Nibirumail Cookie banner

Sede Milano

Via Ricciarelli, n° 37.

20148 Milano. (Zona Rebrandt/Aretusa/Osoppo)

Telefono - 02 54 10 70 87.

Tel./Fax  - 02 54 10 70 95.

E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

PEC: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Come arrivare:

Filobus: 90; 91. Fermata Piazzale Brescia.

Autobus: 98. Fermata Aretusa/Rembrad.

BUS: 80/63. Fermata Rembradt/Aretusa.

Tram n° 16: Fermata P.zza Brescia/Ricciarelli

MM 2: Uscita Romolo Filobus 90. 1° fermata dopo p.zzale Brescia.

MM 1: Uscita Gambara (MM direzione Bisceglie).

MM 5: Uscita Lotto, Autobus 98, fermata Aretusa.


Verifica e controllo buste paga dei CCNL.

Calcolo TFR

CAAF

  • C/O l’Unione Sindacale Italiana di via Ricciarelli n.37.

Il servizio per gli associati USI è cosi disposto:

730.

congiunto.

pensionati.

Il servizio è disponibile a tutti.

 

E' attivo il servizio per l'identità digitale (SPID).

Per informazioni chiamare i seguenti numeri:

Tel. 02.87.18.80.48

Tel. 02.87.18.40.49

Tel. 02 54 10 70 95 (operativo tutti i giorni)

Tel. 02.54.10.70.87 (operativo tutti i giorni)

Oppure potete scrivere a:

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

LA SEDE E' AL MOMENTO CHIUSA IN OTTEMPERANZA AL DCPM

SOLO ATTIVITA' A DISTANZA


Sentenza Banca AKRO. Responsabilità in solido.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail





REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI MILANO Sezione Lavoro

La dott.ssa Silvia Ravazzoni in funzione di Giudice del Lavoro ha pronunciato la seguente

SENTENZA


1. Accertare e dichiarare il diritto della ricorrente al pagamento dell'importo lordo di €1.973,88.= a titolo di retribuzioni non corrisposte e dell'importo lordo di €1.436,58.= a titolo di differenze retributive, ovvero alle diverse somme che risulteranno di Giustizia.

2. Per l'effetto ed in applicazione delle previsioni dell'art. 29 D.Lgs. 276/2003 e/o dell'art. 1676 Codice Civile, condannare la convenuta BANCA AKROS S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, a corrispondere alla ricorrente il complessivo importo lordo di € 3.410,46.= ovvero il diverso importo che risulterà di Giustizia, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo;

3. Con vittoria di spese e competenze di causa da distrarsi in favore del sottoscritto difensore antistatario.

A sostegno delle proprie pretese ha assunto:

-di aver lavorato, alle dipendenze della società Ce.ser a far tempo dal 18 luglio 2014, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e inquadramento al I livello CCNL Pulizie multiservizi; -di essere poi, per effetto del cambio appalto, passata alle dipendenze della società Pulitori ed Affini presso la quale è, tuttora, impiegata;

-di aver, per tutto il periodo lavorativo fino a tutt'oggi prestato la sua attività presso la Banca Akros in forza di un appalto di servizi.

-di non aver percepito il pagamento delle mensilità di novembre e dicembre 2017 per un ammontare di € 1973,88 lordi; di non aver più ricevuto, dal gennaio 2017, l'indennità di mensa e di aver ottenuto il pagamento dell'indennità prevista dall'accordo integrativo aziendale in misura pari a € 11,91 in luogo della somma prevista di € 14,50. Inoltre, di aver diritto al livello II CCNL.

Si è costituita la Banca Akros che, quanto al superiore livello, ha contestato l'automaticità della progressione; quanto alle voci pretese ha eccepito la natura non retributiva dell'indennità di mensa, della malattia, dell'indennità per ferie e permessi e della differenza per trasferta inserita nelle buste paga di novembre e dicembre 2017.

Fallito il tentativo di conciliazione, sentiti i testi, all'udienza del 17.02.2021, all'esito della camera di consiglio, il giudice pronunciava la presente sentenza depositando il dispositivo e la contestuale motivazione.

In diritto

L'adibizione della ricorrente all'appalto di servizi di pulizia presso la sede di Via Eginardo di Banca Akros è stata confermata da entrambi i testimoni sentiti, colleghi della ricorrente. Di seguito si trascrivono le dichiarazioni testimoniali.

KEBEDE YOSEPH HAILU......... conosco la ricorrente perché ho lavorato insieme a lei per la Pulitori e Affini e in precedenza Cesar presso gli uffici della Banca Akros in viale Eginardo a Milano. Io ho lavorato in questo sito dal 2008 e sto lavorando lì ancora oggi, la ricorrente è venuta a lavorare lì nel 2014 e ancora adesso sta lavorando lì. Dal 2014 abbiamo sempre lavorato presso Banca Akros, entrambi continuativamente. Entrambi lavoriamo alla sera, io dalle 17,30 alle 21 e la ricorrente dalle 16 alle 19,30 da lunedì a venerdì.

Entrambi siamo addetti alle pulizie e lavoriamo insieme in 6 persone MARTINEZ NICOLAS .... Conosco la ricorrente perché è mia collega, io lavoro come addetto alle pulizie presso Banca Akros viale Eginardo 29, ho lavorato alle dipendenze di Cesar e poi di Pulitori e Affini dal 2009 come addetto alle pulizie. La ricorrente ha iniziato a lavorare lì nel 2014 e ancora lavora lì anche lei con mansioni di addetta alle pulizie. La ricorrente lavora insieme a me, a volte la mattia e a volte la sera.

Dal 2014 abbiamo sempre lavorato entrambi continuativamente da lunedì a venerdì presso questo sito. La responsabilità solidale di Banca Akros quale committente dell'appalto è quindi provata.

In tale contesto, avendo la ricorrente lamentato il mancato pagamento delle mensilità di novembre e dicembre 2017 (doc 5 fascicolo della ricorrente) sarebbe stato onere della parte committente dimostrare l'avvenuto pagamento di quanto dovuto per le voci retributive de quibus, pagamento in relazione al quale nulla è stato dedotto, nè prova alcuna è stata offerta (cfr., ex multis, Cass. n. 1150/1994; Cass. n. 4512/1992; Cass. n. 1484/1986). Generica è la contestazione della voce trasferta indicata in busta paga e della natura non retributiva dei relativi importi.

Con riferimento invece alle pretese differenze retributive si osserva che la convenuta ha contestato le somme richieste a titolo di indennità sostitutiva di ferie e permessi non goduti e maturati argomentando sulla base della natura indennitaria e non retributiva di tali voci di credito. Si osserva a tale riguardo come la giurisprudenza di legittimità e di merito, condivisa dal giudicante, abbia più volte sancito che alla indennità de quibus debba essere riconosciuta, accanto alla natura risarcitoria volta a compensare la perdita del riposo, altresì natura retributiva, stante la connessione sussistente con il sinallagma contrattuale nonchè la funzione di corrispettivo per aver reso la prestazione lavorativa in un periodo che avrebbe dovuto restare libero dal lavoro, indipendentemente da responsabilità alcuna in capo al datore di lavoro. Al riguardo, in particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che "diritto irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito anche dall'art. 36 Cost., ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta al lavoratore l'indennità sostitutiva che ha, per un verso, carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l'opportunità di svolgere attività ricreative e simili) al cui soddisfacimento l'istituto delle ferie è destinato e, per altro verso, costituisce erogazione di indubbia natura retributiva, perchè non solo è connessa al sinallagma caratterizzante il rapporto di lavoro, quale rapporto a prestazioni corrispettive, ma più specificamente rappresenta il corrispettivo dell'attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sè retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato perchè destinato al godimento delle ferie annuali, restando indifferente l'eventuale „

responsabilità del datore di lavoro per il mancato godimento delle stesse" (Cass. n. 1903 del 25.4.2004; nello stesso senso, cfr.: Cass. n. 24905 del 29.11.2007 e Cass. n. 11262 del 10.5.2010, che ha ribadito che "l'indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969, sia perchè, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha 8 e carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall'art. 2126 cod. civ. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore sia perchè un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio - oggi pur escluso dal sopravvenuto art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003, con le modificato dal d.lgs. n. 213, del 2004, in attuazione della direttiva n. 93/104/CE - non escluderebbe la

riconducibilità all'ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dal citato art. 12, costituendo essa o comunque un'attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto e° ? di lavoro e non essendo ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla a < contribuzione"; cfr., altresì, sempre nel senso della natura retributiva dell'indennità sostitutiva delle ferie non godute, la Sentenza di questo stesso Tribunale n. 2393 del 10.5.2011- estensore dott.ssa g o Eleonora PORCELLI, precedente richiamato anche ai sensi e per gli effetti dell'art. 118, comma 1, disp. att. c.p.c).

Parimenti a dirsi per le ore ROL non godute (cfr., in tal senso, sentenze di questo stesso Tribunale n. 2393/2011 cit, n. 3137 del 15.6.2011 - estensore dott. Tullio PERILLO, n. 2943 del 6.6.2011

estensore dott. Giorgio MARIANI e n. 4476 del 2.11.2010 - estensore dott. Riccardo ATANASIO, precedenti anche questi tutti richiamati ai sensi e per gli effetti dell'art. 118, comma 1, disp. att. c.p.c. cit.).

Quindi, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa di parte convenuta, anche l'indennità sostitutiva delle ferie non godute e quella delle ore ROL - in considerazione della loro natura retributiva - devono essere fatta rientrare nel campo applicativo dell'art. 29, comma 2, D.Lgs. n. 276/2003 cit.

Banka Akros ha poi contestato la natura retributiva della indennità di mensa e l'importo di cui all' accordo integrativo provinciale. Sul punto il giudicante condivide e richiama la sentenza di questo Tribunale n 2393/2020 che così motiva: "l 'orientamento della Corte di Cassazione rimanda, al riguardo, all'interpretazione dei contratti collettivi sull'assunto che tale voce possa avere sia natura retributiva, sia compensare determinati disagi.

In ossequio a tale insegnamento e partendo dal disposto dell'art. 18 CCNL di categoria, che recita: "Per retribuzione globale mensile si intende quella risultante dalla somma della retribuzione base e di ogni eventuale superminimo o assegno "adpersonam", nonché di ogni altro compenso comunque denominato, corrisposti con carattere di continuità, esclusa ogni somma non avente carattere retributivo (rimborso spese, ecc.") Avendo verificato la corresponsione continuativa e , per contro, non avendo giustificazioni circa le ragioni dell'interruzione dell'erogazione, si deve concludere nel sensi che anche tale voce sia stata corrisposta quale componente della retribuzione e non per compensare particolari disagi."

In virtù degli Accordi Integrativi Provinciali, la cui applicabilità non è contestata, compete al ricorrente un importo integrativo mensile di € 14,50, a fronte del diverso importo percepito di € 11.81 (docc. 1 e 2).

Fondata è infine la pretesa della ricorrente di essere inquadrata fin dalla data di assunzione in Ce. ser. al livello II del CCNL di settore a cui appartengono:

"i lavoratori che, con un breve periodo di pratica/addestramento, sono adibiti ad operazioni per la cui esecuzione si richiede il possesso di (semplici) conoscenze pratiche, anche con macchine e mezzi meccanici senza autorizzazione.

Appartengono a questo livello anche i lavoratori che svolgono mansioni esecutive che richiedono una generica preparazione professionale e conoscenze elementari di prodotti chimici""

Tra i profili sono indicati:

1. Lavoratori che eseguono attività di pulizia e manutenzione degli ambienti anche con l'utilizzo di semplici attrezzature e macchine operatrici automatiche o semiautomatiche attrezzate Esempi:

1.1 Pulitori addetti al lavaggio con sistemi automatici o normali, addetti ai lavori di pulizia anche con l'uso di lucidatrici ed aspiratori, nonché ai lavori di pulizia dei vetri

1.2 Addetti al riassetto e rigoverno di locali, foresterie e assimilabili.............


Il CCNL stabilisce inoltre che appartengono al I livello " i lavoratori che svolgono attività semplici, a contenuto manuale, anche con attrezzature per le quali non occorrono conoscenze professionali ma è sufficiente un periodo minimo di pratica e che non necessitano di autorizzazioni.

Appartengono altresì a questo livello i lavoratori del II livello di prima assunzione nel settore per i primi nove mesi di svolgimento di effettivo servizio. "

Tra i profili : Guardiano, Manovale non addetto a comuni servizi di pulizia

Non è contestato che la ricorrente sia stata assunta in Ce.ser. quale addetta al servizio di pulizia e quindi con mansione riconducibile al II livello e i testi hanno confermato che ha effettivamente svolto tale attività, emerge poi dal doc 11 di parte ricorrente che Iaquinangelo ha svolto attività di addetta alle pulizie dal 2006, quindi al momento della assunzione in CESER nel 2014 aveva maturato ben oltre i 9 mesi di svolgimento di effettivo servizio in tali mansioni

In conclusione, la domanda deve essere accolta nella misura di cui ai conteggi allegati che, verificati, appaiono corretti e non sono stati specificamente contestati.
La regolamentazione delle spese di lite segue la regola della soccombenza, le spese si liquidano nella misura di cui al dispositivo con distrazione in favore del difensore antistatario.
La sentenza è provvisoriamente esecutiva ai sensi di legge.

 

PQM

Il giudice, definitivamente pronunciando, così decide:

condanna Banka Akros in qualità di debitore solidale ai sensi dell'art 29 del D.lgs 276/2003 al pagamento in favore di IAQUINANGELO RAFFAELLA della complessiva somma capitale lorda di € 1.973,88 a titolo di retribuzioni non corrisposte per i mesi di novembre e dicembre 2017 e di € 1436,58 a titolo di differenze retributive per i titoli di cui al ricorso, quindi al pagamento di complessivi € 3.410,46 lordi oltre interessi e rivalutazione monetaria dalle singole scadenze al saldo Condanna parte convenuta a rimborsare alla ricorrente le spese di lite che liquida in complessivi € 2.500,00 oltre Iva, CPA e 15% spese generali forfettarie, da distrarsi in favore del difensore antistatario.

Sentenza provvisoriamente esecutiva

Milano 17.02.2021

Il giudice

Dr.ssa Silvia Ravazzoni

 

REPORT COMUNE DI MILANO

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

REPORT COMUNE DI MILANO

BOZZA ACCORDO REGOLAMENTAZIONE LAVORO AGILE:

NO TICKET, NO RIMBORSI WI-FI E STRUMENTI DI LAVORO. L'Amministrazione non cede sui rimborsi buoni pasto non fruiti da migliaia di comunali nel corso di 1 anno, né su quelli futuri.

Nella bozza di accordo (.pdf in allegato) mancano anche i rimborsi per spese di connessione wi-fi e usura pc dei lavoratori mentre è fermo a un misero 3-5 al mese il numero dei giorni di lavoro da casa fruibili da tutti i lavoratori non impiegati nei servizi essenziali da svolgere in presenza (6.000 circa).

Timide aperture, dalla delegazione trattante (Francesca-Iossa-Ristori) sui permessi, che potranno essere fruiti in lavoro agile, e su piattaforme per assemblee sindacali. "Le scuse sui rischi di interventi da parte della Corte dei Conti se ci pagassero i ticket', ha affermato Gianluca Cangini dei Cobas, "Non reggono.

Sia l'Istat che il Consiglio regionale della Lombardia hanno appena firmato accordi che prevedono il rimborso dei pasti".

Gli enormi risparmi che l'amministrazione ha accumulato in quest'ultimo anno, tra straordinari, indennità non pagate, buoni pasto non fruiti, dovrebbero essere dirottati, secondo quanto affermato dal direttore operativo Francesca, al welfare, posizioni organizzative, particolari responsabilità e pagelline da 100/100. Nulla per i lavoratori che hanno visto decurtato il proprio salario reale nei mesi di quarantene. Tra mancata erogazione dei buoni pasto (5×5=25 €/settimana), costi di connessione wi-fi, acquisto e usura pc portatili, la perdita secca di salario è superiore ai 120€/ netti al mese.

“Molti colleghi”, ha affermato il coordinatore dell'Unione Sindacale Italiana del Comune di Milano Stefano Mansi, “hanno dovuto acquistare PC per potere lavorare.

(continua sulla pagina FB di U.S.I. https://www.facebook.com/InComune-102131558261126 )

 

REPORT PLANIMETRIE SILE + DURANDO

Venerdì 26 febbraio 14 ci siamo recati al 3 piano di via Larga Atea Patrimonio Immobiliare per visionare le Planimetrie delle 2 nuove sedi comunali.

Le tavole non erano firmate.

Non appariva nessun timbro, tantomeno era indicato il progettista. La scala 1:200 era sbagliata, non rispecchiava le reali distanze. Su molte tavole mancava la differenziazione per Direzioni.

In Sile esistono stanze al 7mo piano (Urbanistica) da 10 postazioni. Nessuna finestra  risultava apribile tranne quelle di alcuni dirigenti con apertura su un terrazzino. Diverse scrivanie erano parallele ai finestroni, con problemi di riflessi di luce.

Al 6' piano (Urbanistica) diversi uffici hanno 5 postazioni.

Quasi tutti gli uffici hanno minimo 2 scrivanie.

Al 5' piano è dislocata Mobilità con diverse stanze da 5, ma molto più spazi liberi, così come al 4'.

Secondo e primo sono ad uso Politiche Sociali con meno scrivanie per stanza rispetto al piano 6'.

Moltissimi gli sportelli al piano terra, dove sembra sia possibile aprire porte/finestre.

Le politiche Sociali hanno una stanza con ben 8 postazioni di sportello delimitata da muri in muratura.

In Durando l'assembramento nella Direzione Tecnica è ancora maggiore.

Le scrivanie non hanno nemmeno 1 m di distanziamento, diverse stanze hanno fino a 9 postazioni, diverse da 6.

Il piano 4' è suddiviso tra Centrale Unica Appalti e Direzione tecnica mentre al secondo c'è la Direzione Educazione.

Qui diverse sono gli uffici da 4 postazioni dove non c'è un metro di distanza. In alcune stanze vi sono ben 6 postazioni. Esiste una stanza da 8. Al piano terra c'è la Direzione Municipi. Al piano 5' la Centrale Unica Appalti ha stanze da 6-7 scrivanie non distanziate.

 

CONTROQUESTIONARIO LAVORO AGILE

Lo chiamano lavoro agile, lo descrivono come il lavoro del futuro, lo portano ad esempio di miglioramento dovuto all'innovazione tecnologica. In quest'anno abbiamo imparato ad apprezzarne i pregi e disprezzarne i difetti ed a capire che, come tutti i dispositivi tecnologici, il lavoro agile non è neutro. Sin dalle prime settimane ne abbiamo criticato le negative ricadute salariali, oggi vogliamo approfondire il tema attraverso questo questionario utile per indagare i bisogni reali dei lavoratori ed un loro riscontro su quanto è avvenuto sino ad ora.

Vi invitiamo a compilarlo ed a proporlo ai vostri colleghi.

La partecipazione al sondaggio è anonima e proprio per questo vi invitiamo a rispondere una sola volta. (A cura di Cobas e Usi Comune di Milano)

TEMPI DETERMINATI? SANI E SEMPRE IN PRESENZA

Desta sconcerto tra i delegati sindacali eletti dai lavoratori il trattamento riservato da Risorse Umane ai neoassunti dell'ultimo mese. Contro ogni cautela in merito al virus, e ignorando gli accordi validi per tutti i lavoratori comunali, all'atto dell'assunzione è stato fatto firmare loro un atto in cui dichiarano di non avere fragilità (una condizione che può accertare solo il Medico Competente) e di lavorare sempre in presenza 5 gg su 5. La scusa della formazione, che può comunque essere svolta on line, non giustifica questo grave atto di discriminazione che i delegati stanno contestando nelle sedi opportune (lettera t.d. e autodichiarazione allegata).

 

ACCORDO GOVERNO CGIL CISL UIL - GOVERNO DRAGHI

Il documento sottoscritto nella giornata di ieri, 10 marzo da alcuni sindacati e il Governo Draghi prosegue nella direzione contestata da molti lavoratori. Digitalizzazione gestita da società esterne prive di effettivi controlli tramite dispendiosi appalti.

Premi che con la scusa delle pagelline vanno a dipendenti scelti dai dirigenti, in molti casi incarichi di fiducia che esulano da qualsiasi giudizio oggettivo/titolo di studio/esame così come invece prevede la Costituzione (art.97 Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso. Art. 98 I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione). I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Software gestionali sempre più scarsi e di difficile gestione (sicraweb/impresa in un giorno e auriga su tutti).

Premi, particolari responsabilità, retribuzione di posizione e risultato appannaggio di pochi coi soldi (salario accessorio) di tutti.

Un insieme di scelte che sviliscono sia l'azione dei pubblici dipendenti, che quella degli enti locali, così come la fallimentare gestione del virus sta drammaticamente rappresentando

 

Segui i canali di informazione dell'Usi Comune di Milano

Gruppo WhatsApp InComune (iscrizione al 347.4496947)

Pagina FB: https://www.facebook.com/InComune-102131558261126

 

A cura della Segreteria Unione Sindacale Italiana sez. Comune di Milano

Coordinatore Stefano Mansi

 

INAIL. Tutela assicurativa. Vaccinazione.

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Tutela assicurativa Inail e rifiuto di sottoporsi a vaccino anti Covid-19 da parte del personale infermieristico.

Si riscontra la nota del 18.2.2021 (all.1-3), con cui è stato trasmesso il quesito formulato con PEC del 17.2.2021 dall'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, per chiarire quanto segue.

Nel quesito si chiede all'Inail se e quali provvedimenti debbano essere adottati riguardo al personale infermieristico che non abbia aderito al piano vaccinale anti-Covid-19, considerato che, pur in assenza di una specifica norma di legge che stabilisca l'obbligatorietà della vaccinazione, la mancata adesione al piano vaccinale nazionale potrebbe comportare da un lato responsabilità del datore di lavoro in materia di protezione dell'ambiente di lavoro (sia per quanto riguarda i lavoratori, che i pazienti) e dall'altro potrebbe esporre lo stesso personale infermieristico a richieste di risarcimento per danni civili, oltre che a responsabilità per violazione del codice deontologico.

Nel quesito si chiede in particolare se la malattia infortunio sia ammissibile o meno alla tutela Inail nel caso in cui il personale infermieristico (ma non solo), che non abbia aderito alla profilassi vaccinale, contragga il virus.

In merito a quanto richiesto relativamente alla tutela infortunistica si chiarisce che l'assicurazione (obbligatoria e pubblica) gestita dall'Istituto opera al ricorrere dei presupposti previsti direttamente dalla legge.

Si tratta di attività vincolata sottratta alla disponibilità delle parti, intendendosi con ciò non solo il lavoratore e il datore di lavoro, ovvero il soggetto assicurante su cui grava l'obbligo di versare i premi assicurativi, ma lo stesso Istituto assicuratore.

La tutela assicurativa è così intensa da operare anche indipendentemente dall'eventuale inadempimento dell'obbligo assicurativo da parte del soggetto assicurante. L'articolo 67 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 stabilisce che Gli assicurati hanno diritto alle prestazioni da parte dell'Istituto assicuratore anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi stabiliti nel presente titolo (principio di automaticità delle prestazioni).

Ne deriva che la tutela assicurativa non può essere sottoposta a ulteriori condizioni oltre quelle previste dalla legge.

L'articolo 2 del suddetto decreto stabilisce, infatti, che L'assicurazione comprende tutti i casi di infortunio avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un'inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un'inabilità temporanea che importi l'astensione dal lavoro per più di tre giorni.

Come si evince dall'articolo 65 del suddetto decreto, secondo cui non è indennizzabile l'assicurato il quale abbia simulato un infortunio o abbia dolosamente (con coscienza e volontà) aggravato le conseguenze di esso, la tutela è esclusa soltanto per l'infortunio doloso.

In sintesi, l'assicurazione gestita dall'Inail ha la finalità di proteggere il lavoratore da ogni infortunio sul lavoro, anche da quelli derivanti da colpa, e di garantirgli i mezzi adeguati allo stato di bisogno derivante dalle conseguenze che ne sono derivate[1].

Alla luce di quanto premesso vanno, pertanto, tenute anzitutto distinte le questioni sollevate dalla nota dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova attinenti al rapporto di lavoro del personale in questione, agli obblighi di prevenzione del datore di lavoro e di collaborazione del lavoratore (art. 2087 cod. civ. e artt. 266, 279 e 20 del decreto legislativo n. 81/2008), da quelli riguardanti la tutela del lavoratore che ha contratto il contagio da SARS-CoV-2 in occasione di lavoro.

In proposito il quesito concerne il ruolo da attribuire alla volontà del personale infermieristico di non sottoporsi alla profilassi vaccinale con riguardo all'operatività della tutela in caso di avvenuto contagio in occasione di lavoro.

Sotto il profilo assicurativo, per giurisprudenza consolidata il comportamento colposo del lavoratore, tra cui rientra anche la violazione dell'obbligo di utilizzare i dispositivi di protezione individuale, non comporta di per sé, l'esclusione dell'operatività della tutela prevista dall'assicurazione gestita dall'Inail.

Il comportamento colposo del lavoratore può invece ridurre oppure escludere la responsabilità del datore di lavoro, facendo venir meno il diritto dell'infortunato al risarcimento del danno nei suoi confronti, così come il diritto dell'Inail ad esercitare il regresso nei confronti sempre del datore di lavoro, ma non comporta l'esclusione della tutela assicurativa apprestata dall'Istituto in caso di infortunio.

In merito ai comportamenti colposi per violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, secondo la giurisprudenza, sebbene ovviamente la violazione di norme antinfortunistiche da parte del lavoratore debba essere considerata un comportamento sicuramente illecito (tanto che la legislazione più recente, al fine di responsabilizzare il lavoratore, prevede sanzioni anche a carico di questi quando non osservi i precetti volti alla tutela della salute nei luoghi di lavoro), l'illiceità del comportamento non preclude comunque in alcun modo la configurabilità dell'infortunio come evento indennizzabile; in quanto la colpa dell'assicurato costituisce una delle possibili componenti causali del verificarsi dell'evento (insieme al caso fortuito, alla forza maggiore, al comportamento del datore di lavoro ed al comportamento del terzo)[2].

Non appare nemmeno ipotizzabile nel caso del rifiuto di vaccinarsi, l'applicazione del concetto di "rischio elettivo", elaborato dalla giurisprudenza per delimitare sul piano oggettivo l'occasione di lavoro e, dunque, il concetto di rischio assicurato o di attività protetta.

Secondo la giurisprudenza consolidata, l'infortunio derivante da rischio elettivo è quello che è conseguenza di un rischio collegato ad un comportamento volontario, volto a soddisfare esigenze meramente personali e, comunque, indipendente dall'attività lavorativa, cioè di un rischio generato da un'attività che non abbia rapporto con lo svolgimento dell'attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa[3].

Perché ricorra il rischio elettivo occorre, pertanto, il concorso simultaneo dei seguenti elementi caratterizzanti:

a) vi deve essere non solo un atto volontario (in contrapposizione agli atti automatici del lavoro, spesso fonte di infortuni), ma altresì arbitrario, nel senso di illogico ed estraneo alle finalità produttive;

b) diretto a soddisfare impulsi meramente personali (il che esclude le iniziative, pur incongrue, ed anche contrarie alle direttive datoriali, ma motivate da finalità produttive);

c) che affronti un rischio diverso da quello lavorativo al quale l'atto stesso sarebbe assoggettato, per cui l'evento non ha alcun nesso di derivazione con lo svolgimento dell'attività lavorativa.

In sintesi il rischio elettivo ricorre quando per libera scelta il lavoratore si ponga in una situazione di fatto che l'ha indotto ad affrontare un rischio diverso da quello inerente l'attività lavorativa.

Per quanto sopra il rifiuto di vaccinarsi non può configurarsi come assunzione di un rischio elettivo, in quanto il rischio di contagio non è certamente voluto dal lavoratore e la tutela assicurativa opera se e in quanto il contagio sia riconducibile all'occasione di lavoro, nella cui nozione rientrano tutti i fatti, anche straordinari ed imprevedibili, inerenti all’ambiente, le macchine, le persone, compreso il comportamento dello stesso lavoratore, purché attinenti alle condizioni di svolgimento della prestazione.

D'altra parte, non si rileva allo stato dell'attuale legislazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, un obbligo specifico di aderire alla vaccinazione da parte del lavoratore; infatti il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 all'articolo 279 riguardante Prevenzione e controllo, stabilisce che "il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari (...)" tra cui "a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all'agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente", ma non prevede l'obbligo del lavoratore di vaccinarsi.

In materia di trattamenti sanitari opera, tra l'altro, la riserva assoluta di legge di cui all'articolo 32 della Costituzione, secondo cui Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Per quanto sopra, il rifiuto di vaccinarsi, configurandosi come esercizio della libertà di scelta del singolo individuo rispetto ad un trattamento sanitario, benché fortemente raccomandato dalle autorità, non può costituire una ulteriore condizione a cui subordinare la tutela assicurativa dell'infortunato.

Resta inteso, infine, che quanto chiarito non comporta l'automatica ammissione a tutela del lavoratore che abbia contratto il contagio e non si sia sottoposto alla profilassi vaccinale in quanto, come precisato nella circolare n. 13/2020, occorre comunque accertare concretamente la riconduzione dell'evento infortunistico all'occasione di lavoro.

Il Direttore centrale Dott. Agatino Cariola


[1] Per tutte, Corte di Cassazione, ordinanza 19 marzo 2019, n. 7649.

[2] Cassazione civile, sezione lavoro, n.17917 del 20 luglio 2017, in cui si osserva anche che se si negasse l'occasione di lavoro in ogni caso in cui il lavoratore violando una qualsiasi regola precauzionale (...) si ponga in una situazione di pericolo (come quando infili la mano dentro una macchina pericolosa per recuperare un attrezzo da lavoro), tale per cui tutte le volte in cui il comportamento volontario ed imprudente dello stesso lavoratore si ponga all'origine dell'infortunio, si dovrebbe allora dire negli stessi casi che l'infortunio si sarebbe potuto evitare evitando appunto la stessa occasione di lavoro. Ogni infortunio derivante da un rischio che il lavoratore avrebbe dovuto e potuto evitare verrebbe così escluso dalla tutela.

[3] Cassazione, sez. lavoro, n. 11417 del 18.5.2009: In materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, costituisce rischio elettivo la deviazione, puramente arbitraria ed animata da finalità personali, dalle normali modalità lavorative, che comporta rischi diversi da quelli inerenti le usuali modalità di esecuzione della prestazione. Tale genere di rischio che è in grado di incidere, escludendola, sull'occasione di lavoro - si connota per il simultaneo concorso dei seguenti elementi: a) presenza di un atto volontario ed arbitrario, ossia illogico ed estraneo alle finalità produttive; b) direzione di tale atto alla soddisfazione di impulsi meramente personali; c) mancanza di nesso di derivazione con lo svolgimento dell'attività lavorativa.

   

Pagina 1 di 49