Nibirumail Cookie banner

Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

COVID 19 - Dati Inail 31 ottobre

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Scritto da Sandro Mercoledì 25 Novembre 2020 09:15

Denunce Covid-19 sul lavoro, dati Inail 31 ottobre

Sicurezza lavoro Inail

 

66.781 casi di contagi da Covid sul lavoro denunciati a Inail, 323 i casi mortali.

Sono i dati aggiornati al 31 ottobre 2020 nella Scheda nazionale infortuni Covid-19.

Le 66.781 equivalgono al 15,8% del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute a Inail e al 9,8% dei contagi rilevati dall’Istituto superiore di sanità.

12.653 casi in più rispetto al 30 settembre.

69,7% donne, età media 47 anni per entrambi i sessi, 43,1% classe d’età 50-64 anni,.

53,1% Nord-Ovest, 22,3% Nord-Est, 13,2% Centro, 8,3% Sud, 3,1%Isole.

98,1% gestione Industria e Servizi, 69,8% settore della Sanità e assistenza sociale, 39,3% Tecnici della salute.

Casi con esito mortale.

332 al 31 ottobre 2020, un terzo delle denunce totali per venute a Inail e 0,9% dei decessi segnalati a Iss.

13 in più casi rispetto a settembre 2020.

83,7% uomini, età media 59 anni;

70,8% 50-64 anni.

55,6% Nord-Ovest;

13,3% Nord-Est;

12,7% Centro;

16,6% Sud;

1,8% Isole.

92% a gestione assicurativa dell’Industria e servizi;

52% infermieri e di cui la metà donne.

 

“Né eroi né codardi”.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Novembre 2020 10:48 Scritto da Sandro Lunedì 23 Novembre 2020 10:28

“Né eroi né codardi”.

Denunce, siluramenti, veleni: l’allarme dei 50 medici costretti a decidere chi salvare dal Covid diventa una faida interna agli ospedali San Paolo e Carlo di Milano

Il direttore generale ha rimosso la responsabile dei pronto soccorso cui aveva chiesto di difendere l’operato dell’azienda sanitaria sconfessando apertamente i colleghi. Ma un mese prima lei aveva comunicato il collasso e chiesto alla direzione di chiudere tutto. L’Asst promuove la controffensiva ai medici. Lo stato d’agitazione in corso culminerà in uno sciopero il 14 dicembre. Da Regione Lombardia solo silenzio

Milano, il grido dei medici del San Paolo e del San Carlo costretti a decidere chi saqlvare: "le carenze erano ben note, ora ci troviamo a fae intollerabili scelte sull'accesso alle cure"

Milano, indagini al San Carlo e al San Paolo dopo la lettera-denuncia di 50 medici. La direzione si difende, i dottori temono rappresaglie. E il caso diventa politico.

“Né eroi né codardi”. Un infermiere sale sul tetto del Dipartimento emergenza-urgenza del San Carlo per appendere uno striscione e urlare la sua verità alzando le braccia, altri manifestano e protestano. È ciò che si vede fuori dal Santi Paolo e Carlo, i due ospedali milanesi dove giovedì è esploso il caso della lettera di 50 medici che denuncia la carenza di mezzi e di personale e racconta di scelte “né clinicamente né eticamente tollerabili” e di camici bianchi “forzati a dilazionare l’accesso a terapie e tecniche“. In pratica, a negare l’intubazione a pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. I professionisti coinvolti hanno ricevuto la solidarietà dell’Unione sindacale italiana, che ha proclamato lo stato di agitazione del comparto per motivi legati alla sicurezza e al contratto integrativo aziendale, che culminerà con una giornata di sciopero il 14 dicembre. Ma anche dentro gli ospedali, a partire dai piani alti dell’Asst, c’è parecchia agitazione.

Milano, indagini al San Carlo e al San Paolo dopo la lettera-denuncia di 50 medici.

La direzione si difende, i dottori temono rappresaglie. E il caso diventa politico.

Dopo aver ridimensionato il problema, annunciato un audit interno e chiesto tutte le cartelle cliniche, il direttore generale Matteo Stocco nella notte ha rimosso il suo dirigente apicale dell’Unità Operativa Complessa DEA, il Dipartimento di Emergenza. La dottoressa Francesca Cortellaro da ieri non è più il direttore del dipartimento che si occupa della degenza breve e dei pronto soccorso, proprio le aree dove si è arrivati al collasso denunciato dai medici. Il tutto a emergenza ancora in corso, con 350 pazienti Covid da gestire.

La defenestrazione della primaria è un fatto grave e sorprendente anche per un altro motivo. Lo stesso direttore le aveva affidato una prima difesa d’ufficio dell’Asst e la Cortellaro non si era tirata indietro. Insieme al primario di rianimazione Stefano Muttini, aveva infatti sottoscritto una nota nella quale si dissociava dalle affermazioni dei colleghi rianimatori e infermieri, abbandonandoli così al timore di subire rappresaglie per l’iniziativa. L’indomani, replicava anche su Repubblica, bollando la loro lettera come “vergognosa”: “E’ falso quello che hanno scritto, al Pronto soccorso non sono mai state negate cure necessarie a salvare i pazienti Covid”.

Il direttore degli ospedali milanesi sotto accusa:

"Abbiamo assunto tutto il personale possibile per garantire ai pazienti dignità e cure".

Ma un documento che il Fatto.it ha potuto leggere dimostra il contrario. Il 26 ottobre, quasi un mese prima della lettera dei medici e rianimatori, la Cortellaro scriveva la stessa cosa in una mail inviata al direttore generale Stocco e in copia al direttore sanitario Nicola Vincenzo Orfeo: “Gent.mi, la situazione in entrambi i PS è esplosiva. Al San Paolo ci sono 40 pazienti in attesa di ricovero, su un totale di 77 pazienti presenti. Al San Carlo ci sono 77 pazienti dei quali 40 in attesa di ricovero in area Covid, senza alcuna possibilità di ricovero per almeno 24 ore. (…) In tale contesto non siamo in grado di garantire le cure ed assistenza adeguate ai pazienti”. La mail si conclude con una serie di richieste organizzative sul fronte del personale, tra cui quella di utilizzare un’area ex 118 per l’osservazione dei pazienti non Covid “al momento inutilizzata per mancanza di unità infermieristiche e di personale OSS dedicato”. Ultimo step, la non ricettività di entrambi i pronto soccorso per “almeno 24 ore”.

È un documento importante non solo perché fa della primaria defenestrata un capro espiatorio. La vicenda dei due ospedali milanesi sta assumendo connotati di rilevanza sanitaria e di salute pubblica in una Regione che si è presentata impreparata alla prova della seconda ondata tra tamponi, tracciamento, e vaccini. L’Asst dei Santi da due giorni tenta di ridimensionarla ma si scopre ora che il collasso era stato denunciato internamente da quasi un mese ai massimi i livelli. Le contromisure assunte dalla direzione non devono aver cambiato il quadro, se 23 giorni dopo la mail del primario 50 medici sono arrivati a firmare, col proprio numero di matricola, un documento che la inchioda alle sue responsabilità (e in qualche modo li solleva dalle loro). Non cercavano certo pubblicità. La lettera è stata mandata all’Asst come documento interno, non ai giornali. Al tempo stesso non era neppure clandestina, perché è stata affissa in guardiola per consentire a quanti lo ritenessero di firmarla. Diceva l’indicibile, questo è il punto. Ma solo una volta uscita dal cassetto e divenuta di pubblico dominio.

Milano, il grido dei medici del San Paolo e del San Carlo costretti a decidere chi salvare:

"Le carenze erano ben note, ora ci troviamo a fare intollerabili scelte sull'accesso alle cure"

Nell’ingombrante silenzio di Regione Lombardia, la ricerca di una difesa d’ufficio ai piani alti dell’Asst non si mai è fermata. Da ieri tra i medici dei due ospedali gira una contro-lettera da firmare per sconfessare ulteriormente i colleghi e la loro denuncia. I primi firmatati sono i capi dipartimento, che sono i fiduciari del direttore Stocco. Tutti pronti a giurare che “le affermazioni (della lettera dei 50 colleghi, ndr) sono totalmente destituite da ogni fondamento” e “gravemente lesive della professionalità e dell’impegno” di tutti i medici dei due ospedali. E dunque la “massima solidarietà alla Direzione Strategica della ASST che si è sempre sforzata di organizzare al meglio i percorsi assistenziali e gestionali possibili senza mai far mancare al personale sanitario il supporto necessario in termini di attrezzature biomedicali, DPI, presidi terapeutici, sostegno logistico e reperimento delle risorse umane pur nelle attuali difficilissime contingenze”.

Tutte dichiarazioni che contrastano con una lunga serie di denunce, esposti, segnalazioni all’Ats di Regione Lombardia sulla carenza di personale e strumentazione nei reparti di PS che si sono susseguite negli ultimi due anni, senza trovare risposte. Tra le tante, la mancata convocazione del Comitato Aziendale sulla sicurezza, previsto dal decreto di aprile per la verifica dei protocolli di sicurezza a fronte di oltre 300 contagi tra i lavoratori dell’Asst. Tentativi di salvare se stessi e i pazienti che, all’apice della seconda ondata, sono culminati nella famosa lettera dei 50 medici. Forse chi ha firmato per sconfessare la loro denuncia non sapeva che quelle parole erano state anticipate, quasi un mese prima, proprio da chi gestiva le urgenze. A riprova dell’assoluta “spontaneità” dell’iniziativa, la contro-lettera viene anche diffusa dall’ufficio stampa dell’Asst che ha assecondato il tentativo di annegare la vicenda. Trasformandola in una sorta di referendum interno, con tanto di raccolta firme, sul potente direttore. E là fuori la scritta:

“Né eroi né codardi”.


di Thomas Mackinson | 22 Novembre 2020

( da Il Fatto)

   

USI - RAI. Astensione il 13.11.2020.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Novembre 2020 10:11 Scritto da Sandro Mercoledì 18 Novembre 2020 10:05

SICUREZZA, AUTOTUTELA SANITARIA E OPPORTUNITA'

D'INTERROMPERE IL PUBBLICO SERVIZIO DURANTE LA PANDEMIA

Stiamo vivendo un'emergenza sanitaria mondiale in cui ogni gesto apparentemente normale rischia di diventare occasione per trasmettere o contrarre un'infezione che per­ alcuni soggetti particolarmente fragili o immunodepressi potrebbe rivelarsi molto pericolosa.

Abbiamo apprezzato gli sforzi finora messi in atto dalla Rai Tv per tutelare la salute dei lavoratori con gli strumenti idonei ad evitare il propagarsi dell'infezione e ancor più abbiamo gradito la scelta aziendale di porre la maggior parte dei dipendenti e collaboratori nella condizione di svolgere il loro lavoro da casa o di conferire loro delle soluzioni alternative ad un turno lavorativo che avrebbe previsto la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori all'interno dei siti ove si trovano gli uffici, i teatri di posa o i set esterni delle produzioni radiotelevisive.

Ci sembra di capire che l'agitazione in corso sia stata voluta dalle RLS e dalle RSU della Rai per ottenere la possibilità di poter sottoporre chi abbia avuto contatti stretti con soggetti a rischio a un tampone rapido oppure ad un tampone molecolare che possa dissipare ogni dubbio sulle effettive condizioni di salute personale e in questo modo tutelare anche la salute di coloro che entrano in contatto stretto con eventuali colleghi positivi al Covid-19. La richiesta è del tutto corretta e legittima; resta tuttavia la necessità di tutelare anche gli interessi di coloro che proprio in un momento estremamente difficile per il Paese necessitano di disporre di un Servizio Pubblico attento, efficace e puntuale.

·   Riteniamo pertanto che in questo momento di grandi difficoltà economiche per la nostra azienda non sia il caso di aggravare la situazione con scelte che possono rivelarsi controproducenti anche dal punto di vista dell'immagine che ha la Rai, leader nazionale nel campo dell'informazione e della cultura, editore che si rivolge ad un pubblico che già è stato privato dell'offerta degli spettacoli nei teatri, negli stadi, nelle piazze e nei cinema.

·    Condividiamo la necessità di garantire ai lavoratori un ambiente di lavoro sicuro, ma in riferimento allo sciopero/astensione previsto per il 13/12/2020, riteniamo sia opportuno non interrompere il Servizio Pubblico.

  • Riteniamo invece che proprio in prospettiva della situazione di Emergenza in corso, si sarebbe dovuto evitare la saturazione del nostro Centro di Produzione, anziché auspicare a posteriori un ridimensionamento degli impegni produttivi che una temporanea chiusura potrebbe mettere a rischio.
  • Chiediamo ai responsabili degli studi di farsi carico della loro funzione, interrompendo le produzioni, al fine di proteggere il personale, laddove si verifichino condizioni che impediscano di lavorare in sicurezza.
  • Suggeriamo alle lavoratrici e ai lavoratori di auto-tutelare la propria salute, nel caso siano entrati in contatto diretto con soggetti positivi al virus, come aveva già indicato di fare nei mesi precedenti la Task Force aziendale, rivolgendosi al proprio medico curante.

Nel rispetto dell'opinione e delle scelte di tutti non ci sentiamo di dare indicazioni sul comportamento da tenere in questo frangente a chi si senta seriamente preoccupato dal rischio di contrarre il virus nei locali aziendali, consapevoli che in un momento come questo il pubblico si aspetta che anche noi, al pari di altre categorie indispensabili, si faccia la nostra parte fornendo un servizio puntuale che possa magari anche alleviare la monotonia delle giornate di chi è a casa.

Milano 18.11.2020

USI - C.T. & S.

La segreteria aziendale

   

Pagina 1 di 97