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"Lotta di Classe"

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(in fase di nuova elaborazione)

QUALE RAPPRESENTANZA PER I LAVORATORI?

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QUALE RAPPRESENTANZA PER I LAVORATORI?

Confindustria, Confcoorperative e le organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno firmato un vergognoso accordo sulla rappresentanza che attacca la democrazia sostanziale nei luoghi di lavoro, da un lato impedendo ai lavoratori il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentati sindacali, dall'altro negando ai sindacati e agli attivisti non collaborativi ogni agibilità sindacale e ogni diritto di espressione.

Con tali accordi i padroni e il governo tentano di indebolire le lotte dei lavoratori e la capacità di mobilitazione delle organizzazioni conflittuali contro le nuove vergognose regole del mercato del lavoro. Con il Jobs Act e la Legge di stabilità il governo Renzi, Confindustria e Marchionne stanno distruggendo tutti i diritti e le tutele (a partire dallo Statuto dei lavoratori) guadagnati dai lavoratori con le dure lotte degli anni Sessanta e Settanta. Si cerca di far passare come normale un sistema basato su: condizioni salariali al limite della povertà; distruzione delle tutele e aumento della disoccupazione; repressione aziendale; precariato come modello sociale strutturale; distruzione di sanità, scuola, trasporti pubblici; sfratti di massa e negazione del diritto alla casa.

L'accordo della vergogna sulla rappresentanza è strategico per governo e Confindustria: mira a indebolire le organizzazioni conflittuali della classe lavoratrice, per impedire una risposta di lotta ai loro attacchi e un'alternativa a questo modello sociale. Gli apparati dei sindacati confederali concertativi, succubi delle politiche padronali degli ultimi anni, si prestano a questo gioco, al fine di garantire il proprio status e i propri privilegi.

Misura e certificazione della Rappresentanza

Si nega ai sindacati non firmatari di contratto collettivo nazionale (CCNL) le deleghe automatiche per le tessere, e parallelamente si misura la rappresentanza in funzione delle deleghe stesse come concordate con le aziende e certificate da enti governativi quali Inps e Cnel. Con un solo colpo dunque si mina economicamente la capacità organizzativa dei sindacati conflittuali che non hanno firmato accordi al ribasso per i lavoratori e d'altro lato si impedisce agli attivisti sindacali conflittuali la possibilità di rappresentare le legittime aspettative dei lavoratori.

Elezioni delle RSU e contrattazione collettiva

Il presupposto per partecipare alle elezioni RSU è la firma dell'accordo del 10 gennaio 2014. Inoltre, potranno partecipare alla contrattazione collettiva, sulla base dei dati associativi comunicati al CNEL, i sindacati che avranno raggiunto la soglia del 5%, sulla base di una media tra le iscrizioni al sindacato certificate (in prima istanza dalle aziende!) e il dato elettorale delle rsu. Comunque i voti legittimamente raccolti - e gli eventuali rappresentanti eletti - da tutti quei sindacati o liste che non hanno firmato l'accordo in questione non saranno ritenuti validi. Inoltre i delegati RSU regolarmente eletti che decidessero di cambiare tessera sindacale dopo l'elezione decadono automaticamente dal loro ruolo di delegati. L'elezione della RSU, sia per il rinnovo che per il passaggio da RSA a RSU contemplato nell'accordo stesso, potrà avvenire solo a discrezione dei sottoscrittori dell'accordo.

Limitazione di Diritti e Tutele

Le RSU e le organizzazioni sindacali che sottoscrivono gli accordi non potranno organizzare scioperi e forme conflittuali di protesta contro i contratti e gli accordi firmati, pena multe e perdita di agibilità sindacale. Non potranno nemmeno più organizzare proteste e scioperi durante le trattative (mentre sappiamo bene che gli scioperi durante le trattative sono l'unica garanzia che hanno i lavoratori di riuscire a strappare qualche conquista!) I padroni e le direzioni dei sindacati concertativi tentano così di mettere in atto, senza tener conto del punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori, una forte limitazione della democrazia nei luoghi di lavoro: il diritto alla tutela diventa un fatto meramente discrezionale, deciso dai soggetti firmatari degli accordi. Tutto ciò serve per tentare di mettere fuori gioco tutti coloro che provano a contrastare le politiche di continua riduzione dei diritti dei lavoratori, al fine di favorire lo sviluppo di un mercato del lavoro governato dalla precarietà e dalla massima flessibilità.

CONDANNA E CONTRASTO DELL'ACCORDO VERGOGNA

Come coordinamento No-Austerity, insieme con le organizzazioni e gli attivisti che hanno promosso la campagna per la democrazia nei luoghi di lavoro, crediamo che l'accordo sulla rappresentanza rappresenti una truffa colossale, un pesante attacco ai diritti democratici e al futuro dei lavoratori e dei giovani.

  • Un provvedimento tanto vergognoso e liberticida che pensiamo debba indignare anche iscritti e attivisti dei sindacati che lo hanno sottoscritto, attivisti a cui facciamo appello per una comune mobilitazione. Invitiamo pertanto tutte le realtà sindacali a respingere e non sottoscrivere l'accordo in nessuna categoria o singola azienda, rafforzando un fronte unitario di lotta, necessario a contrastare ad ogni livello e con tutti i soggetti interessati l'accordo della vergogna.

COSA FARE NELLE ELEZIONI DELLE RSU?

In generale, i lavoratori conquistano e difendono i propri diritti nei luoghi di lavoro (inclusi quelli sulla rappresentanza) solo scendono in campo e in lotta uniti e determinati. Nessun accordo potrà mai ingabbiare il conflitto: solo costruendo con le lotte i rapporti di forza che permettano di respingere gli attacchi dei padroni riusciremo a strappare per i lavoratori reali diritti di rappresentanza. Anche per questo crediamo che la premessa per non far passare questo attacco sia quello che i sindacati non lo firmino, diversamente accetterebbero di diventare sindacati aziendali e concertativi.

Concretamente, tali provvedimenti che ledono la dignità dei lavoratori e della democrazia possono essere contrastati con modalità diversificate in base ai rapporti di forza nelle singole realtà lavorative, fermo restando il fatto che, laddove la presentazione di candidati rsu (o la nomina di rsa) implichi la sottoscrizione o condivisione di fatto degli accordi, non vanno presentati candidati (né nominati rsa), poiché questo significherebbe una capitolazione agli accordi stessi.
• Le prime azioni di contrasto possono essere di tipo legale laddove i regolamenti elettorali (come già accaduto) dovessero escludere i sindacati non firmatari dell'accordo dalla possibilità di presentare liste, condizione non espressamente prevista dagli accordi: lo scopo di un azione legale di questo tipo è quello di dimostrare sul campo la propria rappresentatività, che se poi negata diventerebbe un'arma a doppio taglio per i firmatari.
• Dove i rapporti di forza sono favorevoli alle organizzazioni sindacali non firmatarie è possibile anche boicottare le elezioni RSU che sono valide solo se vota il 50%+1 degli aventi diritto.
• Laddove esistano i rapporti di forza, è possibile procedere ad elezioni in deroga a quanto siglato a livello nazionale, procedendo localmente alla stesura di regolamenti elettorali che stravolgano di fatto le regole dell'accordo e permettano la libera partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali (condizione già concretizzatasi in alcune aziende).
• L' RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) è disciplinato da un decreto legge, difatti le OS firmatarie non hanno potuto inserirlo nell'accordo vergogna: è quindi possibile puntare sull'elezione dell'RLS che non può essere sottratto alla libertà di scelta dei lavoratori.
• Soprattutto è fondamentale oggi più che mai che i lavoratori riconoscano e individuano come unici interlocutori, tutori dei propri diritti e reali rappresentati dei propri interessi e delle proprie aspettative, gli attivisti sindacali e le organizzazioni che non si piegano ai tentativi di cancellare ogni democrazia sui luoghi di lavoro e ogni loro
possibilità di riscatto e di futuro, impegnandosi attivamente nella costruzione della mobilitazione diretta e libera.

Chiediamo per questo ai lavoratori di non votare i candidati di sindacati che hanno firmato l'accordo.

Le realtà e gli attivisti che aderiscono al coordinamento No Austerity e alla campagna contro l'Accordo della Vergogna sono disponibili a organizzare incontri con i lavoratori, iniziative ed assemblee pubbliche a sostegno della mobilitazione.


Aderiscono alla campagna contro l'accordo: Coordinamento No Austerity, Cub Toscana, Rsa Fiom Ferrari, Flmuniti Cub Ferrari, Rsu 47 Bordo Trenitalia Firenze, Licenziati politici Esselunga di Pioltello Si.Cobas, Coordinamento Migranti Verona, Resistenza Operaia - Fiat Irisbus, Usb Cremona, Rsu Cub Cobas Telecom Puglia, Si.Cobas Bergamo, Movimento Cassintegrati Telcom, Cub Sur Modena, Precari della scuola in lotta Modena, Cub Sanità Cremona, Rsa Fisac Cgil Equitalia Nord (CR), Rsu Fiom La Protec San Giovanni in Croce, Cobas Monopoli, Comitato No licenziamenti Eco Leather (BA), Allca Cub Bolzano, Cub Vicenza, Flmu-Cub Telecom Italia (nazionale), Il sindacato è un'altra cosa-opposizione Cgil Puglia, Coordinamento 3 ottobre (precari scuola) Milano, Coordinamento Lavoratori Cub Pirelli Bollate, Il sindacato è un'altra cosa - opposizione Cgil Cremona, Usb Salerno, Cub Barletta-Andria-Trani, Operai Liberi Fim Cisl Lecco, Il sindacato è un’altra cosa-opposizione in Cgil Vicenza, USI Milano, Cub Caltanissetta, Flaica Uniti Cub Caltanissetta, Cub Poste Padova, Cub Sanità Salerno AOU Ruggi d'Aragona, Confederazione Sindacale Unione Sindacale Italiana USI, Cub-Cobas Comune di Bologna, Flmuniti Cub Parma, Cub provinciale intercategoriale Catania, ALP/Cub -Associazione Lavoratori Pinerolesi, Adl Cobas Varese, Usi Ait Modena, Usi Caltanissetta, Slai Cobas TPL Toscana, Intersindacale di Brescia (Il sindacato è un'altra cosa/Cobas/Sindacato Orma/Si.Cobas).


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AGGRESSIONE FASCISTA A CREMONA

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AGGRESSIONE FASCISTA A CREMONA

ATTACCATO IL CENTRO SOCIALE DORDONI

SOLIDARIETA' AD EMILIO E A TUTTI I COMPAGNI AGGREDITI!

Domenica sera, a Cremona, una sessantina di criminali armati fino ai denti con spranghe e bastoni, riconducibili all'organizzazione xenofoba e fascista di Casa Pound, hanno compiuto un vero e proprio assalto alla sede del centro sociale Dordoni. Nel tentativo di difendersi e respingere il vile attacco alcuni compagni sono rimasti feriti ed Emilio colpito violentemente alla testa è stato ricoverato in gravi condizioni al locale ospedale. Noi diciamo basta all'ennesima provocazione da parte di questa gentaglia, protetta dalle Istituzioni, di centro-destra o centro-sinistra che siano, che concedono loro spazi di azione e agibilità. Da condannare pesantemente anche il comportamento della polizia che ha per questi individui sempre un' occhio di riguardo: ieri per agevolarne la fuga ha caricato i compagni!

Noi esprimiamo piena solidarietà ad Emilio e tutti i compagni coinvolti negli scontri. Esigiamo pene severe per i responsabili ed appoggeremo e parteciperemo a qualsiasi iniziativa che verrà messa in campo. Facciamo appello a partecipare alla manifestazione antifascista di sabato 24 a Cremona-

Chiudiamo tutte le sedi dei fascisti!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

NO-AUSTERITY

Coordinamento delle lotte

 

 

Bolognina di Crevalcore. Il disastro!

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Perché siamo qui

a 10 anni dal disastro ferroviario di Bolognina di Crevalcore che ha causato

17 morti, tra cui 5 ferrovieri, e oltre 20 feriti

La linea era a binario unico, la nebbia fitta, un solo macchinista alla guida, accanto il capotreno, la cabina di guida col famigerato pedale "a uomo morto". Niente "ripetizione dei segnali in macchina" e Sistema di Controllo della Marcia del Treno (SCMT), che avrebbero sicuramente evitato il disastro. Dal 2003 riduzione del personale e trasformazione, per ridurre i tempi, dell'incrocio con fermata in "incrocio volante". Assenza delle tavole distanziometriche rifrangenti per segnalare l'approssimarsi di un semaforo che poteva essere rosso. Proprio per l'arretratezza della linea, prima Bolognina era una stazione vera con capostazione e alla guida dei treni 2 macchinisti. Per la frequentissima nebbia si usavano i petardi per avvisare di un semaforo rosso. Tagli senza misure tecnologiche di "compensazione" per evitare un prevedibile "errore umano". Questi i fatti, per difetto, perché a leggere tutti gli atti non si può che gridare: strage annunciata, perché tutte le condizioni si sono poste affinché non fosse evitata!

Ma il PM chiede l'archiviazione: è solo grazie all'intervento dei ferrovieri e dei loro Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (Rls) che fanno opposizione, forte e circostanziata (che viene accolta), denunciano i fatti, presidiano le udienza e si presentano, con l'Orsa Emilia Romagna, come unica parte civile, e la ‘partita’ si riapre.

Siamo qui perché quella di Crevalcore, del maggio 2009 (solo un mese prima del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno che ha causato 32 Vittime) è una sentenza esemplare che serve all'oggi: tutto il procedimento aveva dimostrato le gravissime omissioni, le rimozioni, le "evidenze", ma il giudice stabilisce che il disastro è da attribuirsi all'errore umano del macchinista Vincenzo di Biase e assolve tutti gli imputati, pugnalando ancora al cuore i familiari di tutte le Vittime; ma non può negare che le responsabilità vanno estese al "sistema ferroviario" nel suo complesso. Non ne trae però le conseguenze, perché avrebbe messo in discussione tutta l'attuale struttura economico-sociale. Questa contraddizione, che lorsignori hanno dovuto risolvere, non si sarebbe espressa se i ferrovieri non si fossero mobilitati.

Siamo qui perché questo 10° anniversario è un appuntamento da non perdere, visto le sentenze susseguitesi nell'ultimo periodo (l'elenco è per difetto):

- la sentenza Thyssen krupp, dell'aprile scorso, con cui è stata annullata la sentenza della Corte d’Appello di Torino (che aveva già ridotto le pene derubricando l'omicidio da doloso a colposo): il nuovo processo deve rideterminare, ovviamente a ribasso, le pene degli imputati;

- la sentenza di 2° grado de L’Aquila che assolve i membri della Commissione grandi rischi che una settimana prima del terremoto, che provocò 309 Vittime, aveva rassicurato la popolazione che non vi era alcun pericolo;

- la sentenza Eternit del 19 novembre, con l'assoluzione definitiva per prescrizione del reato di disastro ambientale del miliardario Stephan Schmidheiny, imputato di oltre 3.000 morti da amianto. Annullati anche i risarcimenti per le parti civili;

- la sentenza ‘Marlane’: a dicembre, il Tribunale di Paola assolve i 12 imputati, tra cui il presidente Marzotto, responsabili dei 107 operai morti alla Marlane di Praia a Mare (Cs);

- sempre il Tribunale di Chieti, a dicembre, ha assolto tutti gli imputati nel processo per la megadiscarica Montedison di Bussi che ha avvelenato 700.000 persone, reato prescritto perché derubricato da doloso a colposo.

Come per il processo di Crevalcore, in ognuno di questi procedimenti la mobilitazione ha contato e ha condizionato i Tribunali fino a un certo punto, come per l'Eternit e la Thyssen, con le sentenze "storiche" di 1° grado, o la Marlane di Praia a Mare.

Ma "alla fine dei conti" il "sistema" non può essere messo in discussione: il sistema del profitto, che deve avere i suoi caduti, che devono essere fatti collettivamente ingoiare come naturali, perché il progresso, dicono, non si può fermare. La logica del profitto prevale su tutto e i Tribunali riconoscono questo dominio.

Siamo qui perché la nostra esperienza, le riflessioni e la comprensione a cui ci ha portato, ci ha ancora più convinto che come lavoratori, come cittadini, non possiamo delegare a questi Tribunali la tutela della vita, della sicurezza e della salute. La storia, l’esperienza e la realtà hanno dimostrato che non ce lo possiamo permettere. Queste sentenze assolvono i responsabili delle morti e del disastro ambientale e condannano chi opera in prima persona per questi beni fondamentali della collettività, come le due sentenze-vergogna (del 4 giugno 2013 del giudice del Tribunale di Lucca, Luigi Nannipieri, e del 17 luglio scorso del presidente del Tribunale della Corte di Appello di Firenze, Giovanni Bronzini, coadiuvato dai giudici Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio) che hanno confermato il licenziamento del ferroviere Riccardo Antonini, “accusato” di aver violato l’obbligo di fedeltà a Moretti, Elia, Soprano, rinviati a giudizio per la strage ferroviaria di Viareggio.

Ma questi giudici sono coscienti che siamo di fronte a 32 Vittime (bambini, ragazze, uomini e donne) e a numerosi feriti di cui alcuni ne porteranno le conseguenze per tutta la vita?

Non dobbiamo fermarci di fronte alle "loro" sentenze di parte, ma dobbiamo organizzarci, denunciare e mobilitarci perché la tutela della vita dei lavoratori e dei cittadini, non può essere nelle mani di chi ha deliberatamente deciso di stare dalla parte dei potenti.

Siamo qui perché vogliamo "riaprire la partita", perché neghiamo la "loro" logica del primato dell'economia sulla salute, dell'impresa, del mercato e del profitto sul primato del bene collettivo: la vita e la sicurezza.

Di fronte all’evidenza che questo Stato, prima o poi, assolve padroni e manager, sta a noi cogliere ogni occasione per riaprire la partita. I tempi sono cambiati in peggio per i senza-potere, sono sempre più le sentenze contro di loro ed allora dobbiamo far sì che i tempi cambino anche per i poteri forti, impuniti ed assolti da questi Tribunali.

Vogliamo dirlo a tutti voi attraverso le parole della presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime del 29 giugno 2009 "Il mondo che vorrei": “… vorremmo che la strage di Viareggio, come ogni altro assassinio sul e da lavoro, non venga dimenticata, non rimanga impunita e non accada mai più un altro “29 giugno” e per far sì che ciò avvenga è necessario mobilitarsi, organizzarsi e lottare, essere noi i protagonisti senza delegare niente a nessuno, lottare per la sicurezza nei luoghi di lavoro e sul territorio per la difesa della salute di tutti. E' necessario, affinché ciò avvenga, che noi familiari ci si “apra” e si sia al vostro fianco, ma occorre anche essere coscienti che la lotta per la sicurezza, la salute, la vita è soprattutto nelle vostre mani, nelle mani del movimento dei lavoratori ".

7 gennaio 2015

- Associazione “Il mondo che vorrei”

- Assemblea 29 giugno

 

   

10 anni dal disastro di Crevalcore (BO)

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Perché siamo qui

a 10 anni dal disastro ferroviario di Bolognina di Crevalcore che ha causato 17 morti, tra cui 5 ferrovieri, e oltre 20 feriti

La linea era a binario unico, la nebbia fitta, un solo macchinista alla guida, accanto il capotreno, la cabina di guida col famigerato pedale "a uomo morto". Niente "ripetizione dei segnali in macchina" e Sistema di Controllo della Marcia del Treno (SCMT), che avrebbero sicuramente evitato il disastro. Dal 2003 riduzione del personale e trasformazione, per ridurre i tempi, dell'incrocio con fermata in "incrocio volante". Assenza delle tavole distanziometriche rifrangenti per segnalare l'approssimarsi di un semaforo che poteva essere rosso. Proprio per l'arretratezza della linea, prima Bolognina era una stazione vera con capostazione e alla guida dei treni 2 macchinisti. Per la frequentissima nebbia si usavano i petardi per avvisare di un semaforo rosso. Tagli senza misure tecnologiche di "compensazione" per evitare un prevedibile "errore umano". Questi i fatti, per difetto, perché a leggere tutti gli atti non si può che gridare: strage annunciata, perché tutte le condizioni si sono poste affinché non fosse evitata!

Ma il PM chiede l'archiviazione: è solo grazie all'intervento dei ferrovieri e dei loro Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (Rls) che fanno opposizione, forte e circostanziata (che viene accolta), denunciano i fatti, presidiano le udienza e si presentano, con l'Orsa Emilia Romagna, come unica parte civile, e la ‘partita’ si riapre.

Siamo qui perché quella di Crevalcore, del maggio 2009 (solo un mese prima del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno che ha causato 32 Vittime) è una sentenza esemplare che serve all'oggi: tutto il procedimento aveva dimostrato le gravissime omissioni, le rimozioni, le "evidenze", ma il giudice stabilisce che il disastro è da attribuirsi all'errore umano del macchinista Vincenzo di Biase e assolve tutti gli imputati, pugnalando ancora al cuore i familiari di tutte le Vittime; ma non può negare che le responsabilità vanno estese al "sistema ferroviario" nel suo complesso. Non ne trae però le conseguenze, perché avrebbe messo in discussione tutta l'attuale struttura economico-sociale. Questa contraddizione, che lorsignori hanno dovuto risolvere, non si sarebbe espressa se i ferrovieri non si fossero mobilitati.

Siamo qui perché questo 10° anniversario è un appuntamento da non perdere, visto le sentenze susseguitesi nell'ultimo periodo (l'elenco è per difetto):

- la sentenza Thyssen krupp, dell'aprile scorso, con cui è stata annullata la sentenza della Corte d’Appello di Torino (che aveva già ridotto le pene derubricando l'omicidio da doloso a colposo): il nuovo processo deve rideterminare, ovviamente a ribasso, le pene degli imputati;

- la sentenza di 2° grado de L’Aquila che assolve i membri della Commissione grandi rischi che una settimana prima del terremoto, che provocò 309 Vittime, aveva rassicurato la popolazione che non vi era alcun pericolo;

- la sentenza Eternit del 19 novembre, con l'assoluzione definitiva per prescrizione del reato di disastro ambientale del miliardario Stephan Schmidheiny, imputato di oltre 3.000 morti da amianto. Annullati anche i risarcimenti per le parti civili;

- la sentenza ‘Marlane’: a dicembre, il Tribunale di Paola assolve i 12 imputati, tra cui il presidente Marzotto, responsabili dei 107 operai morti alla Marlane di Praia a Mare (Cs);

- sempre il Tribunale di Paola, a dicembre, ha assolto tutti gli imputati nel processo per la megadiscarica Montedison di Bussi che ha avvelenato 700.000 persone, reato prescritto perché derubricato da doloso a colposo.

Come per il processo di Crevalcore, in ognuno di questi procedimenti la mobilitazione ha contato e ha condizionato i Tribunali fino a un certo punto, come per l'Eternit e la Thyssen, con le sentenze "storiche" di 1° grado, o la Marlane di Praia a Mare.

Ma "alla fine dei conti" il "sistema" non può essere messo in discussione: il sistema del profitto, che deve avere i suoi caduti, che devono essere fatti collettivamente ingoiare come naturali, perché il progresso, dicono, non si può fermare. La logica del profitto prevale su tutto e i Tribunali riconoscono questo dominio.

Siamo qui perché la nostra esperienza, le riflessioni e la comprensione a cui ci ha portato, ci ha ancora più convinto che come lavoratori, come cittadini, non possiamo delegare a questi Tribunali la tutela della vita, della sicurezza e della salute. La storia, l’esperienza e la realtà hanno dimostrato che non ce lo possiamo permettere. Queste sentenze assolvono i responsabili delle morti e del disastro ambientale e condannano chi opera in prima persona per questi beni fondamentali della collettività, come le due sentenze-vergogna (del 4 giugno 2013 del giudice del Tribunale di Lucca, Luigi Nannipieri, e del 17 luglio scorso del presidente del Tribunale della Corte di Appello di Firenze, Giovanni Bronzini, coadiuvato dai giudici Gaetano Schiavone e Simonetta Liscio) che hanno confermato il licenziamento del ferroviere Riccardo Antonini, “accusato” di aver violato l’obbligo di fedeltà a Moretti, Elia, Soprano, rinviati a giudizio per la strage ferroviaria di Viareggio.

Ma questi giudici sono coscienti che siamo di fronte a 32 Vittime (bambini, ragazze, uomini e donne) e a numerosi feriti di cui alcuni ne porteranno le conseguenze per tutta la vita?

Non dobbiamo fermarci di fronte alle "loro" sentenze di parte, ma dobbiamo organizzarci, denunciare e mobilitarci perché la tutela della vita dei lavoratori e dei cittadini, non può essere nelle mani di chi ha deliberatamente deciso di stare dalla parte dei potenti.

Siamo qui perché vogliamo "riaprire la partita", perché neghiamo la "loro" logica del primato dell'economia sulla salute, dell'impresa, del mercato e del profitto sul primato del bene collettivo: la vita e la sicurezza.

Di fronte all’evidenza che questo Stato, prima o poi, assolve padroni e manager, sta a noi cogliere ogni occasione per riaprire la partita. I tempi sono cambiati in peggio per i senza-potere, sono sempre più le sentenze contro di loro ed allora dobbiamo far sì che i tempi cambino anche per i poteri forti, impuniti ed assolti da questi Tribunali.

Vogliamo dirlo a tutti voi attraverso le parole della presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime del 29 giugno 2009 "Il mondo che vorrei": “… vorremmo che la strage di Viareggio, come ogni altro assassinio sul e da lavoro, non venga dimenticata, non rimanga impunita e non accada mai più un altro “29 giugno” e per far sì che ciò avvenga è necessario mobilitarsi, organizzarsi e lottare, essere noi i protagonisti senza delegare niente a nessuno, lottare per la sicurezza nei luoghi di lavoro e sul territorio per la difesa della salute di tutti. E' necessario, affinché ciò avvenga, che noi familiari ci si “apra” e si sia al vostro fianco, ma occorre anche essere coscienti che la lotta per la sicurezza, la salute, la vita è soprattutto nelle vostre mani, nelle mani del movimento dei lavoratori ".

7 gennaio 2015

 

 

SOLIDARIETA' agli occupanti del Corvetto!

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Sgomberiamo ogni dubbio...

SOLIDARIETA'

agli occupanti del Corvetto!

No Austerity

Coordinamento

delle lotte

 

Pare proprio che la giunta Milano - in combutta con Regione Lombardia, Prefettura, Aler - abbia dichiarato la sua battaglia contro le occupazioni a scopo abitativo, e in generale contro la città popolare alternativa e antagonista. Sarà forse per fare trovare alle presunte centinaia di migliaia di visitatori, ma soprattutto agli investitori dell'Expo, una città normalizzata, piatta e amorfa e a disposizione di “nutriente profitto”?

Dopo la battaglia mediatica e i primi sgomberi in altre zone è arrivata l'ora di intervenire nel quartiere Corvetto, dove a suon di cariche e lacrimogeni (addirittura all'interno del mercato rionale in mezzo alla gente che faceva la spesa) le "forze dell'ordine" presenti in maniera oltremodo massiccia hanno sgomberato ben due spazi sociali (il Corvaccio e la Rosa Nera) e “liberando” alcuni appartamenti delle case popolari.

No Austerity è e sarà al fianco di chi tenta di oppone a questi atti di VIOLENZA QUOTIDIANA E OPPRESSIONE COME MEZZO DI SOTTOMISSIONE, auspicando che il “virus” della ribellione e la resistenza si diffondano ovunque, dai posti di lavoro alle scuole, ai comitati di lotta per la casa e che “contagino” e pongano al centro ora e sempre

“ che un nuovo mondo è possibile”!

Opponiamoci a questo sistema economico, sociale e politico, che offre miseria e repressione ai proletari e agli strati popolari delle città: contrapporsi agli sprechi al lusso e alla corruzione dei potenti di turno è doveroso e legittimo. Politica e corruzione che vorrebbero declinare le nostre vite al profitto devastando ambiente e territorio sono fuori dall’ambiente.

Basta case senza persone! Basta persone senza case!

Per una lotta sociale generalizzata e auto difesa contro i padroni!

No Austerity - Coordinamento delle Lotte

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