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Come stiamo svendendo l’Italia. da Siniistrainrete.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Gennaio 2015 10:50 Scritto da Sandro Lunedì 18 Agosto 2014 14:29

Come stiamo svendendo l’Italia

di Enrico Grazzini

SvendesiItaliaLa vendita della Indesit a Whirpool è solo l'ultimo caso: si sta verificando nel silenzio generale la fine dell'Italia industriale, come predetto da Luciano Gallino (1). Il pericolo imminente è quello di cedere al capitale estero non solo le industrie ma anche le grandi banche, e di svendere completamente il risparmio italiano. A causa del declino verticale dell'industria e della sofferenza delle banche italiane, e a causa della colpevole inerzia governativa e dei pesanti vincoli europei, il capitalismo nazionale sta diventando un servile vassallo di quello internazionale. E l'Italia rischia così di precipitare definitivamente nel Terzo Mondo.

Untangled. Così l'Economist titola soddisfatto un suo recente articolo sul capitalismo italiano in crisi. Untangled si traduce in italiano sciolto, smembrato: così è ormai diventato il capitalismo italiano, secondo l'autorevole rivista britannica, dopo lo scioglimento dei patti di sindacato da parte di Mediobanca (2). Non si comprenderà mai abbastanza quanto profonda sia stata la svolta (forzata) compiuta da Mediobanca qualche mese fa quando ha deciso di sciogliere gli accordi incrociati tra le maggiori aziende nazionali.
Da allora al cosiddetto “capitalismo italiano di relazione”, cioè all'intreccio tra capitalismo (semifallito) delle grandi famiglie, capitalismo finanziario e capitalismo (quasi dismesso) di stato, si è sostituito l'arrembaggio dell'industria e della finanza internazionale. Con la benedizione del governo Renzi. Il giovane Matteo è stato chiaro in una sua recente intervista al Corriere della Sera. Ha dichiarato sulla vendita dell'Indesit di Merloni alla concorrente Whirpool: «La considero una operazione fantastica. Ho parlato personalmente io con gli americani a Palazzo Chigi. Non si attraggono gli investimenti esteri riscoprendo una visione autarchica e superata del mondo. Noi vogliamo portare aziende da tutto il mondo a Taranto come a Termini Imerese. Il punto non è il passaporto ma il piano industriale.
Gli imprenditori stranieri sono i benvenuti in Italia se hanno soldi e idee per creare posti di lavoro» (3).
Così il liberista Renzi esulta di fronte al fatto che il capitalismo industriale italiano non è più competitivo e si sta smembrando a favore dei capitali stranieri. E' ovvio che gli investimenti produttivi esteri sono benvenuti e che non si possono proteggere sempre e a tutti i costi le società nazionali. Ma bisognerebbe assolutamente evitare di cedere le industrie strategiche indispensabili per il futuro industriale del nostro paese. Quasi sempre le cessioni all'estero arricchiscono solo le grandi famiglie, come i Merloni e i Tronchetti Provera (vedi i casi di Pirelli e Telecom Italia). Soprattutto l'ondata di cessioni industriali comporta non solo la riduzione drastica dell'occupazione ma anche l'impossibilità di mantenere le condizioni per uno sviluppo economico autonomo e, per quanto possibile, democratico. L'Italia cedendo le sue industrie e le sue banche mina le basi del suo sviluppo e peserà come il due di picche nel turbolento scenario economico e politico europeo e mondiale.

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Marcinelle! 8 AGOSTO 1956 - 8 AGOSTO 2014

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Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Agosto 2014 08:18 Scritto da Sandro Giovedì 07 Agosto 2014 08:11

8 AGOSTO 1956: STRAGE DI MINATORI A MARCINELLE (BELGIO)

PER NON DIMENTICARE…”la CATASTROFA”

8 AGOSTO 2014


COMITATO 5 APRILE DI ROMA nodo locale della RETE NAZIONALE SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E SUI TERRITORI.

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8 AGOSTO 1956 - 8 AGOSTO 2014, sono passati 58 anni, dalla strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio. Ci furono 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani, nel linguaggio locale, a metà tra francese e dialetto, fu detta "La catastròfa".

 

La storia: Un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, 262 morti a causa di un incidente banale, UCCISI SUL LAVORO soprattutto dalla "premeditata" imprevidenza, dalla mancanza di elementari misure di protezione, dalla disorganizzazione. Si è trattato della prima “strage sul lavoro” dell'immigrazione italiana all'estero, in base ad accordi tra i Governi belga e italiano, lo scambio di forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone per la "ripresa economica" dell’Italia, distrutta dalla guerra e dal regime fascista.

 

Per molti anni, nessuna carica istituzionale, a partire dal Presidente della Repubblica Italiana, nessun esponente di Governi si è recato sul luogo della strage di Marcinelle, nessuno si impegnò a sostenere i familiari delle vittime, nessun intervento istituzionale durante l'inchiesta successiva al disastro sul lavoro, con una giustizia inerte di fronte a questo "massacro annunciato".

 

Già il solo fatto di rievocare la strage di Marcinelle, non dovrebbe lasciare silenziosi o insensibili coloro che oggi, in Italia come nella "civile" Unione Europea con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, parla di "flussi programmati" e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione. Come non si può dimenticare questa strage sul lavoro, non si può cancellare quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, le condizioni di emigrati e immigrati nei Paesi "ricchi" per uscire dalla quotidiana miseria, alla ricerca della “fortuna”, di un destino e di un futuro migliore, spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle, o più semplicemente con anni di disprezzo, mancanza di rispetto per la dignità di emigrati, di sfruttamento e di intolleranza, se non di discriminazione razzista vera e propria.

 

In Italia, nonostante la crisi permanente, la recessione economica, con un uso anche spropositato di cassaintegrazione, mobilità, licenziamenti collettivi, precariato e tanto lavoro sommerso e "al nero", che quantifica in diminuzione la forza lavoro codificata e quindi riduce sensibilmente, con un gioco di prestigio anche il numero ACCERTATO DI MORTI SUL LAVORO e DA LAVORO, rispetto solo a qualche anno fa, l'Italia rimane pur sempre un PAESE DOVE LA SALUTE E' CONSIDERATA COME UNA MERCE E LA SICUREZZA, NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI, E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO E UNA BUONA OCCASIONE PER LUCROSE SPECULAZIONI FINANZIARIE...

 

Noi non dimentichiamo, non scordiamo Marcinelle e la Lezione che ci ha lasciato, come non scordiamo la Thyssenkrupp, l'Umbria Olii, Molfetta, Trani, Ravenna, Genova, L'Ilva di Taranto, Marghera, Monfalcone, Palermo...Viareggio, Roma e tante altre.

 

NOI NON DIMENTICHIAMO, PERCHE' CHI NON HA MEMORIA NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO SIAMO ANCORA DISPOSTI A LOTTARE COLLETTIVAMENTE E AD ESSERE SOLIDALI

...PER UN ALTRO FUTURO

...POUR UN AUTRE FUTUR

   

Da Milano a Bologna a Ustica. Il 2 AGOSTO 1980 per non dimenticare.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Agosto 2014 09:02 Scritto da Sandro Lunedì 04 Agosto 2014 08:49

USI - Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

- fedele ai principi dell'Ait

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sito nazionale www.usiait.it;

blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com,

archivio storico www.usistoriaememoria.blogspot.com

 

2 AGOSTO 1980. STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA ORE 10.26...

L'ENNESIMA STRAGE "DI STATO", RIMASTA SENZA LA VERITA' E LA GIUSTIZIA, INDIVIDUATA LA MANOVALANZA FASCISTA MA I MANDANTI VERI SONO RIMASTI "IGNOTI".

L'USI UNIONE SINDACALE ITALIANA, NON DIMENTICA CHE LE BOMBE NELLE PIAZZE (PIAZZA FONTANA MILANO '69), NELLE STAZIONI, SUI VAGONI (e sugli aerei, sempre nel 1980 Ustica) SONO STATE MESSE ALL'INTERNO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE, LE BOMBE SONO STATE MESSO CONTRO GLI OPERAI, LE LAVORATRICI E I LAVORATORI, I MOVIMENTI SOCIALI DI LOTTA.

UNA MEMORIA STORICA CHE SERVE ANCHE PER LE NUOVE GENERAZIONI, CHE QUELLA STAGIONE NON L'HANNO VISSUTA DIRETTAMENTE, MA ANCHE PER LE GENERAZIONI CHE QUEGLI ANNI LI HANNO VISSUTI E SUBITI, SENZA RASSEGNARSI MAI.

2 agosto 2014.

   

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