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LE COLONNE D’ERCOLE, A SUBIACO (RM)

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SERVIZIO SOCIO EDUCATIVO GRUPPI APPARTAMENTI  LE COLONNE D’ERCOLE, A SUBIACO (RM)

APPALTO VIRTUS ITALIA IN ATI, AGGIORNAMENTO SITUAZIONE

a cura della Rsa Usi Virtus Italia -  gennaio 2019


Con il presente comunicato si rappresenta la gravissima e difficile situazione che vede coinvolto il personale socio-educativo e ausiliario operante presso i due Gruppi Appartamenti per Minori, “Le Colonne d’Ercole 1 e 2”, siti in Subiaco (Rm), in regime di convenzione con Roma Capitale, Dipartimento Politiche Sociali e della Salute, gestiti dall’ATI Associazione Virtus Italia (capofila), C.E.A.S. e Bambini+Diritti Onlus.

 

L’Associazione Virtus Italia, mandataria dell’ATI, vive dal novembre 2017 una precarissima condizione economica e finanziaria che ha costretto tutti i suoi dipendenti a vedersi riconoscere la retribuzione in due tranches mensili (a circa 40 e 50 giorni).


La situazione attuale si è aggravata ulteriormente  negli ultimi mesi: noi lavoratrici dipendenti Virtus Italia, come tutti i dipendenti dell’Associazione, non stiamo più percependo la retribuzione e abbiamo un arretrato di quasi 3 mesi (con precedenti diffide e messa in mora, eravamo riusciti a farci pagare altri arretrati, anche alle lavoratrici in maternità), senza contare la mancata corresponsione della tredicesima mensilità. E la situazione sembra si aggraverà sempre di più.


Nell’Assemblea dell’ 08/01/2019 il Consiglio Direttivo di Virtus Italia si è dimesso e ha annunciato la preparazione dell’istanza di Concordato Preventivo da presentare in Tribunale.

Tale situazione sta fortemente compromettendo le condizioni di lavoro e di vita del personale e mette a repentaglio tanti posti di lavoro, senza contare lo stato emotivo dei minori, ospiti dei 2 Gruppi Appartamento che inevitabilmente risentono di questa situazione in bilico.

 

Il personale Virtus Italia che opera all’interno dei Servizi di Subiaco è composto dal 90% da donne lavoratrici, da educatrici preparate professionalmente che si sono spese per questo Servizio sin dall’apertura nel 2015.

Alcune di noi hanno figli piccolissimi a carico e da questo mese le lavoratrici in maternità non hanno ancora percepito l’assegno di maternità.

Sappiamo che la situazione è fortemente critica e noi lavoriamo con grande tensione e con la paura, spesso paralizzante, di perdere il nostro lavoro da un momento all’altro, oltre alla forte precarietà di non percepire la retribuzione.


Lavoriamo con 19 minori stranieri adolescenti e ci occupiamo di costruire un percorso di autonomia e inserimento socio-lavorativo.

Ma quanto è difficile lavorare in questo tempo, in cui non sappiamo neanche se i Servizi sopravviveranno nelle prossime settimane!? Lavoriamo nell’incertezza, nella precarietà, nell’attesa. Lavoriamo senza percepire regolarmente lo stipendio e senza sapere quando e se lo percepiremo! I nostri colleghi, dipendenti delle altre 2 Associazioni, CEAS e Bambini+Diritti, rischiano da un momento all’altro il licenziamento!

La Virtus Italia, essendo mandataria dell’Ati, incassa le fatture di Roma Capitale, anche se con un ritardo notevolissimo ma l’80% dell’importo viene trattenuto interamente dalle Banche, avendo la Virtus Italia fatto l’anticipo.


Pertanto, le altre 2 Associazioni percepiscono esclusivamente il restante 20% con il quale non stanno riuscendo a far fronte alle numerose spese nonché al regolare pagamento delle retribuzioni dei loro dipendenti.

Combattiamo ogni giorno per il nostro posto di lavoro ma siamo stanchi/e di vivere nell’incertezza e nella precarietà, pur essendo a tempo indeterminato. Anche per questo, come donne e come lavoratrici, ci siamo autorganizzate con il sindacato Usi, per avere uno strumento utile, un sindacato indipendente, per poter resistere a tutta questa situazione.

Chiediamo di diffondere la nostra situazione affinché non restiamo isolati/e e schiacciati/e da una cattiva gestione economica di un’Associazione romana e da un meccanismo degli appalti dove le modalità di pagamento dei servizi erogati alla cittadinanza ha troppi punti in comune con una gestione di tipo “commerciale”, che con i servizi socio educativi e sociali, crea disagi e problemi, sia dal punto di vista occupazionale e salariale, che per la stessa qualità del servizio.