Nibirumail Cookie banner

Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

SICILIA. A DIFESA DEL BENE PUBBLCO.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Ottobre 2018 13:19 Scritto da Sandro Mercoledì 03 Ottobre 2018 13:13

A DIFESA DEL BENE PUBBLCO.

DA USI PETIX

Appello ai cittadini, alle forze politiche, sindacali ed associative a vigilare sul rispetto della Volontà Popolare.

Gestione pubblica e partecipata dei servizi pubblici locali è garanzia di democrazia, sviluppo ecosostenibile, controllo delle tariffe e salvaguardia dei diritti delle generazioni future.

È di questi giorni la notizia che il neo sindaco di Messina De Luca minacci le dimissioni un giorno sì ed uno no, ricattando l'intero Consiglio Comunale di tornare a casa se non lo asseconda sulla volontà di privatizzare le società di gestione dei servizi pubblici locali, acqua, rifiuti, trasporti; servizi che la giunta Accorinti aveva trovato in uno stato di pauroso dissesto finanziario utile a privattizzarle e che faticosamente aveva cominciato a mettere in sicurezza e rilanciare, salvando tutti i posti di lavoro e la natura interamente pubblica delle società di gestione dei servizi.

Su Palermo si è scatenata una tempesta politica sui disallineamenti di bilancio sanciti dalla relazione del collegio dei revisori, massimamente dovuti alle partecipate del Comune che gestiscono acqua, rifiuti, energia e trasporti; le opposizioni di Orlando ne chiedono le dimissioni, non ricordando che appena sei anni fa le stesse partecipate erano al default e che, malgrado i debiti accumulati dalla precedente amministrazione Cammarata per assicurarne il fallimento e la privatizzazione, le società che gestiscono i beni e servizi pubblici sono rimasti in mano pubblica  affrontando, ognuna, criticità di non poco conto ed assumendo le responsabilità economiche e dei lavoratori sull'orlo del licenziamento scaturenti dal fallimento delle privatizzazioni e della cattiva gestione.

Forse è bene ricordare che dal 13 giugno 2011, giorno in cui la maggioranza assoluta degli italiani e dei siciliani votando i Referendum promossi dal Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua disse No alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, acqua, energia, rifiuti e trasporti, i cittadini sono stati raggirati e beffati da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese e della Regione.

Se Berlusconi aveva tentato di imporre le privatizzazioni per legge, Monti, Letta, Renzi lo hanno fatto aggirando la Volontà Popolare con una serie di leggi e decreti volti a costringere i Comuni, sui quali sono stati scaricati i tagli di spesa introdotti col pareggio di bilancio, a mettere sul mercato i servizi pubblici essenziali.  La strategia di privatizzazione dei Beni Comuni, cioè quei beni di appartenenza collettiva di proprietà di tutti gli italiani, viene da lontano; è stata voluta dall'Europa che l'ha fortemente “caldeggiata” ai Paesi membri per rispondere ai dictat neoliberisti della finanza globale. L'italia, senza che ci fosse alcun obbligo a farlo, ha addirittura modificato la Costituzione per imporre il pareggio di bilancio e favorire le privatizzazioni; così mentre i Paesi forti dell'UE stanno ripubblicizzando  proprio quei servizi, i Comuni italiani “devono” cederli ai privati, cioè a  multiutility e multinazionali quotate in borsa, perdendone definitivamente la proprietà ed il controllo, privando o deprivando in definitiva i cittadini dei loro beni pubblici.

La politica del debito dei Comuni, che in larga misura è politica degli interessi sul debito senza mai andare a spacchettare questo debito per capire chi lo ha prodotto, se è legittimo o inesigibile, se infine non è funzionale all'ulteriore indebitamento utile ad imporre la privatizzazione dei Beni Comuni, consiglierebbe agli Enti Locali politiche finanziarie non da meri contabili ma con una chiara visione politica che tenga conto dell'obiettivo che si vorrebbe conseguire con i tagli dei fondi dello Stato e della Regione e che sappia ad essi reagire e resistere in difesa del Pubblico interesse che rappresentano, quello dei cittadini.

Sia il Movimento 5 stelle che la Lega hanno cavalcato a livello nazionale il tema della ripubblicizzazione dei servizi  proposto dai Movimenti col Referendum del 2011 facendosene primi paladini ed ottenendo per questo un grande consenso elettorale. L'attuale Governo ha messo la ripubblicizzazione nel “contratto di governo”, ed attendiamo di vederli alla prova legislativa, posto che i loro amministratori locali, a partire dalla Sindaca di Roma, hanno finora contraddetto ogni proclama elettorale. A Palermo non solo il M5S ma anche l'esponente dei Coraggiosi Ferrandelli, ha cavalcato i Referendum, sebbene da componente della Commissione Ambiente all'ARS durante la discussione della legge di Iniziativa Popolare e Consiliare per la ripubblicizzazione dell'acqua in Sicilia non abbia contribuito ai lavori. Verso quali politiche spingono ora?

Posto che tutti i costi dei servizi erogati dalle società partecipate dai Comuni o di quelle privatizzate sono a carico della tariffa che pagano i cittadini e che di questi servizi, che non a caso si chiamano Pubblici essenziali, la collettività non potrà mai fare a meno, continuiamo a non capire quale possa essere il vantaggio delle privatizzazioni, se non quello di garantire profitto ed appalti a società che alla prova dei fatti hanno già abbondantemente fallito la mission di efficienza, efficacia ed economicità, lasciando per le inefficienze prodotte, in molti casi già conclamati o prossimi a venire, debiti, personale e multe comunitarie milionarie sul groppone del Pubblico, cioè sempre sulle spalle dei cittadini.

Non capiamo perché la Regione continui a non voler affrontare con il Forum siciliano dei movimenti per l'Acqua ed i Beni Comuni il tema della ripubblicizzazione dei servizi a partire dall'Acqua, non applicando le leggi e continuando nei fatti a favorire gestioni private tutte sotto la lente della magistratura per la quantità di illegittimità amministrative e penali di cui pare non accorgersi. Non capiamo verso quali politiche, se non quelle di una nuova stagione di privatizzazioni selvagge vogliano andare i Consigli Comunali di Messina,  di Palermo, e di tutti i Comuni siciliani, se continueranno a non volere assumere la responsabilità di rispondere alla Volontà Popolare espressa con i Referendum del 2011 di una gestione Pubblica e Partecipata dei Servizi Pubblici essenziali, che non ci stancheremo mai di ribadire, si ottiene riportando in mano interamente pubblica le società privatizzate e trasformando le società, anche ad intero capitale pubblico, da S.P.A. in Aziende speciali o Aziende speciali consortili. Uscendo dal diritto privato che  al mutare del quadro politico consente di privatizzare le S.P.A. come si vorrebbe fare a Messina, per rientrare nel diritto pubblico, mettendo in sicurezza i servizi essenziali, reinvestendo gli utili nel miglioramento del servizio e nella diminuzione delle tariffe anziché in dividendi per gli azionisti, ed  a garanzia del legittimo diritto sui Beni Comuni delle generazioni presenti e future.    

Questa è la transizione giuridica che da anni come Forum Italiano e Siciliano chiediamo a tutte le forze politiche, i Governi e gli Enti Locali per mettere in sicurezza i servizi pubblici essenziali e con essi i lavoratori che sono stati travolti dalla stagione delle privatizzazioni con la precarizzazione dei rapporti di lavoro. La transizione politica che da anni  chiediamo a tutte le forze politiche, i Governi e gli Enti Locali è quella ecologica nella gestione dei servizi, in cui le Aziende, braccio operativo dei Comuni, lavorino in sinergia per rispondere alle emergenze climatiche, ambientali, sociali ed economiche facendo perno sui principi dell'economia circolare, dell'innovazione, delle energie rinnovabili e della partecipazione e controllo democratico dei cittadini.  

Per questo facciamo appello a tutte e tutti i cittadini siciliani, alle forze politiche, sindacali ed associative a vigilare sulle prossime mosse politiche del Governo della Regione, di ogni Sindaco e di ogni Consiglio Comunale e sulle loro conseguenze; affinché i Beni Comuni ed i servizi pubblici non siano ancora e sempre ostaggio di logiche finanziarie più o meno trasparenti o terreno di scontro politico tra maggioranze ed opposizioni, ma vengano intesi come risorse naturali, sociali ed economiche che il Pubblico gestisce per conto dei cittadini ed insieme ad essi per fondare un nuovo benessere ecosostenibile, la sicurezza e salubrità dei territori, la ricchezza anche economica che dalla corretta gestione dei Beni Comuni può scaturire.


SI SCRIVE ACQUA E BENI COMUNI, SI LEGGE DEMOCRAZIA

 

Sciopero 26 ottobre 2018

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Settembre 2018 08:11 Scritto da Sandro Mercoledì 19 Settembre 2018 08:00

U.S.I. - Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

Confederazione di sindacati nazionali e di federazioni locali intercategoriali Segreteria gen Naz.

Roma Largo G. Veratti 25, 00146 Fax 06/77201444 e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Udine Via G. Marchetti 46 33100 tel/fax 0432/1503360 e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Milano Via Ricciarelli 37 tel. 02/54107087 fax 02/54107095 e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. PEC Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Roma, 18 Settembre 2018 ore 11.40

Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali –

fax 06 4821207

Al Min. del Lavoro e delle Pol. Sociali -

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro

Via Fornovo 8

Roma Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Al MIUR – Ministero Istruzione Università e Ricerca

Viale Trastevere 76/a –

00153 ROMA Ufficio Rel. sindacali

fax 06 58493893

e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri/Coord. Amm.vo

Roma

fax 06 67793543

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e

Min. Trasporti Osservatorio sindacale

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Al Dipartimento Funzione Pubblica

fax 06 68997188

e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

per Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Al Responsabile p.t. Relazioni Industriali/RR.UU. Ente Poste Italiane SpA

fax 06 59587979

Alla Commissione di Garanzia (applicazione L. 146/90 e s.m.i.)

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

fax 06 94539680 

e.p.c.

Alle Amm.ni pubbliche, Enti, Aziende, cooperative, servizi soggetti a L. 146/90 e 83/2000.

OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE (Compresa SCUOLA) E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, PER IL GIORNO 26 OTTOBRE 2018.

La Confederazione sindacale Unione Sindacale Italiana in sigla USI, fondata nel 1912, comunica la PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA, PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, PER IL GIORNO 26 OTTOBRE 2018, per permettere manifestazioni locali e nazionali in quella giornata, in concomitanza o congiuntamente a iniziative di altre OO.SS. scioperanti.

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:

CONTRASTO A MISURE GOVERNATIVE e di indicazione internazionale, di peggioramento delle condizioni lavorative, di riduzione del sistema di protezione sociale e per la piena fruizione dei diritti sociali e sanitar;

 

  • per l’ISTRUZIONE PUBBLICA E DI MASSA, CON CONTRASTO ALLE MISURE POSTE DALLA LEGGE 107/2015 e decreti attuativi, anche per istituto “alternanza scuola–lavoro”;
  • per REALIZZAZIONE DIRITTO ALLO STUDIO E INTEGRAZIONE ALUNNI-E CON DISABILITA’ E DISAGI,
  • per diritti continuità lavorativa e salariale personale servizi scolastici esternalizzati, (assistenza scolastica alunni-e disabili, pulizie, mense, trasporti scolastici, ristorazione, servizi ausiliari),
  • per LA PIENA ED EFFICACE TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO e NEGLI AMBIENTI DI LAVORO,
  • per IL SALARIO-REDDITO MINIMO INTERCATEGORIALE NON INFERIORE A 1300 EURO NETTI MENSILI, per il DIRITTO ALL’ABITARE PER TUTTI/E,
  • per LA PARITA’ DI SALARIO A PARITA’ DI LAVORO E LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO, CONTRO GLI EFFETTI DELLA PRECARIETA’ LAVORATIVA (legittimata dal “Jobs Act e decreti attuativi),
  • per LA STABILIZZAZIONE DI PRECARI E PRECARIE (tra cui quelli utilizzati nei Comparti Scuola, Università, Ricerca, Sanità, Enti Locali),
  • per L’ABBASSAMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE e la perequazione delle pensioni,
  • per I DIRITTI SOCIALI E DI CITTADINANZA, per CONTRASTO ALLE LEGGI MINNITI ORLANDO,
  • per CONTRASTO alla pratiche razziste e all’insorgere di metodi, pratiche ispirate al nazifascismo in ogni sua forma ed espressione, contrarie a principi universali e costituzionali,
  • per UNA CULTURA CHE NELLA SCUOLA, NELLE UNIVERSITA’, NEI SERVIZI EDUCATIVI, BANDISCA TESTI E PRATICHE DI CONTENUTO SESSISTA,
  • per CONTRASTO A SCELTE NON OPPORTUNE SU ESTERNALIZZAZIONI, LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI, con effetti penalizzanti e dannosi per lavoratori, lavoratrici, beneficiari dei servizi, su ATTIVITA’ E SERVIZI DI RILEVANZA PUBBLICA (ISTRUZIONE-EDUCAZIONE-FORMAZIONE PROF.LE, SANITA’, TRASPORTI/MOBILITA’, ENERGIA, SERVIZI CULTURALI, SERVIZI SOCIALI/ASSISTENZIALI-EDUCATIVI-DI ORIENTAMENTO).

 

La Confederazione sindacale nazionale USI, ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DALLE LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI. SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, O CON CONSULTAZIONI ELETTORALI, SONO ESCLUSI DALLO SCIOPERO DEL 26 OTTOBRE 2018 AZIENDE, ENTI E SETTORI GIA’ INTERESSATI DA SCIOPERI PROCLAMATI IN DATA ANTECEDENTE ALLA PRESENTE COMUNICAZIONE. SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.

Nota:

il Corpo Nazionale dei VV.FF., lo sciopero sarà articolato nella fascia 8- 14. Per il Comparto ferroviario, lo sciopero (con esclusione di servizi e settori, aziende già oggetto di scioperi proclamati in data antecedente alla data di proclamazione dello sciopero del 26 ottobre p.v.) sarà articolato dalle ore 21.00 (ventuno) del 25 ottobre fino alle ore 21.00 (ventuno) del giorno 26 Ottobre 2018. Saranno comunicate prima possibile, le adesioni di sindacati di categoria e comparto e articolazioni sciopero, oltre a quelle già indicate nel presente atto di proclamazione di sciopero. SI AVVISA CHE NEI TEMPI INDICATI DALLA LEGGE O DALLE PROCEDURE INDICATE NEI RISPETTIVI CCNL DI SETTORE, CATEGORIA O COMPARTO, dovranno essere predisposti da ogni soggetto e per servizi di cui alla legge 146/90 e 83/2000, I CONTINGENTI DI PERSONALE “comandato” per i servizi minimi essenziali, con comunicazione alle e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Distinti saluti

Per la segreteria collegiale generale naz. confederale

UNIONE SINDACALE ITALIANA USI

Giuseppe Martelli

 

   

La radio senza Dio, senza padroni e senza ::::: 89,4 MHz FM

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Settembre 2018 12:59 Scritto da Sandro Lunedì 03 Settembre 2018 12:50

Mon, 3 Sep 2018 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

(it) [Francia] La radio senza Dio, senza padroni e senza pubblicità per più di trent'anni Di ANA

Storia di Radio Libertaire , la voce della Federazione anarchica ---- Una radio anarchica sulle onde FM? La scommessa potrebbe essere sembrata una sfida ... E lo è ancora! Il 1 ° settembre 1981 Radio Libertaire , la radio della Federazione anarchica (FA), emise la sua prima voce a Parigi e nei sobborghi. ---- Fedele ai suoi impegni originari, Radio Libertaire non ha mai smesso di lottare per la libertà delle onde, rivendicando la sua autonomia nei confronti dello Stato e rifiutando di entrare nel sistema delle radio commerciali, di radio ben dotate. ---- Grazie all'aiuto dei suoi ascoltatori, è stata in grado di rimanere una vera radio libera "senza dio, senza padroni e senza pubblicità".

Nulla, tuttavia, è stato vinto in anticipo, e Radio Libertaire dovrà guadagnarsi il diritto di emettere tra mille difficoltà e nonostante la repressione e le manovre dello stato.

Fu il Congresso della Federazione anarchica che, nel maggio 1981, firmò il certificato di nascita di Radio Libertaire .

Dopo lunghi e contraddittori dibattiti, questo congresso accettò all'unanimità l'idea di lanciare una radio che sarebbe stata l'organo della FA.

Questa radio non aveva ancora un nome, nessun segnale di chiamata, nessun progetto reale, nessun host e, per il suo lancio, un budget di 15.000 F! Nessun membro del Congresso in quel momento avrebbe potuto prevedere la sequenza degli eventi, tranne che, all'inizio, l'anarchia sarebbe di nuovo nell'aria. Come nel 1921, quando i ribelli di Kronstadt lanciarono messaggi radio; come nel 1936 in Spagna con Radio CNT-FAI, o quando gli anarchici parteciparono al movimento free-to-air in Francia alla fine degli anni '70, tra cui Radio Trottoir (Tolone) e Radio Alarm i cui animatori erano membri della Federazione anarchica.

Era il 1 ° settembre 1981, alle sei del pomeriggio, in uno scantinato umido sul monte Montmartre che iniziò l'avventura radiofonica. E in modo molto rudimentale, in condizioni precarie, sfidando le leggi della radio: uno studio di 12 metri quadrati con un armamentario di attrezzature per il recupero, un mini-team di sei persone. Prime chiamate da ascoltatori, lettere dei primi ascoltatori ... e la prima interferenza!

Nel frattempo, molti ex prigionieri della radio libera stavano installando studi di fascia alta per conquistare la torta futura delle onde FM. Lo spirito delle radio libere ha già iniziato ad agonizzare, vittima dell'appetito finanziario di alcuni funzionari delle radio ex-pirati. Nell'agosto del 1983, i socialisti misero fine all '"ondata di anarchia", confiscando molti trasmettitori, tra cui Radio Libertaire . Il 28 agosto alle 5:40 del mattino, il CRS (Republican Security Companies) apparve di fronte alle strutture di Radio Libertaire . Hanno sfondato la porta, raccolto tutto il materiale. Gli animatori sono stati interrogati e arrestati, il cavo dell'antenna e il pilastro sono stati tagliati. Né la porta blindata, né i numerosi ascoltatori presenti, potrebbero impedire la presa della nostra radio. I socialisti, allora al potere con i loro alleati del Partito comunista francese, non hanno certamente valutato correttamente la nostra risoluzione, tanto meno la solidarietà che migliaia di ascoltatori ci hanno mostrato negli ultimi due anni. Due anni di costruzione, giorno dopo giorno, di legami solidi e amichevoli tra Radio Libertaire e il suo pubblico. La risposta è stata immediata. E impressionante. Il suo aspetto più importante fu, il 3 settembre 1983, una manifestazione di 5.000 persone e la ritrasmissione di Radio Libertaire .

I momenti intensi e caldi erano così numerosi, le torsioni così frequenti che è impossibile riportare in un articolo: i gala, la congestione delle "radio-soldi", i problemi con il potere, l'ottenimento della deroga, le manifestazioni ... si può disegnare , attraverso questi eventi, la cronologia di date importanti nella storia di Radio Libertaire . Il più importante, infatti, non può essere scritto. Questa è la storia quotidiana e collettiva di Radio Libertaire , che tutti abbiamo, ascoltatori e animatori, dalle trame.

Queste sono decine di migliaia di ore di trasmissione, di comunicazioni telefoniche, che hanno generato corrispondenza, scambi e riunioni. Radio Libertaire è stata costruita nel tempo. Tutti hanno portato la loro pietra: la loro voce, la loro conoscenza, la loro competenza, la loro energia. Radio Libertaire , è anche questo ascoltatore che porta un microfono (può essergli utile); questo lascia il tuo biglietto da visita (sono un elettricista, se ti serve ...); questo è andato in pensione (sono malato, e tu sai che il mio pensionamento è magro ... ma vieni a mangiare un giorno.); questo cieco che, grazie agli annunci di mutuo sostegno, può camminare in tandem (bicicletta di due posti) sul campo con una giovane donna ... e riporta i fiori sul sedile della radio; Tutte queste lettere raggiungono la 145, Amelot Street, per sostenere, porre domande, incoraggiare, suggerire, informare, criticare. Quando una rivista, un'associazione, un individuo, un sindacato, la Federazione anarchica, questi telefoni vengono scambiati, gli incontri segnati, queste reti vengono create e rinforzate.

L'identità culturale della stazione è stata costruita nel tempo. I primi animatori hanno portato i loro album in studio e hanno fatto conoscere a migliaia di persone, artisti come Debronckart Fanon, Servat, Gribouille, Jonas, Utgé-Royo, Aurenche Capart e molti altri.

Nel 1982 è venuto così naturalmente nelle nostre onde un'altra canzone che abbiamo sentito negli squat , al margine del sistema: rock alternativo.

Poi altre canzoni hanno trovato il loro posto in Radio Libertaire: jazz, blues, folk, musica industriale, rap, reggae.

Ovviamente, altri artisti hanno incontrato la radio che ha aperto a molte forme di espressione: fumetti, arti visive, teatro, letteratura, cinema ...

Radio Anarchist Radio Libertaire , tuttavia, ha aperto i suoi microfoni ai suoi amici: anarcossindicalistas della CNT o altri sindacati, Free Thinkers, Pacifist Union, Esperantist, Human Rights League. E ancora una volta nella vita quotidiana, nelle lotte e negli incontri, viene costruita l'intera apertura naturale di Radio Libertaire al movimento sociale: lavoratori in sciopero, disoccupati, senzatetto, occupanti, antirazzisti, ecologisti, refrattari, esuli, ex detenuti ...

Si verificano sequestri della crisi e il lavoro quotidiano di Radio Libertaire è disturbato dall'esigenza del momento.

È il movimento studentesco del 1986, e Radio Libertaire diventa la radio del movimento: rapporti per le strade, tavole rotonde in studio, antenna aperta a testimoniare la violenza della polizia, agit-proppermanente . La Guerra del Golfo esplode e Radio Libertaire diventa la radio "anti-guerra" che fa eco a tutto il RL, che annuncia ora raduni, raduni, riunioni dei comitati di quartiere e propone dibattiti e analisi.

Altrettanto naturale è che in questi caldi momenti Radio Libertaire trova la sua vera dimensione di radio di lotta. A Radio Libertaire ci sono anche mille ragioni per cui gli ascoltatori si preoccupano, attaccano, protestano contro le imperfezioni tecniche oi commenti che trovano essere incongruenti, provocatori, troppo riformatori o troppo radicali. Ma è soprattutto, speriamo, motivi per scoprire il piacere del dibattito, della lotta e delle idee libertarie. Controversie ... Affascinazioni ... E va bene! In un mondo mercantilizzato, disumanizzato e spettacolare, dove il capitalismo trionfante schiaccia uomini e donne, o pensando, come l'economia è standardizzata e globalizzata, Radio Libertaire , con i suoi punti di forza e di debolezza, i suoi difetti e qualità non appare per quello che è: umano ... semplicemente umano?

Radio Libertaire - 89,4 MHz FM

radio-libertaire.net

Contenuto correlato: https://noticiasanarquistas.noblogs.org/post/2018/08/30/franca-radio-libertaire-comemora-37

agenzia di stampa anarchico-ana

 

   

Pagina 3 di 90