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il simplicissimus: La fine dell’illusione. ATENE

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Marzo 2015 16:15 Scritto da Sandro Mercoledì 18 Marzo 2015 16:11

il simplicissimus: La fine dell’illusione

Domenica 15 Marzo 2015 16:51

La fine dell’illusione

di il simplicissimus

Non tutto il male viene per nuocere e ciò che sta accadendo tra le “istituzioni” orwelliane di Bruxelles e il governo di Atene, spazza via ogni illusione altroeuropeista, ovvero l’ultima incarnazione in ordine di tempo della sinistra di resa e di governo, l’ultima sigaretta di Zeno Cosini nel cedimento all’egemonia culturale del liberismo. La possibilità di trovare un compromesso al rialzo, di poter pensare a una società più eguale e più solidale in questo contesto, è stato un abbaglio, un alibi, un deficit di analisi, un’incapacità di liberarsi dalle interpretazioni cristallizzate, molte cose assieme che adesso giungono alla cruna dell’ago della crisi greca.

Come avevo previsto da facile profeta di cose evidenti, la battaglia tra l’Europa ed Atene non poteva e non può che finire in due modi: o una totale resa di Tsipras  o un’ uscita dall’euro perché qui la sostanza della questione non sta nei soldi, nei finanziamenti, negli aiuti ma nel portato politico della moneta unica in nome della quale tutto il potere reale finisce nelle mani di pochi centri finanziari, mentre le istituzioni elettive vengono scavalcate ed esautorate. Aiutare la Grecia sette anni fa sarebbe costato pochi miliardi, anche aiutarla adesso nonostante il degrado della situazione dovuto alle ricette della troika, sarebbe più un problema contabile che reale, eppure la si esclude persino dal quantitative easing di Draghi, inutile e comunque studiato apposta per ridare fiato ai bond tedeschi che praticamente non offrono più alcun interesse. Ma non lo si fa perché questo significherebbe fornire un salvagente a tesi politiche diametralmente opposte a quelle incarnate dalla moneta unica.

Questa situazione avrebbe potuto e dovuto essere prevista già da tempo senza andare al tavolo delle trattative con un presupposto di fedeltà all’ordine monetario  e continentale, credendo che Bruxelles si sarebbe stracciata le vesti al solo vago pensiero di un’uscita greca dal processo con conseguente dilazione dei debiti. In realtà non c’è maggior antieuropeista della stessa Ue che vive ormai in funzione del profitto politico derivante da Maastricht. Senza quello l’Europa può anche andare a farsi fottere, con buona pace del volonteroso euro misticismo da salotto e redazione. Tutto il resto è Nato. Al tavolo bisognava andarci fin da subito con un’alternativa forte e con spalle già coperte per essere interlocutori credibili quanto meno sul piano tattico perché è evidente che i poteri che determinano la governance europea  temono molto di più le conseguenze derivanti da un via libera alle “controriforme” in senso sociale di Syriza che quelle derivanti da un addio di Atene.

Così non è stato forse per ingenuità, forse per insufficienza, forse per poca fiducia nelle proprie idee, come ormai capita alla sinistra da vent’anni. E adesso ci si trova di fronte al problema intatto, dopo però aver dovuto sottostare a un armistizio umiliante con il ritorno della troika e incassare un duro colpo di credibilità Tanto forte che ha avuto un riverbero immediato in Spagna con la discesa di Podemos nei sondaggi.

Vengono i brividi nel cercare di capire cosa sia accaduto a questa sinistra che da orfana del socialismo scientifico non ha trovato di meglio che farsi adottare adottare a distanza dal liberismo. Vengono i brividi pensando che Keynes ottant’anni fa scriveva:

“Il decadente capitalismo individualista e internazionale non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo”.

Insomma anche Keynes è troppo per la sinistra cosiddetta moderna.

Comunque sia non so come andrà a finire in Grecia, se si tenterà la via delle elezioni anticipate come estremo strumento di pressione, se Syriza finirà per saltare in aria dopo una completa resa, se ci sarà un referendum sull’euro o se con tardiva  determinazione Tsipras e il sempre più intermittente Varoufakis stiano preparando quel piano B per l’uscita dalla moneta unica che si potrebbe concretizzare anche con il passo intermedio di una moneta fiscale parallela, suggerimento partito dall’Italia e forse più efficace per la Grecia che per noi. O se infine non ci sia la confusione più totale, come pare leggendo alcune proposte o sentendo certi ministri che rieditano minacce gheddafiane.

L’Europa di certo ha tutto l’interesse a liberarsi di un governo che per Bruxelles è come fumo negli occhi per sostituirlo con un altro docile e obbediente e forse ha un interesse ancora maggiore nel pretendere che Syriza sventoli la bandiera bianca, dimostrando così l’inutilità degli sforzi per liberarsi dal giogo e dando nuovo respiro ai governi reazionari di marca continentale.

Si il tempo delle illusioni è proprio finito.

Rimane solo l’assuefazione agli stupefacenti politici.

 

 

BASTA CON UN BILANCIO COMUNALE ........

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Marzo 2015 15:28 Scritto da Sandro Mercoledì 18 Marzo 2015 15:22

LA LOTTA PROSEGUE E CERCHIAMO DI FARLA FINO IN FONDO,

ROMA NON SI VENDE, ROMA RESISTE,

ROMA CITTA' APERTA

E VA LIBERATA DI NUOVO... 

UNIONE SINDACALE ITALIANA USI – fondata nel 1912 Segreteria intercategoriale

ROMA  LARGO VERATTI 25 00146  TEL. 06/70451981 – FAX 06/77201444

e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , archivio storico www.usistoriaememoria.blogspot.com

Blog www.unionesindacaleitaliana.blogspot.com

 

BASTA CON UN BILANCIO COMUNALE IMPOSTO DALL’ASSESSORA SCOZZESE DI LACRIME E SANGUE. L’USI SI OPPONE AI PESANTI TAGLI IN BILANCIO CHE  INCIDERANNO PESANTEMENTE SUI SERVIZI OFFERTI ALLA CITTA’ E AI SUOI ABITANTI … TAGLI AL SOCIALE, ALLA CULTURA, AL SERVIZIO SCOLASTICO-EDUCATIVO, DISMISSIONI/PRIVATIZZAZIONI DI AZIENDE PARTECIPATE, CHE COMPORTERANNO ALTRI LICENZIAMENTI e l’impossibilità di assunzioni del personale precario, utilizzato da anni per i servizi di questa  città. I tagli della Scozzese li pagano solo i più deboli...come sempre! I DANNI DI “MAFIA CAPITALE” LI PAGANO ANCHE COLORO CHE LAVORANO NELLE COOPERATIVE, COME QUELLE DEL GRUPPO “29GIUGNO” CNS…CON STIPENDI E LAVORO A RISCHIO, CREDITI NON RISCOSSI…

 

19/3/2015, dalle 15, appuntamento per CORTEO CITTADINO dal COLOSSEO AL CAMPIDOGLIO e per confluenza con assemblee sindacali tecniche al CAMPIDOGLIO PER INCONTRO PUBBLICO E POPOLARE…

 

Sono mesi che leggiamo su alcuni organi di “informazione”, campagne denigratorie nei confronti di lavoratori e lavoratrici delle società ex municipalizzate, che ruotano intorno Roma Capitale.

 

I dipendenti dell’AMA, non fanno niente e la città è sporca...certo “per colpa loro”. A FARMACAP rubano...lo ha detto il Sindaco … ed è “colpa loro”, se l'Azienda ha i bilanci in passivo. L'Istituzione Biblioteche comunali in quanto tale...va sciolta...e una trentina di lavoratori Zètema ne pagheranno le conseguenze con una ricollocazione non ben definita e penalizzazioni salariali per i bibliotecari comunali.  I servizi scolastici educativi sono “troppo costosi”; i lavoratori dei canili guadagnano, secondo la stampa, stipendi favolosi per un servizio pessimo. Se poi guardiamo cosa accadrà nel complesso dei servizi socio assistenziali, allora è meglio scappare da Roma.

 

E tutto questo perché? Per rispettare...anzi per anticipare l'applicazione del Salva Roma (il piano di rientro imposto dall’alto)?...cioè un rientro veloce di un debito che non abbiamo fatto noi romani, ma causato da una gestione confusa e troppo spesso, complice con gruppi criminali,  mafiosi e clientelari… Considerando come lo hanno applicato nel caso dei 51 licenziati di  Roma Multiservizi, ancora a spasso nonostante le “garanzie” del decreto Salva Roma, dimentichiamoci di essere “salvati”.

 

Da questi fatti, siamo consapevoli che sia ora di parlare seriamente (da lavoratori ad assessore) di quello che sta succedendo. Che per noi, è superfluo pensare di vendere una società come Assicurazioni di Roma, con 18 milioni di utile...Che non si può smantellare la FARMACAP che svolge un importante servizio nelle periferie di primo intervento socio sanitario-farmaceutico. Che non si possono “tagliare i fondi” a Biblioteche comunali e Canili. Che non si può svendere sottoprezzo, un patrimonio immobiliare che è di tutti noi e che l’amministrazione comunale non è mai stata capace di sfruttare. Meglio pensare a dismettere le quote minoritarie di quelle società la cui maggioranza non è di Roma Capitale... se proprio devono fare cassa con qualcosa!

 

E poi occorre richiedere al Governo di dare finalmente i soldi utili a ROMA CAPITALE.

 

Per fare sentire la voce dei lavoratori, lavoratrici e della cittadinanza colpita da scelte sbagliate e provvedimenti inopportuni, il 19 marzo l’USI invita a partecipare alla MOBILITAZIONE CITTADINA (appuntamento ore 15 al Colosseo per CORTEO) poi in PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO, PER UNA GRANDE ASSEMBLEA POPOLARE  E PUBBLICA, assieme alle assemblee sindacali indette dall'Usi.

 

Un momento di confronto tra noi...una assemblea sindacale, che parte come già fatto il 10 febbraio, da lavoratori e lavoratrici, con una natura pubblica e popolare, aperta alla città, nell'attesa di un incontro con I CONSIGLIERI COMUNALI, che a questo punto diventa inevitabile, oltre che con le forze politiche, per chiedere di modificare la rotta e cambiare finalmente il passo del governo di Roma Capitale. L’USI ha proclamato lo stato di agitazione anche alla “29 giugno”, COME DAL 5 GENNAIO 2015 E' IN ATTO LO STATO DI AGITAZIONE CITTADINO.

L’AUTORGANIZZAZIONE E’ UNA PRATICA,

INIZIAMO A PRATICARLA IN MODO DIFFUSO E CAPILLARE,

ROMA CITTA’ APERTA, ROMA RESISTE, VA LIBERATA…

 

SEGRETERIA COLLEGIALE INTERCATEGORIALE e RSA USI “29 GIUGNO”,

rappresentanze sindacali USI di Zetema, Farmacap, Risorse per Roma, Roma Multiservizi, Canili, Comune di Roma Capitale, Coord. terzo settore e coop sociali, enti onlus rete municipalizzate di Roma.

Roma Marzo 2015

   

La contro riforma del lavoro. Renzi va avanti. I dissensi si ampliano.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Gennaio 2015 15:45 Scritto da Sandro Lunedì 19 Gennaio 2015 15:40

La rivoluzione del voucher

Secondo il legislatore, quello di licenziare non è un potere da limitare,ma,’al contrario, un diritto da proteggere. E lo Stato ne facilita l’esercizio a tal segno da non esitare a finanziarne perfino l’abuso.

Coi decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri la vigilia di Natale può dirsi che la ri-progettazione del diritto del lavoro sta entrando nella fase operativa. Secondo Matteo Renzi, è stata innescata “una rivoluzione copernicana”.  L’innesco consiste nello scambio tra l’abbassamento della tutela in caso di licenziamento illegittimo e l’attività assistenziale svolta a favore del licenziato da un’agenzia (anche privata) per il lavoro istituzionalmente accreditata che, in virtù del “contratto di ricollocazione” che sarà possibile stipulare grazie alla disponibilità di risorse pubbliche, si obbliga a trovargli una nuova occupazione dietro un corrispettivo incassabile “soltanto a risultato ottenuto”. 

L’espediente è ricco meno di ingegnosità che di criticità sia da un punto di vista empirico, perché nel nostro paese la carenza di politiche attive del lavoro è una costante storica, sia dal punto di vista giuridico. Infatti, qualunque giurista appena dotato di buon senso è imbarazzato dagli interrogativi che la novità suscita. Sono numerosi.

Il primo attiene alla ratio della previsione di stanziamenti pubblici per attutire (alcuni dei) danni provocati da illeciti civili. E’ un’indulgenza paradossale: lo Stato sovvenziona il complesso delle misure di contenimento di danni derivanti da comportamenti di cui lo stesso Stato, attraverso i suoi giudici, ha accertato l’illiceità. E’ possibile spiegarselo soltanto così: secondo il legislatore, quello di licenziare non è un potere da limitare. Tutt’al contrario, è un diritto da proteggere. Sempre. Per questo, lo Stato ne facilita l’esercizio a tal segno da non esitare a finanziarne perfino l’abuso.       

Il secondo interrogativo attiene alla vastità della platea dei potenziali interessati: sono soltanto gli assunti, e successivamente licenziati, col contratto introdotto dal decreto pre-natalizio o anche coloro che senza colpa hanno perso il lavoro in epoca anteriore e non ne hanno ancora trovato un altro? Il legislatore tace. Se il silenzio valesse assenso, bisognerebbe con ogni probabilità rivedere l’entità delle risorse finanziarie attualmente stanziate – modeste, comunque. In caso contrario, si creerebbe una discriminazione di trattamento nel periodo post-occupazionale in palese violazione del principio costituzionale d’eguaglianza.

Ad ogni modo, una discriminazione si produce immediatamente tra gli stessi assunti con contratto a tempo indeterminato c.d. “a tutele crescenti” in relazione all’anzianità di servizio. Quanti di loro accetteranno l’offerta del datore di lavoro, incentivata dallo stesso decreto, di astenersi dall’impugnare in sede giudiziaria il licenziamento, o di rinunciarvi qualora l’avessero già impugnato, non hanno il diritto a ricevere il voucher. Infatti, quest’ultimo spetta al lavoratore licenziato “illegittimamente” e soltanto il giudice può stabilire che il licenziamento è illegittimo.

Terzo interrogativo. Per attivare la struttura specializzata nella ricerca di nuova occupazione, l’interessato deve “presentare il voucher (…) rappresentativo della dote di ricollocazione” che ha precedentemente ricevuto dal Centro per l’impiego territorialmente competente. Il legislatore ha voluto chiamare leziosamente “dote” un peculium che altro non è se non l’equivalente del costo sostenuto dallo Stato per ricollocare chi ha perso il lavoro in seguito ad una illegale estromissione dall’azienda cui apparteneva. I criteri di computo il legislatore non li esplicita e l’assegnatario della “dote” può soltanto accettare il voucher. Che sarà avaro o generoso. Dipende, perché “l’ammontare è proporzionato in relazione al profilo professionale di occupabilità” del soggetto – ossia, in relazione alle probabilità di re-impiego.

Tuttavia, è ragionevole supporre che, per praticità, la consistenza pecuniaria delle “doti” sarà differenziata per classi omogenee. E’ dato congetturare infatti che squadre di esperti costruiranno più o meno arbitrarie scale di valori monetari variabili nel tempo e nello spazio che rispecchieranno la gerarchia di status professionali prefigurata dalle preferenze dei mercati. Pertanto, i soggetti in possesso delle professionalità più richieste avranno una “dote” meno sostanziosa perché più alta è la probabilità di trovare una nuova occupazione ed è vera la reciproca. Viste le dimensioni della disoccupazione e le ristrettezze di bilancio, però, è facile prevedere che le imprecazioni si sprecheranno. 

Infine, bisogna interrogarsi sull’effettività sia del “diritto del lavoratore a sottoscrivere il contratto di ricollocazione” con l’agenzia sia del suo “diritto ad una assistenza appropriata”. Non basta asserire che l’agenzia ha l’obbligo legale a contrarre. Dopotutto, si è in presenza di un operatore economico che agisce per fare profitto d’impresa. Pertanto, tenuto conto del principio di corrispettività che governa i contratti di scambio, è realistico che la controprestazione sia proporzionata al voucher e, poiché è presumibile che la consistenza media delle “doti” sarà mediamente esigua, l’assistenza prestata sarà presumibilmente mediocre.

Umberto Romagnoli
Professore di Diritto del Lavoro presso l'Università di Bologna.
Membro dell'Editorial Board di Insight.
   

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