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STRAGE DI STATO

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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Marzo 2024 11:56 Scritto da Sandro Mercoledì 21 Febbraio 2024 08:58


 

FIRENZE: STRAGE DI STATO

Di fronte all’ennesima mattanza di lavoratori stiamo assistendo alla solita quaresima con la processione di ministri, deputati, sindacalisti di regime, amministratori e giornalisti che, indossato il saio penitenziale, sciorinano compunti la solita litania sull’inaccettabilità di quella che in realtà non è altro che una strage continua. Quella che colpisce chi esce di casa per guadagnarsi il pane e non vi fa ritorno.

Le leggi non bastano! Ci vuole più formazione! I controlli non ci sono!

Tra qualche giorno, passati i funerali, anche questi morti saranno gabbati.

Chiacchiere vergognose. Perché in questo caso dimostrano come lor signori parlino a vanvera. Infatti nel pluri-omicidio di Firenze, se tutte le norme di prevenzione infortuni fossero state rispettate; se i lavoratori, più o meno regolari, avessero ricevuto una formazione adeguata, quei lavoratori sarebbero morti lo stesso. A Firenze c’è stato un cedimento strutturale che può essere stato causato solo da una di queste tre situazioni: sono stati sbagliati i calcoli – i materiali e/o le relative quantità non rispettavano gli standard dovuti – si è intervenuti sulle strutture prime che le stesse fossero consolidate.

In tutti e tre i casi, al di là dell’individuazione dei responsabili, la causa va ricercata – come sempre, del resto – nella ricerca del profitto di qualcuno spuntato sulla vita dei lavoratori.

È questa la vera causa di questa strage continua. Perché in questo paese la tutela del profitto viene sempre e comunque anteposta a tutto, anche alla vita delle persone.

Per chiarire questo fatto basta vedere il diverso trattamento che c’è tra l’omicidio stradale e l’omicidio sul lavoro. Evidentemente fumo ed alcool sono un’aggravante, mentre il profitto è di fatto assunto come un’attenuante tale da assicurare all’assassino di non vedere mai le mura di un carcere.

Controlli?

Gli ispettori delle ASL e dell’Ispettorato del Lavoro oggi sono molto meno della metà di quelli – già assolutamente insufficienti - che c’erano quindici anni fa.

Subappalti?

Con l’ultimo codice degli appalti hanno scavato il fondo del barile assicurando una saporita mangiatoia in cui grufolano imprese grandi e piccole, amministratori e caporali spolpando gli ultimi, quelli che le opere le realizzano.

Formazione?

Basterebbe sentire i lavoratori per sapere in cosa consistono e come vengono ottenuti gli attestati che gonfiano le tasche dei “corsifici” e del sottobosco che si nasconde all’ombra della formazione.

No. Non c’è nessuna fatalità dietro l’omicidio di un lavoratore ogni otto ore (festivi compresi). C’è una precisa logica ed un chiaro disegno che considera un danno collaterale indispensabile sacrificare la vita delle persone sull’altare del profitto.

E’ una scelta di sistema che ha visto collusi e complici tutti gli attori politici, economici e amministrativi che da decenni su succedono al governo del paese e che sono corresponsabili di questa strage di stato.

U.S.I. C.T.&S.

Unione Sindacale Italiana – Commercio, Turismo e Servizi

U.S.I. C.T.&S.

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Unione Sindacale Italiana – Commercio, Turismo e Servizi

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W la giornata dell'8 marzo,

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Febbraio 2024 11:26 Scritto da Sandro Mercoledì 14 Febbraio 2024 11:21

Per collegarsi all'assemblea telematica:

https://meet.google.com/tah-agxc-hnp

FATE GIRARE
W la giornata dell'8 marzo,

Chiamiamo ad esserci le operaie, le lavoratrici in lotta o che vogliono lottare, che stanno subendo pesanti attacchi al posto di lavoro, al salario, insieme a discriminazioni, pressioni e molestie, offese sessuali, maschiliste, a prendere loro in mano lo sciopero delle donne, l'importante giornata dell'8 marzo, perchè diciamo chiaro che a fronte di una vita di oppressione, di pena continua, di attacchi ai nostri diritti, di violenze sessuali, femminicidi, niente di meno di una rivoluzione contro questo marcio sistema capitalista

Chiamiamo ad esserci le donne combattive, le ragazze ribelli, le compagne rivoluzionarie che odiano questo Stato, il governo: Il fascismo di cui è impregnato ora nel nostro paese il governo Meloni produce un moderno patriarcalismo, maschilismo, che non può essere combattuto dalle "anime belle" dell'opposizione parlamentare, ma dalla furia delle "donne pericolose".

Chiamiamo ad esserci le donne, ragazze palestinesi che portano nelle manifestazioni nel nostro paese la loro forte, indomabile resistenza espressione di tutto un popolo, per fare insieme uno 8 marzo speciale, per lottare unite contro lo stato di Israele, il governo italiano imperialista complice, perchè dobbiamo rovesciare questo mondo di morti viventi, guerrafondai bavosi di sangue di donne, bambini, perchè dobbiamo costruire un nuovo mondo e le donne portano una marcia in più in questa lotta.

Chiamiamo, per tanto altro ancora...

MFPR

   

Piana di Gioia Tauro

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Febbraio 2024 14:43 Scritto da Sandro Mercoledì 07 Febbraio 2024 14:34

Piana di Gioia Tauro: Ancora apartheid.

Comitato lavoratori delle campagne

Case vuote by

Nella Piana di Gioia Tauro si è nel pieno della stagione di raccolta degli agrumi, e manco a dirlo la situazione abitativa dei lavoratori immigrati delle campagne non è cambiata: container e tendopoli ormai fatiscenti, come pure gli insediamenti informali che sorgono in luoghi abbandonati, rimangono gli unici posti disponibili sia per gli stagionali che per gran parte degli stanziali. Dei fondi del PNRR, che sarebbero dovuti servire per rendere agibili e finalmente aprire le case del Villaggio della solidarietà e di Contrada Serricella (in foto, pronte da anni e mai usate), non si sa niente.

Il comune di San Ferdinando ne ha sicuramente speso una buona parte per rinnovare il sistema elettrico della tendopoli: adesso ogni tenda ha una presa per la corrente, ma si resta pur sempre in tenda.

Per non parlare del campo container di Taurianova (o "Borgo Sociale", come l'hanno chiamato) pronto dal 2022 ma tuttora inaccessibile a chi vive nei casolari abbandonati proprio a fianco, anche perché per accedervi vengono richiesti permesso di soggiorno e contratto di lavoro, come in tanti altri campi di stato in Italia. Requisiti assurdi da chiedere a persone che vivono e lavorano in queste condizioni proprio perché spesso privi di documenti.

A questa sempre più drammatica e paradossale situazione si aggiungono gli ostacoli che l'amministrazione locale pone continuamente di fronte alle persone immigrate: in molti segnalano ad esempio di aver ricevuto dai comuni di Rosarno e San Ferdinando una carta d'identità della durata di tre anni soltanto, cartacea. La carta d'identità triennale però, per legge, va rilasciata solo ai richiedenti asilo, cioè a chi ha fatto richiesta di protezione internazionale ma ancora non ha ricevuto una risposta. I titolari di protezione internazionale, invece, così come i titolari di ogni altro tipo di permesso di soggiorno, devono ricevere la carta d'identità della durata di dieci anni, elettronica.

  • La vecchia carta d'identità cartacea di per sé comporta non pochi problemi, perché non viene più riconosciuta in molti uffici, e non dà accesso ai servizi digitali dell'amministrazione pubblica: in molti lamentano di non poter neanche recarsi alle poste con questa carta d'identità, che il sistema non riconosce come valido. Difficoltà che sono conseguenze di leggi razziste, fatte per limitare il più possibile l'accesso ai servizi alle persone immigrate. Questa discriminazione operata da alcuni comuni della piana di Gioia Tauro poi, che non rilasciano la carta d'identità decennale elettronica anche a chi invece dovrebbe averla per legge, è un palese abuso, che costringe le persone a rivolgersi ad altri comuni della provincia più lontani, o in mancanza di mezzi e di conoscenze, a restare senza carta d'identità.
  • Senza contare che gli stessi comuni spesso si rifiutano di rilasciare il certificato di residenza persino a chi vive nelle tende e nei container "ufficiali", così come accade in altri campi di stato in Italia.
  • Il comune di Rosarno, ad esempio, nega l'iscrizione anagrafica a chi vive nel campo container di contrada Testa dell'Acqua in virtù del loro prossimo trasferimento nelle case del Villaggio della solidarietà: trasferimento di cui però i diretti interessati non sanno niente, e che viene rimandato da anni.

Contro queste assurdità le persone nella piana di Gioia Tauro hanno più volte protestato, dimostrando ancora una volta quanto la condizione di irregolarità giuridica delle persone che vivono in queste aree sia alla radice del sistema di sfruttamento del lavoro. Eppure anche se la mancanza di manodopera in settori chiave dell'economia, tra cui l'agricoltura, è ormai cronica, sulla regolarizzazione delle persone immigrate che ci lavorano e senza le quali questi settori non riuscirebbero a funzionare non si dice più nulla. Anzi, i decreti legge degli ultimi anni hanno ridotto drasticamente le possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per chi arriva nel nostro paese o per chi già ci vive da anni senza documenti, e le magre cifre dei decreti flussi non solo non si avvicinano nemmeno a quelle richieste dai datori di lavoro, ma sembrano fatti apposta per non funzionare e creare altra irregolarità. Intanto, nei campi di stato per le persone immigrate e nei centri per il rimpatrio stracolmi si susseguono le proteste e le rivolte contro le torture e le deportazioni. Solo due giorni fa un ragazzo è morto nel CPR di Ponte Galeria, a Roma: un morto di più sulla coscienza di un governo cieco e razzista che continua a gestire l'immigrazione con la repressione.

Dai campi della Calabria all'Italia intera le richieste restano invariate: documenti per tutt*, un corretto utilizzo dei fondi europei e statali che risponda alle esigenze dei diretti interessati; case e non container o tende, contratti giusti, libertà.

Piana di Gioia Tauro

assembleaproletariaanticapitalista

   

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