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Accordo Italia-Albania

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Ultimo aggiornamento Martedì 26 Marzo 2024 15:34 Scritto da Sandro Martedì 26 Marzo 2024 15:25

Accordo Italia-Albania: uno spot da 650 milioni

Il governo Meloni lo ha promesso: in Italia devono sbarcare meno migranti possibile. I numeri con cui ci stiamo confrontando sono questi: nel 2022 105.131 arrivi, nel 2023 157.651 e al 20 marzo 2024 sono 8.629 (qui), poco meno della metà rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo calo con ogni probabilità è frutto del Memorandum d’intesa con la Tunisia del 16 luglio 2023 (qui), con cui l’Ue dà al Presidente Kaïs Saïed105 milioni di euro per il controllo delle frontiere. Il progetto è quello di dirottare gli sbarchi dall’Italia all’Albania, con cui il 6 novembre 2023 viene firmato un Protocollo per costruire a nostre spese due strutture: una per le procedure di sbarco e di identificazione nel porto di Shengjin, l’altra, su un’area di 77 mila mq a Gjadër, dove i migranti staranno in «stato di trattenimento» sul modello Cpr (qui art. 7 bis), in attesa di approvazione della domanda di asilo o del provvedimento di espulsione. Sono a carico delle autorità italiane le misure necessarie ad assicurare la permanenza dei migranti all’interno delle aree, impedendone l’uscita sia durante le procedure amministrative sia al loro termine. Vediamo come funziona l’accordo che ha una durata di 5 anni, ed eventualmente rinnovabile.
Chi va dove: come funziona lo smistamento

Lo smistamento avviene in acque internazionali in concomitanza al salvataggio da parte dei mezzi di soccorso italiani (e non delle Ong) (qui). In Albania vengono portati solo maschi adulti provenienti da Paesi considerati sicuri (come Tunisia, Marocco e Algeria, qui la lista completa) L’ipotesi è di disporre i nostri assetti navali in mezzo al mare dove separare i minori, le donne e gli anziani, che sbarcheranno in Italia poiché per legge non possono andare nei centri albanesi(qui art. 2). Uno smistamento complicato da fare in mezzo al mare, visto che i migranti viaggiano senza documenti.

Le video-udienze in collegamento con Roma

Una volta condotti nei centri ubicati al porto di Shengjin e poi a Gjadër, dove la capienza massima è di 3 mila migranti (qui art. 4), si procederà all’identificazione e definizione dello status da parte delle nuove Commissioni territoriali. I tempi sono quelli previsti dalle nuove «procedure accelerate di frontiera» entrate in vigore il 6 maggio 2023 con il decreto Cutro (qui art. 7 bis): 28 giorni per l’identificazione e la verifica dei requisiti per l’asilo. Entrando nel dettaglio: la decisione per il riconoscimento della protezione internazionale dovrà essere presa entro 7 giorni, tramite video-udienze in collegamento da Roma; in caso di diniego il richiedente potrà presentare ricorso entro i successivi 14; ed entro altri 7 giorni il giudice dovrà decidere se accogliere o respingere. A quel punto chi ha diritto all’asilo entra in Italia regolarmente; per tutti gli altri deve essere effettuato il rimpatrio, che avverrà comunque dall’Italia. Quindi – è il ragionamento della premier Giorgia Meloni – «ogni mese 3 mila entrano e 3 mila escono, pertanto in Albania possono essere gestiti 36 mila migranti l’anno» (qui). Un auspicio difficilmente praticabile.

Le «porte girevoli» che li riportano in Italia

Recita l’articolo 4 del Protocollo (qui): «Il limite temporale di permanenza del singolo migrante non potrà mai essere superiore al tempo strettamente necessario a espletare le procedure di accertamento dei requisiti per l’ingresso e soggiorno in Italia e, nei casi previsti, le procedure di rimpatrio». Cosa vuol dire? Che se ogni mese 3 mila migranti escono dai centri albanesi e tornano in Italia, e fra loro mille hanno ottenuto il diritto di asilo, gli altri 2mila sono da rimpatriare. E’ qui che la porta girevole si inceppa. Siccome per queste operazioni ci vuole un accordo con il Paese d’origine, mediamente ogni mese ne rimpatriamo 400. E infatti nel 2023, su 150 mila arrivi, ne abbiamo riportati a casa 4.753 (vedi Dataroom del marzo 2019).

Significa che tutti gli altri dovranno stare fino a 18 mesi nei Cpr italiani, dove in totale i posti disponibili sulla carta sono 1.359, ma nella realtà sono meno a causa dei lavori di ristrutturazione in corso, per esempio a Torino e Trapani (qui pag. 53); mentre i nuovi posti annunciati dal governo non sono pronti (qui). Poi trascorsi i 18 mesi, chi non si riesce a rimpatriare torna a piede libero e diventa clandestino.
L’alternativa fa acqua

L’alternativa è lasciare nei centri di detenzione albanesi chi è in attesa di espulsione, e in assenza di nuovi accordi, riportare in Italia quelle poche centinaia rimpatriabili. In tal caso però non si liberano posti nei centri di Shengjin/Gjadër , e allora il numero di migranti accolti si allontana parecchio dagli annunciati 36 mila l’anno. Comunque alla fine la storia è sempre la stessa: passati 18 mesi i migranti che non si è riusciti a espellere devono essere riportati in Italia e a piede libero.

I conti senza l’oste

Questo andirivieni deve anche fare i conti con la Corte di giustizia europea che dovrà decidere se il «trattenimento» previsto dalle «procedure accelerate di frontiera» del decreto Cutro (evitabile solo se il migrante versa 5 mila euro di cauzione) è in linea con i diritti umani salvaguardati dalle norme europee. La decisione arriverà a tempo debito, verosimilmente non prima di un anno. Sarebbe un azzardo portare nel frattempo dei migranti in Albania perché c’è la possibilità che i giudici (la competenza è della sezione specializzata del Tribunale di Roma) possano non convalidare il trattenimento entro le 48 ore previste, come già hanno fatto in Italia. E a Shengjin/Gjadër i migranti non possono girare a piede libero. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi va comunque avanti: «Nelle more del giudizio siamo disponibili a rivedere la norma sulla cauzione per i migranti che ci pare l’unico dubbio sollevato. Il crono programma procede e il nostro genio civile come i vigili del fuoco sono già al lavoro per una rapida realizzazione dei centri». Ma quanto ci costa questo giro per il Mediterraneo?

I costi: 653 milioni di euro

Tra costruzione, gestione e apparati telematici le due strutture costeranno quasi 69 milioni di euro: «Poiché sono frequenti i casi di blackout, è necessario dotare l’area di gruppi elettrogeni – si legge nella relazione tecnica che accompagna il Protocollo –. Poiché sono frequenti i casi, soprattutto nei mesi estivi, di sospensione delle forniture idriche, è necessario dotare l’area di serbatoi di accumulo; l’intera zona non è dotata di fogna pubblica; pertanto, per lo scarico delle acque nere è necessario realizzare un serbatoio di accumulo di idonea capacità da svuotare periodicamente con autospurgo; serve inoltre il collegamento per la rete telefonica e la rete Internet». Altri 25 milioni ci vogliono per la struttura penitenziaria. All’Albania dobbiamo dare 94 milioni per la sorveglianza esterna: la giurisdizione sarà italiana, ma Edi Rama collaborerà con le sue forze di polizia per la sicurezza fuori dalle strutture. Per il viaggio, la diaria, il vitto e alloggio degli uomini dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, i costi in più sono di 260 milioni e 200 mila euro. Per le 5 nuove commissioni territoriali che dovranno esprimersi sul diritto di asilo: 17 milioni e 970 mila. Per 152 nuove assunzioni tra funzionari del ministero dell’Interno e della Giustizia, magistrati, giudici di pace e dirigenti sanitari 42 milioni 507.739. Per l’affitto delle aule a Roma per le video-udienze, luce e riscaldamento 2 milioni e 920 mila euro.

Per costruire e allestire 20 aule per le udienze in Albania e per i collegamenti telematici dall’Italia dei difensori 8 milioni 730 mila. Spese di viaggio per avvocati e interpreti 29 milioni 160 mila. «Al termine delle procedure di accertamento – dice l’articolo 9 del Protocollo – le autorità italiane provvedono, a proprie spese, all’allontanamento dei migranti dal territorio albanese» (qui). Ovvero li riportano in Italia, e la spesa di noleggio navi, mezzi ed equipaggiamenti è di altri 104 milioni. Costi totali in cinque anni: 653,5 milioni di euro.
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Così tagliate sugli ospedali.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Marzo 2024 14:38 Scritto da Sandro Mercoledì 20 Marzo 2024 14:34

Così tagliate sugli ospedali.

Anche le Regioni di destra in rivolta contro il governo

Marzo 2024Aggiornato

DI MICHELE BOCCI, REPUBBLICA. Non si sono trattenuti. Hanno alzato la voce, minacciato di fermare cantieri, prefigurato ricorsi. Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto ha addirittura ipotizzato di lasciare l’incarico di commissario per il piano di rientro del sistema sanitario calabrese. «Se le cose stanno così, vi rendo le chiavi».

  • Non era mai capitato che le Regioni di centrodestra andassero tanto apertamente all’attacco del governo Meloni, finora c’erano stati giusto un po’ di mugugni. La rabbia riguarda il settore più importante per le amministrazioni locali, quella sanità che assorbe circa l’80% dei loro bilanci.

Dall’altra parte del tavolo, in una movimentata riunione che si è svolta lunedì, c’erano il ministro agli Affari europei e al Pnrr Raffaele Fitto e quello alla Salute Orazio Schillaci, in realtà molto defilato durante l’incontro. La partita era quella del Pnc, il Piano complementare parallelo al Pnrr, che da giorni agita i presidenti e gli assessori. Il governo ha deciso infatti di tagliare 1 miliardo e 266 milioni di euro dal programma “Verso un ospedale sicuro e sostenibile”, che finanzia la messa a norma delle strutture, ad esempio, ai fini dell’antisismica e l’antincendio.

Fitto ha spiegato che i soldi si potranno prendere dal cosiddetto “ex articolo 20”, un fondo creato nel 1988 per pagare le grandi opere della sanità, come la costruzione di ospedali. «Si tratta di vasi comunicanti», ha aggiunto il ministro riferendosi al cambio di “contenitore” dei soldi. La mossa ha scatenato la rabbia di tutte le Regioni, nessuna esclusa.

  1. Le contestazioni sono state due. La prima riguarda il fatto che molti hanno già programmato le spese finanziate dal Pnc, addirittura hanno aperto cantieri e ricevuto le fatture da pagare. Prendere il denaro dall’ex articolo 20 provocherebbe grandi rallentamenti, perché andrebbero avviate lunghe procedure per ottenere i soldi, e quindi affrontati contenziosi. La seconda riguarda il fatto che il fondo per le grandi opere, dove già non ci sarebbe abbastanza denaro, verrebbe ridotto perché sarebbe utilizzato per altro. «Quindi si tratta comunque di un taglio», hanno ribadito le Regioni.

Quando ormai la riunione dell’altro ieri era finita, sono arrivate pure le critiche della Corte dei conti, che praticamente coincidono con quelle di presidenti e assessori. «Non si può non osservare – è scritto nella memoria sul decreto che introduce la novità – come, oltre a ridurre l’ammontare complessivo delle risorse destinabili ad investimenti in sanità (l’aver attribuito il finanziamento del programma al Fondo ex articolo 20 incide sulle disponibilità per ulteriori accordi di programma) e a incidere su programmi di investimento regionali già avviati, lo spostamento comporta il rinvio dell’attuazione del progetto a quando saranno disponibili spazi finanziari adeguati».

All’incontro di lunedì c’erano tre presidenti: Francesco Rocca del Lazio, Michele Emiliano della Puglia (l’unico di centrosinistra) e Roberto Occhiuto della Calabria. Rocca, dopo aver fatte proprie le osservazioni dell’assessore alla Salute toscano Simone Bezzini (e già questo è significativo), ha spiegato che a lui i soldi dell’ex articolo 20 servono per rifare l’ospedale di Tivoli, colpito da un grave incendio, e non può usarli per altro. Emiliano ha spiegato di avere già cantieri aperti e ha chiesto se deve fermare tutto («no, correte», ha risposto Fitto lasciando un po’ interdetto il presidente). Occhiuto ha detto che non si possono togliere risorse per mettere gli ospedali in sicurezza a una Regione che è da 15 anni in piano di rientro. Ha poi aggiunto che, se il governo agisce così tanto vale rimettere il suo mandato di commissario della sanità.

  1. Proteste sono arrivate anche dalle grandi realtà del nord, Veneto e Lombardia in testa. L’assessore alla Salute lombardo Guido Bertolaso, che aspetta finanziamenti per oltre 200 milioni, ha detto che i soldi non possono essere tolti: «Noi non siamo d’accordo, anche perché le spese legate all’ex articolo 20 sono già state programmate, abbiamo annunciato la costruzione di nuovi ospedali – il senso del suo intervento – E poi c’è un accordo in conferenza Stato-Regioni che stabilisce di togliere i soldi solo in caso di inadempienze e previa intesa. Le due condizioni qui non ci sono». Il coordinatore degli assessori alla Salute, l’emiliano Raffaele Donini, che deve ricevere un centinaio di milioni, ha messo in guardia i due ministri: «State prendendo un abbaglio». Tutti, inoltre, hanno rintuzzato Fitto quando ha fatto l’esempio dei vasi comunicanti: «Appunto se i fondi sono comunicanti e uno di questi viene ridotto si sta praticando un taglio».
  • Insomma, dalle Regioni è arrivata una fumata nera. Per tentare di uscire dalla situazione i ministri hanno annunciato che incontreranno le amministrazioni locali una ad una. Chiudere una partita del genere senza l’intesa con i presidenti è arduo, intanto perché si rischiano ricorsi ma soprattutto perché si porterebbe all’estremo lo scontro politico sulla sanità con gli amministratori locali di centrodestra.

 

   

smart working, disciplinato dalla legge n. 81/2017

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Ultimo aggiornamento Martedì 19 Marzo 2024 10:14 Scritto da Sandro Martedì 19 Marzo 2024 10:11

Smart working: guida al lavoro agile

Valeria Zeppilli 15 mar 2024

Lo smart working, disciplinato dalla legge n. 81/2017, è una modalità agile di esecuzione della prestazione lavorativa, semplificata in tempi di Covid e prorogata fino al 31.03.2024

· Smart working Italia

· Lavoro smart working

· Contratto di lavoro agile

· Smart working covid

· Smart working ultimissime

· Smart working 2024

· Fac-simile contratto smart working

Smart working Italia

Lo smart working è stato introdotto in Italia dal c.d. Jobs Act degli autonomi (legge 81/2017 sotto allegata in pdf). Esso viene definito come "una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa".

Cosa vuol dire smart working in italiano

Smart working viene tradotto in italiano con le parole "lavoro agile" e dalla definizione appena vista emerge che non si può parlare di un autonomo contratto di lavoro ma, piuttosto, di una diversa estrinsecazione dei contratti già previsti dal nostro ordinamento (part-time, contratto a tempo determinato, contratto a tempo indeterminato, etc.), che i dipendenti possono liberamente scegliere e che non può essere imposta dal datore di lavoro.

Lavoro smart working

Poiché lo smart working è solo una diversa modalità di svolgere i contratti previsti dal nostro ordinamento, il lavoratore non può essere trattato diversamente rispetto ai suoi colleghi per il solo fatto che rende la propria prestazione in modalità di lavoro agile.

Il trattamento normativo e quello economico riservati allo smart worker non devono essere quindi differenti rispetto a quelli dei lavoratori equiparabili in ragione della scelta di flessibilità che i primi hanno effettuato in accordo con il datore di lavoro.

L'orario nel lavoro agile

Spostando la prestazione lavorativa al di fuori dell'azienda e rendendone lo svolgimento più elastico, il lavoro agile fa sì che la questione degli orari di lavoro rivesta una particolare importanza.

Lo smart working, infatti, deve essere svolto nel rispetto della durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale; tuttavia, non essendo possibile misurare e definire il periodo di tempo esatto durante il quale il lavoratore presta la sua opera, il rischio è quello di una totale contaminazione dei tempi vita con i tempi lavoro.

Diritto alla disconnessione

Per tale motivo, è imprescindibile che nel contratto, con il quale si concorda lo svolgimento di lavoro agile, siano stabiliti i tempi di riposo e delle misure tecniche e organizzative che assicurino il diritto alla disconnessione del lavoratore, ovverosia il suo diritto a non rispondere a mail o telefonate.

Vai alla guida il diritto alla disconnessione

Controlli e norme disciplinari

Lo svolgimento del lavoro in modalità agile non esonera tuttavia il lavoratore dal rispetto delle norme di comportamento: egli resta sempre assoggettato al potere disciplinare del datore di lavoro. A tal proposito, per quest'ultimo è consigliabile individuare specificamente nel codice di disciplina dei comportamenti tipici del lavoro esterno all'azienda che possono dar luogo all'applicazione di sanzioni disciplinari.

Resta fermo il fatto che non è possibile un controllo del lavoratore in violazione delle tutele e dei limiti di cui all'articolo 4 dello statuto dei lavoratori.

Sicurezza del lavoratore agile

Per espressa previsione del Jobs Act, il datore di lavoro è inoltre responsabile della sicurezza del lavoratore, anche se la prestazione è svolta fuori dei locali aziendali. Non solo: egli deve garantire il buon funzionamento degli strumenti tecnologici che sono assegnati al lavoratore per lo svolgimento della sua attività.

Ogni anno, quindi, al lavoratore deve essere consegnata un'informativa scritta che riporti i rischi generali e quelli specifici connessi alla particolare modalità con la quale è svolta la prestazione lavorativa. Il lavoratore, dal canto suo, deve cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro.

Il datore di lavoro e il lavoratore, più in generale, sono tenuti a tutti gli adempimenti necessari ai fini della sicurezza di quest'ultimo.

Lo smart worker va poi assicurato contro gli infortuni e le malattie professionali, con copertura pari a quella di tutti i suoi colleghi. A tal proposito si precisa che anche in caso di smart working è possibile il verificarsi di un infortunio itinere, considerato che non è indispensabile che il lavoratore svolga la prestazione proprio nella sua casa di abitazione, se ciò risponde a criteri di ragionevolezza e si tratta di una scelta comunque connessa a esigenze lavorative e di conciliazione dei tempi vita con i tempi lavoro.

Il contratto di lavoro agile

Per quanto riguarda poi il l'accordo individuale a cui abbiamo fatto cenno all'inizio, è bene chiarire che le modalità di svolgimento del lavoro agile devono essere concordate tra le parti mediante contratto, da stipularsi per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova.

In esso va disciplinata l'esecuzione della prestazione lavorativa in maniera smart, occupandosi anche delle forme di esercizio del potere direttivo e degli strumenti che il lavoratore utilizzerà.

È poi prescritto, per le ragioni esposte sopra, che l'accordo individui i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e organizzative che assicurino la disconnessione dello smart worker.

Il Jobs Act chiarisce che l'accordo per lo svolgimento di lavoro agile può essere sia a termine che a tempo indeterminato, precisando che il recesso, in questo secondo caso, è possibile con un preavviso che non deve essere inferiore a 30 giorni (o a 90 giorni se si tratta di lavoratori disabili).

Sempre in materia di recesso, se sussiste un giustificato motivo, sia il lavoratore che il datore di lavoro possono recedere o prima che scada il termine, se l'accordo è a tempo determinato, o senza dare il preavviso, se l'accordo è a tempo indeterminato.

Smart working Covid

Nel corso degli anni che vanno dal 2020 fino al 2022 si è assistito a un'ampia diffusione dello smart working per evitare il diffondersi del contagio da coronavirus attraverso e nei luoghi di lavoro.

Smart working semplificato

Le ragioni emergenziali alla base della scelta dello smart working durante la pandemia ha fatto sì che lo stesso potesse essere introdotto anche in assenza dei presupposti richiesti dalle norme del Jobs Act.

In particolare, è stato possibile attivare il lavoro agile anche in assenza di un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro e sono stati semplificati gli obblighi di informativa previsti per la garanzia della salute e della sicurezza dello smart worker, che sono divenuti assolvibili anche solo in via telematica.

In alcuni casi, inoltre, è stato riconosciuto un vero e proprio diritto allo smart working. Ci si riferisce, ad esempio, all'ipotesi di quarantena del figlio del lavoratore o a quella dei cc.dd. lavoratori fragili, ovverosia maggiormente esposti al rischio di contagio.

Durante il periodo dell'emergenza sanitaria, si è fatto ampio ricorso allo smart working anche nelle pubbliche amministrazioni.

Anche in questo caso si è optato per l'assoggettamento del lavoro agile a un regime semplificato rispetto a quello ordinario.

La durata dello smart working nel periodo Covid19 era stata prorogata fino alla fine del periodo emergenziale, ovvero fino al 31 marzo 2022.

Smart working semplificato: proroghe 2022-2024

Il regime semplificato per lo smart woprking è stato poi ulteriormente prorogato:

· fino al 30 giugno 2022, dal D.L. n. 24/2022;

· fino al 31 dicembre 2022 dal D.L. n. 115/2022;

· fino al 31 marzo 2023 dalla legge di bilancio 2023;

· fino al 30 giugno 2023 dal decreto Milleproroghe, convertito nella legge n. 14/2023;

· fino al 30 settembre 2023 dal decreto lavoro n. 48/2023;

· fino 31 dicembre 2023 dal decreto proroghe n. 132/2023;

· fino al 31 marzo 2024 dal decreto anticipi per i dipendenti che hanno figli di età inferiore ai 14 anni e per coloro che sono più esposti al rischio Covid.

Smart working ultimissime

Dal 1° aprile 2024 lo smart working torna quindi ad essere applicato in base alle regole più stringenti previste dalla legge n. 81/2017.

La proroga del decreto anticipi fino al 31 marzo 2024 è l'ultima al regime semplificato che è stato applicato durante il periodo della pandemia e successivamente prorogato.

Smart working 2024

Lo smart working nel corso del 2024 è quindi soggetto a due regimi normativi diversi:

1. Fino al 31 marzo 2024 nelle modalità semplificate vigenti nel periodo della pandemia per le due categorie di lavoratori sopra indicati, ossia:

- lavoratori con figli under 14: qualora nel nucleo familiare l'altro genitore non benefici di misure di sostegno al reddito nelle ipotesi di sospensione o di cessazione dell'attività lavorativa;

- lavori esposti al rischio da contagio: ossia quei lavoratori che per età o immunodepressione causata da patologie oncologiche o cure salvavita sono più esposti al contagio, in base agli accertamenti medici eseguiti.

2. Dal 1° aprile 2024 lo smart working viene applicato nelle modalità stabilite dalla legge n. 81/2017, che risulta assai più restrittiva della disciplina semplificata introdotta durante la pandemia. Il primo grande cambiamento è rappresentato dalla possibilità per il lavoratore di beneficiare dello smart working solo previo accordo scritto con il datore di lavoro e sempre che le condizioni aziendali lo consentano. Una volta sottoscritto l'azienda deve conservare l'accordo per 5 anni.

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Fac-simile contratto smart working

Di seguito un fac-simile di contratto per la prestazione di lavoro agile:

Accordo individuale per la prestazione di lavoro agile

ai sensi degli articoli 18 e ss. della legge n. 81/2017

Gent.mo Sig.

___________

(inserire anche i dati anagrafici)

con la presente Le comunichiamo di accogliere la Sua richiesta di svolgimento della prestazione lavorativa secondo la modalità denominata "lavoro agile", ai sensi degli articoli 18 e ss. della legge n. 81/2017.

La prestazione sarà regolata secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, (dal contratto collettivo aziendale del _________) e dal presente accordo individuale.

1) La prestazione lavorativa sarà svolta, dal ______ al _______/a tempo indeterminato con le seguenti modalità:

· l'esecuzione della prestazione avverrà all'esterno dei locali aziendali per massimo n. ___ ore settimanali (e n. __ ore giornaliere), presso la Sua abitazione, altro luogo privato di Sua pertinenza, hub aziendali;

2) Durante lo svolgimento della prestazione in modalità "lavoro agile" la sede di lavoro resterà, ad ogni effetto diverso da quelli regolati nel presente accordo, quella aziendale sita in ________________, via _________________________ n. ___

3) La programmazione del lavoro agile avverrà con cadenza ______________ e dovrà essere previamente approvata dal responsabile del Suo ufficio. Le modifiche della programmazione sono possibili solo per le seguenti ragioni _____________ e con preavviso di ___________.

4) Lei è tenuto a garantire delle fasce orarie di disponibilità, che sono così collocate nel corso della giornata _________________. Durante tale arco temporale, è tenuto a mostrarsi reperibile al datore di lavoro e ai colleghi assicurando una risposta tempestiva. Al di fuori di tale arco temporale, la tempestività non è necessaria.

5) In ogni caso, è suo diritto disconnettersi dalle strumentazioni tecnologiche e informatiche dalle ore _______ alle ore _________. Per garantire il diritto alla disconnessione, sono adottate le seguenti misure tecniche e organizzative: ________________________.

6) La retribuzione resta invariata rispetto a quella da Lei attualmente percepita, ovverosia pari a _________. Anche le mansioni restano quelle fissate nel Suo contratto individuale di lavoro.

7) Al fine di consentire un proficuo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile, l'azienda le fornisce in comodato d’uso, per tutta la durata necessaria, le seguenti strumentazioni e attrezzature: _____________________________ (ad esempio, pc portatile, tablet, …..). La relativa assistenza tecnica è a carico dell'azienda, ma grava su di Lei l'obbligo di custodia delle predette strumentazioni e attrezzature e quello di garantire la riservatezza dei dati in esse contenuti nel rispetto del disciplinare tecnico in materia di privacy aziendale e delle istruzioni che Le sono consegnate quale incaricato del trattamento dati.

In caso di malfunzionamento degli strumenti messi a Sua disposizione, l'azienda si riserva di richiamarLa in sede in attesa che il problema venga risolto.

8) La connessione internet resta a Suo carico, così come i costi per l'energia elettrica e la rete telefonica fissa, salvo il caso di prestazione svolta presso gli hub aziendali.

9) I controlli del datore di lavoro avverranno sempre nel rispetto delle previsioni di cui all'articolo 4 della legge n. 300/1970.

10) Nel rispetto degli obblighi di sicurezza su di essa gravanti, l'azienda Le consegnerà annualmente un'informativa relativa ai rischi generici e specifici connessi alla particolare modalità con la quale svolge la Sua prestazione lavorativa e resta onerata di tutti gli altri adempimenti dovuti. Dal canto Suo, Lei è tenuto a cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione applicando correttamente le direttive aziendali.

10) Il recesso dal presente accordo è possibile con un preavviso di almeno __________ o senza preavviso in caso di giustificato motivo (contratto a tempo indeterminato) / Il recesso dal presente accordo prima della scadenza concordata è possibile solo in presenza di un giustificato motivo (contratto a tempo determinato).

Cordiali saluti.

Luogo, data ______________

Il datore di lavoro ________________ (firma)

 

Per ricevuta e accettazione

Il lavoratore _____________________ (firma)

   

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