IRPEF, autocertificazione. Legge n. 296/2006

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

IRPEF, autocertificazione.

La procedura per compilare il documento sulle detrazioni da consegnare al datore di lavoro.

È tempo di attestazioni per il diritto agli sconti fiscali in busta paga. L'appello, che interessa tutti i lavoratori dipendenti e i collaboratori, è relativo al diritto alle cosiddette detrazioni fiscali (ossia gli sconti sull'IRPEF in misura fissa fissati per lavoro dipendente e per carichi di famiglia) per il 2009.

A partire dall'anno scorso, infatti, tale diritto è subordinato alla presentazione dell'autocertificazione prevista dall'articolo 23 del DPR n. 600/1973, adempimento che, da una tantum (salvo modifiche), è stato trasformato a cadenza annuale. La dichiarazione inoltre si è arricchita di nuovi elementi, quali il codice fiscale dei soggetti a carico che, se omesso, comporta la mancata attribuzione degli sgravi fiscali.

Vediamo come preparare e produrre il documento al proprio datore di lavoro.

La scure delle busta paga: l'IRPEF

L'adempimento è di natura procedurale, ma ha particolare importanza perché non farlo compromette il regolare calcolo delle tasse in busta paga, peggiorando il netto da incassare, situazione che, per la sua correzione (e per il recupero del maggiore esborso a titolo di IRPEF), richiederà la presentazione della denuncia dei redditi (modello 730, Unico).

Con la legge n. 296/2006 (la Finanziaria 2007), il regime fiscale di tassazione dei redditi di lavoro dipendente è tornato al sistema delle detrazioni fiscali, annullando quello delle deduzioni. In pratica, le tasse lorde (l'IRPEF) sono calcolate sul reddito complessivo per essere poi scontate di certi importi prefissati dalla legge a vario titolo (le detrazioni) tra cui «per lavoro dipendente», «per coniuge a carico», «per figli a carico», «per altri familiari a carico».

Nel caso specifico dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori (i CO.CO.CO. e i lavoratori a progetto), accomunati dallo stesso sistema di tassazione («reddito da lavoro dipendente o assimilato»), le tasse sono calcolate e materialmente versate al fisco non dai percettori (i lavoratori), ma dai loro rispettivi sostituti d'imposta, cioè dal datore di lavoro o dal committente, che assumono la veste di «sostituto d'imposta». In forza di legge, il sostituto d'imposta è tenuto a erogare le retribuzioni o i compensi al netto del prelievo fiscale determinato con le aliquote di tassazione vigenti nel periodo in cui le somme sono liquidate. Pertanto, all'atto di erogazione delle paghe/compensi, trattiene dall'importo retributivo lordo spettante ai lavoratori/collaboratori una somma a titolo di IRPEF che poi versa nelle casse dell'erario. In questa operazione di calcolo dell'IRPEF da trattenere e versare al fisco, inoltre, la legge fa carico il sostituto d'imposta di tenere conto delle eventuali detrazioni spettanti ai lavoratori. Ciò è possibile «a condizione» che ne abbia avuto notizia dai lavoratori interessati circa il diritto e la spettanza.

La Finanziaria 2008, modificando la normativa di riferimento (l'articolo 23 del Dpr n. 600/1973 recante disposizioni sull'applicazione delle ritenute fiscali ai redditi di lavoro dipendente), ha apportato alla «condizione» due novità:

1) la comunicazione in merito a diritto e spettanza degli sconti fiscali (le detrazioni), che fino all'anno 2007 una volta presentata manteneva efficacia fino al suo rinnovo (nuova presentazione), dal 2008 deve essere presentata annualmente;

2) per i soggetti a carico bisogna indicare il codice fiscale, pena la mancata attribuzione degli sconti. La dichiarazione dei lavoratori

La dichiarazione, dunque, è fondamentale per i lavoratori in quanto vincolante per l'attribuzione delle detrazioni fiscali da parte del datore di lavoro/committente. Se omessa, il sostituto d'imposta opera il prelievo fiscale in busta paga senza tener conto degli sconti cui ha diritto il lavoratore. Nella dichiarazione deve essere affermato di avere diritto all'una piuttosto che all'altra detrazione e, ove necessario, anche la misura (in percentuale). Deve contenere, inoltre, l'impegno a comunicare tempestivamente le variazioni che dovessero verificarsi rispetto alla situazione attestata, variazioni che possono verificarsi nell'anno di validità della stessa dichiarazione.

In tabella c'è uno schema di libero utilizzo, contenente anche ulteriori informazioni di natura non prettamente fiscale ma che, in certi casi (per esempio: quello dei pensionati), sono altrettanto dovute all'impresa. La prima parte contiene i dati anagrafici del lavoratore che rilascia e al quale la dichiarazione si riferisce. Segue la sezione con la posizione reddituale, dove va dichiarato il reddito complessivo presunto più, eventualmente, la presenza di altri dati. Nella seconda sezione, detrazioni per lavoro dipendente e assimilato, il lavoratore dichiara di aver diritto o meno a questo tipo di detrazioni. La terza sezione concerne il diritto agli sconti fiscali per carichi di famiglia. Il lavoratore deve indicare se ha coniuge e figli a carico, precisandone l'età e la misura percentuale di detrazione spettante, al fine di consentire al datore di lavoro di determinare esattamente lo sconto fiscale.

Attenzione; va riportato obbligatoriamente il codice fiscale delle persone indicate come a carico. Infine, nell'ultima sezione il lavoratore può comunicare al datore di lavoro la presenza di un altro rapporto di lavoro. Oppure, può indicare di essere pensionato o ancora di volere l'applicazione della tassazione a un'aliquota precisa, al fine di evitare conguagli elevati in presenza di altri redditi.

Carla De Lellis