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Digitalizzazione e lavoro

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Ultimo aggiornamento Martedì 16 Marzo 2021 10:28 Scritto da Sandro Venerdì 12 Marzo 2021 11:21

Digitalizzazione e lavoro

In epoca Covid si è tanto sentito parlare di "smart working" o lavoro agile, una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa caratterizzata da flessibilità organizzativa, perché priva di vincoli orari o spaziali, basata sull'utilizzo di strumenti che consentono di "lavorare da remoto" (smartphone, pc, tablet etc). La digitalizzazione e l'uso di strumenti digitali ha apportato dei benefici come appunto una maggiore flessibilità e autonomia nell'organizzazione dell'attività lavorativa. C'è però un rovescio della medaglia, lo svolgimento della prestazione lavorativa "da casa" comporta inevitabilmente che siano meno netti i confini tra attività lavorativa e vita privata con conseguente intensificazione dell'orario di lavoro. L'uso prolungato di strumenti tecnologici e digitali ha ripercussioni negative sulla salute dei lavoratori, tra questi una postura statica per lunghi periodi di tempo può determinare tensioni muscolari e disturbi muscolo scheletrici; senza contare l'aggravamento di fenomeni quali l'isolamento, la dipendenza dalle tecnologie, la privazione del sonno, ansia e burnout.

Diritto alla disconnessione: cos'è?

Partendo dal presupposto che grazie alle nuove tecnologie siamo sempre "tutti connessi", "tutti online", tutti facilmente rintracciabili, il diritto alla disconnessione non dovrebbe essere una prerogativa dei soli "lavoratori in smart working". L'essere perennemente connessi ingenera nel datore di lavoro l'aspettativa che i lavoratori siano raggiungibili in qualsiasi momento e ovunque, anche durante gli orari non lavorativi. Il diritto alla disconnessione si sostanzia nel diritto di non essere costantemente reperibile, ovvero nella libertà di non rispondere alle comunicazioni di lavoro (come telefonate, e-mail, messaggi) durante il periodo di riposo, senza che questo possa compromettere la situazione lavorativa del dipendente.

L'Unione Europea e il diritto alla disconnessione

Sul punto, si ricorda la Risoluzione del Parlamento europeo del 21 gennaio 2021, recante raccomandazioni alla Commissione UE sulla proposta di Direttiva sul diritto alla disconnessione. Preso atto che, attualmente, manca una normativa europea specifica sul diritto dei lavoratori alla disconnessione dagli strumenti digitali a scopi lavorativi, si sottolinea l'importanza di colmare tale lacuna. L'essere sempre connessi e reperibili può influire negativamente sui diritti fondamentali dei lavoratori, sull'equilibrio tra la loro vita professionale e quella privata, nonché (come si è visto) sulla loro salute fisica e mentale e sul loro benessere. Se da un lato, il diritto alla disconnessione comporta la possibilità del lavoratore di non rispondere alle richieste del datore di lavoro al di fuori dell'orario di lavoro, senza essere per questo penalizzato; dall'altro lato, i datori di lavoro non dovrebbero incentivare la cultura del sempre connessi, ad esempio con favoritismi nei confronti dei lavoratori che rinunciano a tale diritto.

Diritto alla disconnessione: arriva la legge Europea

Nella Risoluzione de qua viene enunciato un principio fondamentale, da non tralasciare, ovvero: "Il diritto alla disconnessione dovrebbe applicarsi a tutti i lavoratori e a tutti i settori, sia pubblici che privati, e dovrebbe essere attuato efficacemente".

Proprio perché mira a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e di condizioni di lavoro eque, compreso l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, il diritto alla disconnessione deve essere un diritto generalmente riconosciuto (erga omnes).

La normativa - parziale - italiana: la legge 81/2017

Si è pronunciato in merito anche il legislatore italiano con una normativa, purtroppo parziale, in quanto limitata al solo lavoro agile. Il riferimento è alla legge 81/2017- il Capo II è dedicato appunto al lavoro agile- la quale però non ha apprestato un'adeguata tutela. Innanzitutto, non ha riconosciuto la disconnessione come un diritto. Inoltre, l'articolo 19 della suddetta legge dispone che l'accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto e disciplina l'esecuzione della prestazione lavorativa svolta all'esterno dei locali aziendali. Tale accordo individua i tempi di riposo del lavoratore nonché "le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro".

In sostanza, la disconnessione è rimessa alla negoziazione delle parti. Indefettibile quindi un intervento del legislatore che riconosca la disconnessione come un diritto fondamentale dei lavoratori e che tale diritto venga applicato in ogni ambito e settore lavorativo.

Antonia De Santis

Praticante Foro di Nocera Inferiore

Diritto alla disconnessione e smart working

In realtà, il diritto alla disconnessione è un istituto dai confini ancora fumosi nel nostro ordinamento, anche se ha già trovato riconoscimento ufficiale all'estero e sia già diffusamente rispettato nella pratica aziendale nostrana.

A dire il vero, tale diritto viene preso in considerazione anche a livello normativo, nella legge che disciplina lo smart working in Italia. Quest'ultimo, anche conosciuto come lavoro agile, rappresenta una modalità di svolgimento dell'attività lavorativa ampiamente adottata nella realtà lavorativa italiana e postula la possibilità per il dipendente di prestare la propria opera anche al di fuori dell'azienda, senza vincoli di orario.

L'orario, appunto: questo il punto in comune tra smart working e diritto alla disconnessione. La legge sul lavoro agile (l. 81/2017) chiarisce che il lavoratore è tendenzialmente libero di stabilire in autonomia i tempi di lavoro. L'unico vincolo, anzi, è dato proprio dalla durata massima dell'orario di lavoro. Raggiunto questo limite, anche il lavoratore "flessibile" ha il diritto di "staccare la spina" e rendersi irreperibile.

L'irreperibilità nella contrattazione collettiva

Al di là del dato normativo appena esaminato, è possibile citare anche quanto avviene nell'ambito della contrattazione collettiva, dove il diritto alla disconnessione è ormai considerato quale criterio generale da tenere in considerazione, relativamente all'utilizzo di cellulari e altri dispositivi di comunicazione.

In tale ambito, nell'ottica di una migliore conciliazione tra vita lavorativa e vita privata familiare, la possibilità di effettuare chiamate ai dipendenti e inviare mail per motivi di lavoro viene dichiaratamente circoscritta al solo orario di lavoro e non è concessa nelle restanti ore della giornata.

Analoghe disposizioni, come detto, si ritrovano già in alcuni ordinamenti stranieri, come ad esempio la legge sul lavoro francese.

Diritto alla disconnessione: una regola comportamentale

In realtà, al di là di qualunque appiglio normativo, sembra corretto affermare che la questione del c.d. diritto alla disconnessione riguardi, più che la sfera giuridica, quella della correttezza nei rapporti sul piano sociale.

Prolungare il livello di attenzione e di disponibilità del dipendente oltre il normale orario di lavoro per cui viene retribuito, infatti, potrebbe a buon ragiona essere considerato una fonte di ingiusto stress nei confronti dello stesso.

Del resto, pretendere che il dipendente abbia uno specifico dovere di rispondere a mail e messaggi del tutto eventuali anche fuori dell'orario di lavoro, vorrebbe dire riconoscere che lo stesso, in certa misura, sia ancora a disposizione del datore e configurerebbe, in ultima analisi, il suo diritto a un'indennità economica che compensi tale reperibilità.

È dunque ragionevole affermare che, anche in assenza di specifici accordi o normative, già sul piano comportamentale è da ritenersi sussistente il diritto alla irreperibilità, al di fuori dell'orario di lavoro, in capo a ciascun lavoratore dipendente.

Fonte:
(www.StudioCataldi.it)

 

Inail Dossier donne 2021.

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Scritto da Sandro Venerdì 05 Marzo 2021 11:33

Infortuni, malattie professionali,

contagi Covid, Inail Dossier donne 2021

 

Dossier donne 2021.

Pubblicato da Inail – Consulenza statistico attuariale (Csa) un dossier con dati sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che riguardano le lavoratrici. Quattro tematiche: andamento infortunistico, malattie professionali, dati 2019, Covid.

Il rapporto è stato pubblicato in occasione della prossima “Giornata internazionale della donna” dell’8 marzo 2021.

Andamento infortunistico e dati 2019.

Nel quinquennio 2015-2019 passate da 227.068 le denunce delle lavoratrici a 231.128, ovvero +1,8%, con 1,1% aumento occupazionale.

117 casi mortali nel 2015 e 97 nel 2019, ovvero -17,1%.

Per quanto riguarda i dati 2019 aggiornati al 31 ottobre 2020 231.128 le denunce di infortunio sul lavoro, 25,3% in itinere; in itinere il 45,4% dei casi mortali, 44 su 97.

Il totale degli infortuni sul lavoro fuori azienda è di 58.396 denunce ovvero 25,3%, 65 casi mortali su 97 ovvero 67%.

Fascia d’età con incremento maggiore di casi di infortunio al 31 gennaio 20202 è quella 65-69 anni +14,8%

“la fascia tra i 50-54 anni, con 31.782 casi (-1,2%), è, invece, la più colpita in valore assoluto e rappresenta il 13,8% di tutti gli infortuni al femminile”.

60,2% Nord, 20,6% Centro, 19,2% Sud.

Cause:

caduta 26,7%, movimento sforzo fisico 23,4%, movimento senza sforzo fisico 21,1%, perdita controllo macchine e attrezzature 15,6%, rottura crollo agente materiale 6,8%, sorpresa sbigottimento 4,7%, deviazione traboccamento rovesciamento 1,1%.

Sede infortunio: mano 23,3%, caviglia 13,7%, colonna vertebrale 10%, ginocchio 10%.

Malattie professionali:

16.640 nel 2019, + 649 sul 2018, il 27,2% del totale, -1% rispetto al 2015.

75% dell’Industria e servizi;

22,8% Agricoltura;

2,2% Conto Stato in cui le lavoratrici hanno il primato di incidenza:

362 casi su 639. 90,9% malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo e quelle del sistema nervoso (dorsopatie ed disturbi dei tessuti molli e tunnel carpale.

Covid sul lavoro.

102.942 denunce derivano da lavoratrici su 147.875, dato al 31 gennaio 2021.

Il 70% dei contagi professionali riguarda le donne.

79 decessi su 461, ovvero il 17,1%.

43,6% over 49, 38,1% tra 35 e 49 anni;

18,3% under 35, età media denunce infortunio Covid è 46 anni.

Età media decessi 56 anni, 0 vittime under 35;

19% tra 35 e 39 anni

81% over 50.

40,2% delle denunce da Covid sul lavoro tra le donne riguarda la categoria Tecnici della salute (81,1% Infermiere e 5,8% Fisioterapiste);

22,4% Operatrici sociosanitarie, 8.9% Servizi personali e assimilati;

6,3% categoria Medici;

5% Lavoratrici non qualificate nei servizi di istruzione e sanitari.

Info: Inail, Dossier donne 2021

   

8 Marzo. Giornata di LOTTA!

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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Giugno 2021 13:05 Scritto da Sandro Lunedì 01 Marzo 2021 12:23

8 marzo 2021.

BASTA DELEGA RIPRENDIAMO CIO’ CHE E' NOSTRO!

 

L’Unione Sindacale Italiana aderisce allo sciopero nazionale indetto dal sindacalismo di base.

Noi donne non più l’anello debole del mercato del lavoro, il 70% dei posti di lavori soppressi in quest’anno dal COVID è ricaduto su di NOI!

ORA BASTA1

 

Negli Ospedale nelle case di cura nella grande distribuzione nelle famiglie, nel sociale, nelle scuole, nel pubblico impego, abbiamo dato tutta, senza chiedere in cambio nulla.

ORA BASTA1

 

La violenza di genere è atto disumano contro di NOI tutte ovunque esso risiede e chiunque è il soggetto che lo metta in pratica sia esso il singolo o il potere politico economico.

SOVVERTIRLO È POSSIBILE1

Prendiamoci:

In ogni luogo di lavoro sicurezza alla salute e dignità;

Lavoro uguale a salario uguale;

Lotta a ogni forma di discriminazione di genere;

ANCORA.

L’8 marzo è il momento per rivendicare come DONNE una società diversa senza la scure dei licenziamenti sia per noi che per tutte Lavoratrici e Lavoratori.

L’8 marzo dobbiamo gridare forte che a tutti spetta una vita migliore e migliori condizioni di vita.

°°°°°°

L’8 marzo da NOI Donne deve alzarsi FORTE il nostro GRIDO di LOTTA.

L’età pensionabile a 55 anni.

La nostra attività domestica deve essere conteggiata al pari di ogni attività lavorativa.

Una Pensione a parità di salario per tutte e tutti.

NO AL PATRIARCATO!

NO ALLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE!

W l’8 marzo giornata di LOTTA e dei DIRITTI.

TUTTE ASSIEME E NON UNA DI MENO1

Concentramento a Cordusio ore 10.

 

cicloinprop

Milano 08.03.21

   

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