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Matilde. Solidaridad..

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Ottobre 2014 14:28 Scritto da Sandro Mercoledì 22 Ottobre 2014 14:20

Exigimos absolución de Matilde. Solidaridad. Basta de represión sindical

Estimados compañeros y compañeras de USI:

Muchas gracias por vuestro mensaje de apoyo y solidaridad con nuestra compañera Matilde.

Un abrazo.

_____________________

Jaime A. Tonda
Secretariado Confederal
Confederación Intersindical
www.intersindical.es

Alla convocazione indetta il 27 alla “porta dei giudicati” (traduzione in italiano) dalla Confederazione Intersindacal,  l’USI esprime solidarietà per la battaglia di Matilde, che lotta perché cessi ogni repressione sindacale nei suoi  confronti e sia esigibile il diritto sindacale.

Buon lavoro e W la libertà alla lotta e al dissenso.

2014-10-21 18:22 GMT+02:00 Jaime A.Tonda - Confederación Intersindical < Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. >:

Os adjuntamos Comunicado de la CONFEDERACIÓN INTERSINDICAL ante el juicio a nuestra compañera y Delegada del STE-CLM Intersindical de Castilla La Mancha, exigimos la absolución de nuestra compañera Matilde y el cese de la represión sindical.

Convocamos concentración el próximo lunes, día 27, a las 11,30 h. en la puerta de los Juzgados de Ciudad Real, en apoyo de nuestra compañera y de todas las personas que están sufriendo estas intolerables formas de represión, que condenamos pública y enérgicamente.

Saludos.

Le notizie della lotta dela compagna sono nel sito di :
www.intersindical.es

Milano 22.10.14

 

Verso la legge di stabilità. da Sinistra in Rete.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Ottobre 2014 14:28 Scritto da Sandro Lunedì 20 Ottobre 2014 13:10

Verso la legge di stabilità

di Maurizio Sgroi

Legge-di-Stabilità-2012-2014I tormenti del 2015

Se il 2014 vi è sembrato un anno orribile per la nostra finanza pubblica, e di sicuro finora lo è stato, potete consolarvi pensando che il 2015 sarà peggio. A meno di miracolistiche quanto improvvise crescite del Pil, il nostro Paese dovrà far fronte alle scadenze impegnative che richiedono le regole della spesa e del debito europeo che dovrebbero obbligarci – e mai condizionale fu più d’obbligo – a importanti correzioni fiscali per rientrare nei dettami europei.

Ora, per non rischiare di essere iscritto d’ufficio al partito dei gufi (splendidi animali, fra l’altro), dico subito che dati e parole di questo post sono estratti esclusivamente dalla nota di aggiornamento al Def che il governo ha presentato poche settimane fa e che sospetto pochi abbiano letto interamente, perdendosi così una splendida lezione di finanza pubblica. Al contrario, io mi sono abbeverato alla fonte di tanta conoscenza, e seppure il retrogusto sia vagamente amarognolo, non può dirsi sia stata fatica sprecata. Al contrario. E’ stata una prolusione all’ampio dibattito che comincerà questa settimana sulla futura legge di stabilità, utile anche a capire chi parla sapendo quello che dice e chi no.

L’analisi non può che iniziare scorrendo la tabella degli indicatori di finanza pubblica che sommarizza i dati facendo riferimento al quadro tendenziale e a quello programmatico, confrontandolo con quello di aprile, quando il Def fu approvato.

La variabile strategica che regge tutto l’argomentare è senza dubbio il saldo primario, ossia la differenza fra entrate e spese del governo, al netto di quella per interessi. Ricordo che sommando il saldo primario, che nel caso italiano è un avanzo, al deficit (indebitamento netto) otteniamo il totale della somma pagata per gli interessi sul debito.

Bene, il quadro tendenziale e quello programmatico, per il 2014, individuano un avanzo primario pari all’1,7% del Pil, in calo dello 0,3% rispetto al 2013, quando invece il Def di aprile ipotizzava un avanzo primario del 2,6% . Ciò malgrado il calo della spesa per interessi, che, nel 2014, non dovrebbe superare il 4,7% del Pil, a fronte del 5,2% ipotizzato in primavera. Ebbene, il risparmio dovuto al calo dei tassi, dello 0,5% del Pil, non ha impedito il ridursi dell’avanzo primario. Ciò implica che siano aumentate le spese o che siano diminuite le entrate.

Leggi tutto: Verso la legge di stabilità. da Sinistra in Rete.

   

L'articolo 18 e le false argomentazioni.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Novembre 2014 14:14 Scritto da Sandro Martedì 14 Ottobre 2014 15:25

FALSI ARGOMENTI PER LA CROCIATA CONTRO L'ARTICOLO 18 -

Allarmismo per una inesistente ingerenza del Giudice nella gestione delle aziende.

Roma, 30 settembre 2014 -

Nella sua crociata contro l'art. 18, il prof. Ichino, cui Renzi si ispira, ha detto più di una volta con toni allarmistici che questa norma consente al Giudice di valutare il merito delle scelte organizzative imprenditoriali, ovvero di stabilire quale debba essere a suo avviso l'organico adeguato alle esigenze dell'azienda. Non è vero.

L'art. 30 della legge 4.11.2010 n. 183 stabilisce che in materia di licenziamento il controllo giudiziale "non può essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente".

Si tratta peraltro di una regola già più volte affermata dalla Suprema Corte.

Per questo se per esempio il licenziamento di un lavoratore venga motivato con la soppressione del suo posto per l'introduzione di un nuovo macchinario, il Giudice non potrà mai valutare se questa modifica organizzativa sia valida, ma dovrà limitarsi ad accertare che essa sia stata effettivamente eseguita.

Se da questo controllo risulterà ad esempio che il nuovo macchinario non è stato in effetti introdotto e che il lavoratore licenziato è stato rimpiazzato con un nuovo assunto, il licenziamento dovrà essere annullato con applicazione dell'art. 18.

Non v'è alcun ragionevole motivo per escludere in simili casi la reintegrazione, sostituendola con il pagamento di un indennizzo.

La verità è che si vuole consentire alle aziende di licenziare anche in base a pretesti, per estromettere lavoratori sgraditi, tacitandoli con una somma di denaro

   

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