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Il CCNL Servizi Fiduciari viene rigettato.

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Repubblica Italiana In nome del Popolo Italiano

Udienza del 10/03/2022

N. 1485/2021

 

Tribunale Ordinario di Milano

Sezione Lavoro

 

Il Giudice di Milano

Dottoressa Francesca Capelli quale giudice del lavoro ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa promossa

da

LODI GIOVANNI LDOGNN74R31F205I

PANETTA DAVIDE PNTDVD76R10F205Y, con l'Avv.to VILLARI ALESSANDRO

RICORRENTE

contro

DUSSMANN SERVICE S.R.L. 00124140211, con l'Avv.to .............................. e con l'Avv.to ........................................, elettivamente domiciliato in

VIALE ....................................., .......... ............................... MILANO;

 

RESISTENTE

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso depositato in data 18.2.2021 i ricorrenti in epigrafe indicati, premesso di essere entrambi dipendenti di DUSSMANN SERVICE S.R.L. a decorrere dal 1.2.2020, con orario a tempo pieno per 40 ore settimanali, con qualifica di operai e l'inquadramento nel livello D del CCNL per i dipendenti degli istituti e imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari - Parte speciale Servizi fiduciari, con la mansione di addetti ai servizi di portineria, hanno convenuto in giudizio la società datrice di lavoro chiedendo di accogliere le seguenti conclusioni:

Accertare e dichiarare l'illegittimità degli artt. 23 e 24 del CCNL Istituti di vigilanza privata - Parte speciale Servizi fiduciari applicato ai rapporti di lavoro dei signori Giovanni Lodi e Davide Panetta.

2)   Per l'effetto, accertare e dichiarare il diritto dei ricorrenti a percepire un trattamento retributivo non inferiore a quello previsto per gli operai inquadrati nel 2° livello del CCNL Servizi di pulizia e servizi integrati / Multiservizi, ovvero il diverso trattamento retributivo che sia considerato sufficiente e proporzionato ai sensi dell'art. 36 della Costituzione.

3)   Condannare altresì Dussmann Service s.r.l. in persona del legale rappresentante pro tempore, a corrispondere ai ricorrenti le differenze economiche maturate nel periodo dal giorno 1 febbraio 2020 al 31 gennaio 2021 nella misura lorda di Euro 3.635,58 in favore del signor Giovanni Lodi e di Euro 5.459,51 in favore del signor Davide Panetta, ovvero nella diversa misura che sarà ritenuta di giustizia, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali da ciascuna scadenza al saldo effettivo.

4)   Con vittoria di spese e compensi professionali del presente giudizio.

I ricorrenti lamentano che i minimi salariali previsti dal CCNL Istituti di vigilanza - Parte speciale Servizi fiduciari, così come a loro in concreto applicati, non siano adeguati ai sensi del precetto di cui all'art. 36 della Costituzione.

In particolare osservano che la retribuzione prevista dall'art. 24 della Parte speciale del CCNL per i dipendenti inquadrati nel livello D al quale appartengono, ai sensi dell'art. 6 della medesima Parte speciale, "i lavoratori, adibiti ad operazioni di media complessità, anche l'utilizzo di mezzi informatici per la cui esecuzione sono richieste normali conoscenze ed adeguate capacità tecnico-pratiche comunque acquisite" tra i quali figurano "addetto all'attività per la custodia, la sorveglianza e la fruizione di siti e immobili", "addetto all'attività di controllo degli accessi", "addetto all'attività di reception", sarebbe inferiore a quanto previsto dal CCNL Multiservizi, in precedenza applicato nello stesso appalto da altri datori di lavoro per le stesse mansioni, pertanto il trattamento retributivo riconosciuto dall'attuale datore di lavoro non sarebbe certamente proporzionato alla quantità e alla qualità del loro lavoro e non sarebbe minimamente sufficiente ad assicurare loro un'esistenza libera e dignitosa, in violazione del precetto di cui all'art. 36 della Costituzione.

Alla luce di queste considerazioni hanno chiesto l'accoglimento delle conclusioni sopra riportate.

Con memoria in data 1.6.2021 si è costituita in giudizio la società convenuta chiedendo il rigetto del ricorso in quanto infondato in fatto e diritto.

Dopo alcuni rinvii al fine di trovare una soluzione concordata alla vertenza, che tuttavia, non hanno dato esito positivo, il giudice ha rinviato la causa per discussione. All'udienza del 10.3.2021 la causa è stata decisa come da dispositivo in calce riportato del quale è stata data lettura.

***

Il ricorso merita accoglimento per le ragioni di seguito esposte.

Con note difensive depositate in data 15.12.2021 parte ricorrente ha depositato conteggi riformulati tenendo conto anche delle osservazioni dalla parte resistente e dunque il confronto è stato effettuato con la retribuzione erogata da Dussmann Service s.r.l. di € 967,00 (importo dal quale devono essere trattenute le ritenute contributive (9,19%) e fiscali , con l'aliquota minima del 23% salve eventuali detrazioni) e quella derivante dall'applicazione del trattamento economico del CCNL Servizi fiduciari ed è risultato che la differenza mensile tabellare lorda fra i due trattamenti retributivi presi in considerazione ammonta dunque a € 282,70.

Dall'esame dei conteggi sopra riportati e delle buste in atti risulta che la retribuzione in concreto erogata a ciascuno dei ricorrenti è inferiore alla soglia di € 900,00 mensili e frequentemente inferiore alla soglia di povertà ISTAT (sia a quella indicata in ricorso pari a € 839,75, sia a quella assunta come riferimento da Dussmann pari a € 800,08).

È sempre inferiore a tale soglia, se si considera che nell'importo mensilmente versato a entrambi i ricorrenti rientra costantemente il trattamento integrativo di cui all'art. 1 del D.L. n. 3/2020, pari a € 100,00 mensili (fino al luglio 2020 veniva versato l'importo mensile di € 80,00, c.d. "bonus Renzi"), che non costituisce tuttavia retribuzione e la cui corresponsione è oltretutto prevista, allo stato, soltanto fino al 31.12.2021.

Alla luce delle considerazioni che precedono deve concludersi che la suddetta retribuzione non è né proporzionata alla qualità e quantità del lavoro prestato dai ricorrenti, né è sufficiente per garantire al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa.

Quanto alla proporzionalità, come ha avuto di chiarire la Corte di Appello di Milano, chiamata a pronunciarsi sulla retribuzione di un lavoratore con lo stesso livello di inquadramento dei ricorrenti, (livello D CCNL Servizi fiduciari):

"Sulla scorta di tali dati, calcolati applicando i criteri sopra enunciati, è agevole rilevare che il riconoscimento di retribuzione lorda annua pari a euro 12.090,00 (pari a euro 930 mensili lordi; ma, come già detto, il giudizio non muterebbe con una retribuzione di 1.004,00 mensili lordi) per lo svolgimento full time di attività di guardiano notturno di deposito di mezzi costituisce una retribuzione non proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, posto che i "valori retributivi di mercato" fotografati dai CCNL Multiservizi, Commercio e Proprietari Fabbricati per attività analoghe risultano, come visto, tutti sensibilmente superiori." (Corte d'Appello di Milano, n. 696 del 9.8.2021).

E, quanto all'insufficienza della retribuzione, la sentenza qui citata anche ai sensi dell'art. 118 disp. Att. c.p.c., ha osservato: "La retribuzione assicurata dal CCNL servizi fiduciari per un lavoratore a tempo pieno di livello D, come è l'appellato, non è pertanto idonea a consentire al dipendente di evitare di vivere in condizioni non di povertà (e detta valutazione non muta pur tenendo conto della retribuzione, lievemente superiore ai minimi, che sarebbe in concreto percepita da [...] secondo [...]); circostanza, questa, che -in uno con il ritenuto deficit di proporzionalità tra retribuzione/quantità e qualità del lavoro prestato - vale ulteriormente ed autonomamente a fondare la declaratoria di nullità della clausola dell'art. 23 CCNL."

Nel caso di specie si ritiene che sia stata fornita la piena prova di entrambi i requisiti.

Quanto alla proporzionalità deve osservarsi che risulta pacifico in causa in quanto non contestato, che nello stesso appalto, per le stesse mansioni è sempre stato applicato in precedenza dagli altri datori di lavoro il CCNL Multiservizi con una retribuzione superiore a quella effettivamente erogata da Dussman di euro 287,70, somma che in relazione agli importi complessivamente erogati ai ricorrenti corrisponde ad oltre 25%.

Una retribuzione inferiore a più del 25% rispetto a quanto previsto dal Multiservizi e pari a più di un quarto della retribuzione erogata, costituisce una retribuzione non proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato secondo i valori di mercato.

I ricorrenti poi hanno anche provato l'insufficienza di tale retribuzione facendo riferimento alla soglia di povertà Istat.

Tale prova si ritiene sia del tutto idonea a dimostrare il requisito della insufficienza, non essendo necessario, contrariamente a quanto sostenuto dalla società convenuta,  allegare e successivamente provare,  elementi relativi  alla situazione patrimoniale del singolo lavoratore, in ordine ad esempio al numero dei componenti del nucleo familiare o alla esistenza di altri redditi in famiglia.

Ad avviso di questo Giudice tali elementi non devono entrare nel giudizio, in caso contrario verrebbero utilizzati dei parametri che sono del tutto estranei al rapporto di lavoro e non indicati dalla norma costituzionale.

Sul punto si condivide quanto osservato in dalla Corte di appello di Milano.

Si legge infatti che "la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2835/90 ha chiarito che "il dettato costituzionale (art. 36 Cost.) non consente all'interprete di tenere conto di fattori da questa (la retribuzione) diversi, quali altri redditi di cui il lavoratore sia eventualmente provvisto. D'altro canto è intuitivo che il tenerne conto comporta non soltanto valutazione di elementi patrimoniali assolutamente estranei al rapporto di lavoro, che la norma costituzionale chiaramente non consente, ma finisce per determinare una disparità di trattamento a parità di condizioni di prestazioni di attività lavorativa, che rivela tutta la sua assurdità, in quanto può comportare trattamenti diseguali per quantità e qualità di lavoro eguali, prestate da lavoratori diversi."

La specifica situazione patrimoniale degli odierni appellati appare perciò superflua al fine del vaglio di costituzionalità della retribuzione dagli stessi percepita, dovendo la congruità dalla retribuzione essere parametrata alla quantità e alla qualità del lavoro e non al numero di immobili o di altri beni eventualmente posseduti dagli stessi." (Corte d'Appello Milano sentenza n. 707/2021).

In conclusione la retribuzione base sancita dall'art. 23 del CCNL Vigilanza Servizi Fiduciari applicato dalla citata cooperativa ai ricorrenti, risulta non congrua alla luce del precetto costituzionale (art. 36 C.) sia perché inferiore a quella garantita da altri CCNL similari per i corrispondenti livelli di inquadramento e in particolare il CCNL Multiservizi in precedenza applicato ai lavoratori da altri datori di lavoro, sia perché inferiore al tasso soglia povertà stimato dall'Istat.

Pertanto si accerta e dichiara l'illegittimità degli artt. 23 e 24 del CCNL Istituti di vigilanza privata - Parte speciale Servizi fiduciari, applicato ai rapporti di lavoro dei signori Giovanni Lodi e Davide Panetta.

Quanto alle conseguenze va osservato che è principio di legittimità ripetutamente enunciato quello per cui il giudice può discostarsi in melius dai parametri collettivi applicati là dove riscontri che il trattamento economico (inteso come retribuzione base e non comprensivo degli altri istituti contrattuali, quali le mensilità aggiuntive) determinato dalle parti sociali sia in concreto contrastante con il precetto costituzionale sancito dall' art. 36 C. e può assumere come criterio orientativo un contratto collettivo nazionale (o aziendale) non vincolante per quel determinato rapporto di lavoro, indicando nella motivazione della sentenza i criteri di valutazione utilizzati in modo da consentire il controllo circa la correttezza e congruità logico-giuridica della decisione (cfr. per tutte Cass. n. 20452/18; Cass. n. 19467/07).

Nel caso di specie parte ricorrente su richiesta del Giudice, ha formulato dei conteggi elaborando un confronto con riferimento a tutte le voci di retribuzione in concreto erogate dalla società datrice di lavoro, applicando in particolare per le ore di lavoro straordinario, festivo e nel sesto giorno le sole maggiorazioni previste dal CCNL Servizi fiduciari e non quelle superiori previste dal CCNL Multiservizi.

Le differenze sono inoltre calcolate unicamente sulle tredici mensilità annuali che costituiscono il "minimo costituzionale", senza considerare dunque la quattordicesima mensilità prevista dal CCN Multiservizi ma non dal CCNL Servizi fiduciari.

Tali conteggi in quanto coerentemente elaborati sui parametri del CCNL di riferimento vengono posti a fondamento della presente decisione.

In concreto, nel periodo in esame - da febbraio 2020 a gennaio 2021 - le differenze retributive maturate dal signor Lodi ammontano a € 2.865,44 lordi e quelle maturate dal signor Panetta a € 4.554,73 pertanto Dussmann Service deve essere condannata a corrispondere ai ricorrenti le differenze economiche maturate nel periodo dal giorno 1 febbraio 2020 al 31 gennaio 2021 nella misura lorda di Euro 2.865,44 in favore del signor Giovanni Lodi e di Euro 4.554,73 in favore del signor Davide Panetta, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo secondo i parametri minimi di cui al DM 55 2014.

P.Q.M.

Il Tribunale di Milano, sezione lavoro, nella persona del giudice, dr. Francesca Capelli, definitivamente pronunziando nella causa R.G. n. 1485 2021 così provvede: - .Accerta e dichiara l'illegittimità degli artt. 23 e 24 del CCNL Istituti di vigilanza privata -Parte speciale Servizi fiduciari applicato ai rapporti di lavoro dei signori Giovanni Lodi e Davide Panetta per l'effetto, accerta e dichiara il diritto dei ricorrenti a percepire un trattamento retributivo non inferiore a quello previsto per gli operai inquadrati nel 2° livello del CCNL Servizi di pulizia e servizi integrati / Multiservizi condanna Dussmann Service a corrispondere ai ricorrenti le differenze economiche maturate nel periodo dal giorno 1 febbraio 2020 al 31 gennaio 2021 nella misura lorda di Euro 2.865,44 in favore del signor Giovanni Lodi e di Euro 4.554,73 in favore del signor Davide Panetta, oltre interessi e rivalutazione monetaria

-   condanna la resistente a rifondere ai correnti le spese processuali, liquidate nell'importo di complessivi euro 3.000,00 , oltre rimborso forfettario spese CPA e IVA, con distrazione a favore del procuratore dichiaratosi antistatario .

-   indica in 60 giorni il termine per il deposito della decisione. Milano, 10.3.2022

Il Giudice Francesca Capelli

 

Stipendio sospeso per chi non si vaccina

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Stipendio sospeso per chi non si vaccina: parola alla Consulta

Annamaria Villafrate | 18 mar 2022

 

Per il Tribunale di Catania la normativa che impone l'obbligo vaccinale e punisce con la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione chi non adempie, perché contrasta con gli articoli 2, 3 e 32 comma 2 della Costituzione

  • Sospensione della retribuzione: parola alla Consulta

Il Tribunale di Catania, Sezione Lavoro, con l'ordinanza del 14 marzo 2022 (sotto allegata) rimette alla Corte Costituzionale la questione relativa alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione nei confronti dei soggetti obbligati alla vaccinazione Covid 19, che non adempiono.

La previsione viola potenzialmente gli artt. 2, 3 e 32 comma 2 della Costituzione perché negare anche gli alimenti a chi viene sospeso dal lavoro per mancato l’assolvimento dell'obbligo vaccinale ne lede la dignità e lo pone in una condizione deteriore rispetto a chi tiene condotte rilevanti dal punto di vista disciplinare Obbligo vaccinale:

  • sospensione per due infermiere

Tutto ha inizio quando alcune dipendenti di un'azienda ospedaliera, con la qualifica di collaboratore sanitario - infermiere, vengono sospese dal servizio a causa del mancato adempimento dell'obbligo vaccinale. Con ricorsi in via d'urgenza e separatamente, le dipendenti chiedono il riconoscimento dell'assegno alimentare perché la sospensione dal servizio è stata accompagnata dalla sospensione della retribuzione. Le stesse hanno allegato di versare in stato di indigenza, di non poter fra fronte, senza retribuzione, ai bisogni primari della famiglia, di avere in corso mutui e finanziamenti e di trovarsi nell'impossibilità di esercitare la professione in altra modalità stante la sospensione dai rispettivi ordini.

  • Negare l'assegno alimentare viola la Costituzione

Le ricorrenti fanno altresì presente che gli iniziali ordini di sospensione sono stati prorogati fino al 15 giugno 2022 e che l'azienda, a cui hanno fatto domanda, a mezzo pec, non ha riconosciuto loro neppure l'assegno alimentare e che negare un simile supporto in caso di sospensione dal lavoro è discriminatorio rispetto a chi viene sottoposto a procedimento disciplinare. In questi casi, infatti, al dipendente spetta quanto meno metà dello stipendio e gli assegni per i familiari a carico.

Discriminazione evidente, soprattutto se si considera che il legislatore ha specificato che il mancato adempimento dell'obbligo vaccinale non costituisce illecito disciplinare.

Le ricorrenti rilevano che tale diversità di trattamento avviene in palese violazione dell'art. 36 e 2 della Costituzione in quanto l'assegno alimentare, privo di natura retributiva, ha lo scopo di garantire al lavoratore il sostentamento minimo.

  • Mancato riconoscimento dell'assegno alimentare alla Consulta

Il Tribunale di Catania, Sezione lavoro, adito dalle ricorrenti riunisce i procedimenti e precisa che le questioni sollevate non possono essere trattate senza prima risolvere il dubbio di legittimità costituzionale relativo all'art. 4, comma 5, D.L 1 aprile 2021 n. 44, convertito con modificazioni nella legge n. 76/2021, nella parte in cui, nel prevedere che "per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato" esclude l'erogazione dell'assegno alimentare in caso di sospensione cautelare o disciplinare.

Premessa cui segue la ricostruzione normativa relativa alla questione in oggetto e in relazione alla quale il Tribunale di Catania rileva che "La dizione legislativa, nel fare riferimento alla retribuzione ed a qualsiasi altro compenso, comunque denominato, sembra esprimere un contenuto chiaro ed inequivoco, non suscettibile di diversa interpretazione."

Poiché però la questione di costituzionalità può essere ammessa anche quando sollevata in sede cautelare, come nel caso di specie, il giudicante la rimette alla Corte Costituzionale in quanto:

il rispetto della persona, sancito dall'art. 2 della Costituzione, fa concludere che non possano essere adottate misure intransigenti che possano giungere a ledere la dignità della stessa, precludendo qualsiasi forma di sostentamento;

persino nei confronti di chi ha commesso delitti gravi la Corte Costituzionale ha affermato che chi sconta la propria pena in modalità alternativa al carcere non può essere privato di misure base come la pensione sociale, quella per gli invalidi civili, la disoccupazione e l'assegno sociale;

il mancato l’assolvimento dell'obbligo vaccinale non integra un illecito penale o rilevante dal punto di vista disciplinare;

al lavoratore sospeso per violazione dell'obbligo vaccinale è precluso l'accesso a quegli istituti previsti invece nei diversi casi in cui perda il lavoro;

la sospensione dall'albo o ordine di appartenenza preclude di poter svolgere la loro professione altrove per un periodo che, nel caso di specie, è particolarmente lungo, visto che permane fino al 15 giugno 2022.

  • Violazione degli articoli 2, 3 e 32 comma 2 Costituzione

Il Tribunale rileva che l'obbligo vaccinale, introdotto per tutelare la salute pubblica, è stato irrigidito eccessivamente, tanto che ad un certo punto ha dato origine a uno squilibrio tra i diversi valori costituzionali in campo, primo tra tutti la dignità della persona e a seguire il diritto al lavoro, come mezzo di realizzazione e strumento per assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una vita dignitosa.

Evidenzia inoltre che la legge che ha imposto l'obbligo vaccinale, anche se con nobili intenzioni, ha finito per realizzare una "forzata induzione" ad adempiere, mettendo il lavoratore di fronte a una scelta: vaccinarsi o subire condizioni di indigenza.

Tematica che pone anch'essa dubbi di costituzionalità rispetto all'art. 2 della Costituzione, il quale sancisce che qualsiasi trattamento, anche obbligatorio, non può risultare lesivo delle dignità della persona. Concetto che trova conferma, tra l'altro, in diverse disposizioni di legge.

La previsione della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione nei confronti di chi non adempie l'obbligo vaccinale, pone quindi, per il Tribunale di Catania, dubbi di costituzionalità in relazione alla violazione dell'art. 32, comma 2, dell'art. 3 e dell'art. 2 della Costituzione, che legittimano la remissione alla Corte Costituzionale con conseguente sospensione del giudizio in corso.

 

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NO ALLA SVENDITA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE.

Continuiamo a non condividere la scelta della vendita tutti gli immobili di pregio (da Largo Treves, a via San Tomaso, a via Porpora sino al grattacielo di via Pirelli 39) ripiegando su palazzi di scarso valore commerciale, come sede di lavoro per molti dipendenti comunali, situati nelle estreme periferie di Bovisa (Educazione, Area Tecnica, Appalti) e di Corvetto (Servizi sociali, Urbanistica, Mobilità, arredo Urbano, Verde). Sedi decentrate scomode, (in via Durando manca persino la metrò), per i cittadini milanesi e i dipendenti comunali che debbano raggiungerle. Senza contare che la vendita di immobili in posizione strategica e centrale, che costituiscono il patrimonio immobiliare del Comune di Milano, comporta effetti negativi sul bilancio nel medio periodo, e dunque, sulla solvibilità di Palazzo Marino, con diminuzione della garanzia del pagamento dei nostri stipendi. Operazioni finanziarie e immobiliari che legano ancora di più le mani del bilancio comunale, già gravato da pesanti interessi per la costruzione della Metrò 4, alle banche con effetti deleteri per i servizi pubblici, come la situazione dei Servizi all'Infanzia e dei Servizi Sociali mostrano con evidente drammaticità.

 

SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO

USI si è ricostituita nel Comune di Milano nel dicembre 2020, nel momento più buio della pandemia, per rivendicare la tutela e la sicurezza dei lavotori. Continueremo a chiedere, anche dopo la fine dello stato di emergenza, la tutela delle fragilità e il diritto allo smartworking per genitori con figli piccoli e per i colleghi che curano parenti non autosufficienti. Non smetteremo di segnalare i pericoli delle classi affollate, e di alcuni servizi della Polizia Locale, così come l'assenza dei certificati di idoneità elettrica e antincendio in numerose scuole e nidi. Chiediamo di pensare al più presto anche alla manutenzione degli uffici in via Larga, e dei tanti edifici che ospitano le sedi dei Municipi, oltre alle tante scuole d'Infanzia, che spesso si allagano ogni anno alle prime piogge. Al fine di tutelare la salute dei lavoratori e la sicurezza delle postazioni di lavoro, chiediamo inoltre che il Comune garantisca ai 5000 lavoratori in smartworking, a cui è stato negato qualsiasi rimborso per elettricità e connessioni wi-fi, buoni pasto e uso di pc e cellulari aziendali, quantomeno sedie ergonomiche e scrivanie pieghevoli anche accedendo ai fondi del Decreto Ristori.

 

ASSUNZIONI SUBITO!

Il Comune di Milano ha perso in 5 anni oltre 1600 lavoratori passando dai 15.500 del 2015 ai 13.900 del dicembre 2021, una perdita secca del 10%. Chiediamo a gran voce che, oltre che nella polizia locale anche nelle scuole dell’infanzia, in anagrafe, nei municipi e in tutti settori carenti, vengano effettuate assunzioni di nuovo personale, per offrire alla cittadinanza un servizio pubblico all’altezza delle legittime aspettative, soprattutto nelle sofferenti periferie prive di spazi municipali. Siamo contrari e ci opporremo in qualunque modo ad ulteriori privatizzazioni.

 

SMART WORKING O LAVORO A DOMICILIO?

Non è più accettabile che lo smart working, ormai entrato di diritto fra i modi ordinari di svolgimento della prestazione lavorativa, sia ancora svolto in maniera emergenziale, come allo scoppio della pandemia, e quindi avvalendosi esclusivamente di mezzi propri soggetti ad usura (computer fissi o portatili), con evidenti problemi di privacy (telefoni personali deviati), senza il riconoscimento di un rimborso per le spese di luce e connessione, senza il riconoscimento del buono pasto. Chiediamo pc portatili, cellulari di servizio e buoni pasto per chi svolge da casa parte della sua attività lavorativa.

 

CONTRO IL CODICE DISCIPLINARE LIBERTICIDA

Denunciamo come liberticida il nuovo codice disciplinare che punisce l'uso personale e fuori dell'orario di lavoro dei social network per esprimere liberamente il proprio pensiero. Chiediamo il ritiro degli articoli del Codice Disciplinare che, limitando i principi della Libertà di espressione e di associazione, violano la Costituzione della Repubblica e lo Statuto dei Lavoratori, prevedendo sanzioni disciplinari e il controllo delle opinioni. Il giusto divieto di insultare e offendere, anche via non deve mai impedire quella libertà di critica civile che credevamo essere un patrimonio comune ormai acquisito dal 25.4.1945 e non un diritto ancora in discussione, specie nella Città Medaglia d'oro della Resistenza.

Prevedere sanzioni per chi invece di lavorare usa gli strumenti del Comune per fare altro è giusto, impedire di esprimere la propria opinione 24/24h con mezzi propri è una previsione propria di regimi totalitari che nulla hanno a che fare con la storia, la cultura e le tradizioni di libertà di Milano.

 

FONDO PERSEO NEO-ASSUNTI: NO ALLO SCIPPO DEL T.F.R.

Non si ferma la nostra campagna di informazione, soprattutto per i neo-assunti, sul Fondo Perseo, al fine di evitare che lo strumento automatico di adesione, tramite il silenzio-assenso, impedisca la formazione di una volontà consapevole all’adesione.  Aderire ad un fondo di investimento in banca, comporta la profilazione del cliente, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo previsto dalla MiFID,  la direttiva comunitaria volta a disciplinare i servizi di investimento nei 30 Stati membri. Se per aderire in banca ad un qualsiasi fondo di investimento è necessaria la compilazione del questionario MiFID, che è un insieme di domande sulle diverse conoscenze ed esperienze del mondo finanziario, nonché sulla situazione economica e sulle aspettative del cliente dall’investimento, perché le stesse precauzioni non sono prese per l’adesione del lavoratore, che potrebbe essere completamente digiuno dai principi cardine degli investimenti economici? Il Fondo Perseo, inoltre, non è rivalutato ai tassi di inflazione, per cui, l’adesione allo stesso equivale a rinunciare alla rivalutazione della liquidazione ai tassi di inflazione al termine dell'attività lavorativa, con la perdita di gran parte del capitale versato. Denunciamo infine che è urgente promuovere una mobilitazione per l’abrogazione della legge Fornero e per un sistema di previdenza pubblico che garantisca a tutti i lavoratori una pensione per lo meno dignitosa: i tagli da macellaio che hanno infierito sul sistema, insieme a tanti regali a varie categorie pagati coi contributi dei lavoratori, e il crollo del PIL a seguito della pandemia, minacciano di creare un esercito di pensionati indigenti.

 

SETTORE EDUCAZIONE

Continuiamo a contrastare le decisioni che in questi anni hanno portato al peggioramento nell’organizzazione dei Servizi all’Infanzia, gravando pesantemente sul carico di lavoro degli educatori e di conseguenza sul diritto delle famiglie di usufruire di un servizio soddisfacente, non solo a livello pedagogico, ma anche in termini di organizzazione del lavoro. La disorganizzazione del servizio già in atto si è ulteriormente evidenziata durante questo periodo di pandemia, laddove il dilagare dei contagi ha messo in risalto non solo la mancanza personale per sostenere le richieste di pre e post Scuola, e di Servizi Integrativi, ma anche un protocollo Covid inadeguato, non all’altezza della tutela della salute dei lavoratori e delle lavoratrici e dei bambini. Gli educatori lavorano spesso da soli senza compresenza in sezioni “pollaio” con 25 bambini per 3 ore (metà della giornata lavorativa) e nel caso di assenza del/della collega per tutta la giornata lavorativa. Non ci sono sostituzioni di personale (assenze-malattie-permessi educatori) così che le sezioni chiudono in anticipo gravando sull’organizzazione delle famiglie. Tutto questo è insostenibile e impatta sulla sicurezza degli educatori e dei bambini oltre che sulle finalità educativo-pedagogiche dei Servizi all’Infanzia. Al fine di riorganizzazione orari e turni di lavoro degli educatori e al fine di realizzare una maggiore compresenza chiediamo subito: indizione di nuovi concorsi e selezioni interne passaggio nido-infanzia per l’assunzione di personale educativo, operando una revisione dei titoli di studio per l’accesso ai concorsi (oggi è richiesta la laurea che è lo stesso titolo di studio previsto per insegnare alla scuola primaria di primo grado, con conseguenze facilmente immaginabili visto le diverse condizioni contrattuali...). Chiediamo che sia data la possibilità di accedere ai concorsi infanzia anche ai candidati in possesso di diploma socio-psico-pedagogico e laurea triennale in scienze dell'Educazione.  L’obiettivo a cui tendiamo tutti è offrire alle Famiglie dei servizi Educativi all’altezza di una Città Metropolitana come Milano.

 

GREEN PASS E OBBLIGO VACCINALE

U.S.I. è schierata, fin dallo scorso settembre, contro il green pass, strumento introdotto con un decreto legge che ha leso il diritto al lavoro e alla liberta, minando i principi fondanti della Costituzione Italiana. Continueremo a sostenere i lavoratori e le lavoratrici sospesi/e chiedendo il trasferimento temporaneo ad altra mansione laddove possibile,  piuttosto che il blocco dello stipendio.

 

MASCHERINE FFP2 E TAMPONI

Per tutti i lavoratori e le lavoratrici chiediamo la distribuzione di mascherine FFP2 e l’esecuzione di tamponi anti-covid 19, unico reale strumento di prevenzione del contagio sui luoghi di lavoro.

 

INCREMENTO BUONO PASTO

La pandemia impone una profonda riflessione sul buono pasto così come è erogato oggi. L’importo riconosciuto agli esercizi convenzionati con il Comune di Milano (€ 6,57 + iva 10%) appare sempre più inadeguato, soprattutto in centro, a remunerare l’esercente a fronte delle spese sostenute per garantire un primo, un secondo, un contorno, bibita analcolica e caffè; tanto più che, a seguito della pandemia innumerevoli ristoranti hanno tolto la convenzione o hanno addirittura chiuso per fallimento, lasciando intere zone sguarnite di locali  convenzionati dove effettuare la pausa pranzo, e i dipendenti privati del loro diritto al ticket riconosciuto dal contratto. Noi chiediamo la concessione di buoni pasto digitali, così come avviene in altri enti, spendibili in qualunque ristorante o nei negozi di generi alimentari. L'impennata dei prezzi energetici inoltre, rischia di privare i dipendenti, come già sta succedendo per diversi esercizi convenzionati, di un pranzo completo infierendo sul già scarso salario a fronte dei costi della città più cara d'Italia: Milano.

 

FORMAZIONE DEI DIPENDENTI E PASSAGGI DI CATEGORIA PER CONCORSO INTERNO

Chiediamo una formazione continua e qualificata di tutti i dipendenti sui software utilizzati per il lavoro, che viene invece troppo spesso lasciati all’apprendimento da autodidatta o a video-lezioni pre-registrate che concedono troppo poco spazio a una necessaria relazione con il docente. Tale rapporto deve invece avvenire sia fisicamente che tramite applicativi per le video-conferenze, ma sempre “in tempo reale” per essere efficace, lasciando lo spazio al confronto, alle domande e alle esercitazioni. Chiediamo altresì che, anche per gli sportellisti, che più di tutti gli altri ne hanno bisogno, sia resa effettiva la partecipazione ai corsi di lingua, e non venga sempre negata per motivi di servizio! Chiediamo inoltre che, per ricoprire i vuoti di organico, nelle nuove assunzioni ,vengano previste quota di riserva di posti per l’accesso alle categorie superiori per il personale interno, nel rispetto delle previsioni normative.

 

EQUA DISTRIBUZIONE DEI PREMI

Oggi una minoranza di circa 6000 dipendenti, molti dei quali meritevoli ma spesso premiati in quanto 'nominati' dai dirigenti, godono di più del 70% della cifra complessiva del Salario Accessorio, che ammonta a più di 78 mln. Di euro.  Per sole posizioni organizzative e alte professionalità (che già godono di stipendi dal doppio al sestuplo dei pari categoria e che nel 2011, prima della elezione del sindaco Pisapia, erano 235 mentre oggi sono più di 700) il fondo prevede quasi 10 milioni di euro, più del 15% dell'intero ammontare. Nonostante gli enormi risparmi accumulati dall'Amministrazione in questo periodo di pandemia, 4,4 milioni di euro annui in soli buoni pasto non erogati, la parte comune, quella che viene suddivisa equamente tra tutti i lavoratori, somma a un misero 15%...Chiediamo pertanto una equa ripartizione dei 90 mln di Salario Accessorio.

 

POLIZIA LOCALE

L'aumento dell'età media dei colleghi di Polizia Locale impatta sulla qualità del servizio e del lavoro con effetti deleteri sulla salute e la sicurezza dei lavoratori. Chiediamo una formazione adeguata alle nuove sfide della metropoli e l’inserimento di giovani nei comandi di zona e nei nuclei stradali, in modo tale da garantire quella efficacia necessaria sia nei servizi ordinari che nei turni notturni. Il servizio rimozioni, così come tanti altri servizi utili alla cittadinanza sono stati ridimensionati, quando invece dovrebbero essere potenziati per garantire decoro e sicurezza.

 

MI li 18.03.2022

Il Direttivo U.S.I.- Comune di Milano

   

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