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"Lotta di Classe"

www.lottadiclasse.info

(in fase di nuova elaborazione)

Assemblea del 15 maggio.

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Unione Sindacale Italiana

 

Federazione Provinciale di

Caltanissetta
Via Re D’Italia, 10 (93100) Caltanissetta - 3283682259

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fondata nel 1912 – fedele ai principi dell’AIT

 

La PIAZZETTA U.S.I. La NOSTRA VOCE COMUNICATO n.7

Venerdì - 15 MAGGIO 2015

 

All'assemblea del Personale del 15 maggio scorso eravamo in 120, era da tempo che non si registrava una tale presenza, significa che il livello di coscienza aumenta in noi, prossimamente dobbiamo partecipare in massa, tutte/i presenti, la nostra vertenza lavoro è una delle più epocali della storia del pubblico impiego in Italia.

I governanti nazionali e regionali hanno da tempo finito di scavare la nostra fossa comune, ora debbono riempirla, si prefiggono col 50% del taglio alla forza lavoro, spetta a noi contrastare questa seconda Grecia all'italiana, cominciando a partecipare a tutte le proteste rivendicative che si metteranno in essere per tentare di salvare il più possibile i livelli occupazionali nostri e delle partecipate, INSIEME SI PUO'.

Nessuno di noi deve delegare la propria lotta, essa si fa combattendo in prima linea, cresceremo insieme.

Hanno preso parola :

Maurizio Amico (componente RSU), Gianfranco Di Maria (in qualità di Segr. Generale della FP di AG-CL-EN), Calogero Difrancesco (collega), Agostino Guttadauria (componente RSU), Dott.ssa Caterina Moricca (Segr. Generale), Dott. Alberto Nicolosi (Dirig. Sett. Finanziario), Lorenzo Petix (componente RSU e Segr. Regionale), Isidoro Puleo (collega), Pietro Scozzaro (componente RSU), Paolo Spitaleri (componente RSU),

In questo periodo storico, così atroce per disoccupati ed occupati, diamo fiducia all'USI il tuo sindacato, ISCRIVITI, contattatemi (Uff. 0934.575997 Ist. Musicale C.ssetta – 3283682259), insieme sapremo far valere i nostri diritti, i doveri li facciamo già, nessuno di noi è un fannullone, i veri ladri sono loro che sono dei privileggiati a tutto campo, a cominciare dall'increscioso vitalizio che in Sicilia oltre che a goderne il coniuge in caso di decesso anche i loro figli se disoccupati (Sic !!!), e continuano a chiamarli Onorevoli ?

Il collega Lorenzo Petix

 

Anche il reparto Corpenteria è da bonificare!

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ILVA Taranto - Chiudere il reparto carpenteria che uccide! - la denuncia e l'azione dello slai cobas per il sindacato di classe info 347-5301704

CHIUDERE SUBITO IL REPARTO E BONIFICARE, SPOSTANDO GLI OPERAI IN ALTRE AREE!

La Fiom prende tempo. Cosa altro dobbiamo attendere per accertare il nesso tra operai malati, morti e il reparto?

Occorre intervenire subito! Poi si fanno altre indagini!

TARANTO – Nel reparto Carpenteria dello stabilimento Ilva di Taranto 110 lavoratori su 269 (media del 43%) hanno uno o più noduli alla tiroide. E’ quanto comunicato alla Fiom Cgil dal dottor Nicola Tota dell’ospedale 'Miullì di Acquaviva delle fonti (Bari), che ha condotto lo screening tiroideo...

Nelle conclusioni sull'esito dello screening tiroideo si sottolinea che “pur non essendo il campione di lavoratori esaminati statisticamente rappresentativo, anche considerando che trattasi di popolazione selezionata e non avendo a disposizione un campione di controllo confrontabile, la prevalenza di patologia nodulare tiroidea sembra in linea con i dati della letteratura nazionale ed internazionale”. Nello stesso reparto lavorava Nicola Darcante, l’operaio di 39 anni morto di tumore il 16 maggio 2014.

La Fiom Cgil, spiega una nota, “prende atto del lavoro svolto dall’ospedale Miulli per Ilva, utile a determinare l'eventuale presenza di patologie nei lavoratori, ma non a definirne il nesso di causalità rispetto all’attività lavorativa e il luogo dove operano gli stessi operai del reparto Carpenteria”. L’organizzazione sindacale, nell’incontro di oggi con l’azienda, ha invitato nuovamente la direzione a fornire ad Arpa e Ares le informazioni necessarie per avviare una indagine epidemiologica nel reparto".

SLAI COBAS per il sindacato di classe

TA 25.3.15

1

Dopo la morte dell'operaio Ilva Darcante, ora la Procura apre un indagine sul reparto

Ciò che doveva essere già fatto viene fatto ora, dopo che l'emergenza tumori al OMC è esplosa con la morte di Darcante Nicola e la presenza di altri tumori per un accertamento complessivo che può arrivare a 13 casi.

Ora la Procura ha aperto un fascicolo di indagine sul reparto carpenteria. Un'azione inevitabile a fronte di relazioni Spesal, una generica di gennaio e una ora più circostanziata. L'inchiesta è stata affidata al sostituto procuratore Antonella De Luca, della sezione specializzata sugli infortuni sul lavoro.

Le caratteristiche di questo tumore che colpisce i lavoratori sembrano essere ben precise e legate alla tiroide, e può testimoniare la presenza di radiazioni, legata anche alle circostanze del trasferimento di questo reparto, su cui anche lo Slai cobas sta cercando riscontri e testimonianze parlando con operai, oggi pensionati, che operavano nella precedente collocazione del reparto.

Su questo pensiamo al più presto di fornire, innanzitutto ai lavoratori, quindi allo Spesal e alla Procura ulteriori elementi.

Quello che però va denunciato è come Bondi abbia già dato la sua risposta parlando di “assenza, dopo controlli (?) di esposizione ad agenti inquinanti”. Questo contrasta con le denunce già recepite dall'Asl attraverso lo Spesal e testimonia anche su questo la volontà dell'azienda e del suo commissario di procedere lungo la sciagurata linea di negazione della realtà che si manifesta su tutti i campi, e che mette in serio pericolo la salute e la vita degli operai in fabbrica.

E' legittimo chiedere – e lo Slai cobas lo farà, previa consultazione con gli operai – comunque il fermo del reparto, in attesa degli accertamenti, con il suo eventuale spostamento in zone che possano essere più sicure o con un ulteriore verifica dei materiali trattati nella lavorazione.

22 maggio 2014

2

GLI ACCERTAMENTI DEVONO CHIARIRE SUBITO PERCHE' GLI OPERAI SI AMMALANO, NEL REPARTO CARPENTERIA, NON TRA UN ANNO!
NEL FRATTEMPO GLI OPERAI DEL REPARTO, DEVONO ESSERE SPOSTATI IN ALTRI REPARTI E IN ALTRE LAVORAZIONI!


“In riferimento a quanto contenuto nella relazione del dr. Bondi del 20 maggio 2014 dal titolo “Relazione del Commissario Straordinario al 31 Marzo”, citata in diversi articoli di stampa, Arpa Puglia comunica che in data 16 dicembre 2013, su richiesta della ASL di Taranto e del Comune di Taranto (e non, come erroneamente riportato, delle Organizzazioni Sindacali), alcuni tecnici del Dipartimento di Taranto hanno effettuato una visita ispettiva nel reparto officina/ carpenteria dello stabilimento ILVA di Taranto. I relativi risultati sono stati inviati alle istituzioni richiedenti e non sono stati divulgati da Arpa Puglia (come erroneamente riportato), trattandosi di attività effettuata a supporto delle funzioni di vigilanza dello SPESAL negli ambienti di lavoro. Altrettanto destituita di fondamento è l’affermazione contenuta nel rapporto del dr. Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto. Ciò sia perché Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema, sia perché comunque il monitoraggio ambientale effettuato non può considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema. Per usare una metafora, è certamente sensato che dopo una serie di incidenti stradali nello stesso luogo, possibilmente dovuti all’alta velocità, si effettui successivamente il monitoraggio della velocità dei veicoli nel sito dell’incidente, ma ovviamente non sarebbe particolarmente rilevante nella comprensione delle cause degli incidenti in serie verificatisi in precedenza. Se c’è stato un nesso causale tra esposizione ed eccesso di tumori, l’esposizione si è verificata in una finestra temporale remota. E’ quindi necessaria la programmazione e la realizzazione di un rigoroso e serio studio epidemiologico, condotto in modo trasparente da ricercatori indipendenti e qualificati a cui ILVA garantisca pieno accesso ai dati storici, la cui indisponibilità rende impossibile qualsiasi valutazione.

Tale studio richiederebbe tempi adeguati, certamente non inferiori ad un anno. Non si comprende perché il commissario Bondi, invece di citare senza fornire alcuna documentazione una Istituzione illustre, ancorchè incompetente in tema di epidemiologia (il Politecnico di Torino), non abbia rinnovato la convenzione con la Clinica del Lavoro “L. Devoto” dell’Università di Milano (Istituzione prestigiosa in campo epidemiologico a livello internazionale), che già in passato avrebbe dovuto svolgere attività di ricerca epidemiologica in ILVA, auspicata da Arpa Puglia, ma mai effettivamente realizzata. Le conclusioni quindi del commissario Bondi che escludono il nesso causale tra esposizione dei lavoratori e incidenza di tumori, essendo basate su evidenze non documentate, devono essere considerate puramente autoreferenziali”.30 maggio 2014


ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
AL DIRETTORE DELLO SPESAL
AL DIRETTORE DELL'ISPETTORATO DEL LAVORO

ALLA DIREZIONE ILVA SPA - TARANTO


TA. 23.12.14

Oggetto: riaprire subito le indagini per la morte di Nicola D'Arcante e gli operai ammalati nel reparto dell'Ilva: Officine OCM CAP.

Nel riportare ampi stralci della denuncia/intervista ad un operaio dell'Ilva del reparto Officine Ocm Cap, lo slai cobas chiede agli organi competenti di riaprire le indagini e fare approfonditi accertamenti sulle cause che hanno portato alla morte di D'Arcante e alla presenza di un numero elevato di operai malati; atteso che dopo la morte dell'operaio Nicola D'Arcante, a parte visite mediche, non vi è stato alcun intervento che portasse a modificare una condizione oggettiva del reparto. Si chiede che nel frattempo si disponga che l'azienda non faccia lavorare gli operai in questa zona.
Si diffida, pertanto, la direzione dell'Ilva a spostare in altri reparti gli operai.

Si chiede di conoscere gli esiti degli accertamenti.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Calderazzi Margherita 


da lavocedimanduria.it

Pubblicato da Redazione mercoledì, 10 dicembre, 2014
"...Parliamo di questa officina, cosa c'è sotto queste officine? - In pratica sotto questa officina all'epoca c'era una serie di cunicoli e sotto c'erano trasformatori all'apirolio e vasche di raccoglimento, non so di olio.
Più o meno quanti anni fa hanno costruito questa officina? - Diciamo dal 1997 al 2000.

E prima dell'officina cosa c'era?- Erano tutti cunicoli sotterranei, gallerie sotterranee dove passavano dei cavi da sotto, e c'erano questi trasformatori all'apirolio. e c'erano delle vasche di raccoglimento, non so di preciso, di olio, di acqua e comunque posso garantire che sotto non c'era una pavimentazione.

Quindi veniva utilizzato l'apirolio? - Si e dal terreno assorbiva tutto.
Quindi il piano calpestabile di questi cunicoli o gallerie non era contenuto? - Non era contenuto, esatto.
Le ditte esterne che lavoravano in questi cunicoli prima delle officine ocm cap facevano manutenzione? - Si, e pulizia industriale.
Operai dell'Ilva entravano in questi cunicoli? - Devo dire la verità non ricordo, però ricordo che c'erano queste pozze per terra che andavano giù come se si facessero dei buchi naturali.
Poi iniziarono a costruire l'officina, e con questi cunicoli cosa hanno fatto? - Prima di costruire l'officina hanno dovuto riempire tutte queste gallerie sotterranee, hanno riempito. arrivavano camion. con di tutto, tutto ciò che stava, fusti. tutto ciò che potevano portare. portavano e buttavano tutto sotto sino ad arrivare al riempimento.
Anche da dentro l'officina stessa ancora oggi ci sono dei piccoli spazi che si riesce a vedere che sotto ci sono fusti o cose, e la pavimentazione molto spesso si gonfia, addirittura arriva anche a 40, 50 cm, formando delle crepe, e in un altra zona delle officine che fuoriesce come un materiale liquido, diventa umido dove ci sono questi rigonfiamenti.
C'è una parte delle officine dove esce.. Si, diventa come se fosse bagnato questo rigonfiamento, poi c'è la semat che viene spesso per poter riparare tutti questi. rompono il pavimento, mettono una griglia di ferro e mettono un pò di cemento.
Quante persone in tutto si sono ammalate in queste officine? - Tra le persone che hanno avuto il problema maligno alla tiroide e quello benigno saranno più di 30.
...abbiamo esposto questo problema Ilva si è rifiutata e ha detto che al massimo poteva fare controlli palpabili. diciamo con le mani e in effetti è quello che sta succedendo, il dottore dell'Ilva ci controlla lui direttamente, solo che fa un controllo manuale. lui attribuisce il problema alla mancanza di iodio, si pensa che scendiamo tutti dalla montagna.
Rilevatori che vengono indossati dall'operaio che lavora? - Esatto e dovrebbero essere portati per otto ore, per tutta la giornata invece a noi li mettevano o ai capisquadra che stanno nell'ufficio oppure vengono messi a noi ma un paio d'ore magari, dall'ora di pausa sino alle 12.30 quando uno non sta lavorando.
La macchinetta viene messa all'operaio che sta fermo? - Si, oppure ce lo mettono. per esempio se lo mettono a un saldatore o a un carpentiere. quando gli mettono la macchinetta gli dicono di fare qualcos'altro e la macchinetta addosso non viene tenuta per più di due ore in totale.
Quindi a un saldatore o a un carpentiere viene messa la macchinetta addosso e gli si dice. di fare qualcos'altro, tranne fare la saldatura, oppure magari gliela mettono, gli fanno stare dieci minuti a lavorare e poi si toglie da dove sta giusto per far vedere che il filtrino ha preso un pò di fumo e polvere.
Quali sono le attenzioni rivolte alle emissioni delle operazioni in officina? - Sino a poco tempo fa avevamo degli aspiratori che sono dei tuboni che fanno il giro di tutta l'officina ed erano stati fatti da noi, all'epoca dell'inizio del capannone, con dei bocchettoni che ti avvicini dove stai facendo la saldatura e sino a poco tempo fa c'era questo bocchettone che usciva fuori dal capannone e in pratica era sotto l'altezza della finestra e il fumo usciva fuori. e la polvere una parte usciva così persa nell'aria e parte rientrava dalla finestra perchè era proprio sotto la finestra, da dove usciva rientrava dentro.
Ma a questi tubi ci sono dei filtri? - No, dei motori che aspirano, non hanno filtri. Ultimamente è venuto questo nuovo ingegnere da quando abbiamo il problema e ha fatto fare delle prolunghe ai tuboni che escono fuori e porta in alto, poi dobbiamo dare dei meriti. che sta facendo mettere degli aspiratori a cappe fatti da una ditta, solo che per esempio ci sono punti dove questi aspiratori non ce la fanno neanche ad aspirare. magari non sono lavori che si dovrebbero fare in officina.
Poi volevo dire anche un'altra cosa, quello che mi è rimasto impresso all'inizio di questa storia che per tanti anni abbiamo usato delle mascherine di carta poi siamo passati a delle mascherine M3. poi tutto ad un tratto da quando è cominciato il problema, non siamo mai riusciti a capire il motivo, perchè ci hanno tolto. Hanno fatto scomparire tutte queste mascherine, a un certo punto ci è arrivato l'ordine di toglierle tutti, di far scomparire queste mascherine, le abbiamo tolte di mezzo, i capisquadra le hanno fatte sparire tutte.
E nello stesso momento non le hanno sostituite? - No, hanno fatto l'ordinazione"

 

 

QUALE RAPPRESENTANZA PER I LAVORATORI?

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QUALE RAPPRESENTANZA PER I LAVORATORI?

Confindustria, Confcoorperative e le organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno firmato un vergognoso accordo sulla rappresentanza che attacca la democrazia sostanziale nei luoghi di lavoro, da un lato impedendo ai lavoratori il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentati sindacali, dall'altro negando ai sindacati e agli attivisti non collaborativi ogni agibilità sindacale e ogni diritto di espressione.

Con tali accordi i padroni e il governo tentano di indebolire le lotte dei lavoratori e la capacità di mobilitazione delle organizzazioni conflittuali contro le nuove vergognose regole del mercato del lavoro. Con il Jobs Act e la Legge di stabilità il governo Renzi, Confindustria e Marchionne stanno distruggendo tutti i diritti e le tutele (a partire dallo Statuto dei lavoratori) guadagnati dai lavoratori con le dure lotte degli anni Sessanta e Settanta. Si cerca di far passare come normale un sistema basato su: condizioni salariali al limite della povertà; distruzione delle tutele e aumento della disoccupazione; repressione aziendale; precariato come modello sociale strutturale; distruzione di sanità, scuola, trasporti pubblici; sfratti di massa e negazione del diritto alla casa.

L'accordo della vergogna sulla rappresentanza è strategico per governo e Confindustria: mira a indebolire le organizzazioni conflittuali della classe lavoratrice, per impedire una risposta di lotta ai loro attacchi e un'alternativa a questo modello sociale. Gli apparati dei sindacati confederali concertativi, succubi delle politiche padronali degli ultimi anni, si prestano a questo gioco, al fine di garantire il proprio status e i propri privilegi.

Misura e certificazione della Rappresentanza

Si nega ai sindacati non firmatari di contratto collettivo nazionale (CCNL) le deleghe automatiche per le tessere, e parallelamente si misura la rappresentanza in funzione delle deleghe stesse come concordate con le aziende e certificate da enti governativi quali Inps e Cnel. Con un solo colpo dunque si mina economicamente la capacità organizzativa dei sindacati conflittuali che non hanno firmato accordi al ribasso per i lavoratori e d'altro lato si impedisce agli attivisti sindacali conflittuali la possibilità di rappresentare le legittime aspettative dei lavoratori.

Elezioni delle RSU e contrattazione collettiva

Il presupposto per partecipare alle elezioni RSU è la firma dell'accordo del 10 gennaio 2014. Inoltre, potranno partecipare alla contrattazione collettiva, sulla base dei dati associativi comunicati al CNEL, i sindacati che avranno raggiunto la soglia del 5%, sulla base di una media tra le iscrizioni al sindacato certificate (in prima istanza dalle aziende!) e il dato elettorale delle rsu. Comunque i voti legittimamente raccolti - e gli eventuali rappresentanti eletti - da tutti quei sindacati o liste che non hanno firmato l'accordo in questione non saranno ritenuti validi. Inoltre i delegati RSU regolarmente eletti che decidessero di cambiare tessera sindacale dopo l'elezione decadono automaticamente dal loro ruolo di delegati. L'elezione della RSU, sia per il rinnovo che per il passaggio da RSA a RSU contemplato nell'accordo stesso, potrà avvenire solo a discrezione dei sottoscrittori dell'accordo.

Limitazione di Diritti e Tutele

Le RSU e le organizzazioni sindacali che sottoscrivono gli accordi non potranno organizzare scioperi e forme conflittuali di protesta contro i contratti e gli accordi firmati, pena multe e perdita di agibilità sindacale. Non potranno nemmeno più organizzare proteste e scioperi durante le trattative (mentre sappiamo bene che gli scioperi durante le trattative sono l'unica garanzia che hanno i lavoratori di riuscire a strappare qualche conquista!) I padroni e le direzioni dei sindacati concertativi tentano così di mettere in atto, senza tener conto del punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori, una forte limitazione della democrazia nei luoghi di lavoro: il diritto alla tutela diventa un fatto meramente discrezionale, deciso dai soggetti firmatari degli accordi. Tutto ciò serve per tentare di mettere fuori gioco tutti coloro che provano a contrastare le politiche di continua riduzione dei diritti dei lavoratori, al fine di favorire lo sviluppo di un mercato del lavoro governato dalla precarietà e dalla massima flessibilità.

CONDANNA E CONTRASTO DELL'ACCORDO VERGOGNA

Come coordinamento No-Austerity, insieme con le organizzazioni e gli attivisti che hanno promosso la campagna per la democrazia nei luoghi di lavoro, crediamo che l'accordo sulla rappresentanza rappresenti una truffa colossale, un pesante attacco ai diritti democratici e al futuro dei lavoratori e dei giovani.

  • Un provvedimento tanto vergognoso e liberticida che pensiamo debba indignare anche iscritti e attivisti dei sindacati che lo hanno sottoscritto, attivisti a cui facciamo appello per una comune mobilitazione. Invitiamo pertanto tutte le realtà sindacali a respingere e non sottoscrivere l'accordo in nessuna categoria o singola azienda, rafforzando un fronte unitario di lotta, necessario a contrastare ad ogni livello e con tutti i soggetti interessati l'accordo della vergogna.

COSA FARE NELLE ELEZIONI DELLE RSU?

In generale, i lavoratori conquistano e difendono i propri diritti nei luoghi di lavoro (inclusi quelli sulla rappresentanza) solo scendono in campo e in lotta uniti e determinati. Nessun accordo potrà mai ingabbiare il conflitto: solo costruendo con le lotte i rapporti di forza che permettano di respingere gli attacchi dei padroni riusciremo a strappare per i lavoratori reali diritti di rappresentanza. Anche per questo crediamo che la premessa per non far passare questo attacco sia quello che i sindacati non lo firmino, diversamente accetterebbero di diventare sindacati aziendali e concertativi.

Concretamente, tali provvedimenti che ledono la dignità dei lavoratori e della democrazia possono essere contrastati con modalità diversificate in base ai rapporti di forza nelle singole realtà lavorative, fermo restando il fatto che, laddove la presentazione di candidati rsu (o la nomina di rsa) implichi la sottoscrizione o condivisione di fatto degli accordi, non vanno presentati candidati (né nominati rsa), poiché questo significherebbe una capitolazione agli accordi stessi.
• Le prime azioni di contrasto possono essere di tipo legale laddove i regolamenti elettorali (come già accaduto) dovessero escludere i sindacati non firmatari dell'accordo dalla possibilità di presentare liste, condizione non espressamente prevista dagli accordi: lo scopo di un azione legale di questo tipo è quello di dimostrare sul campo la propria rappresentatività, che se poi negata diventerebbe un'arma a doppio taglio per i firmatari.
• Dove i rapporti di forza sono favorevoli alle organizzazioni sindacali non firmatarie è possibile anche boicottare le elezioni RSU che sono valide solo se vota il 50%+1 degli aventi diritto.
• Laddove esistano i rapporti di forza, è possibile procedere ad elezioni in deroga a quanto siglato a livello nazionale, procedendo localmente alla stesura di regolamenti elettorali che stravolgano di fatto le regole dell'accordo e permettano la libera partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali (condizione già concretizzatasi in alcune aziende).
• L' RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) è disciplinato da un decreto legge, difatti le OS firmatarie non hanno potuto inserirlo nell'accordo vergogna: è quindi possibile puntare sull'elezione dell'RLS che non può essere sottratto alla libertà di scelta dei lavoratori.
• Soprattutto è fondamentale oggi più che mai che i lavoratori riconoscano e individuano come unici interlocutori, tutori dei propri diritti e reali rappresentati dei propri interessi e delle proprie aspettative, gli attivisti sindacali e le organizzazioni che non si piegano ai tentativi di cancellare ogni democrazia sui luoghi di lavoro e ogni loro
possibilità di riscatto e di futuro, impegnandosi attivamente nella costruzione della mobilitazione diretta e libera.

Chiediamo per questo ai lavoratori di non votare i candidati di sindacati che hanno firmato l'accordo.

Le realtà e gli attivisti che aderiscono al coordinamento No Austerity e alla campagna contro l'Accordo della Vergogna sono disponibili a organizzare incontri con i lavoratori, iniziative ed assemblee pubbliche a sostegno della mobilitazione.


Aderiscono alla campagna contro l'accordo: Coordinamento No Austerity, Cub Toscana, Rsa Fiom Ferrari, Flmuniti Cub Ferrari, Rsu 47 Bordo Trenitalia Firenze, Licenziati politici Esselunga di Pioltello Si.Cobas, Coordinamento Migranti Verona, Resistenza Operaia - Fiat Irisbus, Usb Cremona, Rsu Cub Cobas Telecom Puglia, Si.Cobas Bergamo, Movimento Cassintegrati Telcom, Cub Sur Modena, Precari della scuola in lotta Modena, Cub Sanità Cremona, Rsa Fisac Cgil Equitalia Nord (CR), Rsu Fiom La Protec San Giovanni in Croce, Cobas Monopoli, Comitato No licenziamenti Eco Leather (BA), Allca Cub Bolzano, Cub Vicenza, Flmu-Cub Telecom Italia (nazionale), Il sindacato è un'altra cosa-opposizione Cgil Puglia, Coordinamento 3 ottobre (precari scuola) Milano, Coordinamento Lavoratori Cub Pirelli Bollate, Il sindacato è un'altra cosa - opposizione Cgil Cremona, Usb Salerno, Cub Barletta-Andria-Trani, Operai Liberi Fim Cisl Lecco, Il sindacato è un’altra cosa-opposizione in Cgil Vicenza, USI Milano, Cub Caltanissetta, Flaica Uniti Cub Caltanissetta, Cub Poste Padova, Cub Sanità Salerno AOU Ruggi d'Aragona, Confederazione Sindacale Unione Sindacale Italiana USI, Cub-Cobas Comune di Bologna, Flmuniti Cub Parma, Cub provinciale intercategoriale Catania, ALP/Cub -Associazione Lavoratori Pinerolesi, Adl Cobas Varese, Usi Ait Modena, Usi Caltanissetta, Slai Cobas TPL Toscana, Intersindacale di Brescia (Il sindacato è un'altra cosa/Cobas/Sindacato Orma/Si.Cobas).


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AGGRESSIONE FASCISTA A CREMONA

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AGGRESSIONE FASCISTA A CREMONA

ATTACCATO IL CENTRO SOCIALE DORDONI

SOLIDARIETA' AD EMILIO E A TUTTI I COMPAGNI AGGREDITI!

Domenica sera, a Cremona, una sessantina di criminali armati fino ai denti con spranghe e bastoni, riconducibili all'organizzazione xenofoba e fascista di Casa Pound, hanno compiuto un vero e proprio assalto alla sede del centro sociale Dordoni. Nel tentativo di difendersi e respingere il vile attacco alcuni compagni sono rimasti feriti ed Emilio colpito violentemente alla testa è stato ricoverato in gravi condizioni al locale ospedale. Noi diciamo basta all'ennesima provocazione da parte di questa gentaglia, protetta dalle Istituzioni, di centro-destra o centro-sinistra che siano, che concedono loro spazi di azione e agibilità. Da condannare pesantemente anche il comportamento della polizia che ha per questi individui sempre un' occhio di riguardo: ieri per agevolarne la fuga ha caricato i compagni!

Noi esprimiamo piena solidarietà ad Emilio e tutti i compagni coinvolti negli scontri. Esigiamo pene severe per i responsabili ed appoggeremo e parteciperemo a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo. Facciamo appello a partecipare alla manifestazione antifascista di sabato 24 a Cremona-

Chiudiamo tutte le sedi dei fascisti!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

NO-AUSTERITY

Coordinamento delle lotte

 

 

Bolognina di Crevalcore. Il disastro!

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Perché siamo qui

a 10 anni dal disastro ferroviario di Bolognina di Crevalcore che ha causato

17 morti, tra cui 5 ferrovieri, e oltre 20 feriti

La linea era a binario unico, la nebbia fitta, un solo macchinista alla guida, accanto il capotreno, la cabina di guida col famigerato pedale "a uomo morto". Niente "ripetizione dei segnali in macchina" e Sistema di Controllo della Marcia del Treno (SCMT), che avrebbero sicuramente evitato il disastro. Dal 2003 riduzione del personale e trasformazione, per ridurre i tempi, dell'incrocio con fermata in "incrocio volante". Assenza delle tavole distanziometriche rifrangenti per segnalare l'approssimarsi di un semaforo che poteva essere rosso. Proprio per l'arretratezza della linea, prima Bolognina era una stazione vera con capostazione e alla guida dei treni 2 macchinisti. Per la frequentissima nebbia si usavano i petardi per avvisare di un semaforo rosso. Tagli senza misure tecnologiche di "compensazione" per evitare un prevedibile "errore umano". Questi i fatti, per difetto, perché a leggere tutti gli atti non si può che gridare: strage annunciata, perché tutte le condizioni si sono poste affinché non fosse evitata!

Ma il PM chiede l'archiviazione: è solo grazie all'intervento dei ferrovieri e dei loro Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (Rls) che fanno opposizione, forte e circostanziata (che viene accolta), denunciano i fatti, presidiano le udienza e si presentano, con l'Orsa Emilia Romagna, come unica parte civile, e la ‘partita’ si riapre.

Siamo qui perché quella di Crevalcore, del maggio 2009 (solo un mese prima del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno che ha causato 32 Vittime) è una sentenza esemplare che serve all'oggi: tutto il procedimento aveva dimostrato le gravissime omissioni, le rimozioni, le "evidenze", ma il giudice stabilisce che il disastro è da attribuirsi all'errore umano del macchinista Vincenzo di Biase e assolve tutti gli imputati, pugnalando ancora al cuore i familiari di tutte le Vittime; ma non può negare che le responsabilità vanno estese al "sistema ferroviario" nel suo complesso. Non ne trae però le conseguenze, perché avrebbe messo in discussione tutta l'attuale struttura economico-sociale. Questa contraddizione, che lorsignori hanno dovuto risolvere, non si sarebbe espressa se i ferrovieri non si fossero mobilitati.

Siamo qui perché questo 10° anniversario è un appuntamento da non perdere, visto le sentenze susseguitesi nell'ultimo periodo (l'elenco è per difetto):

- la sentenza Thyssen krupp, dell'aprile scorso, con cui è stata annullata la sentenza della Corte d’Appello di Torino (che aveva già ridotto le pene derubricando l'omicidio da doloso a colposo): il nuovo processo deve rideterminare, ovviamente a ribasso, le pene degli imputati;

- la sentenza di 2° grado de L’Aquila che assolve i membri della Commissione grandi rischi che una settimana prima del terremoto, che provocò 309 Vittime, aveva rassicurato la popolazione che non vi era alcun pericolo;

- la sentenza Eternit del 19 novembre, con l'assoluzione definitiva per prescrizione del reato di disastro ambientale del miliardario Stephan Schmidheiny, imputato di oltre 3.000 morti da amianto. Annullati anche i risarcimenti per le parti civili;

- la sentenza ‘Marlane’: a dicembre, il Tribunale di Paola assolve i 12 imputati, tra cui il presidente Marzotto, responsabili dei 107 operai morti alla Marlane di Praia a Mare (Cs);

- sempre il Tribunale di Chieti, a dicembre, ha assolto tutti gli imputati nel processo per la megadiscarica Montedison di Bussi che ha avvelenato 700.000 persone, reato prescritto perché derubricato da doloso a colposo.

Come per il processo di Crevalcore, in ognuno di questi procedimenti la mobilitazione ha contato e ha condizionato i Tribunali fino a un certo punto, come per l'Eternit e la Thyssen, con le sentenze "storiche" di 1° grado, o la Marlane di Praia a Mare.

Ma "alla fine dei conti" il "sistema" non può essere messo in discussione: il sistema del profitto, che deve avere i suoi caduti, che devono essere fatti collettivamente ingoiare come naturali, perché il progresso, dicono, non si può fermare. La logica del profitto prevale su tutto e i Tribunali riconoscono questo dominio.

Siamo qui perché la nostra esperienza, le riflessioni e la comprensione a cui ci ha portato, ci ha ancora più convinto che come lavoratori, come cittadini, non possiamo delegare a questi Tribunali la tutela della vita, della sicurezza e della salute. La storia, l’esperienza e la realtà hanno dimostrato che non ce lo possiamo permettere. Queste sentenze assolvono i responsabili delle morti e del disastro ambientale e condannano chi opera in prima persona per questi beni fondamentali della collettività, come le due sentenze-vergogna (del 4 giugno 2013 del giudice del Tribunale di Lucca, Luigi Nannipieri, e del 17 luglio scorso del presidente del Tribunale della Corte di Appello di Firenze, Giovanni Bronzini, coadiuvato dai giudici Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio) che hanno confermato il licenziamento del ferroviere Riccardo Antonini, “accusato” di aver violato l’obbligo di fedeltà a Moretti, Elia, Soprano, rinviati a giudizio per la strage ferroviaria di Viareggio.

Ma questi giudici sono coscienti che siamo di fronte a 32 Vittime (bambini, ragazze, uomini e donne) e a numerosi feriti di cui alcuni ne porteranno le conseguenze per tutta la vita?

Non dobbiamo fermarci di fronte alle "loro" sentenze di parte, ma dobbiamo organizzarci, denunciare e mobilitarci perché la tutela della vita dei lavoratori e dei cittadini, non può essere nelle mani di chi ha deliberatamente deciso di stare dalla parte dei potenti.

Siamo qui perché vogliamo "riaprire la partita", perché neghiamo la "loro" logica del primato dell'economia sulla salute, dell'impresa, del mercato e del profitto sul primato del bene collettivo: la vita e la sicurezza.

Di fronte all’evidenza che questo Stato, prima o poi, assolve padroni e manager, sta a noi cogliere ogni occasione per riaprire la partita. I tempi sono cambiati in peggio per i senza-potere, sono sempre più le sentenze contro di loro ed allora dobbiamo far sì che i tempi cambino anche per i poteri forti, impuniti ed assolti da questi Tribunali.

Vogliamo dirlo a tutti voi attraverso le parole della presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime del 29 giugno 2009 "Il mondo che vorrei": “… vorremmo che la strage di Viareggio, come ogni altro assassinio sul e da lavoro, non venga dimenticata, non rimanga impunita e non accada mai più un altro “29 giugno” e per far sì che ciò avvenga è necessario mobilitarsi, organizzarsi e lottare, essere noi i protagonisti senza delegare niente a nessuno, lottare per la sicurezza nei luoghi di lavoro e sul territorio per la difesa della salute di tutti. E' necessario, affinché ciò avvenga, che noi familiari ci si “apra” e si sia al vostro fianco, ma occorre anche essere coscienti che la lotta per la sicurezza, la salute, la vita è soprattutto nelle vostre mani, nelle mani del movimento dei lavoratori ".

7 gennaio 2015

- Associazione “Il mondo che vorrei”

- Assemblea 29 giugno

 

   

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