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91 anni fa. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Agosto 2018 08:31 Scritto da Sandro Giovedì 23 Agosto 2018 08:25

91 ANNI FA… PER RICORDARE L’ESECUZIONE

DI NICOLA SACCO E BARTOLOMEO VANZETTI…

CHE LA STORIA NON SI RIPETA…

91 anni fa, fu effettuata l’esecuzione di NICOLA SACCO e di BARTOLOMEO VANZETTI, (23 agosto 1927), due esponenti del movimento anarchico americano, di origine italiana, aderenti al movimento definito degli “anti-organizzatori” di Galeani e simpatizzanti anche di I.W.W. (Industrial Workers of the World, il sindacato rivoluzionario americano).

I due anarchici furono giustiziati senza prove concrete, per dare la classica “sentenza esemplare” di stampo repressivo, con una ingiusta condanna e un’esecuzione capitale che, solo dopo molti anni il sistema giudiziario e la politica americana, riconobbero come uno dei grandi errori giudiziari commessi.

Le proteste e le manifestazioni a livello mondiale di sostegno “per Nick e Bart” furono enormi, anche in Italia, non solo per ottenere la revisione del processo, ritenuto come non equo e pregiudizievole, ma per affermare la verità e la giustizia in quello che, con molta illusione, definiva gli Stati Uniti e il suo modello anche giudiziario, come “il paese della libertà e delle opportunità” e delle garanzie processuali.

I vari Governi statunitensi, si resero protagonisti di feroci repressioni, (fin dal 1886, con i ”martiri di Chicago” e le condanne capitali, la repressione del movimento sindacale che chiedeva, tra l’altro, la riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore giornaliere…), nel sangue e in modo violento, anche fomentando campagne di denigrazione di ogni tentativo, organizzato e non, di emancipazione delle classi lavoratrici e dei settori popolari, dal pesante sfruttamento del modello capitalistico americano (il capitalismo liberista e selvaggio, senza regole e senza limiti…), di mantenere una sottomissione di stampo razziale, oltre che condurre una spietata campagna, finalizzata a eliminare il dissenso, per combattere il “pericolo dei rossi” (Red Scare), intendendo ogni movimento di ispirazione socialista, comunista o anarchica, con l’ulteriore effetto del contrasto dei movimenti per i diritti civili dei neri afroamericani, degli immigrati di origine ispanica e dei nativi indiani americani…

STORIE DI ALTRI TEMPI? SEMBRA PROPRIO DI NO

ogni volta che si manifesta una crisi, strutturale o transitoria come in passato, i detentori del potere, del dominio economico, finanziario e delle istituzioni statali, individuano il classico “nemico esterno” contro cui le classi lavoratrici e i settori sfruttati e impoveriti dalla crisi, sono indirizzati a scagliarsi, per dirottare l’attenzione sulle reali cause, fomentando l’odio sociale, razziale, l’intolleranza contro gli “stranieri” , i “diversi”, coloro che non si omologano a regole fatte da chi domina, per i soggetti subalterni, ma che per primi poi non fanno applicare, quando sono toccati gli interessi padronali, degli speculatori, o dei loro amici, finanziatori e sostenitori …trovando sempre sotterfugi o scappatoie rese “legali” formalmente, per non prendersi la responsabilità, ma che in sostanza confermano un sistema di diseguaglianze e ingiustizie ai danni dei tanti, per permettere il benessere dei pochi.

L’arresto di Nicola (in realtà il nome di battesimo reale era Ferdinando) Sacco e di Bartolomeo Vanzetti, attivisti anarchici di origini italiane (Sacco era pugliese, della provincia di Foggia, Vanzetti piemontese, della provincia di Cuneo), il 5 maggio 1920, servì anche come depistaggio dell’assassinio di Andrea Salsedo, militante anarchico e sindacalista, che “…precipitò il 3 maggio 1920, dalla finestra del Bureau of Investigation di New York”…

L’episodio di Salsedo…per noi in Italia, RICORDA con una serie di circostanze, QUELLO CHE ACCADDE IL 15-16 DICEMBRE 1969, DALLA FINESTRA DELLA QUESTURA DI MILANO, CON GIUSEPPE “PINO” PINELLI, con la campagna di depistaggio della strage di Stato di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), ancora impunita come tante “stragi di stato” o le più recenti “disgrazie annunciate” sulle opere pubbliche o le ricostruzioni delle zone terremotate, i cui responsabili se la caveranno sempre con poco, rispetto ai danni effettivi provocati.

Il tutto con il condimento di una costane “caccia ai sovversivi o “ai disfattisti della macchina Italia” o della “civile europa”, anche sui mass media e mezzi di “informazione”, per stroncare la possibilità della ripresa del conflitto sociale e di classe, la saldatura tra le lotte di sopravvivenza e di resistenza, del movimento operaio e sindacale, con le lotte sociali o studentesche, o di movimenti di opinione e di informazione alternativa, ai movimenti territoriali su beni comuni, di contrasto alle grandi opere inutili. Campagne di denigrazione e di calunnia, un vero e proprio DEPISTAGGIO, ieri come oggi.

Per mantenere integra la memoria storica, per riflettere e trovare le energie, i rapporti di forza collettivi, per la trasformazione in meglio e per tutti-e dello stato di cose presenti, anche noi gatti-e neri-e dell’Usi, continueremo a RICORDARE E A CONTINUARE, pur non essendo tutti “anarchici”, a LOTTARE PER LA LIBERTA’, LA GIUSTIZIA SOCIALE, LA LIBERAZIONE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE PERSONE E DELLA NATURA….

Segreteria nazionale collegiale Confederazione Usi Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

Udine/Milano/Roma/Caserta 23 agosto 2018

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Da MARCINELLE (Belgio) 8 AGOSTO 1956. ALLA CAPITANATA IN PUGLIA

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Agosto 2018 11:26 Scritto da Sandro Mercoledì 08 Agosto 2018 11:20

MARCINELLE (Belgio) 8 AGOSTO 1956 – 8 AGOSTO 2018 STRAGE DI MINATORI

MANTENIAMO LA MEMORIA STORICA SU 262 MORTI, (136 IMMIGRATI ITALIANI)

NELLA “CIVILE EUROPA”, NON ACCOGLIENTE, ANCORA MORTI SUL LAVORO, di IMMIGRATI.

IERI COME OGGI, DALLE MINIERE IN BELGIO FINO ALLE CAMPAGNE DELLA CAPITANATA IN PUGLIA

LA DIGNITA’ E LA SICUREZZA SUL LAVORO, SI CONIUGA CON LA LOTTA ANTIRAZZISTA

E CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL CAPORALATO E DEL CAPITALISMO SELVAGGIO.

 

segreteria nazionale collegiale Confederazione USI fondata nel 1912

aderente a RETE Nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori

e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e al Comitato 5 Aprile di Roma

RICORDIAMO UNA DATA, l’8 AGOSTO 1956. 62 anni fa, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio. Il bilancio finale fu di 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani. Causa della strage operaia, un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, i minatori morirono a causa di un incidente banale, UCCISI SUL LAVORO soprattutto dalla "premeditata" imprevidenza, dalla mancanza di elementari misure di protezione, dalla disorganizzazione.

Uno degli eventi luttuosi dell'immigrazione italiana all'estero, in base ad accordi tra i Governi belga e italiano, forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone per la "ripresa economica". Nel linguaggio locale, un misto tra il francese e il dialetto, fu detta "La catastròfa".

Per molti anni, nessun Presidente della Repubblica Italiana, nessun esponente del Governo italiano, si è recato sul luogo della strage di Marcinelle, nè si impegnò a sostegno delle vittime e dei familiari, nessun intervento istituzionale durante l'inchiesta successiva al disastro sul lavoro, con una giustizia inerte di fronte a questo "massacro annunciato". OGGI, sarà presente l’attuale Ministro degli Esteri.

A tanti anni di distanza dalla strage e in una fase nella quale in Europa, in Italia, continua la fuga di centinaia di migliaia di disperati e disperate, non solo dalla fame e dalla miseria, ma anche da persecuzione religiose, politiche, dalle discriminazioni etniche, con forme di sfruttamento bestiale e un mercato che ricorda quello, abolito formalmente, della schiavitù e della tratta di di esseri umani, questa storia di emigrazione e di immigrazione (italiana, questa volta) dovrebbe farci riflettere. La sola rievocazione del fatto, non dovrebbe lasciare insensibili coloro che oggi, in Italia come nella "civile" Unione Europea con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, parla di "flussi programmati"e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione, come se fosse già dimenticato quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, nonni...emigrati e immigrati nei Paesi "ricchi" per uscire dalla quotidiana miseria e alla ricerca di un destino e di un futuro migliore.

Spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle, non dovremmo mai dimenticare i cartelli davanti a negozi ed esercizi pubblici “…vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Non facciamo anche da noi, quello che fecero ai nostri connazionali, in termini di discriminazione, intolleranza e razzismo. OGGI COME IERI, CON I MORTI DI BRACCIANTI NELLE CAMPAGNE DELLA CAPITANATA E NEL NOSTRO “BEL PAESE”, sottoposti a regime di semischiavitù e del caporalato, quindi della criminalità organizzata che sfrutta forza lavoro per pochi soldi e ottiene comunque margini di profitto e di controllo sociale, non sono sufficienti alcuni controlli DOPO che avvengono morti e disgrazie “annunciate”, sono fattori di sfruttamento sul lavoro e del lavoro, che vanno combattuti sempre e in funzione preventiva, all’interno della generale “lotta di classe” per la liberazione da sfruttamento e dominio, collegando la lotta contro le discriminazioni, l’intolleranza, la barbarie di matrice razzista, anche se non esplicita, con la lotta contro lo sfruttamento salariale, di riduzione di diritti e di dignità delle persone, che lavorano e producono comunque la “ricchezza sociale” italica.

l'Italia rimane pur sempre un PAESE DOVE LA SALUTE E' CONSIDERATA UNA MERCE, LA SICUREZZA NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI (inquinati, devastati, senza manutenzione, rimboschimento, o controlli seri in termini preventivi), E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE O ELIMINARE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO, UN’OCCASIONE PER LUCROSE SPECULAZIONI FINANZIARIE, EDILIZIE, o come smaltimento illecito di scorie e deposito di materie pericolose, inquinanti sui territori.

NOI NON DIMENTICHIAMO, PERCHE' CHI NON HA MEMORIA, NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO, SIAMO ANCORA TENACEMENTE DETERMINATI, A LOTTARE COLLETTIVAMENTE, AD ESSERE SOLIDALI, PER UN ALTRO FUTURO...POUR UN AUTRE FUTUR

Usi Unione Sindacale Italiana segreteria nazionale confederale:

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Roma/Milano/Udine/Caserta 8 agosto 2018

 

   

…PER NON DIMENTICARE

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Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Agosto 2018 08:10 Scritto da Sandro Giovedì 02 Agosto 2018 08:07

2 AGOSTO 1980 – 2 AGOSTO 2018.

STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA

… PER NON DIMENTICARE (a cura di Usi nazionale)

 

2 agosto 1980, ore 10.25, una strage, l’ennesima strage “di stato”, ancora assenti i mandanti reali, nell’ambito della lunga scia di sangue, di stragi e di morti della “strategia della tensione”, con 85 morti e circa 200 feriti.

PIAZZA FONTANA, PIAZZA DELLA LOGGIA…STAZIONE DI BOLOGNA (e anche altre…), l’ENNESIMA VERGOGNA in un Paese, l’Italia troppo incline a dimenticare i fatti, le date, i luoghi, la storia e a riscriverne i connotati e le caratteristiche reali, frutto di una tendenza costante al “depistaggio” e alla perdita della memoria.

LE STRAGI COME QUELLA DELLA STAZIONE DI BOLOGNA del 2 agosto 1980, anche come reato non vanno in prescrizione e non dovrebbero mai essere soggetti ad archiviazione.

Se ci si vuole definire un Paese civile, non dovrebbe mai mancare la solidarietà alle vittime, ai familiari, a tutte-i coloro che si sono impegnati-e, per ottenere verità e giustizia.

Specie in una fase attuale, di inasprimento di intolleranza, ripresa di atti di stampo razzista e fascista, di rottura di meccanismi di solidarietà, che minano alle fondamenta i punti e i principi cardine anche della nostra attuale Costituzione, repubblicana e antifascista.

CHI NON HA MEMORIA, NON AVRA’ NEMMENO UN FUTURO, se non la legittimazione della barbarie e delle strategie che, per interessi criminali, hanno messo le bombe nelle piazze, sui treni, nelle stazioni…con mandanti “oscuri”, ma determinati ad ottenere, con ogni mezzo, la soddisfazione dei propri interessi, la difesa dei propri profitti, in contrasto con gli interessi generali e collettivi della collettività, delle stesse classi lavoratrici e dei settori popolari sfruttati.

Per quel che ci riguarda, non dimentichiamo, proseguiremo in modo tenace e “resistente”, nell’attività quotidiana politica e sindacale, culturale e sociale, nella modalità solidale anche a livello di prospettiva internazionale, autorganizzata, autogestita, autofinanziata e indipendente, alla continua ricerca della verità, per la giustizia sociale, anche su questo oscuro capitolo, quello delle stragi di stato, della nostra comune storia ”italica”.

USI Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

Segreteria nazionale collegiale confederale

Udine/Milano/Roma/Caserta

Roma 2 agosto 2018

Sito nazionale ufficiale www.unionesindacaleitaliana.eu/www.usiait.it

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