Benvenuti sul sito dell'Unione Sindacale Italiana!

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Gli articoli, i comunicati, le lotte, le iniziative, delle sezioni locali e nazionali, hanno un permanenza non lunga nella pagina per fare posto a nuovi documenti. Pertanto in automatico tutto viene archiviata. I/Le compagni/e interessati a documentazione non più presente nel sito, possono fare richiesta alla sede di Milano.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, sezione italiana dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

L'USI è l'organizzazione nazionale di tutti i salariati, i precari e disoccupati, di ogni sesso e nazionalità residenti in Italia che si propongono di raggiungere con le proprie forze l'emancipazione dell'uomo liberandosi da qualsiasi dominio economico, politico, morale. (Art. 2 Principi dell'USI) 

Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro

 

NO TAV. 21 febbraio 2015 ore 14 a Torino.

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Ultimo aggiornamento Martedì 17 Febbraio 2015 12:25 Scritto da Sandro Martedì 17 Febbraio 2015 12:21

Comunicato diffuso dalla Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana


Partecipiamo alla manifestazione popolare no-tav

Sabato 21 febbraio, a Torino si terrà la manifestazione popolare per fermare il dissennato progetto TAV e in solidarietà con gli attivisti No-TAV, condannati e a quelli ancora sotto processo, contro la repressione del movimento di lotta.

Dopo la condanna di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, altri 140 anni di carcere sono stati comminati dalla magistratura torinese agli imputati del maxi processo contro le manifestazioni No TAV del 2011.

Anche in questo caso la normativa è stata piegata ad una volontà vendicativa nei confronti degli abitanti della valle e di chi si mostra solidale verso questa lotta. Si tratta di un ennesimo attacco che svela il carattere autoritario di una democrazia che non ammette il dissenso; l'isolamento di un governo che riesce a devastare e saccheggiare il territorio solo con la violenza della polizia e della magistratura.

I gruppi e le individualità della Federazione Anarchica Italiana  il loro sostegno solidale al movimento No-TAV e si impegnano a costruire uno spezzone anarchico al corteo che si svolgerà il 21 febbraio.

L'appuntamento per tutti quindi è a Torino, alle ore 14, in Piazza Statuto.

La Commissione di Corrispondenza
della Federazione Anarchica Italiana
presso F.A.L.
Via degli Asili 33 – 57126 Livorno
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http://www.federazioneanarchica.org/

   

Europa, sciopero sociale e transnational strike

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Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Febbraio 2015 12:33 Scritto da Sandro Venerdì 06 Febbraio 2015 12:28

Terzo asse: Domenica 15 febbraio – Assemblea plenaria – lingua inglese

Europa, sciopero sociale e transnational strike

L’ampia coalizione che ha dato vita allo sciopero sociale del 14 novembre ha posto al centro dell’iniziativa politica dei movimenti il tema dello sciopero come strumento di organizzazione e lotta politica contro la precarietà del lavoro e della vita. Non si è trattato solo di una lotta contro l’ennesima riforma neoliberale del mercato del lavoro italiano, perché sin dal principio è stata chiara per noi la dimensione europea della sfida che abbiamo di fronte. È chiaro cioè che le politiche di austerity, non meno che il nuovo mantra della crescita, sono parte di un sistema transnazionale di produzione, valorizzazione, attacco ai diritti sociali, governo dei movimenti di uomini e donne dentro e attraverso i confini dell’Unione.

Il percorso che ci ha portato allo sciopero sociale del 14 novembre ha assunto tre parole d’ordine che attraversano piani di lotta tra loro differenti: un salario minimo europeo; un reddito di base e un welfare  europei; la fine del lavoro gratuito. Crediamo però sia necessario fare ulteriori passi avanti, per gettare le basi di una organizzazione delle lotte sul lavoro, dei precari, degli intermittenti e dei senza lavoro che travalichi i confini nazionali. Immaginando pratiche di lotta e di organizzazione capaci di ibridarsi, connettersi con le rivendicazioni e le sperimentazioni di nuovi modelli di gestione e di accesso ai servizi, con le pratiche costituenti delle lotte sui commons urbani, con le sperimentazioni di autogestione del lavoro e nuovo mutualismo, con le lotte contro le speculazioni e le privatizzazioni.

L'Europa è uno spazio differenziato, attraversato da politiche centralizzate e, nello stesso tempo, da catene produttive globali che rendono inefficace ogni risposta che si limiti al piano nazionale e a quello istituzionale. Agire tenendo insieme questi diversi livelli è la sfida che abbiamo di fronte. Le nuove destre xenofobe hanno già un progetto per l’Europa fatto di razzismo e ritorno alle piccole patrie. Noi crediamo che, invece, oggi in Europa possa cominciare a soffiare un vento nuovo, e anche di questo ci parlano le elezioni greche. Ma siamo sicuri che nessuna elezione da sola sarà mai sufficiente per accumulare la forza necessaria per lottare sia contro l’Europa della competitività, sia contro una produzione organizzata su scala transnazionale.

L'Europa è l’orizzonte minimo entro cui pensare le lotte e il loro potenziale espansivo. Per questo, facendo tesoro dell’esperienza dello sciopero sociale e delle discussioni già avviate negli spazi di movimento europei, intendiamo discutere i problemi e le possibilità per la costruzione  di uno sciopero transnazionale articolato intorno a rivendicazioni e forme organizzative che possano viaggiare oltre i confini e permetterci di accumulare la forza necessaria a colpire chi attraverso i confini fa i suoi profitti. Non si tratta di esportare lo “sciopero sociale” come un modello, perché sappiamo molto bene che l’Europa è solcata da differenze e perché diverse sono le esperienze organizzative maturate fino a oggi. Si tratta invece di discutere di come dotarci di strumenti efficaci all'altezza di questo quadro, capaci di favorire la costruzione di iniziative politiche realmente transnazionali, a partire dal prossimo 18 marzo alla manifestazione organizzata dalla rete europea Blockupy a Francoforte contro la Banca Centrale.

Cross your arms to cross the struggles!

Unite in the strike!

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Strike Meeting: Act II

Third Axis – February 15, 2015 – Plenary assembly*

“Europe, social strike and transnational strike”

(*the assembly will be held in English)

The social strike of November 14, 2014, was organised by a wide coalition that placed at the centre of Italian movements’ political initiative the issue of strike as a way to organise and struggle against precarity in labour and life. It was not just a matter of fighting against yet another neoliberal reform of the Italian labour market: since the beginning, we were well aware of the fact that we were facing a European challenge. It is indeed clear that austerity policies, as much as the new ‘growth mantra’, are part of a transnational system of production, valorisation, attack to social rights and control over the movement of women and men within and across the borders of the European Union.

The process culminating with the 14N social strike was based on three main demands, interconnecting a variety of struggles: 1) European minimum wage; 2) European basic income and welfare; 3) no more unpaid work. We now feel we have to take a further step, and start laying the ground to organise the struggles of permanent workers, precarious workers, intermittents and unemployed persons beyond the national level. This also by connecting such struggles with those ongoing in the sphere of access to and management of services, with the constituent practices built by the struggles for the urban commons, with the experiences of workers self-management and new mutualism, with the struggles against speculation and privatisation.

Europe is a diversified space but also one where centralised policies and global productive chains make any response purely limited to the national or institutional level ineffective. Taking action in a way that can keep these different levels together is the challenge ahead of us. The new xenophobic forces of the right already have a project for Europe, based on racism and a return to petty sovereignties. However, we believe that a new wind can now start blowing in Europe – with the Greek elections speaking of that. But we also believe that no election can in itself be enough to accumulate the strength needed to contrast both the Europe of competitiveness and a transnationally organised production.

Europe is the minimum horizon within which we should imagine our struggles and their expansive potential. This is why, on the basis of the social strike experience and of the debates already ongoing within European movements, we wish to discuss the difficulties and potentials of a transnational strike. A strike that should articulate demands and forms of organisation beyond national borders, so as to accumulate the power we need to attack those who use borders to make profits. Not that we wish to ‘export’ the social strike model: Europe is of course a space of differences, marked by many diverse organising experiences. Yet, we would like to discuss how to create devices that can be up to the present scenario and help us build political initiatives of a truly transnational nature, starting from the mobilisation against the ECB organised in Frankfurt by the Blockupy coalition on March 18, 2015.

Cross your arms to cross the struggles!

Unite in the strike!

 

   

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