezzi termini alla propria mediocrità e ai suoi miseri compromessi, o da Angela Merkel, la cui politica è la vera causa di questa crisi. Ma può aspettarsi il sostegno di tutti coloro in Europa che lottano per la democrazia e la sovranità.

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Note
[1] Traduzione Vassiliki Papadaki, presso il sito di SYRIZA-France http://syriza-fr.org/2015/06/27/allocution-du-premier-ministre-a-tsipras-au-peuple-grec-la-choix-au-peuple-souverain-referendum/
[2] Dichiarazione del Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem Sabato 27 juin,http://www.france24.com/en/20150627-eurogroup-says-sad-greece-referendum-closes-door-talks?ns_campaign=reseaux_sociaux&ns_source=twitter&ns_mchannel=social&ns_linkname=editorial&aef_campaign_ref=partage_aef&aef_campaign_date=2015-06-27&dlvrit=66745
 

USI-SURF. Una voce dall'università!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Luglio 2015 08:20 Scritto da Sandro Mercoledì 08 Luglio 2015 08:15

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dall'USI SURF ... una voce dall'università contro

le classifiche degli ATENEI  e per una valutazione diversa delle lauree


In Italia, la scelta di andare all'università è una scelta classista, perché l'università è ed è sempre stata una struttura classista. L'università non è un ascensore sociale: serve per raggiungere lo stesso livello raggiunto da genitori o nonni, per ereditarne lo studio professionale; non esiste alcuna garanzia per i laureati nei confronti della sottoccupazione, che è la situazione lavorativa in cui si trovano la maggior parte dei non privilegiati, quando riescono ad arrivare alla laurea, perché, nonostante le buone intenzioni dell'articolo 34 della Costituzione, i capaci e meritevoli, se privi di mezzi economici a livello familiare, non ricevono alcun aiuto concreto per raggiungere i gradi più alti degli studi. Questa situazione di fatto sembra destinata ad avere anche una legittimazione legislativa attraverso l'ennesima riforma annunciata del governo Renzi. In pratica, il titolo di studio è destinato ad avere un "peso" diverso, un diverso valore, a secondo dell'Ateneo in cui sarà stato conseguito.

Sarà necessario, quindi, stilare una graduatoria degli Atenei, valutando una serie di voci, e la posizione in graduatoria determinerà anche la spendibilità del titolo di studio erogato. Se il tuo Ateneo è in una posizione alta, la tua laurea varrà di più; se il tuo Ateneo è in una posizione bassa, la tua laurea varrà di meno. In apparenza, un principio validissimo e condivisibile, ma in realtà quali sono le voci che verranno considerate nella stesura della graduatoria?

In una forma sensata dovrebbero essere prese in considerazione solo le voci relative alla didattica, visto che di questo si tratta; e invece no, ad avere un peso determinate sono voci relative alla gestione economico-aziendale, la capacità di attrarre studenti da altre aree, e altre voci che con la didattica non hanno niente a che vedere. E allora si scopre, che - guarda caso - nell'ipotesi di graduatorie che stanno girando in questi giorni, le prime posizioni sono occupate tutte da Atenei del Nord-Italia che hanno sede in megalopoli e possono contare su bacini d'utenza formati per lo più da una borghesia medio-alta, benestante, ricca e in certi casi straricca.

Questi Atenei possono praticare una politica delle tasse universitarie non condizionata da vincoli di natura sociale e imporre tasse francamente elevate, in alcuni casi addirittura esose, mantenendo in questo modo il famigerato rapporto fondi incassati/spese per il personale entro limiti che il Ministero definisce, non senza una certa comicità inconsapevole, "virtuosi".

Insomma, per essere virtuoso un Ateneo deve poter tassare ad libitum gli studenti; se poi, le assunzioni sono fatte in modo clientelare o familistico, se gli insegnamenti sono iperrappresentati e si costituiscono autentiche dinastie o baronati, questo dato non emergerà perché non rilevabile in base agli indicatori previsti.

Gli Atenei che otterranno in questo modo la qualifica di virtuosi, riceveranno anche maggiori fondi e avranno maggiori disponibilità per garantire il turn-over; disponibilità in quest'ultimo caso sottratte agli Atenei meno virtuosi. Che cosa ne consegue? Che le istituzioni universitarie più ricche saranno sempre più ricche e quelle più povere, pardon meno virtuose, che poi sono quasi tutte quelle del Sud-Italia, saranno sempre più povere.

Con buona pace della solidarietà e della funzione sociale della formazione dell'individuo e del cittadino.

 

ANCHE CONTRO QUESTO TENTATIVO DI CLASSIFICAZIONE DELLE LAUREE CI OPPORREMO

CON LE MOBILITAZIONI ED I RICORSI AFFIDATI AI NOSTRI VALIDI STUDI LEGALI COLLEGATI

Roma 7 luglio 2015

SEGRETERIA COLLEGIALE USI S.U.R.F.

Ciclinprop.Luglio15.LargoVeratti25.ROMA

   

Cultura. L’ORRORE DELLE DONNE

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Ultimo aggiornamento Martedì 07 Luglio 2015 14:05 Scritto da Sandro Martedì 07 Luglio 2015 14:01

Diffondiamo questo magnifico e terrificante articolo sulla condizione della donna nella maggior parte dei paesi del mondo.

Nazanin Armanian è un’iraniana in esilio in Spagna, che ha una profonda conoscenza dei problemi sociali, sia del Medio Oriente, sia del mondo occidentale.

 

L’ORRORE DELLE DONNE: DOVE, COME E QUANDO VUOLE

25 nov 2014

Chiedete ai leader del vostro paese come molte donne sono state violentate sessualmente o uccise finora in questa settimana o mese. Chiedete a Barack Obama se è dispiaciuto per il rapimento di ragazze nigeriane, se si è a conoscenza che i “compatrioti” di Boko Haram hanno violentato 22 milioni di donne.

Molte ragazze americane sono state violentate non in baraccopoli, ma in un campus universitario: Harvard ha registrato un centinaio di aggressioni sessuali negli ultimi tre anni. Ha studiato lì, ad Harvard, Todd Akin, politico che divise le violazioni in stupro legittimo e illegittimo? Chiedete anche a David Cameron, in quale Paese sono state violentate lo scorso anno circa 69.000 donne e 9.000 uomini (!).

O chiedete a Vladimir Putin se è stato informato che ogni 40 minuti muore un suo connazionale; e chiedete perché le leggi non considerano un reato la violenza contro le donne (VAW) in casa. Oppure chiedetelo ai leader danesi, i quali hanno detto che avrebbero mandato truppe in Afghanistan per salvare le donne, mentre il 53% delle loro connazionali vengono picchiate da uomini. Come si può sconfiggere la misoginia se si condivide l'essenza del suo della sua prassi, la legge del più forte?, come se fosse una giungla?

Per affrontare un problema, e questo è un grosso problema per qualsiasi leader sensibile, la prima cosa da riconoscere è la sua esistenza, ma, in fondo, tutti credono che l'abuso è una "questione femminile".

Come vediamo, tra le innumerevoli immagini scioccanti di alcuni uomini occidentali ammanettati decapitati, o di centinaia di soldati siriani giustiziati a sangue freddo da una banda criminale in Medio Oriente, non ci sono immagini di stupri, torture e omicidi di migliaia di ragazze e di donne da parte dei terroristi stessi. Sono invisibili, come i 700 milioni di donne in tutto il mondo che hanno subito grave violenza sessuale fisica da un uomo del suo entourage. Una situazione peggiore, se possibile, per l'estremismo religioso, l'aggressione militare e un capitalismo senza cuore e selvaggio, che viene innescata contro i più poveri, contro la maggior parte delle ragazze impotenti racchiuse nei campi profughi ... La violenza sessuale è una delle manifestazioni di una società sessista, costruita sul dominio degli uomini in competizione per possedere più ricchezza, più potenza e più donne.

In molti paesi vige una radicata apartheid contro le donne, anche se in misura diversa: paesi del Medio Oriente e Nord Africa considerano le donne un sottogenere, esse hanno bisogno per tutta la vita, come minori o handicappati mentali, di un tutore maschio che le priva dei diritti fondamentali come avere una propria carta d'identità, la partecipazione politica (diritto di votare e di essere votate), libertà di circolazione, diritto allo studio, al lavoro, a camminare da sole, cantare, ballare amare, ridere ad alta voce, scegliere il colore del vestito, etc. In Spagna, una donna non può, per una legge non scritta, essere allenatore di tennis maschile, invece un uomo può addestrare altre ragazze.

Almeno un miliardo di donne in tutto il mondo sono state maltrattate e vittime di abusi sessuali, tra cui sono state abusate 120 milioni di bambine violentate e vendute, 133 milioni hanno provato il terrore e il dolore quando hanno loro mutilato i genitali con coltelli e forbici, 41 milioni non hanno accesso all'istruzione primaria, mentre ogni anno, 60 milioni di quelle che vanno a scuola sono sessualmente aggredite nel mondo; 57 milioni di ragazzine hanno subito la pedofilia legale diventando spose bambine. Decine di migliaia di donne muoiono per le violenze del marito durante la notte delle nozze o quando partoriscono a 11-12 anni. In Nepal, muore una ragazza su 24 durante la gravidanza o il parto; in Mali, la proporzione è una su 10 .

Ora che Papa Francesco ha alzato la voce contro l'abuso di sacerdoti sui ragazzi, si apre l'opportunità anche per i religiosi musulmani e induisti di vietare matrimoni aberranti con bambine di 7-8 anni. Una delle molte forme di "femminicidio" diverso dall’ “omicidio” di uomini uccisi da altri uomini nella misura dell’ 8% rispetto alle loro pari, umiliate e maltrattate.

In India, milioni di bambine tra gli 8 ei 14 anni sono offerte dalla famiglia alle divinità, ma dato che per alcuni "dio" è sinonimo di "uomo", sono state convertite in prostitute eternamente disponibili, senza diritto di sposarsi. Altre migliaia di donne vengono riservate agli uomini di casta superiore e da questi violentate. Una donna a casa per uso privato e altre mille prostitute da usare "dove, come e quando lui vuole”.

In alcune zone della Nigeria, le donne non solo non hanno il diritto di ereditare, ma sono ereditate insieme ad altri effetti personali del defunto. Nel democraticizzato Afghanistan, dove la NATO ha speso 6 miliardi di dollari al mese dopo l'occupazione nel 2001, l'aspettativa di vita per un’afghana è di soli 45 anni, e ogni mezz'ora vi è una morte per parto; in questo inferno il tasso di suicidi di donne è superiore a quello degli uomini. Non c'è un solo paese al mondo sicuro per le donne.

CASA E MATRIMONIO

La “dolce casa “, l'unità fondamentale della società in tutti i paesi del mondo, è il luogo più pericoloso e spaventoso per l'integrità fisica dello donne. L’opinione che "i panni sporchi si lavano in famiglia " è stata utilizzata per nascondere l'abuso di potere da parte del "capofamiglia" in un sistema basato sulla autorità gerarchica e la proprietà privata : "Finché morte non ci separi ". Quasi la metà delle donne negli Stati Uniti volevano la separazione prima della loro morte.

Se l'abuso sessuale delle donne è la forma più orrenda di abuso fisico, la guerra è la somma di tutte le calamità che una donna può soffrire.

La violazione è stata legittimata dalle religioni semitiche all'interno del concetto di "doveri coniugali".

Prima, hanno stabilito che le povere donne avessero diritto a tetto e cibo, purché conformi con questo dovere. I "NO" della moglie, della partner, dell’amica o vicina di casa, che si ribellano contro il ruolo assegnato all’uomo, sono stati i motivi principali dell’abuso sulle donne nel mondo: "Adamo non è solo" (Bibbia); o che "devono servire quietamente immobili l’uomo" (Corano); o che debbano essere responsabili del controllo della sessualità maschile per preservare il suo maledetto onore.

Credo che abbiano consolidato i matrimoni precoci e forzati di ragazze. Una delle ultime vittime, 16 anni, afghana. strangolata dal marito tre giorni dopo le nozze, in una battaglia impari, in cui lei si è rifiutata di giacere con il nemico. Nell "aldilà", dovrebbe essere inviata anche all’inferno?

La violazione è parte integrante del sistema patriarcale (che spesso inizia con la pedofilia e l'incesto inter familiare) ed è così diffusa che, se il mondo si interessasse a conoscere le sue reali dimensioni, il potere basato sulla "famiglia", il nucleo del mercato, si disintegrerebbe, continua QUINDI lo stupro coniugale. Allo stesso modo in cui l'adulterio viene letto come l'invasione di un uomo nella proprietà di un altro uomo.

Il cosiddetto "destino biologico" è servito alle élite politiche per rafforzare la maternità della donna con premi e punizioni in base alle esigenze demografiche del potere: dalla sterilizzazione forzata di centinaia di donne ebree nere in Israele al divieto della vasectomia in Iran, dove circa 100.000 aborti clandestini vengono eseguiti ogni anno, sradicando la vita di decine di adolescenti e giovani.

La relazione tra la violenza "domestica", la guerra e le violazioni dirette alla donna ha le radici non solo nella militarizzazione degli abusi contro le donne, ma anche nell’ostentazione dell'esercizio del potere su altri: così è stato in Armenia, Kurdistan, Ruanda, Palestina, Guatemala, Colombia, Jugoslavia, Libia, Sudan (Darfur), Somalia, Congo e Liberia, tra gli altri paesi. Come oggi in Iraq e in Afghanistan i soldati di occupazione hanno violentato donne in presenza del capofamiglia .

Nel 1937, dopo che i soldati giapponesi ebbero massacrato 300.000 cinesi a Nanchino, costrinsero i padri e i fratelli a violentare le loro figlie, sorelle e madri. L'industria di "Sesso e violenza " (una è la pornografia ) non conosce crisi: le guerre si incaricano di fornire continuamente carne fresca.

PERCHÉ NON C'ERA NESSUNA LOTTA ORGANIZZATA

Nello stesso modo in cui le differenze biologiche non causano disuguaglianza, la violenza non è incrostata negli ormoni maschili; quindi, non esiste la "violenza maschile" come categoria biologica, ma "la violenza degli uomini" di costruzione sociale e categoria di genere. Una donna dopo aver ucciso un aggressore per legittima difesa, l’iraniana Rejhaneh Yabbari 25 anni prima di essere giustiziata, non solo ha rotto gli schemi del patriarcato, ma quelli del sistema di potere stesso. Ha rifiutato di rispettare la legge : “sposati e sii sottomessa". Mettere fine alla violenza richiede cambiamenti strutturali della società, delle leggi e della lotta organizzata di donne e uomini.

Il "no" e la sovversione delle donne è una delle principali cause di aumento generalizzato della violenza che a sua volta è dovuto più ad una ristrutturazione automatica del capitalismo, piuttosto che alla lotta organizzata dalle donne che stanno elaborando alcune strategie tra le quali sarebbe importante un lavoro educativo tra i bambini e gli uomini. La violenza viene appresa e trasmessa.

Scheherazade, narratrice di fiabe che è riuscita a rieducare un monarca misogino e assassino, ha raccontato la storia di una donna-fata, dotata di ali magiche che indossate le permettevano di volare fino a toccare le stelle. Un giorno, sulla sua strada incrociò Hasan, che si innamorò della sua bellezza. Nel suo desiderio di possederla, egli le rubò e le nascose le ali. Poi, per farle dimenticare il volo, la compiacque con bambini, gioielli e sete. Convinto di aver distrutto lo spirito indomito della sua preda, riprese lunghi viaggi per aumentare la sua fortuna. La donna, che non aveva mai smesso di cercare le sue ali, le ritrovò, afferrò i loro figli e volò in terre lontane, attraversando "sette creste senza picchi, sette mari senza rive sette deserti senza limiti". Nessuno dovrebbe essere spogliato delle proprie ali.

NAZANIN ARMANIAN

Ho lasciato metà della mia vita nelle mie terre persiane, e quando sono atterrato in questa penisola della speranza, irresistibile piattaforma di richiamo di pane e di pace per tutti, ho cominciato a esercitare l'ufficio sconcertante di esiliato:, imparare, ammirare, trasmettere, divulgare rivelare e denunciare, per questi ultimi ho approfittato delle classi universitarie, dei media di comunicazione e di una dozzina di libri come «Omar Khayyam Robaiyat» (ed. DVD, 2004), «Kurdistan, il paese inesistente» (Vento Fiore, 2005), «Iraq, Afghanistan e Iran, 40 risposte al conflitto in Medio Oriente» (Lingua Rag, 2007) e «L'Islam senza velo» (Bronzo, 2009).

Traduzione di Sonia T. e Dante Lepore

 

   

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