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La bona scuola.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Ottobre 2014 13:35 Scritto da Sandro Martedì 09 Settembre 2014 14:38

La bona scuola

di Marco Ambra

Bauducco, oltre a parlarmi di sport – scherma, equitazione, voga – e di quando era alpino, mi spiegava anche come cultura e produzione si accordino secondo una doppia curva. «Queste sono le spese generali», diceva mostrandomi una riga rossa ascendente su un foglio di carta millimetrata.
«Il fatturato invece è rappresentato da una riga verde. Quando le due curve si toccano, allora si ha il pareggio, e vuol dire che l’azienda è sana. Quanto più le due curve si distaccano, all’opposto, tanto più l’azienda è malata, passiva». «Ma qui la curva verde non si vede», feci io, perché infatti non si vedeva nessuna linea verde. «Ecco, per il momento noi abbiamo solo la riga rossa; quella verde non c’è, perché ora nella nostra azienda non esiste fatturato».

(L. Bianciardi, L’integrazione, Feltrinelli, Milano 2014, p. 41)

la-buona-scuola copertina-e1409814034118Passerà alla storia come un capitolo formidabile di storia della lingua italiana questo documento sulla Riforma della scuola pubblica diffuso ieri dal MIUR. Se non per la pletora di annunci e obbiettivi ambiziosi (come quello di riscrivere il Testo Unico del 1994), per l’uso iperbolico di anglismi e acronimi con cui le sue 136 pagine descrivono la visione de la buona scuola promossa dal duo Renzi-Giannini. In un Paese come il nostro in cui il livello di conoscenza della lingua inglese è considerato basso dagli indici internazionali per livello di competenza, il governo ha deciso di costruire la strategia di comunicazione di una di quelle che è considerata fra le riforme-chiave più importanti proprio sull’efficacia sciamanica delle formule anglofone, lessico di base dell’epoca del primato dell’economia sulla vita. Non perderò tempo ad analizzare la cornice semantica di un certo uso di parole inglesi come coding e governance, che a prima vista tradiscono una certa subalternità culturale – è un eufemismo – al pidgin english del neoliberismo e dei digitalisti. Mi limiterò dunque a scandagliare la cortina di governance e challenge che si addensa sul tanto atteso documento, per trarre qualche aleatoria conclusione sui suoi potenziali effetti.

 

Il piano di assunzioni dei precari nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae)

Lo aveva anticipato il ministro Giannini alla compiacente assise del meeting di CL che il progetto di riforma della scuola andava nella direzione dell’abolizione delle supplenze e di conseguenza della fascia di precariato ad esse connessa, i precari e le precarie delle Graduatorie ad esaurimento.

Si tratta di 148.100 persone stanziate all’ombra delle promesse di immissione in ruolo e che sarebbero in procinto di essere arruolate nell’organico funzionale della scuola pubblica di ogni ordine e grado in virtù di un piano di assunzione dal costo di 4,1 miliardi di euro spalmati sui prossimi dieci anni.  Per effetto domino l’assunzione dei precari delle Gae comporterebbe l’abolizione anche della III fascia d’istituto, quella dei laureati non abilitati, pochissimi dei quali ormai riescono a lavorare per più di 30 giorni, e la promozione della II fascia d’istituto (abilitati Tfa, Pas e Lauree in Scienze della Formazione del Vecchio Ordinamento) a unico potenziale bacino delle “supplenze brevi”.

A parte la questione del reperimento dei fondi, per il 2015-16 pare serviranno 1,5 miliardi che la revisione della spesa stenta a far emergere, la prima difficoltà contro cui si scontra il roboante annuncio di abolizione del precariato è la fetta di torta troppo piccola da dividere tra precari storici e i vincitori e gli idonei del concorso indetto nel 2012. L’immissione in ruolo per il prossimo anno scolastico dei precari censiti nelle Gae è realizzabile solo al costo di aggirare le percentuali di legge che stabiliscono le immissioni in ruolo e che impongono una divisione 50% e 50% con le graduatorie dei vincitori del concorso 2012. Una bella sfida, viste le maggioranze parlamentari variabili e le tempeste sindacali, in arrivo a tutelare, chi per interesse chi per mestiere, i diritti insindacabili dei vincitori del concorso. Ma se questa macabra contabilità del precariato si risolverà nell’immissione in ruolo di alcuni non intaccherà di certo la questione delle supplenze brevi, briciole di servizio destinate agli abilitati della II fascia d’istituto. Questi, se non dovessero vincere o almeno risultare idonei al concorso indetto per il 2015 (il decreto dovrebbe comparire in primavera) si ritroverebbero a svolgere la funzione di esercito salariato di riserva della scuola pubblica, chiamato a presidiare una cattedra durante i picchi stagionali di assenteismo del personale docente. Costretti dunque a sperare nella prossima influenza e nel frattempo a collezionare un altro paio di lavori precari, pardon flessibili, per tirare a campare. Ma se neanche il vaccino antinfluenzale dovesse eliminarli, questi protervi fattori patogeni di II fascia, riceveranno il ben servito dalla scure del reperimento fondi per le assunzioni dei precari in Gae. Infatti, nel caso in cui il reperimento di 4,1 miliardi in dieci anni dovesse risultare un compito oneroso è già pronta una mannaia sul costo delle supplenze brevi, calcolato nel taglio di  mezzo miliardo di euro all’anno (La Buona Scuola, p. 35).

Va detto poi che i fortunati 148.100 che verranno immessi in ruolo a partire dal 2015-2016 entreranno a far parte di quello che nel gergo dell’autonomia scolastica si chiama “organico funzionale” e che rappresenta la declinazione della funzione docente non solo in termini di didattica frontale in classe ma anche nel senso della partecipazione dell’insegnante ad attività professionali di varia natura, dall’organizzazione dei corsi di recupero alla progettazione delle attività extracurriculari. A tal proposito il documento invoca l’onnipresente paradigma della flessibilità sotto due rispetti: 1) flessibilità geografica, ovvero “cari neoimmessi in ruolo siate pronti a spostarvi in una provincia o regione diversa da quella in cui prestate servizio” (in barba all’età media degli iscritti in Gae, 41 anni); 2) flessibilità disciplinare, ovvero “allargando” le classi di concorso attuali e permettendo i travasi da quelle affini per venire incontro alle necessità dei curricula delle scuole.

L’allineamento fra il piano di assunzioni e il piano di carriera nell’ordine del discorso meritocratico

Per i futuri immessi in ruolo dalle Gae la “formazione in servizio” diventerà più di un mantra da società della conoscenza ma una vera e propria religione sulla base della quale costruire carriere e fortune. L’obiettivo è produrre una vera e propria microfisica dell’azione riformatrice che guadagni alla causa riformatrice, dal basso, gli insegnanti neoassunti: a tale scopo nei prossimi tre mesi una commissione italiana di non meglio identificati esperti formulerà “il quadro italiano di competenze dei docenti nei diversi stadi della loro carriera” (p. 45). Questi esperti codificheranno un sistema di crediti formativi, sul modello già funestamente in atto nell’Università post Berlinguer, cui il governo intende agganciare le progressioni di carriera per il futuro prossimo. Con il sistema dei crediti gli scatti di carriera del personale docente verranno legati al continuo aggiornamento  dei  portfolio individuali attraverso un sistema di crediti didattici (che misurerebbero una fantomatica qualità dell’insegnamento), formativi e professionali (organizzazione della scuola e progettazione). Il portfolio, valutato con scadenza triennale dal Nucleo di Valutazione della scuola allargato anche a un membro esterno (forse un tecnico dell’Invalsi), peserà il numero di crediti di ciascun insegnante e valuterà gli scatti negli stipendi. Chi avrà maturato più crediti in un triennio potrà rientrare in quei 2/3 di docenti per scuola – così dice il documento – che avranno diritto alla progressione di carriera. Le scuole in cui la funzione docente ha maturato per cicli triennali consecutivi più crediti saranno in questo modo considerate virtuose  in quanto “sature” di insegnanti competenti e giocoforza determineranno – sempre secondo il documento -  lo spostamento degli “aspiranti meritevoli” in scuole dove la media dei crediti è relativamente bassa.

In altre parole la logica mercatista della mano invisibile sottende la ratio, ammesso che di ciò si possa parlare, di questo allineamento assunzioni-crediti-progressioni di carriera. Un’intenzione riassunta dal binomio valutare e punire: da un lato il bisogno di distinguere i meritevoli- che però non possono superare i 2/3 dell’organico funzionale di una scuola – da quel 1/3 di utili sfaccendati e, dall’altro lato, una fede cieca nel fatto che l’aspirazione a stipendi migliori determinerà nel lungo periodo trasferimenti nelle scuole “peggiori” . A margine va detto poi che questi copiosi scatti di carriera prevedono per i neoassunti 160 euro in più sullo stipendio dopo i primi 6 anni, ma solo se meritevoli, anziché i 180 euro dopo 9 anni, ma per tutti, del contratto attuale. E non è un caso allora se si auspica che il Nucleo di Valutazione di ogni singolo istituto venga inserito fra gli organi di autogoverno, pardon autogovernance, della scuola. Esautorando così di fatto la bella promessa, forse mai mantenuta, dai quei corpi intermedi della vita scolastica nati dalla stagione dei Decreti Delegati del ’74. A che punto siamo, dunque, con i quarant’anni da smantellare?

In corpore sano, classe 2.0 e “venghino siooori venghino!”

Chiudo con tre, fra le innumerevoli suggestioni, che questo corposo documento elenca. Innanzitutto l’aumento delle ore di musica (nel IV e V anno della scuola primaria), arte ed educazione fisica previste nel piano di immissioni in ruolo. Iniziativa questa encomiabile e di certo nello spirito delle posizioni di Martha C. Nussbaum, pensatrice immagino molto frequentata dalle parti di Largo del Nazareno. Certo che per quanto riguarda la legittimazione del potenziamento delle ore destinate all’attività fisica, un tempo detta psicomotricità oggi, in tempi di neuro-riduzionismo, solo motricità, una nota di coloritura folcloristica è la rappresentazione dell’obesità infantile come nemico della gioventù italiana. Immagino che le nonne di Molfetta non mancheranno di esprimere le loro perplessità attraverso l’apposita consultazione online e una serie di ipercaloriche merende offline.

Quanto alla classe digitale, croce e delizia dell’istruzione italiana, il documento segna un cambio di rotta rispetto ai soviet d’istituto che vollero e acquistarono a spese del Fondo d’Istituto le LIM. La classe digitale renziana è più leggera e flessibile, più smart: banda larga per tutte le scuole, wi-fi per la classe con possibilità di disattivazione, così da non creare problemi disciplinari e didattica su dispositivi digitali. Un salto nel futuro se solo fossero indicate le coperture di spesa per realizzarlo, tant’è vero che, sommessamente, il documento suggerisce una più saggia attuazione della didattica su dispositivi digitali in modalità BYOD (Bring Your Own Device, p. 76. Traduzione: “Ah ragazzì, porta l’ipod de papà che qui i sordi sò finiti”).

Last but not least, il capitolo sull’apertura ai soldi dei privati della scuola pubblica. E qui il documento auspica e con l’altra mano – quella destra – indica le possibili iniziative del privato filantropo in tre modalità. Lo School Bonus, un bonus fiscale per le aziende o i privati che decidono di dedicare un portafoglio di investimenti ad una scuola, alle sue strutture o ai suoi laboratori nel caso degli I.T.S.; lo School Guarantee, uno strumento di incentivo fiscale che si aggiunge al primo nel momento in cui si dimostra che l’investimento è agganciato al “successo formativo” (petitio principii) e infine il noto crowdfunding dei comuni cittadini (p. 125), già noto perché in tante scuole dell’infanzia e primarie i genitori fanno la colletta per comprare la carta igienica.

La Buona Scuola promette, progetta e minaccia. Ma può realmente e seriamente confrontarsi con un mondo, quello dell’istruzione, che ha subìto fra il 2008 e il 2011 8,4 miliardi di euro di tagli lineari? Può confrontarsi con un mondo, come quello della scuola secondaria di primo grado, che non conosce una riforma strutturale dal 1962? Senza spesa pubblica e senza una seria cultura dell’istruzione non solo non esiste la buona scuola, non esiste più neanche la scuola.

Note
[1] A volo d’uccello mi limito a notare che l’uso degli anglismi è civettuosamente bilanciato da un tributo al latinorum della tradizione crociano-gentiliana con l’in corpore sano con cui si annuncia il potenziamento  delle ore di arte, musica ed educazione fisica.

Tratto dal sito il lavoro culturale al link:

http://www.lavoroculturale.org/la-bona-scuola-riforma-renzi-giannini/

 

Il Frankenstein del PD. da sinistrainrete.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Settembre 2014 15:21 Scritto da Sandro Lunedì 15 Settembre 2014 15:16

Il Frankenstein del PD

di Valerio Guizzardi

In Emilia Romagna c’è una guerra, ormai da tempo, che oppone il Pd a una parte consistente e maggioritaria della Procura e della magistratura giudicante. Per il momento il secondo “esercito” pare vincente: ha detronizzato il Presidente Vasco Errani e ora si avvia, a colpi di avvisi di garanzia, a mettere mano alle primarie per l’elezione del prossimo Presidente. Infatti Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, due dei tre candidati avatar di Renzi, sono stati colpiti e affondati. Vedremo in seguito che si deciderà del terzo candidato Roberto Balzani.

Per non perderci in chiacchiere e senza scomodare analisi raffinate potremmo riassumere così: il Pd sta alla Magistratura come gli Usa stanno all’Isis. Prima li hanno creati, organizzati e armati scagliandoli contro il nemico di turno. Poi autonomizzatisi, gli “amici” di un tempo si sono rivolti contro i loro creatori in una strategia di comando e potere propria. Con gli stessi metodi: la decapitazione pubblica mediatizzata.

Questa tattica suicida del Pd è però una storia antica: rimanda infatti almeno ai “favolosi Settanta” quando Pci e Cgil usarono la fazione Picista di Magistratura Democratica contro l’autonomia di classe, nella sua caleidoscopica composizione politica. L’intento, purtroppo riuscito, era di sbarazzarsi non solo delle forme autonome che in quegli anni agivano un conflitto volto ad “abolire lo stato delle cose presenti” ma anche della sua stessa base sociale in continuità strategica con il Compromesso Storico, e la consegna dell’intera classe al modo capitalistico di produzione, allora in piena transizione verso l’era neoliberista.

Oggi hanno cambiato il nome ma non il metodo: sbarazzarsi del nemico, che sia Berlusconi o i movimenti, usando la magistratura come una clava. Ma qualcosa è cambiato. Sì, perché quando si crea un Frankenstein e poi se ne perde il controllo si va incontro a grossi guai. Infatti hanno spinto di fatto la Magistratura a evolversi da un Ordine dello Stato a un Potere autonomo vero e proprio, che ha come obiettivi strategici l’autoconservazione corporativa, anche a mezzo di utili torsioni del Codice penale, comando e privilegi. Ma soprattutto il monopolio della verità in sentenza, la quale viene misurata in ragione della sua utilità alla piena conservazione dello status quo. Che, tra l’altro, sono anche i mezzi di selezione utili ad ottenere di volta in volta, di elezioni dopo elezioni, una “qualità” di governo più morbida e accomodante verso se stesso.

Altrimenti sono guai: infatti, per esempio, ogni volta che il Governo di turno annuncia la riforma di quel Potere partono grappoli di arresti o avvisi di garanzia a scopo dissuasivo verso chiunque voglia provarci. Tattica di guerra si direbbe fino ad ora ben riuscita, visti i risultati.

Ma torniamo da dove eravamo partiti: il piano regionale. Certo qui si gioca una partita importante, foriera di risvolti nazionali di non poco conto. Pare evidente che la Magistratura locale stia tentando di modificare gli antichi equilibri che hanno garantito – dal Pci al Pd – il monopolio del potere dal 25 aprile 1945. E, attraverso questo, il regno incontrastato dei potentati economici di diretto riferimento: il cosiddetto Modello cooperativo emiliano. Quest’ultimo ha, incontestabilmente, trasformato nel tempo quello che dalla seconda metà dell’Ottocento era una virtuosa idea di economia sociale inclusiva, a tratti anche sovversiva dell’allora ordine esistente, in una piovra neoliberista che pompa giganteschi profitti a mezzo di predazione e sfruttamento fino all’osso del lavoro vivo.

Sia chiaro, qui nessuno grida al complotto. Questa guerra tra Magistratura e Pd non ha nulla di nascosto: gli eserciti in campo sono noti, tattiche e strategie evidenti. Per il momento la Magistratura pare vincente, le teste che cadono non si contano più.

Il Pd grida berluschianamente «Giustizia a orologeria» e le sue fila sono allo sbando.

Vedremo come evolverà la situazione.

A noi non resta che approfittarne e organizzarci per un autunno di lotte che promettiamo molto caldo.

   

Multiservizi. La Lotta continua!

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Maggio 2016 11:07 Scritto da Sandro Lunedì 08 Settembre 2014 09:29

Multiservizi, continua la protesta dei lavoratori licenziati:

"Rigettiamo la proposta del Comune"

Non ha portato ad alcuna risoluzione la commissione Trasparenza che si è tenuta oggi in via delle Vergini. La richiesta dei dipendenti: "Ritirate le lettere di licenziamento"


Redazione 5 settembre 2014

 

La protesta presso la commissione Trasparenza in via delle Vergini (foto agenzia Dire)La protesta presso la commissione Trasparenza in via delle Vergini (foto agenzia Dire)

Multiservizi, contro i licenziamenti occupata la sala della commissione Ambiente

Continua l'occupazione dei lavoratori della Roma Multiservizi avviata ieri presso la sede della commissione capitolina Ambiente a Largo Loria per protestare contro i licenziamenti. Nel corso della seduta della commissione Trasparenza che ha avuto luogo questa mattina in via delle Vergini, alla quale ha partecipato una rappresentanza dei lavoratori, non è stata trovata alcuna soluzione condivisa. Continua così la protesta. “Non abbiamo intenzione di accettare la proposta degli 8 mesi a 24 ore settimanali” hanno ribadito i lavoratori addetti alla manutenzione del verde scolastico. “Non abbandoneremo l'occupazione fino a che non verranno ritirate le lettere di licenziamento e applicata la legge 147 del 2013” la condizione richiesta.

Dopo lo scontro di ieri sono seguite ore di telefonate e trattative. Oggi intorno a mezzogiorno una delegazione di dipendenti si è spostata in via delle Vergini per partecipare alla commissione Trasparenza. Presente anche l'assessore all'Ambiente Estella Marino: “Oggi pomeriggio verificherò sulla sospensione. Approvare quelle soluzioni, però, è stato un lavoro lungo, non va sminuito”ha spiegato Marino che ha annunciato la convocazione di un tavolo sindacale la prossima settimana. “Verrà valutata la fattibilità della proposta insieme a quella, eventualmente, del contratto di solidarietà” ha aggiunto l'assessore. “Per quanto riguarda l'applicazione della 147 sto facendo fare la verifica. Avevo già avuto una comunicazione non positiva circa le partecipate di secondo livello, ora attenderò il parere dell'avvocatura. La mobilità però va fatta a saldo invariato e ci deve essere un'altra azienda che nel suo piano industriale ha previsto delle assunzioni. Ad oggi Ama non ce l'ha, il suo equilibrio economico non permette di farlo”.

Solidarietà è arrivata dal capogruppo di Sinistra ecologia e libertà Gianluca Peciola: "Siamo vicini ai lavoratori della Multiservizi. In attesa di una soluzione condivisa, a cui l'assessore Marino sta lavorando in queste ore, si congelino le lettere di licenziamento e si apra un tavolo tecnico. I lavoratori chiedono che venga applicata la legge 147 del 2013 che consente l'impiego del personale in esubero nelle società partecipate di Roma Capitale. Presenteremo un'interrogazione per chiedere l'avvio della procedura prevista dalla legge 147 al fine di ricollocare questi lavoratori e di salvaguardare i livelli salariali” ha annunciato Peciola.

"Vergognoso siano i lavoratori a dover ricordare all'Amministrazione che la Giunta Capitolina ha sottoscritto con il Governo Renzi un Piano di Riequilibrio, dove è esplicitata la 'salvaguardia occupazionale' dei lavoratori coinvolti" commenta Serenetta Monti dell'Usi. "Ci si sta lambiccando il cervello su quante ore assegnare a lavoratori che non dovevano neanche essere licenziati e ancora non si capisce in base a quali criteri siano stati selezionati per la procedura di licenziamento. Auspichiamo che presto intervenga anche il Sindaco su questa vergognosa situazione".

Comunicato di Peciola:

http://www.liberoquotidiano.it/news/cronaca/11685054/Roma-Multiservizi--Peciola--Sel.html

Roma Multiservizi: Peciola (Sel), tavolo tecnico per soluzione condivisa

05 settembre 2014

Roma, 5 set.- (Adnkronos) - "Siamo vicini ai lavoratori della Multiservizi che hanno passato la notte negli uffici della Commissione capitolina Ambiente di Largo Loria per protestare contro il licenziamento di 51 dipendenti addetti alla manutenzione di aree verdi scolastiche". Lo dichiara in una nota Gianluca Peciola, capogruppo Sel in Campidoglio.

"In attesa di una soluzione condivisa, a cui l'assessore Marino sta lavorando in queste ore, si congelino le lettere di licenziamento e si apra un tavolo tecnico", ha aggiunto specificando che "i lavoratori chiedono che venga applicata la legge 147 del 2013 che consente l'impiego del personale in esubero nelle società partecipate di Roma Capitale".

"Presenteremo un'interrogazione per chiedere l'avvio della procedura prevista dalla legge 147 al fine di ricollocare questi lavoratori e di salvaguardare i livelli salariali", ha concluso.

E questa è la Gazzetta Regionale dei Coinque Stelle:

http://www.gazzettaregionale.it/notizie/roma-multiservizi-e-comune-ai-ferri-corti-i-licenziati-vogliono-risposte

Roma Multiservizi e Comune ai ferri corti, i licenziati vogliono risposte

Dopo l’occupazione di ieri pomeriggio a Largo Loria, i 48 dipendenti incontrano le istituzioni in commissione trasparenza


scritto da Andrea Gionchetti 05 set 2014

Altro su: Roma capitale, Roma multiservizi, De vito, Estella marino, Ama


Un'immagine della riunione di questa mattina foto©GazzettaRegionaleUn'immagine della riunione di questa mattina foto©GazzettaRegionale

La storia. Un caso infinito. Mesi di proteste fra mobilità, casse integrazioni, riduzione delle ore di lavoro e al contempo aumento degli straordinari, rimbalzi da una struttura a un’altra, una prima proposta di accordo per 15 ore settimanali di lavoro (contro le 40 iniziali) per un pugno di spiccioli, un avviso via sms due giorni prima della discussione sull’accordo del 27/28 agosto, poi il licenziamento di qualche giorno fa, infine l’ultima beffa di ieri: una nuova proposta di accordo di 20 ore settimanali per otto mesi, e 4 ore “prestate” da AMA per i restanti quattro mesi. Poi, ad anno finito, il buio. Queste e molte altre le vessazioni che stanno sopportando da troppo tempo i  dipendenti di Roma Multiservizi che si occupano, fra le altre cose, della manutenzione delv erde nelle scuole comunali e nei cimiteri. Erano 52 fino a pochi giorni fa, ma dopo la ratifica dell’accordo da parte di due dipendenti e la pensione sopraggiunta di un terzo, restano in 48. Gli ultimi 48 mohicani che lottano per salvare il proprio posto di lavoro in un’azienda che preferisce subappaltare i lavori a cooperative esterne, e che proprio a ridosso del primo mancato accordo predisponeva già l’assunzione di 80 nuovi lavoratori (stavolta a tempo determinato) sempre a 15 ore settimanali.

La commissione. Dopo la proposta di ieri pomeriggio, a cui i lavoratori hanno risposto occupando la sala dell’incontro (occupazione ancora in corso), il tavolo della commissione trasparenza di questa mattina non è servito ad altro che rinviare ancora di qualche giorno il nocciolo della questione. Presenti l’assessore Estella Marino per la maggioranza che ha interamente disertato l’incontro, e i due consiglieri d’opposizione Marcello De Vito e Alessandro Onorato. Breve comparsata anche per Ghera, De Palo e il consigliere regionale Santori. Fiumi di parole per un nulla di fatto, visto che l’unica richiesta a breve termine di sospendere i provvedimenti di licenziamento non è stata ancora accolta dal nuovo AD di Multiservizi, Rossana Trenti, presente all’incontro. L’AD in effetti, insediatasi il 28 luglio, non è riuscita a rispondere ad alcuni semplici quesiti dei lavoratori su questioni amministrative, inoltre non ha dato delucidazioni sull’accordo proposto meno di 24 ore fa. Alcuni dettagli usciti fuori dalla commissione hanno lasciato di sasso i dipendenti in ascolto: confermata dunque la notizia secondo cui sono state avviate le pratiche d’assunzione di 80 lavoratori, in più secondo Santori la Multiservizi conserva un distaccamento di personale nella regione Lazio. Quella stessa società che da un lato invia lettere di licenziamento a raffica (il bastone) e dall’altro offre accordicchi a 15 e poi 24 ore nella speranza di far rientrare il caso (la carota). Accordi che lo stesso Onorato definisce “offese alla dignità, non proposte”, ma che inspiegabilmente continuano a lievitare mentre il licenziamento resta confermato (come si fa razionalmente a trattare accordi con personale già ufficialmente licenziati?).

I sindacati. La rappresentanza sindacale è in mano a Serenetta Monti (USI) e Concetta Di Francesco (CGIL), che curiosamente siedono ai due lati opposti del tavolo, la prima in mezzo ai dipendenti, la seconda di fianco all’AD Trenti. Entrambe definiscono inaccettabili gli accordi fin qui portati, ma si dividono sul passo successivo: da un lato Monti chiede come atto imprescindibile per proseguire la trattativa il ritiro dei licenziamenti, dall’altro Di Francesco ipotizza una soluzione esterna (che coinvolga dunque Comune e AMA per un ricollocamento dei 48). Poco o niente si è mosso, resta sul tavolo solo la promessa di Estella Marino di appoggiarsi a un parere dell’avvocatura sulla questione della mobilità infragruppo, oltre che a un nuovo incontro con azienda e sindacati, presumibilmente fra lunedì e martedì prossimo.

E in allegato, la foto del trafiletto uscito ieri in Cronaca di Roma su Il Tempo e la foto della Buona Notte a Renzi da parte degli occupanti.  'notte Sere

http://www.serenettamonti.it

http://www.unovaletanto.it

   

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