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"Lotta di Classe"

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(in fase di nuova elaborazione)

Avvelenamento di acque e disastro ambientale

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Pfas in Veneto, la commissione parlamentare Ecomafie: reati di avvelenamento di acque e disastro ambientale

Acqua-analisi

«Avvelenamento di acque destinate all'alimentazione». Questo è il principale reato che secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti ambientali, o sulle «ecomafie» che dir si voglia, sussiste in merito alla contaminazione da Pfas. Un crimine al quale, peraltro, vanno aggiunti quelli di disastro ambientale reversibile e delitto colposo contro l'ambiente. La relazione pubblicata in questi giorni dall'organismo assembleare, che ha come relatori gli onorevoli Alessandro Bratti e Miriam Cominelli del Pd e Alberto Zolezzi dei Cinque stelle, dipinge un quadro inquietante. Un quadro che, peraltro, è destinato ad assumere in prospettiva tinte ancora più fosche. «Per quanto ampia (è formata da più di 460 pagine, ndr) la relazione relativa al solo Veneto scaturita dal lavoro della commissione comprende anche una parziale, per quanto significativa, anticipazione in merito agli approfondimenti compiuti sul tema-Pfas», spiega Zolezzi.

Dopo aver vagliato le varie questioni relative alla gestione dei rifiuti, infatti, la commissione ha realizzato un consistente supplemento di indagini dedicate esclusivamente all'inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche. Quella contaminazione dovuta a composti chimici utilizzati per una lunga serie di produzioni, «che vede un inquinamento della falda esteso per circa 160 chilometri quadrati nelle province di Verona, Vicenza e Padova». «Questa attività è durata sino a pochi giorni fa», continua Zolezzi, «per cui ora è pensabile che si possa arrivare a fare sintesi di questo consistente lavoro entro al massimo un mese».

DALLA PAURA ALLE RESPONSABILITÀ. «L'allarme nelle popolazioni interessate da tale fenomeno è notevolissimo», afferma nella sua relazione la commissione. La quale non cita solo le fonti istituzionali venete, come la Regione e l'Arpav, ma anche le indagini compiute dall'Istituto di ricerca sulle acque del Cnr (Irsa) e, sottolineando la mancanza di limiti di potabilità nazionali e comunitari, afferma che «nel bacino Agno- Fratta-Gorzone i limiti di riferimento statunitensi e tedeschi sono stati ampiamente superati».

«L'origine della contaminazione è stata individuata dall'Arpav negli scarichi dell' azienda chimica Miteni spa di Trissino», ricorda la commissione. La quale, pur spiegando che la ditta si è attivata installando dei pozzi-barriera a Sud dello stabilimento, afferma che secondo l'Arpav è responsabile anche della presenza dei Pfas nei reflui trasportati nel Veronese dal «tubo». Il collettore che fa finire a Cologna, scaricandoli nel Fratta-Gorzone, gli scarichi di cinque depuratori della provincia berica.

INTERVENTI E PERICOLI. L'adozione da parte della Miteni di contromisure imposte dall' Arpav ha provocato «qualche miglioramento». Il quale è però dovuto anche al fatto che la ditta ora produce sostanze parzialmente diverse. «Considerato che essa è posta in un'area di ricarica, resta però altamente probabile che questa situazione contribuisca all'inquinamento della falda acquifera a valle, tanto più che è possibile presagire una contaminazione di natura storica», ammoniscono i parlamentari. I quali ricordano che anche attualmente acque di raffreddamento degli impianti di Miteni vengono scaricate direttamente nell'ambiente, nel torrente Poscola, senza nessuna depurazione.

SOLUZIONI E AZIONI GIUDIZIARIE. «Appare necessario installare idonei impianti di trattamento, che abbattano efficaciemente tutti Pfas», sia quelli che venivano prodotti negli anni passati che quelli che attualmente lavora la Miteni. Per imporre tali misure alla ditta, però, «è necessario che la Regione fissi innanzitutto i limiti, così come indicati dall'Istituto superiore di Sanità, anche per gli scarichi che confluiscono al depuratore consortile». La commissione, dopo aver ricordato che gli acquedotti sono stati dotati di filtri a carboni attivi ed aver invocato una nuova campagna di analisi degli scarichi da parte di Arpav, rimarca, comunque, che tutte queste considerazioni «prescindono totalmente dall'intervento del ministero o della Regione». Insomma, secondo la commissione, i reati sono già perseguibili dalla magistratura.

Luca Fiorin – L’Arena – 7 luglio 2016

 

Continuazione del servizio di salvamento.

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RIMINI 8 Settembre 2015

Al Sindaco di Rimini Gnassi Andrea

Assessore Demanio Biagini

epc . Comandante Porto Rimini

Associzione Marinai di Salvataggio Prov. Rimini

 

Oggetto: ordinanza Balneare Comune di Rimini. Urgente Richiesta di continuazione servizio di salvamento dal 14 al 20 Settembre.

Elenchiamo sinteticamente le motivazioni della richiesta sopra in oggetto scaturita da attento confronto e riflessione.

1) Le previsioni del tempo per la prossima settimana sono buone.

2) Se la stagione coperta da servizio di salvamento dovesse finire il 13 Settembre ci sarebbero 7 giorni in meno rispetto all'anno scorso . Questo significherebbe che la “Città Turistica di Rimini “ riserverebbe 7 giorni in meno di risorse destinate alla salvaguardia della vita in mare. Chiediamo quindi che non vengano “sottratti” 7 giorni di servizi per i turisti presenti con conseguente diminuzione anche di reddito agli addetti marinai di salvataggio.

3) Poniamo attenzione del fatto che molti alberghi hanno il tutto esaurito fino al 20 Settembre.

4) La casistica degli anni scorsi ci riporta casi di turisti affogati dopo avere richiesto inutilmente aiuto (20 Settembre 2013, 17 Settembre 2014).

5) Le spiagge libere sarebbero completamente senza presidio. Alcuni colleghi della scrivente sono in passato intervenuti volontariamente a presidiare zone affollate fuori stagione ma in seguito a incidenti gravi tale pratica non è più accettabile.

6) Non ci sembra possibile che la città ospiti turisti che vengono ignari in spiaggia pensando che ci siano servizi- Troveranno infatti torrette montate e mosconi ma niente personale e nessuna indicazione o avviso d'impatto efficace del pericolo.

Confidiamo che le riflessioni e le informazioni riportate possano essere utili alla applicazione della flessibilità di continuazione con emanazione di ordinanza balneare integrativa nell'interesse della Città Turistica, degli Ospiti Turisti e dei lavoratori Marinai di salvataggio-

Unione Sindacale Italiana

Marinai di salvataggio

autogestiti

 

 

L'USI Sicilia prende atto.

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La  PIAZZETTA  U.S.I.  –  La  NOSTRA  VOCE  –  COMUNICATO n.9

Mercoledì - 17 giugno 2015

Carissime Colleghe e Colleghi,

LEGGETE  ATTENTAMENTE

L'Unione Sindacale Italiana,

inerentemente allo sciopero regionale di categoria, degli addetti alle ex Province Regionali della Sicilia, proclamato da cgil, cisl, uil e csa, per giorno 23 giugno prossimo,

E S P R I M E

il proprio dissenso per come è portata avanti la gestione dell'EPOCALE VERTENZA da parte delle sopra-elencate sigle sindacali, non solo per non aver MAI CONSULTATO e COINVOLTO i Sindacati di Base e neanche il Coordinamento interprovinciale delle RSU, ma ancor più grave per aver indetto lo sciopero senza aver coinvolto le altre sigle sindacali, di fatto si muovono settariamente, di fatto hanno sancito la  FINE DELLA PACE SINDACALE prima di cominciare.

Si ricorda che, giorno 21 maggio scorso, tali sigle hanno chiesto IN SORDINA, all'Assessore Regionale al ramo Ettore Leotta di essere ricevuti, ma la cosa grave è che si sono mossi alla stessa stregua anche quando ci sono stati i sit-in avanti le prefetture siciliane.

L'USI Sicilia prende atto di ciò e ANNUNCIA

che proseguirà la Lotta, per la salvaguardia del nostro posto di lavoro, insieme alle  realtà sindacali di base e non, che vorranno percorrere un cammino univoco.

Per TALI  MOTIVI  l’U.S.I. Sicilia dichiara la propria totale indipendenza sindacale ed annuncia anche che non aderirà ad alcuna iniziativa intrapresa da organizzazioni che non sono disponibili al dialogo con l’USI Sicilia a cominciare dallo scioperò del 23 giugno prossimo, l’USI annuncia che attiverà iniziative autonome.

Ci rivolgiamo a Te Collega, UNISCITI a NOI contattaci e lavoriamo insieme alla luce del sole Senza Tradimenti, il Sindacato Sei Tu, VIVILO.

ADERISCI  all’USI, fallo forte, diventa Protagonista della Tua Lotta.

DIFENDIAMO INSIEME IL NOSTRO POSTO DI LAVORO

gradita Vostra opinione

Contattaci

USI  Sicilia

(Segr. Regionale USI Sicilia)

Lorenzo Petix

3283682259

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Assemblea del 15 maggio.

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Unione Sindacale Italiana

 

Federazione Provinciale di

Caltanissetta
Via Re D’Italia, 10 (93100) Caltanissetta - 3283682259

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fondata nel 1912 – fedele ai principi dell’AIT

 

La PIAZZETTA U.S.I. La NOSTRA VOCE COMUNICATO n.7

Venerdì - 15 MAGGIO 2015

 

All'assemblea del Personale del 15 maggio scorso eravamo in 120, era da tempo che non si registrava una tale presenza, significa che il livello di coscienza aumenta in noi, prossimamente dobbiamo partecipare in massa, tutte/i presenti, la nostra vertenza lavoro è una delle più epocali della storia del pubblico impiego in Italia.

I governanti nazionali e regionali hanno da tempo finito di scavare la nostra fossa comune, ora debbono riempirla, si prefiggono col 50% del taglio alla forza lavoro, spetta a noi contrastare questa seconda Grecia all'italiana, cominciando a partecipare a tutte le proteste rivendicative che si metteranno in essere per tentare di salvare il più possibile i livelli occupazionali nostri e delle partecipate, INSIEME SI PUO'.

Nessuno di noi deve delegare la propria lotta, essa si fa combattendo in prima linea, cresceremo insieme.

Hanno preso parola :

Maurizio Amico (componente RSU), Gianfranco Di Maria (in qualità di Segr. Generale della FP di AG-CL-EN), Calogero Difrancesco (collega), Agostino Guttadauria (componente RSU), Dott.ssa Caterina Moricca (Segr. Generale), Dott. Alberto Nicolosi (Dirig. Sett. Finanziario), Lorenzo Petix (componente RSU e Segr. Regionale), Isidoro Puleo (collega), Pietro Scozzaro (componente RSU), Paolo Spitaleri (componente RSU),

In questo periodo storico, così atroce per disoccupati ed occupati, diamo fiducia all'USI il tuo sindacato, ISCRIVITI, contattatemi (Uff. 0934.575997 Ist. Musicale C.ssetta – 3283682259), insieme sapremo far valere i nostri diritti, i doveri li facciamo già, nessuno di noi è un fannullone, i veri ladri sono loro che sono dei privileggiati a tutto campo, a cominciare dall'increscioso vitalizio che in Sicilia oltre che a goderne il coniuge in caso di decesso anche i loro figli se disoccupati (Sic !!!), e continuano a chiamarli Onorevoli ?

Il collega Lorenzo Petix

 

Anche il reparto Corpenteria è da bonificare!

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ILVA Taranto - Chiudere il reparto carpenteria che uccide! - la denuncia e l'azione dello slai cobas per il sindacato di classe info 347-5301704

CHIUDERE SUBITO IL REPARTO E BONIFICARE, SPOSTANDO GLI OPERAI IN ALTRE AREE!

La Fiom prende tempo. Cosa altro dobbiamo attendere per accertare il nesso tra operai malati, morti e il reparto?

Occorre intervenire subito! Poi si fanno altre indagini!

TARANTO – Nel reparto Carpenteria dello stabilimento Ilva di Taranto 110 lavoratori su 269 (media del 43%) hanno uno o più noduli alla tiroide. E’ quanto comunicato alla Fiom Cgil dal dottor Nicola Tota dell’ospedale 'Miullì di Acquaviva delle fonti (Bari), che ha condotto lo screening tiroideo...

Nelle conclusioni sull'esito dello screening tiroideo si sottolinea che “pur non essendo il campione di lavoratori esaminati statisticamente rappresentativo, anche considerando che trattasi di popolazione selezionata e non avendo a disposizione un campione di controllo confrontabile, la prevalenza di patologia nodulare tiroidea sembra in linea con i dati della letteratura nazionale ed internazionale”. Nello stesso reparto lavorava Nicola Darcante, l’operaio di 39 anni morto di tumore il 16 maggio 2014.

La Fiom Cgil, spiega una nota, “prende atto del lavoro svolto dall’ospedale Miulli per Ilva, utile a determinare l'eventuale presenza di patologie nei lavoratori, ma non a definirne il nesso di causalità rispetto all’attività lavorativa e il luogo dove operano gli stessi operai del reparto Carpenteria”. L’organizzazione sindacale, nell’incontro di oggi con l’azienda, ha invitato nuovamente la direzione a fornire ad Arpa e Ares le informazioni necessarie per avviare una indagine epidemiologica nel reparto".

SLAI COBAS per il sindacato di classe

TA 25.3.15

1

Dopo la morte dell'operaio Ilva Darcante, ora la Procura apre un indagine sul reparto

Ciò che doveva essere già fatto viene fatto ora, dopo che l'emergenza tumori al OMC è esplosa con la morte di Darcante Nicola e la presenza di altri tumori per un accertamento complessivo che può arrivare a 13 casi.

Ora la Procura ha aperto un fascicolo di indagine sul reparto carpenteria. Un'azione inevitabile a fronte di relazioni Spesal, una generica di gennaio e una ora più circostanziata. L'inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Antonella De Luca, della sezione specializzata sugli infortuni sul lavoro.

Le caratteristiche di questo tumore che colpisce i lavoratori sembrano essere ben precise e legate alla tiroide, e può testimoniare la presenza di radiazioni, legata anche alle circostanze del trasferimento di questo reparto, su cui anche lo Slai cobas sta cercando riscontri e testimonianze parlando con operai, oggi pensionati, che operavano nella precedente collocazione del reparto.

Su questo pensiamo al più presto di fornire, innanzitutto ai lavoratori, quindi allo Spesal e alla Procura ulteriori elementi.

Quello che però va denunciato è come Bondi abbia già dato la sua risposta parlando di “assenza, dopo controlli (?) di esposizione ad agenti inquinanti”. Questo contrasta con le denunce già recepite dall'Asl attraverso lo Spesal e testimonia anche su questo la volontà dell'azienda e del suo commissario di procedere lungo la sciagurata linea di negazione della realtà che si manifesta su tutti i campi, e che mette in serio pericolo la salute e la vita degli operai in fabbrica.

E' legittimo chiedere – e lo Slai cobas lo farà, previa consultazione con gli operai – comunque il fermo del reparto, in attesa degli accertamenti, con il suo eventuale spostamento in zone che possano essere più sicure o con un ulteriore verifica dei materiali trattati nella lavorazione.

22 maggio 2014

2

GLI ACCERTAMENTI DEVONO CHIARIRE SUBITO PERCHE' GLI OPERAI SI AMMALANO, NEL REPARTO CARPENTERIA, NON TRA UN ANNO!
NEL FRATTEMPO GLI OPERAI DEL REPARTO, DEVONO ESSERE SPOSTATI IN ALTRI REPARTI E IN ALTRE LAVORAZIONI!


“In riferimento a quanto contenuto nella relazione del dr. Bondi del 20 maggio 2014 dal titolo “Relazione del Commissario Straordinario al 31 Marzo”, citata in diversi articoli di stampa, Arpa Puglia comunica che in data 16 dicembre 2013, su richiesta della ASL di Taranto e del Comune di Taranto (e non, come erroneamente riportato, delle Organizzazioni Sindacali), alcuni tecnici del Dipartimento di Taranto hanno effettuato una visita ispettiva nel reparto officina/ carpenteria dello stabilimento ILVA di Taranto. I relativi risultati sono stati inviati alle istituzioni richiedenti e non sono stati divulgati da Arpa Puglia (come erroneamente riportato), trattandosi di attività effettuata a supporto delle funzioni di vigilanza dello SPESAL negli ambienti di lavoro. Altrettanto destituita di fondamento è l’affermazione contenuta nel rapporto del dr. Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto. Ciò sia perché Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema, sia perché comunque il monitoraggio ambientale effettuato non può considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema. Per usare una metafora, è certamente sensato che dopo una serie di incidenti stradali nello stesso luogo, possibilmente dovuti all’alta velocità, si effettui successivamente il monitoraggio della velocità dei veicoli nel sito dell’incidente, ma ovviamente non sarebbe particolarmente rilevante nella comprensione delle cause degli incidenti in serie verificatisi in precedenza. Se c’è stato un nesso causale tra esposizione ed eccesso di tumori, l’esposizione si è verificata in una finestra temporale remota. E’ quindi necessaria la programmazione e la realizzazione di un rigoroso e serio studio epidemiologico, condotto in modo trasparente da ricercatori indipendenti e qualificati a cui ILVA garantisca pieno accesso ai dati storici, la cui indisponibilità rende impossibile qualsiasi valutazione.

Tale studio richiederebbe tempi adeguati, certamente non inferiori ad un anno. Non si comprende perché il commissario Bondi, invece di citare senza fornire alcuna documentazione una Istituzione illustre, ancorchè incompetente in tema di epidemiologia (il Politecnico di Torino), non abbia rinnovato la convenzione con la Clinica del Lavoro “L. Devoto” dell’Università di Milano (Istituzione prestigiosa in campo epidemiologico a livello internazionale), che già in passato avrebbe dovuto svolgere attività di ricerca epidemiologica in ILVA, auspicata da Arpa Puglia, ma mai effettivamente realizzata. Le conclusioni quindi del commissario Bondi che escludono il nesso causale tra esposizione dei lavoratori e incidenza di tumori, essendo basate su evidenze non documentate, devono essere considerate puramente autoreferenziali”.30 maggio 2014


ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
AL DIRETTORE DELLO SPESAL
AL DIRETTORE DELL'ISPETTORATO DEL LAVORO

ALLA DIREZIONE ILVA SPA - TARANTO


TA. 23.12.14

Oggetto: riaprire subito le indagini per la morte di Nicola D'Arcante e gli operai ammalati nel reparto dell'Ilva: Officine OCM CAP.

Nel riportare ampi stralci della denuncia/intervista ad un operaio dell'Ilva del reparto Officine Ocm Cap, lo slai cobas chiede agli organi competenti di riaprire le indagini e fare approfonditi accertamenti sulle cause che hanno portato alla morte di D'Arcante e alla presenza di un numero elevato di operai malati; atteso che dopo la morte dell'operaio Nicola D'Arcante, a parte visite mediche, non vi è stato alcun intervento che portasse a modificare una condizione oggettiva del reparto. Si chiede che nel frattempo si disponga che l'azienda non faccia lavorare gli operai in questa zona.
Si diffida, pertanto, la direzione dell'Ilva a spostare in altri reparti gli operai.

Si chiede di conoscere gli esiti degli accertamenti.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Calderazzi Margherita 


da lavocedimanduria.it

Pubblicato da Redazione mercoledì, 10 dicembre, 2014
"...Parliamo di questa officina, cosa c'è sotto queste officine? - In pratica sotto questa officina all'epoca c'era una serie di cunicoli e sotto c'erano trasformatori all'apirolio e vasche di raccoglimento, non so di olio.
Più o meno quanti anni fa hanno costruito questa officina? - Diciamo dal 1997 al 2000.

E prima dell'officina cosa c'era?- Erano tutti cunicoli sotterranei, gallerie sotterranee dove passavano dei cavi da sotto, e c'erano questi trasformatori all'apirolio. e c'erano delle vasche di raccoglimento, non so di preciso, di olio, di acqua e comunque posso garantire che sotto non c'era una pavimentazione.

Quindi veniva utilizzato l'apirolio? - Si e dal terreno assorbiva tutto.
Quindi il piano calpestabile di questi cunicoli o gallerie non era contenuto? - Non era contenuto, esatto.
Le ditte esterne che lavoravano in questi cunicoli prima delle officine ocm cap facevano manutenzione? - Si, e pulizia industriale.
Operai dell'Ilva entravano in questi cunicoli? - Devo dire la verità non ricordo, però ricordo che c'erano queste pozze per terra che andavano giù come se si facessero dei buchi naturali.
Poi iniziarono a costruire l'officina, e con questi cunicoli cosa hanno fatto? - Prima di costruire l'officina hanno dovuto riempire tutte queste gallerie sotterranee, hanno riempito. arrivavano camion. con di tutto, tutto ciò che stava, fusti. tutto ciò che potevano portare. portavano e buttavano tutto sotto sino ad arrivare al riempimento.
Anche da dentro l'officina stessa ancora oggi ci sono dei piccoli spazi che si riesce a vedere che sotto ci sono fusti o cose, e la pavimentazione molto spesso si gonfia, addirittura arriva anche a 40, 50 cm, formando delle crepe, e in un altra zona delle officine che fuoriesce come un materiale liquido, diventa umido dove ci sono questi rigonfiamenti.
C'è una parte delle officine dove esce.. Si, diventa come se fosse bagnato questo rigonfiamento, poi c'è la semat che viene spesso per poter riparare tutti questi. rompono il pavimento, mettono una griglia di ferro e mettono un pò di cemento.
Quante persone in tutto si sono ammalate in queste officine? - Tra le persone che hanno avuto il problema maligno alla tiroide e quello benigno saranno più di 30.
...abbiamo esposto questo problema Ilva si è rifiutata e ha detto che al massimo poteva fare controlli palpabili. diciamo con le mani e in effetti è quello che sta succedendo, il dottore dell'Ilva ci controlla lui direttamente, solo che fa un controllo manuale. lui attribuisce il problema alla mancanza di iodio, si pensa che scendiamo tutti dalla montagna.
Rilevatori che vengono indossati dall'operaio che lavora? - Esatto e dovrebbero essere portati per otto ore, per tutta la giornata invece a noi li mettevano o ai capisquadra che stanno nell'ufficio oppure vengono messi a noi ma un paio d'ore magari, dall'ora di pausa sino alle 12.30 quando uno non sta lavorando.
La macchinetta viene messa all'operaio che sta fermo? - Si, oppure ce lo mettono. per esempio se lo mettono a un saldatore o a un carpentiere. quando gli mettono la macchinetta gli dicono di fare qualcos'altro e la macchinetta addosso non viene tenuta per più di due ore in totale.
Quindi a un saldatore o a un carpentiere viene messa la macchinetta addosso e gli si dice. di fare qualcos'altro, tranne fare la saldatura, oppure magari gliela mettono, gli fanno stare dieci minuti a lavorare e poi si toglie da dove sta giusto per far vedere che il filtrino ha preso un pò di fumo e polvere.
Quali sono le attenzioni rivolte alle emissioni delle operazioni in officina? - Sino a poco tempo fa avevamo degli aspiratori che sono dei tuboni che fanno il giro di tutta l'officina ed erano stati fatti da noi, all'epoca dell'inizio del capannone, con dei bocchettoni che ti avvicini dove stai facendo la saldatura e sino a poco tempo fa c'era questo bocchettone che usciva fuori dal capannone e in pratica era sotto l'altezza della finestra e il fumo usciva fuori. e la polvere una parte usciva così persa nell'aria e parte rientrava dalla finestra perchè era proprio sotto la finestra, da dove usciva rientrava dentro.
Ma a questi tubi ci sono dei filtri? - No, dei motori che aspirano, non hanno filtri. Ultimamente è venuto questo nuovo ingegnere da quando abbiamo il problema e ha fatto fare delle prolunghe ai tuboni che escono fuori e porta in alto, poi dobbiamo dare dei meriti. che sta facendo mettere degli aspiratori a cappe fatti da una ditta, solo che per esempio ci sono punti dove questi aspiratori non ce la fanno neanche ad aspirare. magari non sono lavori che si dovrebbero fare in officina.
Poi volevo dire anche un'altra cosa, quello che mi è rimasto impresso all'inizio di questa storia che per tanti anni abbiamo usato delle mascherine di carta poi siamo passati a delle mascherine M3. poi tutto ad un tratto da quando è cominciato il problema, non siamo mai riusciti a capire il motivo, perchè ci hanno tolto. Hanno fatto scomparire tutte queste mascherine, a un certo punto ci è arrivato l'ordine di toglierle tutti, di far scomparire queste mascherine, le abbiamo tolte di mezzo, i capisquadra le hanno fatte sparire tutte.
E nello stesso momento non le hanno sostituite? - No, hanno fatto l'ordinazione"

 

   

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