Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

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Gli articoli, i comunicati, le lotte, le iniziative, delle sezioni locali e nazionali, hanno un permanenza non lunga nella pagina per fare posto a nuovi documenti. Pertanto in automatico tutto viene archiviata. I/Le compagni/e interessati a documentazione non più presente nel sito, possono fare richiesta alla sede di Milano.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, sezione italiana dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

L'USI è l'organizzazione nazionale di tutti i salariati, i precari e disoccupati, di ogni sesso e nazionalità residenti in Italia che si propongono di raggiungere con le proprie forze l'emancipazione dell'uomo liberandosi da qualsiasi dominio economico, politico, morale. (Art. 2 Principi dell'USI) 

Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro

 

Per amor del Vero e della Resistenza

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Aprile 2014 10:44 Scritto da Sandro Venerdì 18 Aprile 2014 10:29

24 APRILE ORE 10 PRESIDIO ASSEMBLEA A PIAZZA CAVOUR IN CONCOMITANZA

SENTENZA CASSAZIONE THYSSENKRUPP...NOI NON DIMENTICHIAMO NULLA, APPELLO ALLA
MOBILITAZIONE E PRESENZA, promuove Rete Naz. salute e sicurezza sul lavoro e
sui territori e Comitato 5 Aprile di Roma


 

Per amor del Vero e della Resistenza

 

L’8 Marzo due ragazzi davanti al Rio Grande di Bellaria vicino a Rimini, sono stati accoltellati da fascisti dopo contrapposizione interna al locale.

Le ferite riportate sono state gravi e “professionali”: Uno ha avuto tagli alla schiena ricucite in ospedale e l’altro è stato infilzato e “aperto” con tale violenza che il coltello ha lacerato l’addome (provocando la fuoriuscita degli intestini), per poi tagliare lo stomaco e finire la sua corsa a pochi centimetri dal cuore. Ha subito successivamente diverse operazioni e ora è fuori pericolo di morte.

In risposta a quanto successo è stata convocata e organizzata per sabato 22 Marzo una manifestazione antifascista cittadina in solidarietà con i feriti e per comunicare alla città quanto successo.

La manifestazione ha visto la partecipazione di centinaia di antifascisti e cittadini inorriditi per quanto successo ed è terminata in piazza Cavour.

Il giorno seguente Domenica 23 Marzo nessun giornale stranamente ha riportato alcuna notizia in merito, mentre Lunedi 25 e martedi 26, iniziano articoli scandalistici e allarmisti sulla città ferita da vandalismi e danni, con riproposizioni di vetusti teoremi degli opposti estremismi anni 70 .

C’è da evidenziare che in nessun giornale di quei giorni si è fatto accenno minimamente che la manifestazione fosse stata indetta  conseguenza dello sfiorato assassinio di un antifascista. Non solo i giornali hanno omesso di dare una informazione così centrale e determinante nella comprensione dell’origine della manifestazione, ma hanno anche omesso di evidenziare ai propri lettori il pericolo dato dalla presenza di bande di fascisti armate e allenate all’uso del coltello.

Più o meno tutte le forze politiche di governo della città, oltre ai fascisti si sono espresse con toni di condanna da caccia agli eretici compreso il nuovo presidente dell’Anpi di Rimini forse poco informato del fatto che al corteo c’erano tanti iscritti all’Anpi provenienti da tutti i comuni della Provincia.

Si vorrebbe fare credere che a scatenare tanta condanna istituzionale e giornalistica nei giorni seguenti siano stati il ”genuino disgusto per i danni recati alla città. “

In realtà danni non ce ne sono stati se non si intendono devastanti alcune nuove scritte in quei giorni sui muri senza autorizzazione istituzionale. Una recita: “Fascisti fuori dall’universo”

La parte di governo che si reputa “saggia e civile” inorridisce per delle scritte e non fa cenno ne si indigna ne fa comunicati stampa o commenti sullo sbudellamento di un antifascista?

C’è qualcosa di veramente grosso e allarmante che sta sfuggendo al diritto di accesso alla informazione e alla verità.

Invece di essere contenti che tutto sommato dopo quello che è successo, (l’omicidio politico sfiorato), non ci siano stati problemi seri, si incalza e si fa la voce grossa, compatta e solida di fronte “al pericolo comune” . Non è che invece “il pericolo comune” sia proprio questa “voce grossa e compatta” che ha più in simpatia l’ordine, la gerarchia, la paura per il diverso e la difesa di proprietà e capitali? I due feriti sono impegnati  nella lotta per la casa e nelle iniziative autorganizzate.

E quale è il pericolo comune della Rimini opulenta fatta di proprietari immobiliari, speculatori, nostalgici, pantofolai in attesa di morire e opinionisti a caccia di grasso e stipendio?  Pare siano i cittadini che non concepiscono l’antifascismo come una parata di carnevale in maschera d’epoca.

Gli antifascisti sono incazzati? Urlano? Sbattono la porta durante lo spettacolo prima che il sipario sia chiuso.

Solidarietà alla parte viva della città e che lotta contro la prepotenza del potere: il fascismo è in guerra contro i diritti di uguaglianza sociale e in particolare contro i cittadini che han per patria il mondo intero e per città una città sognata quotidianamente come di tutti.

L’antifascismo è una qualità di vita .

Unione Sindacale Italiana

Rimini

18.04.2014

   

Labour is not a commodity

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Scritto da Sandro Giovedì 17 Aprile 2014 13:29

LETTERA A RENZI: LABOUR IS NOT A COMMODITY

 

Signor Presidente,

labour is not a commodity è un principio affermato dalle Nazioni Unite.

Significa che il lavoro non è una merce, ma un elemento costitutivo della dignità umana.

Il diritto al lavoro è affermato dalla nostra Costituzione e la tutela contro i licenziamenti ingiustificati è prevista dai Trattati europei.

Confido perciò che Lei vorrà riconsiderare il proponimento, recentemente manifestato, di dare agli imprenditori mano libera in materia di licenziamenti.

Nel nostro paese la legislazione vigente non impedisce alle aziende di licenziare, se il licenziamento è giustificato da ragioni organizzative o da inadempienze del lavoratore.

Sostituire a questo sistema l'arbitrio metterebbe in pericolo uno dei principali fondamenti della democrazia.

Chi è debole sul lavoro, lo è anche quando vota.

Con i migliori saluti.

Roma, 14 aprile 2014

Domenico d'Amati

avvocato

   

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