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Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

Nostra proposta alla sezione dell'AIT italiana

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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Maggio 2015 15:24 Scritto da Sandro Lunedì 04 Maggio 2015 13:26

UNIONE SINDACALE ITALIANA

Usi fondata nel 1912

SEGRETERIA GENERALE COLLEGIALE

MILANO – UDINE – ROMA - CASERTA

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A seguito dell’incontro (da Voi richiesto) del 31/03/2015 c/o la sede dell’USI in via Ricciarelli 37 in Milano, vi comunichiamo quanto segue:

Non è accettabile la proposta così come da Voi formulata, e come O. Sindacale proponiamo alla Vostra attenzione la nostra proposta a breve o lunga scadenza con possibilità d’uscita per ovviare all’attuale stallo che abbia come finalità ultima un interesse comune al sindacato e agli associati.

Un chiarimento è d’obbligo.

Per quanto riguarda il giornale “Lotta di Classe” e i siti precisiamo che questi, sono di proprietà o accreditati alla scrivente O.S. USI, con atti registrati (nel primo caso da Claudia Santi con atto notarile depositato a Milano). Anche se fino ad ora non è stata avviata nessuna azione legale, ma, ciò non equivale da parte della nostra organizzazione sindacale ad alcuna rinuncia sine die.

Nota: la scrivente USI ha riconoscimenti a livello nazionale e territoriale agibilità e diritti sindacali nei luoghi di lavoro consolidati nel tempo, senza nulla togliere a USIS e USI-Ricerca per i diritti sindacali acquisiti nei comparti in cui sono presenti, la somma di questi riconoscimenti aumenterebbe la visibilità nei confronti di controparte e un peso politico specifico nel territorio.

In premessa una visione della situazione generale in cui versano i lavoratori e la classe subalterna.

A fronte a un attacco senza precedenti contro le condizioni di vita e di lavoro nel PAESE portato avanti dal Governo Renzi imposta dalla TROIKA, che tenta il ripristino incondizionato del profitto capitalistico. Crediamo in questa fase che sia importante per l’USI – UNIONE SINDACALE ITALIANA spendersi nel tentativo di unificare a livello locale e internazionale le realtà o forze che credono che un altro modello che sociale è possibile e che abbiano alla base del progetto l’autogestione, l’autorganizzazione, il federalismo municipale, l’azione diretta ….

Pensiamo inoltre che sia opportuno lanciare un appello unitario a tutte le strutture libertarie e/o non autoritarie, alle organizzazioni sindacali conflittuali e sindacalisti/e rivoluzionari/e perché sia costruita un’alleanza sociale di opposizione, che riprenda e rilanci il progetto dello strike meeting, che costruì lo sciopero generale e sociale del 14 novembre che logiche dettate dal pensiero egemonico non hanno avuto seguito e reso monco il percorso.

Dopo chiarimenti e premesse questa nostra nota scritta.

Rispondiamo innanzitutto a un’organizzazione sindacale che ha un percorso simile al nostro autogestionario e autorganizzato e che entrambe continuano a combattere questo sistema avendo come fine una società liberata ed egualitaria.

Per ricostruire un’alleanza sociale rivoluzionaria e libertaria, pensiamo sia dapprima opportuno trovare un sistema di lavoro comune tra la nostra USI e la sezione italiana dell’AIT e l’USI Ricerca che di questo progetto nessuno pensa di esse centrale.

Pertanto

Si può ipotizzare a nostro avviso una o più strade su cui è possibile un leale confronto:

- La prima quella di un PATTO FEDERATIVO tra le  strutture che pur lasciando agli altri piena libertà di lavoro sindacale e sociale a tutti/e, si possano trovare momenti comuni nel livello organizzativo nazionale non scartando in un prossimo futuro l’ipotesi di una segreteria collegiale e/o sperimentando mobilitazioni contro il Jobs act, la riforma della scuola di Renzi, l’attacco ai diritti sindacali e alla rappresentanza …

- La seconda quella di una unità di azione/patto di collaborazione che senza costruire sovrastrutture di mediazione, sia capace lo stesso di portare avanti le comuni battaglie di cui abbiamo accennato sopra.

In chiusura della nota.

Il percorso da noi ipotizzato e la nostra disponibilità sarà messo parimenti all’attenzione dell’USI RICERCA per trovare quella disponibilità annunciata di confronto e l’eventualità di una collaborazione, senza pregiudizi o preconcetti che ci hanno caratterizzato fino a oggi. Un cambio di passo che dovrebbe vederci affrontare le attuali problematiche in modo diverso, nel pieno rispetto delle libertà e del lavoro e delle esperienze di ogni realtà, ha sperimentato con successo in tanti anni di attività sindacale e sociale nei luoghi di lavoro in cui siamo presenti che hanno rappresentato un richiamo al sindacalismo autogestionario.

Nell’attesa

La segreteria collegiale

Unione Sindacale Italiana.

USI.

10.04.2015

Rendiamo pubblico quanto da noi scritto e inviato al soggetto in indirizzo a seguito dell'infame aggressione verbale subita al corteo del 1° maggio a Milano.

L'aggressione ha avuto un solo attore dell'USIS (che nel recente passato ha avuto alloggio e spese a carico della struttura d'appartenenza) personaggio che ha tentato col suo linquaggio da fans dello sport, di coinvolgere realtà e manifestanti nel suo insensato comportamento.

La FAI responsabilmente non è stata partecipe alla vile aggressione e il tutto si è concluso così come iniziato. Nulla di fatto.

La Segreteria

Milano 02.05.2015.

 

Sciopero 12 MAGGIO 2015.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Maggio 2015 08:49 Scritto da Sandro Lunedì 04 Maggio 2015 11:18

Urgente!

Nota di chiarimento:

Per il COMPARTO SCUOLA STATALE, lo sciopero del 12 maggio è relativo alla proclamazione fatta a Gennaio 2015 dai Cobas Scuola, quindi è relativa alle scuole secondarie di I e II grado.

 

U.S.I. - Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

Confederazione di sindacati nazionali e di federazioni locali intercategoriali

ROMA L.go Veratti 25, 00146 Tel. 06/70451981, Fax 06/77201444 e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

Segreteria generale UDINE Via Val D’Aupa 2, e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

MILANO via Ricciarelli 37 tel. 02 54107087 fax 02 54107095 e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com.

Sito: www.usiait.it.

Sito: www.usiait.com.

Archivio storico www.usistoriaememoria.blogspot.com.

Roma, 25 Aprile 2015

Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – fax 06 48161441 - 4821207

Al Min. del Lavoro e delle Pol. Sociali - Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro

Via Fornovo 8 - pal. B – 00192 Roma fax 06 46834023 - 4278

Al MIUR – Ministero Istruzione Università e Ricerca Viale Trastevere 76/a – 00153 ROMA

Ufficio Relazioni sindacali e Ufficio di Gabinetto del Ministro fax 06 58492716 e 06 58492110

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Coord. Amm.vo fax 06 67793543

Al Dipartimento Funzione Pubblica fax 06 68997205 06 68997064 Corso V. Emanuele II 116/A Roma

Alla Commissione di Garanzia (applicazione L. 146/90 e s.m.i.) fax 06 94539680 e per e mail

Alle Amm.ni pubbliche, associazioni datoriali, enti/aziende/cooperative con applicazione legge 146/90 smi Alla c.a di

……………………………………………………………………………………………

A Poste Italiane Spa – RR.UU./Relazioni sindacali fax 06 59587979 c.a. Dott. Paolo Faieta

OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, PER IL GIORNO 12 MAGGIO 2015.

La Confederazione sindacale Unione Sindacale Italiana in sigla USI, con la presente nota comunica la PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, PER IL GIORNO 12 MAGGIO 2015, con ADESIONE A SCIOPERO COBAS SCUOLA DEL 12 MAGGIO 2015.

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero: per la difesa dell’istruzione pubblica, NO al DDL Renzi sulla Scuola e per il ritiro immediato del DDL, per la stabilizzazione del precariato, per adeguati investimenti e finanziamenti per l’istruzione con sostegno piattaforma rivendicativa sindacati e movimenti della scuola pubblica, per l’introduzione del salario minimo intercategoriale a 1300 euro netti e di forme di reddito sociale garantito, per adeguamenti pensioni al costo della vita e maggiore equità fiscale e previdenziale, per riapertura contrattazione nel P.I., contro le politiche di privatizzazione e liberalizzazione di servizi e funzioni già pubbliche e contro le esternalizzazioni di servizi, con tagli e dismissioni delle aziende pubbliche e partecipate, per introduzione CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA OCCUPAZIONALE E SALARIALE nei cambi di appalto, affidamento e convenzione, ricollocazione, per CONTRASTO AL “JOBS ACT” e ai DECRETI ATTUATIVI, per l’applicazione delle disposizioni di diritto italiano, europeo e comunitario di piena tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in difesa del diritto di sciopero, per la pari dignità e diritti sindacali (compreso quello di assemblea) a favore di tutte le organizzazioni di lavoratori/lavoratrici legalmente costituite, per contrasto a misure restrittive e penalizzanti per chi lavora negli asili nido, a scuole infanzia e servizi educativi degli Enti Locali, per lo sviluppo di reti sindacali europee quali percorsi dal basso di autorganizzazione e collegamento di lotte e mobilitazioni, su piattaforme sindacali e sociali, a livello europeo e internazionale, contro politiche di austerità decise da U.E. e BCE, imposte ai governi nazionali, per contrasto ad accordo del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, per rispetto principi Costituzionali e convenzioni OIL sui diritti e libertà sindacali. La Confederazione sindacale nazionale USI, ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DALLE LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO.

PER LA C.d.G. L. 146/90:  SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI O CON CONSULTAZIONI ELETTORALI, SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI, SONO DA ESCLUDERSI INOLTRE, DALLA PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DEL 12 MAGGIO, SETTORI, AZIENDE, ZONE E COMPARTI DOVE, IN DATA ANTECEDENTE E NEI GIORNI SUCCESSIVI O ANTECEDENTI ALLA SCIOPERO DEL 12 MAGGIO 2015, SIANO STATE GIA’ PROCLAMATE AZIONI DI SCIOPERO .

Si invitano Pubbliche Amministrazioni, Enti pubblici e privati, aziende, cooperative, consorzi e soggetti datoriali con attività e servizi sottoposti all’applicazione della L. 146/90 e 83/2000, a inoltrare contingenti minimi personale a email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , nonché a rispettare il diritto costituzionale in materia di sciopero, allo scopo di garantirne l’esercizio al personale nel rispetto dell’utenza. Saranno comunicate in seguito le adesioni dei sindacati di categoria/comparto. Distinti saluti

Per UNIONE SINDACALE ITALIANA

Segreteria generale nazionale Confederazione USI

(Roberto Martelli)

   

Lo Stato italiano scommette in derivati

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Aprile 2015 10:05 Scritto da Sandro Mercoledì 29 Aprile 2015 10:03

La bisca

Lo Stato italiano scommette in derivati e perde decine di miliardi

di Leonardo Mazzei

cardsharpsSolo negli ultimi 4 anni il debito pubblico italiano è salito di 16,95 miliardi di euro per le scommesse perse sui contratti derivati compiute dal Ministero dell'Economia nelle bische del capitalismo-casinò. C'è di peggio: le perdite future sono ad oggi calcolate in 42,06 miliardi (fonte: il Sole 24 Ore). Perché queste scommesse? Perché queste perdite? Chi sono gli scommettitori? Qual è il volto dei biscazzieri?

Spesso si parla dello Stato biscazziere, colui che gestisce il gioco d'azzardo nazionale traendone benefici economici non piccoli. Ma c'è anche un altro Stato, quello che nella bisca ci va come un giocatore qualunque per farsi spennare dal biscazziere di turno. In questo caso la bisca è quella globale del capitalismo-casinò, mentre il biscazziere è normalmente un signore ben vestito che rappresenta gli interessi di qualche grande banca d'affari, solitamente americana.

In queste bische non si va per giocarsi qualche spicciolo, ma per concludere affari miliardari, con la firma di contratti derivati. Ora, cos'è un derivato? Come dice la parola, il derivato è un prodotto finanziario il cui prezzo deriva dal valore di qualcos'altro, il cosiddetto "sottostante". La sottoscrizione di un derivato altro non è che l'accettazione di una scommessa sull'andamento di quest'ultimo.

Il sottostante può essere il prezzo di una materia prima, un tasso di interesse, un indice azionario, valutario od obbligazionario, ma può essere anche un mix di tutto ciò. L'importante è capire che il derivato è una scommessa. Ora, anche lo scommettitore che va alla Snai sa che ci sono scommesse che possono "coprire" altre scommesse fatte dallo stesso soggetto, ma evidentemente ritenute troppo rischiose. Ecco perché il derivato ci viene anche presentato (specie dai non certo disinteressati "addetti ai lavori") come un'assicurazione su altri rischi facenti capo al soggetto in questione.

Questo in generale. Ma c'è una notizia clamorosa che ci chiede di entrare nel particolare. Lo scoop è del Sole 24 Ore (Claudio Gatti - "Il debito-monstre e la vera storia dei derivati italiani") e la portata delle perdite per lo Stato italiano è enorme.

Che lo Stato avesse sottoscritto dei derivati già si sapeva. E si sapeva anche delle perdite. Era noto, ad esempio, che nel gennaio 2012, cercando di non dare troppo nell'occhio, il MEF (Ministero Economia e Finanza) aveva dovuto versare a Morgan Stanley la cifretta di 3,1 miliardi di euro.

Quel che non era noto, e che l'inchiesta del Sole porta alla luce, è il totale delle perdite che si annunciano, quantificabile ad oggi in 42,06 miliardi di euro. Questo per il futuro secondo l'articolo di Gatti, ma ieri (25 aprile) il quotidiano di Confindustria torna sull'argomento con un pezzo di Morya Longo che ci dice che le perdite reali già subite nel quadriennio 2011-2014 ammontano a 16,9 miliardi, e che «se non avessimo avuto i derivati nel 2014 il debito pubblico sarebbe stato di 5,5 miliardi più basso».

Capito che capolavoro? Per la cronaca 16,9 miliardi sono più di 10 volte (dieci) lo sbandierato "tesoretto" che l'imbroglione di Firenze si prepara a giocarsi in qualche modo in campagna elettorale. Mentre, giusto per fare un esempio, con i 42 miliardi che verranno persi si finanzierebbero per 6 anni (sei) tutte le forme di cassa integrazione.

Se l'entità della cosa sta tutta in questi numeri, cerchiamo ora di rispondere ad alcune domande. Perché queste scommesse? Perché queste perdite? Chi sono gli scommettitori? Qual è il volto dei biscazzieri?


Perché queste scommesse?

Naturalmente al MEF non si parla di scommesse, ma di "assicurazioni". La sostanza però non cambia. Su cosa ha scommesso il governo italiano (in realtà diversi governi italiani, anche se le date esatte di sottoscrizione sono segrete)? Essi avevano scommesso sul fatto che i tassi di interesse dei titoli del debito pubblico sarebbero aumentati. O, se preferite, si erano assicurati rispetto al verificarsi di tale evenienza. Da quel che emerge dall'inchiesta del Sole il grosso di queste operazioni sarebbe stato realizzato alla fine degli anni '90, cioè al momento dell'ingresso nell'euro.

La cosa è piuttosto paradossale, dato che in quel momento tutti prevedevano quel che è effettivamente avvenuto in seguito, e cioè un calo dei tassi. Poi, ma dieci anni dopo, è scoppiata la crisi del debito, ma certo questa non era allora prevedibile. Comunque, nonostante i picchi dei tassi raggiunti nel 2011-2012, la scommessa rimane largamente in perdita.

Ora, i casi sono due: o coloro che hanno sottoscritto i derivati erano i primi a non credere nella bontà dell'euro - e già questo sarebbe un fatto interessante, qualora avessero la gentilezza di confessarlo -, oppure si tratta di un caso piuttosto plateale di "intelligenza col nemico". Il quale, è bene ricordarlo, quelle improvvide scommesse italiane le ha vinte alla grande. Perché la perdita delle decine di miliardi da parte dello Stato, corrisponde ovviamente ad un uguale guadagno dei pescecani della finanza internazionale.


Perché queste perdite?

Abbiamo detto che le perdite sono la conseguenza del calo dei tassi di interesse. Ma in realtà esiste anche un altro motivo. Per ragioni piuttosto oscure, il governo italiano ha ceduto alle controparti - per quel che se ne sa le solite banche d'affari americane - diverse swaption, cioè opzioni di chiusura anticipata del derivato. In questo modo - il Sole cita in particolare il caso di tre derivati sottoscritti con Morgan Stanley - la banca americana ha acquistato il diritto di entrare in swap (cambio) ben prima della scadenza prevista, assicurandosi un lasso temporale lunghissimo (si parla addirittura di decenni) in cui scegliere il momento più vantaggioso per chiudere a proprio favore il contratto. Un po' come se uno scommettitore sul campionato di calcio avesse la possibilità di chiudere la scommessa non appena la squadra su cui ha puntato venisse a trovarsi, magari per una sola giornata, in testa alla classifica.

Perché una mossa così sconsiderata? Gatti ipotizza che i tecnici del ministero dell'economia lo abbiano fatto per realizzare un'entrata immediata  (la swaption ha naturalmente un prezzo), a fronte di una probabile perdita comunque diluita nel tempo. Ma il fatto è che le cifre incassate sono nell'ordine di poche centinaia di milioni, mentre le perdite si misurano in diverse decine di miliardi di euro.

Dunque, è assai probabile che ci sia dell'altro. Non solo non si può escludere l'ipotesi della corruzione, ma esiste anche la possibilità che con questi contratti si sia voluto favorire dei soggetti economici ben precisi, magari anche in base a pressioni politiche d'oltreoceano.

L'articolista sottolinea poi un altro aspetto: cosa c'entra la vendita delle swaption con i concetti di "copertura" ed "assicurazione"? Ovviamente nulla, anzi egli dice: «Per lo Stato vendere una swaption significa infatti far cassa acquisendo rischi potenzialmente illimitati, l'esatto contrario della copertura».


Chi sono gli scommettitori?

Di fronte ad una voragine nei conti pubblici come questa, ci si aspetterebbe almeno di sapere chi sono i responsabili di un simile disastro, chi è che può decidere di scommesse arrischiate che valgono più di un'intera Legge Finanziaria. Ma, ovviamente, nulla di tutto ciò è all'orizzonte. La responsabilità politica, a volte chiamata in causa anche per questioni davvero piccole, in questo caso sembra non esistere. Nell'omertà assoluta del governo e del ministero interessato, si lascia comunque intendere che la scelta di ricorrere ai derivati sarebbe stata presa soltanto a livello "tecnico" e non politico. Che qualcuno possa davvero credere ad una simile panzana è un altro discorso, ma questa è la tesi ufficiale.

Sta di fatto che, nel febbraio scorso, è stata Maria Cannata (responsabile della gestione del debito presso il MEF) a riferire sulla questione alla Camera dei deputati. Cannata, e non Padoan o Renzi come sembrerebbe naturale a qualsiasi cittadino, altro non fosse che per l'ingente mole di derivati posseduti dal Tesoro, quantificata dalla Cannata stessa in 163 miliardi di euro.

Ecco cosa ha scritto in proposito Claudio Gatti: «Il MEF ci ha spiegato che i gestori del debito pubblico rispondono "al direttore generale o al ministro". Da quando si è firmato l'accordo-quadro con Morgan Stanley a oggi in quei posti si sono succeduti nomi eccellenti - Mario Draghi, Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Tremonti, Tommaso Padoa Schioppa -  ma non risulta che nessuno di loro si sia mai fatto carico delle scelte tecniche  fatte nella gestione del debito. Risultato: quei 42 miliardi di potenziali perdite non hanno un singolo responsabile politico». E poi si ha il coraggio di parlare di trasparenza... E di democrazia...

In ogni caso, al di là dei nomi, quel che appare grave e significativo è che la perdita della sovranità monetaria  costringe di fatto gli Stati alle più spericolate manovre di ingegneria finanziaria. Di più: li costringe a prostrarsi e a mettersi nelle mani dei pescecani della finanza mondiale.


Qual è il volto dei biscazzieri?

Ma chi sono costoro? Su questo punto il Sole fa soltanto il nome di Morgan Stanley, e di certo non verranno dal MEF notizie utili a riguardo. Quel che sappiamo è chi forma, oltre alla banca già citata,  il quintetto di testa dei maggiori speculatori sui derivati. Si tratta di JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Bank of America.

Se Gatti non fa nomi, la chiusura del suo articolo ci fornisce però un'interessante descrizione dei soggetti fisici impegnati nelle trattative con lo Stato. E lo fa iniziando con la citazione di un avvocato - Roberto Ulissi - già responsabile della Direzione IV del Tesoro:

«"Ma le risorse erano limitate e quando ci si presentava a negoziare in due o tre, dall'altra parte del tavolo si trovavano dieci banchieri assistiti da altrettanti studi legali. E noi eravamo sempre gli stessi a trattare dalla mattina alla notte inoltrata, mentre loro si alternavano mettendo sempre in campo forze fresche". Inutile dire quanto significativo fosse lo squilibrio nei compensi di chi sedeva attorno al tavolo delle trattative. Da una parte banchieri con bonus che aumentavano a suon di milioni per ogni punto di margine di profitto aggiuntivo strappato, dall'altra funzionari dello stato con stipendi fissi e calmierati».

Insomma, al netto del piagnisteo sui "poveri" dirigenti ministeriali, il quadro è chiaro: da un parte c'è il biscazziere, colui che conduce il gioco, con la quasi assoluta certezza di fare il colpo grosso, dall'altro una politica dello stato demandata a funzionari nel migliore dei casi demotivati, nel peggiore complici e/o corrotti.


Conclusioni

In conclusione questa vicenda ci conferma tre cose.

In primo luogo essa ci parla delle catastrofiche conseguenze della perdita della sovranità monetaria. Uno Stato con moneta sovrana, e dotato di una Banca centrale con compiti di acquirente di ultima istanza dei titoli del debito,  fissa lui stesso i tassi di interesse. Altro che scommetterci sopra!

In secondo luogo
, ne esce confermata l'insostenibilità di un debito troppo elevato, tanto più se soggetto alle tremende pressioni dei mercati finanziari. Certo, è chiaro come nello specifico i gestori del debito abbiano operato in maniera improvvida e dilettantesca, se non addirittura losca ed asservita ad interessi ben diversi di quelli dello Stato. E, tuttavia, anche questa vicenda ci dimostra la necessità di uscire dalla schiavitù del debito, non solo riconquistando la sovranità monetaria, ma anche cancellandone una parte cospicua, ad iniziare da quella detenuta da banche, fondi di investimento ed assicurazioni estere. Costoro ci hanno già guadagnato fin troppo, e non sarà mai troppo presto quando si porrà fine alla loro speculazione.

In terzo luogo risulta ben chiara la seguente equazione: mancanza di sovranità + schiavitù del debito = morte della democrazia. E' questa l'equazione degli ultimi anni della storia nazionale, è questa la fotografia del renzismo. E' questo l'orrido futuro da contrastare con la lotta e l'organizzazione di un movimento politico cosciente ed all'altezza della situazione.

Non è troppo tardi per impedire la catastrofe. Ma il tempo stringe ed è questo il momento dell'azione.

(da sinistrain rete)

   

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