Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

AUTOCONVOCATA OPERATORI SOCIALI .

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Aprile 2017 10:30 Scritto da Sandro Lunedì 10 Aprile 2017 10:26

ASSEMBLEA NAZIONALE AUTOCONVOCATA

OPERATORI SOCIALI


Sabato 8 aprile a Roma più di 200 persone hanno partecipato alla prima assemblea autoconvocata degli operatori sociali contro i decreti legge Minniti-Orlando, provenienti da sedici diverse regioni italiane, a testimonianza della necessità di confrontarsi e ragionare insieme.

Una Rete che ha deciso di darsi continuità promuovendo assemblee territoriali ma mantenendo e rafforzando anche la dimensione nazionale di collegamento e coordinamento per iniziare a costruire strumenti comuni, una cassetta degli attrezzi, da poter utilizzare nella quotidianità per inceppare il meccanismo securitario e repressivo voluto dall'attuale Governo.

Una guerra contro i poveri, contro chi vive nella marginalità sociale, che ci vorrebbe “soldati” in prima linea, in alcuni casi e situazioni con parificazione del nostro ruolo e della nostra funzione a quelli del Pubblico Ufficiale, dichiarata dal Governo Gentiloni, applaudita dalle destre e che nel quadro politico istituzionale trova pochissime espressioni di contrarietà e dissenso. #IoDiserto sarà lo strumento per comunicare e condividere la nostra volontà di non essere oggetti passivi e ubbidienti di un disegno politico che mira a trasformare il tessuto sociale delle nostre città, e a cambiare radicalmente il nostro ruolo e la nostra funzione.

Nella società civile le voci contrarie emergono e si moltiplicano: martedì 11 aprile numerose associazioni daranno vita ad un presidio sotto il Parlamento durante quello che probabilmente sarà il voto finale alla trasformazione in legge del primo dei due decreti, quello sull'immigrazione. Noi ci saremo perché riteniamo fondamentale costruire un campagna ampia e condivisa insieme a tutti i soggetti che manifestano contrarietà e dissenso a questo pericoloso declino securitario. Per questo consideriamo altrettanto importante la presa di posizione pubblica, da parte di esponenti del mondo della cultura e dell'impegno sociale, contro questi decreti legge.

Saremo parte attiva di questa campagna comune proprio per le nostre caratteristiche. Siamo operatori e operatrici che lavorano e operano nel sociale, presenti in tutte le città del nostro Paese, siamo nella quotidianità nelle periferie, geografiche e sociali, a toccare con mano le conseguenze di queste scelte politiche.

Ci vogliono anello della catena di controllo sociale e repressivo. Siamo l'anello debole di questa catena, proprio per questo possiamo agire una potenza enorme nel resistere e nel far inceppare il meccanismo securitario. Abbiamo bisogno di strumenti comuni, legali e giuridici, sociali e politici; una dimensione, questa, che può essere costruita solo insieme a molti altri e dentro a quella campagna culturale, sociale e politica di cui si vedono già le premesse e di cui saremo uno dei motori.

La preoccupazione è enorme, la restrizione dei diritti di alcuni diventa la restrizione delle libertà di tutti, minare il diritto d'asilo significa compromettere il diritto alla vita. L'istituzione di “tribunali speciali” per migranti, il diritto differenziale a seconda della “categoria sociale” di appartenenza, il confino urbano che può essere agito dal Sindaco e dal Questore nei confronti delle persone che “minano il decoro urbano” utilizzando il mini-daspo, sono solo gli strumenti più eclatanti, significativi di un disegno più ampio. Il messaggio è chiaro: nessuno è uguale davanti alla legge.

Per quanto ci riguarda questo è solo l'inizio, la presenza e la ricchezza delle proposte e dei ragionamenti che sono emersi dalla nostra prima assemblea dimostrano che ci siamo e che abbiamo la voglia e la necessità di continuare insieme questo percorso. Non come “categoria” ma come cittadini, uomini e donne, che nelle nostre città hanno gli strumenti per smascherare le carenze del sistema di accoglienza, l'assenza di politiche sociali adeguate, gli abusi di sindaci e prefetti che si fanno prendere la mano dal sogno infantile, mai riposto, di essere sceriffi.

Noi, non solo noi, ma noi sicuramente saremo parte di questo movimento di resistenza ai decreti legge Minniti-Orlando e a alla visione del mondo che portano con sé. #IoDiserto perché se dobbiamo essere complici lo saremo con chi queste politiche le subisce e non con chi le promuove; una scelta di parte perché siamo convinti che stare dalla parte dei più deboli significa stare dalla nostra parte, dalla parte di tutti: in un mondo diviso in "categorie sociali" da colpire prima o poi viene toccata anche quella in cui ognuno di noi viene “costretto”.

Rete Operatori Sociali

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

ROMA 8 APRILE 2017

 

 

Il Salento nella repressione. Ambiente & Veleni. TAP

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Marzo 2017 09:11 Scritto da Sandro Mercoledì 29 Marzo 2017 08:58

DAL FATTO QUOTIDIANO

Tap, via libera alla rimozione degli ulivi in Puglia.

Scontri tra polizia e manifestanti

Tap, via libera alla rimozione degli ulivi in Puglia. Scontri tra polizia e manifestanti

Ambiente & Veleni

Il Ministero dell'Ambiente ha acconsentito all'espianto di 200 piante sul tracciato del microtunnel del gasdotto. Decine di attivisti e studenti protestano davanti al cantiere: cariche degli agenti

Scontri e tra polizia e manifestanti davanti al cantiere Tap in località San Basilio, in provincia di Lecce, dopo il via libera del ministero dell’Ambiente alla rimozione di oltre 200 ulivi sul tracciato del gasdotto. Una cinquantina di attivisti, studenti, docenti e Comitati NoTap, dopo essere stati caricati per due volte dagli agenti, sono stati colti da malore e circondati da un cordone di polizia.

Le cariche hanno provocato alcuni contusi: due persone si trovano per terra e vengono soccorse da altri manifestanti. Un uomo di 65 anni, Ippazio Luceri, è stato colto da malore e soccorso dai sanitari giunti con un’ambulanza. L’uomo, in sciopero della fame da una settimana, è uno degli attivisti in prima linea nella protesta contro l’eradicazione degli ulivi.

I manifestanti in totale sono circa 300 e hanno creato un “corridoio” che va dai cancelli del cantiere presidiati dalle forze dell’ordine fino alla strada. In mattinata hanno bloccato l’ingresso che è stato successivamente forzato dalla polizia. Gli agenti hanno chiuso ogni accesso, impedendo anche il transito a piedi e più tardi i manifestanti, seduti davanti ai cancelli, sono stati spostati con la forza.

   

Taranto. Repressione. Riceviamo e pubblichiamo.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Marzo 2017 09:13 Scritto da Sandro Lunedì 27 Marzo 2017 08:04

La solidarietà di tutta L'UNIONE SINDACALE ITALIANA ALLA COMPAGNA

E COMPAGNI DELLO SLAICOBAS SC CHE VENGONO GIUDICATE/I E

CONDANNATE/I PER AVER LOTTATO E DIFESO IL DIRITTO

ALLA SALUTE E AL LAVORO.

W LA LOTTA DEI LAVORATORI.

SOLIDARIETA'

SOLIDARIETA'

TARANTO:


ANCORA CONDANNE PER CHI LOTTA VERAMENTE!

La coordinatrice dello Slai cobas sc di Taranto e vari lavoratori e lavoratrici della Pasquinelli, e disoccupati, sono stati condannati a più di 2 mesi (senza pena sospesa).

Nel dicembre 2011 erano in lotta contro il Comune, l'Amiu (come, peraltro negli anni precedenti e successivi) che invece di fare la raccolta differenziata, in violazione delle stesse leggi di questo Stato borghese, usavano fondi pubblici per distribuire manciate di appalti, ultra precari per i lavoratori, alle ditte.


 

Oggi il Tribunale invece di criminalizzare chi ha ampiamente contribuito alla situazione di Taranto - neanche pochi giorni fa è uscito il rapporto di ispettori del Ministeri di Economia  e finanze che ha rilevato una serie di irregolarità del Comune e partecipate, tra cui: non governo delle finanze comunali, errate contabilizzazioni di Bilancio, errato calcolo della tariffa rifiuti, errata costituzione del fondo crediti di dubbia esigibilità, affidamenti diretti da parte delle partecipate in assenza di controllo, incarichi dirigenziali a termine e del personale flessibile, con nomine ritenute dagli ispettori fuori dai limiti previsti dalla legge ed in assenza di procedure selettive, utilizzo di collaborazioni autonome al di fuori delle regole previste dalla legge, senza nessuna preventiva selezione, ecc. - condanna chi lottava e lotta contro tutto questo e molto di più.

Ma c'è da dire che grazie a quelle lotte, e solo per quelle lotte una parte dei Disoccupati Organizzati si sono conquistati allora il lavoro.

Questo sistema giudiziario, intrecciando politica e visione di parte - contro i diritti dei lavoratori, per cui una lotta sacrosanta è considerata peggio di una truffa, della rapina continua ai danni delle popolazioni, degli attacchi al lavoro, alla salute - ad un burocratismo facile che non vuole vedere le ragioni della protesta, scarica condanne e sanzioni pecuniare.

Questo è ancora più inaccettabile e osceno in una realtà in cui la stessa Magistratura, nella persona del suo massimo rappresentante, il Procuratore, verso chi per i profitti ha fatto morire tanti operai e gente dei quartieri, dopo tre anni dall'inizio del processo Ilva, fa accordi con gli assassini, perchè escano dal processo.

QUESTA (IN)GIUSTIZIA E' DI CLASSE! PERCHE' QUESTO SISTEMA E' DI CLASSE, DIFENDE I PADRONI, I LORO PROFITTI, LE ISTITUZIONI DEL MALAFFARE.

MA POTETE CONDANNARCI QUANTO VOLETE, I LAVORATORI, LE LAVORATRICI ORGANIZZATI NON SOLO CONTINUERANNO LE LORO LOTTE, MA LAVORANO PER METTERE FINE A QUESTO SISTEMA DI PERENNE INGIUSTIZIA.

29.03.2017 Ultime notizie.

a Taranto - renzi non si contesta - nuova operazione repressiva nei confronti dello slai cobas sc e altre realtà

la digos sta notificando in queste ore a 15 compagni l'avviso di conclusione delle indagini per la contestazione a Renzi del 29 luglio scorso tra i 15 come sempre Margherita calderazzi più altri 4 compagni di proletari comunisti e il responsabile rsa slai cobas dei lavoratori cimiteriali, - 6 complensivamente tra attivisti e dirigenti dello slai cobas per il sindacto di classe, altri militanti del movimento ambientalista cittadino compreso uno dei principali esponenti dei liberi e pensanti operaio Ilva - le accuse sono pesanti svilupperemo la campagna, nei prossimi giorni, di concerto con gli altri imputati se possibil.

Ogni informazioni sugli sviluppi della situazione tarantina sarà da noi pubblicata.

   

Pagina 3 di 71