Nibirumail Cookie banner

Sede Udine più Altre sezioni.

33100 Udine.

Via Via Marchetti 46

Tel/Fax 0432 150 33 60

E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

"Lotta di Classe"

www.lottadiclasse.info

(in fase di nuova elaborazione)

Tre milioni per livellare le buste paga

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Fusione delle Ulss, ora scoppia la grana degli stipendi diversi.

Servono tre milioni per livellare le buste paga

medico stipC'è stato di tutto ieri pomeriggio in Quinta commissione sanità, anche se i consiglieri regionali sembra non se ne siano accorti: nessuno ha battuto ciglio quando è stato denunciato che il Veneto potrà riempirsi di ospedali privati al di fuori della programmazione regionale. Nessuno ha chiesto lumi quanto si sono profilate battaglie a colpi di carte bollate in merito agli stipendi diversi tra infermieri e medici che lavoreranno nella stessa Ulss. E nessuno si è scusato con i sindaci che, convocati alle 17.30, sono arrivati a Palazzo ma hanno trovato la porta chiusa: la commissione era già finita da quasi un'ora e i consiglieri erano già andati a casa. Figuracce del Ferro Fini. La Quinta commissione era stata convocata per sentire tutti i soggetti coinvolti in merito al "pacchetto bilancio", cioè il collegato alla legge di stabilità 2017, la stessa legge di stabilità e il bilancio di previsione triennale. Erano previste almeno tre ore di audizioni in vista della seduta di domani che vedrà i consiglieri licenziare l'intera manovra.

STIPENDI DIVERSI - È stata la Cgil con il segretario regionale Daniele Giordano a denunciare la grana degli stipendi che scoppierà dal 1° gennaio 2017. Con l'ultima riforma sanitaria le Ulss sono state infatti ridotte da 21 a 9, ma anziché far nascere delle nuove Ulss come era successo vent'anni fa, si è proceduto alla fusione per incorporazione: nel caso di Venezia, ad esempio, resta l'Ulss 12 che assorbe l'Ulss 13 di Dolo-Mirano e l'Ulss 14 di Chioggia che invece cessano. Occhio: cessano anche i contratti aziendali locali delle Ulss 13 e 14. Il problema è: i medici e gli infermieri che passeranno a lavorare nella Ulss 12 che contratti avranno? Quelli originari della propria vecchia Ulss o quelli dell'Ulss "incorporante"? L'interrogativo non è di poco conto perché le Ulss venete oggi non hanno lo stesso contratto aziendale locale, ci sono infermieri che prendono di più e altri che prendono di meno. Ma finché erano in Ulss diverse era un conto, nella stessa Ulss la vicenda può portare a valanghe di contenziosi.

La proposta emersa negli uffici regionali competenti è di mantenere in vigore per tutto il 2017 i contratti attuali e, in corso d'opera, verificare di quante risorse c'è bisogno per non fare differenze di stipendio così che, dal 2018, si possa applicare un nuovo contratto uguale per tutti. Al Balbi stanno pensando anche di destinare una parte dei risparmi ottenuti dalla riorganizzazione delle Ulss ai miglioramenti salariali per l'omogeneizzazione dei contratti locali. Pare servano dai 3 ai 5 milioni di euro.

LARGO AI PRIVATI - Sempre il segretario regionale della Cgil Daniele Giordano ha segnalato in commissione, tra il silenzio generale, il via libera che l'articolo 28 del Collegato da alle cliniche private: d'ora in avanti, in virtù della "libera iniziativa economica privata" chiunque potrà aprirsi un ospedale anche se la programmazione regionale non lo prevede. «Siamo stati costretti ad "aprire" ai privati da una sentenza del Tar che peraltro abbiamo già impugnato al Consiglio di Stato» ha poi spiegato al Gazzettino l'assessore Luca Coletto. Tutto nasce a Mezzaselva, nell'Altopiano di Asiago, dove la società Progetto 33 chiede di riattivare nell'ex ospedale che era stato chiuso dei posti letto per la riabilitazione e, di fronte al rifiuto della Regione, va al Tar dove, grazie a una direttiva europea, vince. Morale: adesso chiunque potrà aprirsi un ospedale privato, la struttura dovrà rispettare i parametri fissati dalla Regione (gli stessi delle strutture pubbliche) ma non sarà accreditata, cioè non riceverà soldi del Fondo sanitario.

LO SGARBO - Alle 17.20 varca il portone del Ferro Fini Nicola De Paoli, sindaco di Masera, in rappresentanza della Conferenza dei sindaci dell'Ulss 16 di Padova. Pochi minuti dopo entra il sindaco Alessandro Bolis per l'Ulss 15. Sono stati convocati tutti alle 17.30, ma la commissione è già finita. Nell'atrio c'è solo il capogruppo di Forza Italia Massiliamo Barison, che peraltro stava uscendo pure lui: «Ci era stato detto che non sarebbe venuto più nessuno». Sbagliato. Sbotta Bolis: «E la segretaria aveva pure confermato la mia partecipazione. Se lo facessi io in municipio mi chiederebbero le dimissioni». Dalla cartella estraggono il materiale che avrebbero consegnato ai consiglieri: i servizi sociali sul territorio, dalla medicina di gruppo agli ospedali di comunità, vanno garantiti. E, aggiunge De Paoli, la quota indistinta del fondo sociale va divisa in base alla popolazione e non sulla base storica.

Il Gazzettino – 23 novembre 2016

 

NO!! RENZI GRAZIE!

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

NO!! RENZI GRAZIE

L’Unione Sindacale Italiana per un chiaro NO (sociale)

ALLA MODIFICA PEGGIORATIVA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

Il 4 dicembre vai a votare e vota NO

al referendum costituzionale voluto da renzi

La Costituzione è nostra e non si tocca

DICIAMO NO: alla “controriforma” della Costituzione, voluta dal governo Renzi, da confindustria, dalle banche e dall’unione europea (che pretendono maggiore mano libera per portare avanti i loro progetti e la difesa dei “loro” interessi”, che non coincidono con gli interessi delle classi lavoratrici e dei settori disagiati e sfiancati dalla crisi);

al “JOBS ACT”, alla legge MADIA (che vuole privatizzare e liberalizzare i servizi pubblici e le aziende pubbliche…), alla legge “FORNERO” , alle GRANDI OPERE INUTILI, ai tagli alla SANITA’, ALL’ISTRUZIONE sempre più mercificata e sempre meno pubblica (“labuonascuoladirenzi” L. 107/2015, sta producendo effetti nefasti dagli asili nido all’università, alla ricerca e anche alla cultura…), agli interventi sulle pensioni a favore… delle banche (o delle grandi compagnie di assicurazione, con un modello di tutela “all’americana”)

NO ad accordi di negoziazione internazionale sul libero mercato (TTIP, CETA), NO alle spese e alle missioni militari, alla guerra e alla Nato;

LOTTIAMO PER: ottenere un salario minimo intercategoriale a 1300 euro (netti), la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e di ritmi lavorativi, per l’occupazione e la “stabilizzazione” dei precari e precarie, per la piena ed efficace tutela della SALUTE e della SICUREZZA per chi lavora, negli ambienti di lavoro e sui territori, per una maggiore distribuzione delle risorse e della “ricchezza sociale” prodotta, per un reddito minimo per disoccupati e precari, per riconquistare in concreto diritti, salari, dignità e per misure di politica economica che non siano funzionali solo a chi detiene il potere economico/finanziario;

SI APRE UNA CAMPAGNA DI LUNGA DURATA DI MOBILITAZIONI E SERVE LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DI TUTTI-E, L’AUTORGANIZZAZIONE VA PRATICATA IN MASSA…

L’Usi ricorda che il 25 novembre è la giornata internazionale contro le violenze (e le discriminazioni) sulle donne, il 26 novembre corteo nazionale a Roma.

Unione Sindacale Italiana USI fondata nel 1912

Sedi di riferimento della segreteria nazionale confederale


Roma Largo Veratti 25, 00146 Fax 06/77201444 - e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

Udine Via G. Marchetti 46, 33100 tel. 0432 1503360 - e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Milano Via Ricciarelli 37, tel. 02/54107087 fax 02/54107095 - e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Sede di riferimento della segreteria regionale e provinciale confederale

CALTANISSETTA Via Re D’Italia 10, tel. 3283682259 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

CONTATTACI

 

 

UDINE. VERTENZA SANGALLI VETRO.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

VERTENZA VINTA PASSAGGIO 152 OPERAI SANGALLI VETRO

di SAN GIORGIO NOGARO (UDINE)
A MULTINAZIONALE TURCA SISECAM FLAT GLASS ITALIA

(gruppo SISECAM)

SENZA APPLICAZIONE DI JOBS ACT

E ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO DEI 30 PRECARI.

 

UN ALTRO RISULTATO A FAVORE DI OPERAI, IN MAGGIORANZA AUTORGANIZZATI CON UNIONE SINDACALE ITALIANA, CONTRO LE ESIGENZE DEI PADRONI DELLE MULTINAZIONALI

L'Usi di Udine e il sindacato USI METALMECCANICI E INDUSTRIA, segnalano che dopo una vertenza durata molti mesi di procedure di risanamento, cassa integrazione e di controllo costante della rappresentanbza sindacale aziendale (in maggioranza aderente all'Usi come del resto la forza lavoro)  si è respinto un ultimo tentativo, di peggiorare rapporti di lavoro.

Nella procedura di acquisto si era aggiudicata con offerta di 90 milioni di euro, la SISECAM GLASS FLAT ITALIA (aderente alla multinazionale turca SIsecam Gorup, specializzata in lavorazione del vetro e derivati) che, in base a quanto è stabilito dal nostro attuale codice civile (articolo 2112)  avrebbe dovuto riassorbire la forza lavoro alle medesime condizioni precedenti, con un passaggio diretto delle maestranze, esperte nell'azienda udinese, una delle poche in Italia nel settore ancora "recuperabile" alla produzione e con una percentuale del 54% di proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia.

Invece la neo proprietà turca, voleva licenziare tutti i 152 operai (ci sono anche 30 con contratti a tempo determinato e circa 50 addetti dell'indotto dell'azienda) e...RIASSUMERLI CON L'APPLICAZIONE DEL JOBS ACT (D. legislativo 183 2014), COME SE FOSSERO NUOVI ASSUNTI E CON TUTTE LE PENALIZZAZIONI E MINORI TUTELE DI QUELLA LEGGE, SPONSORIZZATA DAL GOVERNO RENZI.

Netta l'opposizione del sindacato che organizza la maggioranza degli operai e che ha una maggioranza assoluta nella rappresentanza sindacale interna, L'Unione Sindacale Italiana.

Si mantiene lo stato di agitazione, si preannuciano ricorsi legali e iniziative di tutela, si mettono in stato di mobilitazione gli operai...

Dopo uno scambio di "opinioni" tra Usi e neo proprietari, si risolve con una DISPONIBILITA' DEI RESPONSABILI DELLE POLITICHE INDUSTRIALI DELLA SOCIETA' DEL GRUPPO TURNO,  AL PASSAGGIO DIRETTO DI TUTTA LA FORZA LAVORO, OLTRE ALLA CONVERSIONE A TEMPO INDETERMINATO DEI 30 A TEMPO DETERMINATO (precari).

Accordo che sarà siglato il 6 ottobre 2016.

Il segretario dell'Usi Renato Grego (28 anni di acciaieria e una notevole esperienza di lotte operaie) mantiene lo stato di agitazione e verificherà se sarà operativo il passaggio diretto dalla società italiana a quella turca e la sottoscrizione dei nuovi contratti, compresa la stabilizzazione dei precari, come promesso dai nuovi proprietari.

Una frecciata lanciata anche ai sindacati cgil cisl uil, che negli anni scorsi avevano firmato accordi per la riduzione del personale e avevano fatto poca tutela della condizione salariale, normativa e di difesa della forza lavoro, prima dell'ingresso e dell'autorganizzazione operaia di massa, con Usi.

I RAPPORTI DI FORZA HANNO PERMESSO ANCHE QUESTA VOLTA, IN QUESTA IMPORTANTE AZIENDA FRIULANA DEL SETTORE, AGLI OPERAI DI RESPINGERE LE PESSIME LEGGI COME IL JOBS ACT, grazie al sostegno e alle indicazioni dell'Usi e la pratica di massa dell'autodifesa collettiva e dell'autorganizzazione. Come ha dichiarato il segretario dell'Usi, si è seduto al tavolo con il management e i responsabili della SIsecam, per difendere gli operai e dare una dimostrazione di buone fede e correttezza con i dirigenti del gruppo multinazionale turco, il 6 ottobre lo farà  per sottoscrivere
l'accordo sindacale, ma quella sarà l'ultima volta che siederà ad un tavolo con  quei sindacati  messi in minoranza dagli stessi operai.

UN ALTRO COLPO A FAVORE DEGLI OPERAI E DELLA PRATICA DELL'AUTORGANIZZAZIONE SINDACALE, che come 100 anni fa, hanno trovato nell'Unione Sindacale Italiana la loro organizzazione di riferimento, in grado di fornire valido ausilio e strumento per lo sviluppo di lotte e conflitti e di permettere i giusti rapporti di forza, utili per la difesa di condizioni di lavoro, di sicurezza e salariali. Si è consapevoli però che non bisogna mai abbassare la guardia e   che ogni risultato positivo, ogni vittoria nelle vertenze, va verificata, controllata, mantenuta e  consolidata, per farne un esempio praticabile anche in altri posti di lavoro, oltre che per mantenere e rafforzare i risultati ottenuti con la lotta, la tenacia di lavoratori, lavoratrici nei luoghi di lavoro e nei territori dove essi sono inseriti

(In allegato, articolo da Il Messaggero Veneto)

Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912

Usi Udine e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
sede in via G. Marchetti, 46 3310 Udine tel. 0432 1503360

Segreteria nazionale collegiale confederale

Udine- Milano- Roma - Caserta.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

sito nazionale ufficiale

www.unionesindacaleitaliana.ue

   

I turchi licenziano. Protesta l’Usi.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

I turchi licenziano i dipendenti per riassumerli col Jobs act

Alla Sangalli Vetro di San Giorgio di Nogaro. La comunicazione di Sisecam è stata già inoltrata.

Protesta l’Usi: una decisione senza accordo sindacale.

SAN GIORGIO DI NOGARO. Si profila lo scontro sindacale tra l’Usi (Unione sindacale italiana) e la turca Sisecam Flat Glass Italia sul “trasferimento” dei 152 addetti dalla Sangalli Vetro Porto Nogaro spa alla nuova proprietà.

La Sisecam ha annunciato che vorrebbe «in totale violazione dell’articolo 2112 del codice civile e in virtù della riforma del lavoro del governo, licenziare e riassumere tutti i lavoratori passando per un accordo sindacale. Questa organizzazione sindacale dice no». Il sindacato non ci sta e si dice pronto a dare battaglia.

Oggi intanto i rappresentanti dell’Usi incontreranno nello stabilimento dell’Aussa Corno la nuova proprietà: nell’occasione hanno convocato anche i confederali non rappresentativi in questa azienda.

Il 28 si terrà invece un’assemblea plenaria con i lavoratori e nella serata dello stesso giorno alle 17.30 convocheranno una conferenza stampa a Udine per spiegare la situazione, dove saranno presenti i segretari e le Rsa della Sangalli.

La Sisecam Flat Glass Italia srl del gruppo turco Sisecam con sede a Istanbul, specialista mondiale del vetro da tavola, contenitori alimentari, finestre e fibre di vetro, con 21 mila addetti distribuiti in 13 Paesi, si è aggiudicata per 90 milioni di euro la Sangalli Ventro Porto Nogaro spa in concordato preventivo, battendo l’americana Guardian che offriva 54,5 milioni di euro.

La società turca risultava infatti il soggetto con maggiori garanzie sotto il profilo delle capacità di assorbimento, sviluppo e incremento del businness attualmente condotto da Sangalli.

Entro il 31 ottobre il passaggio di proprietà verrà ufficializzato dalla firma del contratto: fino ad allora la Regione resta socia attraverso Friulia al 54 per cento della Sangalli.

L’azienda ha un’esposizione debitoria

pari a 117 milioni di euro che verranno ripianati con i proventi dell’acquisto e con gli introiti derivanti dall’attività produttive ante Sisecam.

Oltre ai 152 dipendenti, Sangalli Vetro produce un indotto che conta per una cinquantina di addetti.


di Francesca Artico

 

 

Avvelenamento di acque e disastro ambientale

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Pfas in Veneto, la commissione parlamentare Ecomafie: reati di avvelenamento di acque e disastro ambientale

Acqua-analisi

«Avvelenamento di acque destinate all'alimentazione». Questo è il principale reato che secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti ambientali, o sulle «ecomafie» che dir si voglia, sussiste in merito alla contaminazione da Pfas. Un crimine al quale, peraltro, vanno aggiunti quelli di disastro ambientale reversibile e delitto colposo contro l'ambiente. La relazione pubblicata in questi giorni dall'organismo assembleare, che ha come relatori gli onorevoli Alessandro Bratti e Miriam Cominelli del Pd e Alberto Zolezzi dei Cinque stelle, dipinge un quadro inquietante. Un quadro che, peraltro, è destinato ad assumere in prospettiva tinte ancora più fosche. «Per quanto ampia (è formata da più di 460 pagine, ndr) la relazione relativa al solo Veneto scaturita dal lavoro della commissione comprende anche una parziale, per quanto significativa, anticipazione in merito agli approfondimenti compiuti sul tema-Pfas», spiega Zolezzi.

Dopo aver vagliato le varie questioni relative alla gestione dei rifiuti, infatti, la commissione ha realizzato un consistente supplemento di indagini dedicate esclusivamente all'inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche. Quella contaminazione dovuta a composti chimici utilizzati per una lunga serie di produzioni, «che vede un inquinamento della falda esteso per circa 160 chilometri quadrati nelle province di Verona, Vicenza e Padova». «Questa attività è durata sino a pochi giorni fa», continua Zolezzi, «per cui ora è pensabile che si possa arrivare a fare sintesi di questo consistente lavoro entro al massimo un mese».

DALLA PAURA ALLE RESPONSABILITÀ. «L'allarme nelle popolazioni interessate da tale fenomeno è notevolissimo», afferma nella sua relazione la commissione. La quale non cita solo le fonti istituzionali venete, come la Regione e l'Arpav, ma anche le indagini compiute dall'Istituto di ricerca sulle acque del Cnr (Irsa) e, sottolineando la mancanza di limiti di potabilità nazionali e comunitari, afferma che «nel bacino Agno- Fratta-Gorzone i limiti di riferimento statunitensi e tedeschi sono stati ampiamente superati».

«L'origine della contaminazione è stata individuata dall'Arpav negli scarichi dell' azienda chimica Miteni spa di Trissino», ricorda la commissione. La quale, pur spiegando che la ditta si è attivata installando dei pozzi-barriera a Sud dello stabilimento, afferma che secondo l'Arpav è responsabile anche della presenza dei Pfas nei reflui trasportati nel Veronese dal «tubo». Il collettore che fa finire a Cologna, scaricandoli nel Fratta-Gorzone, gli scarichi di cinque depuratori della provincia berica.

INTERVENTI E PERICOLI. L'adozione da parte della Miteni di contromisure imposte dall' Arpav ha provocato «qualche miglioramento». Il quale è però dovuto anche al fatto che la ditta ora produce sostanze parzialmente diverse. «Considerato che essa è posta in un'area di ricarica, resta però altamente probabile che questa situazione contribuisca all'inquinamento della falda acquifera a valle, tanto più che è possibile presagire una contaminazione di natura storica», ammoniscono i parlamentari. I quali ricordano che anche attualmente acque di raffreddamento degli impianti di Miteni vengono scaricate direttamente nell'ambiente, nel torrente Poscola, senza nessuna depurazione.

SOLUZIONI E AZIONI GIUDIZIARIE. «Appare necessario installare idonei impianti di trattamento, che abbattano efficaciemente tutti Pfas», sia quelli che venivano prodotti negli anni passati che quelli che attualmente lavora la Miteni. Per imporre tali misure alla ditta, però, «è necessario che la Regione fissi innanzitutto i limiti, così come indicati dall'Istituto superiore di Sanità, anche per gli scarichi che confluiscono al depuratore consortile». La commissione, dopo aver ricordato che gli acquedotti sono stati dotati di filtri a carboni attivi ed aver invocato una nuova campagna di analisi degli scarichi da parte di Arpav, rimarca, comunque, che tutte queste considerazioni «prescindono totalmente dall'intervento del ministero o della Regione». Insomma, secondo la commissione, i reati sono già perseguibili dalla magistratura.

Luca Fiorin – L’Arena – 7 luglio 2016

   

Pagina 2 di 14