Continui e pesanti rimproveri davanti ai colleghi integrano il mobbing

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Continui e pesanti rimproveri davanti ai colleghi
integrano il mobbing


La Cassazione in una recentissima pronuncia precisa che i continui rimproveri da parte dei superiori effettuati adottando "toni pesanti" e in presenza dei colleghi di lavoro possono far scattare una condanna per mobbing.

A sottolinearlo è la sezione lavoro della Cassazione con la sentenza in esame che ha respinto il ricorso di una società i cui titolari erano soliti riprendere una dipendente di fronte agli altri colleghi utilizzando toni accesi e offensivi. Inoltre, l'azienda aveva anche punito la lavoratrice con sanzioni  disciplinari per una serie di mancanze fino ad arrivare al licenziamento della stessa.

Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato l'annullamento del licenziamento e la condanna dell'azienda al pagamento di una somma a titolo di risarcimento per mobbing in quanto le sanzioni erano state irrogate all'interno di un comportamento complessivo di vessazione e in maniera sostanzialmente pretestuosa al fine di indurre la donna a dimettersi o per precostituire una base per
disporre il suo licenziamento.

(Corte di cass. - Sez. Lavoro - Sentenza 20 marzo 2009 n. 6907)

Avv. Luigi Modaffari
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