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Grecia. La lotta delle donne. Comparto Pulizie

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Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Marzo 2017 17:57 Scritto da Sandro Giovedì 16 Marzo 2017 11:31

Chers/ères  camarades.

Le jugement de l’action en justice du policier Tsokanaridis des Unités Spéciales de Répression (Ymet) contre les femmes de ménage en lutte  a été reporté au 5 Octobre 2017.

Des manipulations des policiers et des autorités judiciaires chargées de l'enquête ont été mis à jour ayant comme but l’acquittement du policier des accusations pénales.

Nous exigeons de fixer toute suite la date du principal procès contre l'agent de police, responsable  des blessures graves des deux ouvrières Vasso Govou et de Evangelia Alexakis à l'entrée du ministère des Finances le 10 Juillet 2014, au cours d'une manifestation pacifique pour annuler les licenciements des femmes de ménage et pour leur droit du travail.

La présence massive de militants, de travailleurs, de syndicats, de mouvements et d’organisations politiques pendant le procès, ainsi que la vague internationale de solidarité de classe de Turquie, d'Argentine, d'Italie, d'Angleterre, de Finlande, de Russie, de France, d'Espagne, de Belgique ont créé un bouclier de solidarité.

Les travaillers/euses du monde entier ont appuyé l'acquittement de Vaso Govou et l’ont exprimé dans toutes les langues:

La Barbari?e sera vaincute!

Debemos derrotar a la barbarie!

La barbarie sérums vaincue!

La lutte pour la punition du policier, pour arrêter la persécution des femmes de ménage en lutte, pour dissoudre les Unités Spéciales de Répression en Grèce, est une lutte politique contre les Memoranda et contre leurs gérants politiques.

Elle se poursuivra jusqu'à la victoire finale!

Votre solidarité internationale dans ce combat construit le véritable espoir, non  seulement pour notre pays, mais pour l'humanité tout entière.

14 mars 2017

Initiative pour la Défense des Femmes de Ménage en Lutte.

http://dikaiosikatharistrion.blogspot.gr/

Care compagne e cari compagni

La condanna dell'azione della giustizia politicizataTsokanaridis dell'Unità Speciali di repressione (YMET) contro le donne delle pulizie in lotta è stato rinviato al 5 d'ottobre 2017.

I manipolatori della polizia e dell'autorità giudicante assicurati dall'inquirente sono stati mentre il giorno prima come bersaglio l'aquetamento della polizia dall'accusa dal risvolto penale.

Noi vogliamo che si fissino tutte le date dei principali processi con gli agenti di polizia, responsabili delle lesioni grave subite dalle lavoratrici Vasso Govou et de Evangelia Alexakis, all'entrata del Ministero della Finanza il 10 di giugno 2014, durante una manifestazione pacifica per contrastare e annullare i licenzimenti delle compagne delle pulizie e per il diritto al lavoro.

Il nostro comunicato di militanti, di lavoratori e lavoratrici, di sindacati, di movimenti e organizzazioni politiche davanti al processo, così come che l'onda lunga dell'internazionale della solidarietà di classe dalla Turchia, dall'Argentina, dall'Italia, Inghilterra, Finlandia, Russia, Francia, Spagna, Belgio, hanno creato un un nocciolo duro di solidarietà.

Le Lavoratrici e i Lavoratori di tutto il mondo appoggiano la lotta de Vaso Govou e lo dichiarano esprimendosi in tutte le linque.

La barbarie sarà vinta!

In tutte  la stessa parole d'ordine

P. la segreteria

USI Italia

 

 

Consip: e Matteo Renzi.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Marzo 2017 11:07 Scritto da Sandro Lunedì 13 Marzo 2017 11:06

aldogiannuli

Consip: siamo alla vigilia di un avviso di garanzia per Matteo Renzi?

di Aldo Giannuli

Con l’arresto di Romeo lo scandalo Consip è ad una svolta decisiva. Non sappiamo, se non per indiscrezioni giornalistiche, cosa abbiano in mano i magistrati ed il garantismo vale sempre, anche se l’indiziato si chiama Tiziano Renzi, per cui vedremo quando le cose saranno più chiare. Ma c’è una frase dell’ordinanza cautelare che lascia cadere di sfuggita queste parole: “livello politico più alto”. Di che livello politico si parla?

Qui è già convolto un ministro, e allora? Insomma, non prendiamoci in giro e prendiamo il toro per le corna: sta arrivando un avviso di garanzia (o peggio) a Renzi figlio?

Come lo stesso Renzi ha ricordato, all’indomani della sua sconfitta referendaria, non essendo parlamentare, non gode di immunità per l’arresto e nulla fa pensare, almeno per ora, ad una misura così grave, ma anche un semplice avviso di garanzia, nel pieno del congresso del Pd ed alla vigilia di elezioni politiche (che arriveranno al più tardi fra 10 mesi) avrebbe effetti devastanti per Renzi, per il Pd e per l’intero sistema.

Certo: sappiamo che le colpe dei padri non ricadono sui figli e non c’è motivo per venir meno a questa regola di civiltà, ma qui ci sono molti punti scabrosi da chiarire.

Tiziano Renzi smentisce di aver richiesto o ricevuto danaro e va bene: vedremo che prove ci sono, ma resta un fatto che non pare smentito, cioè che lui abbia incontrato (sembra per una cena segreta ed in una taverna) l’imprenditore Romeo. Ed allora sorge una domanda: a che titolo lo ha incontrato, visto che non pare abbia alcun incarico istituzionale?

L’uomo è molto attivo, come segnalano i numerosi procedimenti penali che lo hanno visto coinvolto anche se il più delle volte archiviato da Genova ad Arezzo, ma in che veste dispiega questo attivismo? Ha speso il nome del figlio? E il Presidente del Consiglio non ne sapeva nulla? Come si fa a crederlo? Anche sia che il padre che Lotti non gliene abbiano detto nulla, per non coinvolgerlo (il che, però, fa pensare che fossero coscienti dell’inconfessabilità dell’azione) possibile che i servizi di informazione e sicurezza non lo abbiano messo sull’avviso? Poi, quando uno ha un padre così vivace ed arzillo, magari cerca di tenerlo d’occhio, o no?

Come se non bastasse, ci si aggiunge l’intervento di Michele Emiliano, governatore della Puglia e candidato alla segreteria del Pd, che dice che ricevette un sms che lo invitava a ricevere l’imprenditore Russo, ed ovviamente, da magistrato e da cittadino, ritiene suo dovere rendere testimonianza davanti all’Ag che procede. Alcuni nel Pd osservano che questo lo mette in condizione di conflitto di interessi fra il suo essere testimone (ma sarebbe più giusto dire, persona informata dei fatti) ed il suo essere rivale di Renzi nella competizione per la segreteria.

Conflitto di interessi? E perché mai? Rendere testimonianza non è un interesse ma un dovere, e sostenere il contrario significa dire che un cittadino nelle condizioni di Emiliano, dovrebbe sottrarsi ad un dovere di legge per poter concorrere alle elezioni interne ad un partito. Nel Pd hanno convinzioni giuridiche molto particolari.

Più insidiosamente, il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, rilascia una intervista alla Repubblica, per ricordare che Emiliano dovrebbe decidersi se essere iscritto ad un partito e dimettersi da magistrato o se rientrare in Magistratura, ma rinunciando alla corsa alla segreteria Pd. Nel merito, la Ferranti non ha torto, perché la legge proibisce ad un magistrato di iscriversi ad un partito senza eccezioni, deroghe o periodi interinali. Sin qui va bene, però, considerato che Emiliano è stato per 4 anni segretario regionale del partito in Puglia (e quindi iscritto) senza che nel Pd questo sollevasse alcun dubbio, la cosa suona strana ora, alla vigilia della sua deposizione. Suona un po’ come il preavviso di un’azione disciplinare in Csm e come un forte segnale di nervosismo nelle alte sfere renziane.

Personalmente consiglierei a Michele (che conosco dai tempi dell’Università, haimè 37-8 anni fa) di dimettersi prima dalla magistratura, spezzando il giocattolo nelle mani dei suoi avversari: evitando così una procedura che lo danneggerebbe mediaticamente. Ma la cosa suona strana.

In primo luogo, Emiliano riceve la sollecitazione a ricevere un imprenditore, da un suo collega di partito, ma non ha trovato un minuto di tempo per riceverlo. Certo, l’attività di governatore è molto assorbente, ma un esterno potrebbe anche avere l’impressione che Emiliano abbia intenzionalmente evitato di riceverlo. Perché?

Poi, in secondo luogo: personalmente ricevo 15-20 sms al giorno (non so voi che mi leggete) ed immagino che il governatore di una regione ne riceva molti di più o, comunque non meno. Ovviamente, non è possibile conservarli tutti, invece Emiliano conserva quegli sms.

Conoscendo Michele, come ho detto, so che non è uomo che faccia qualcosa senza pensarci su, così casualmente ed allora, perché ha conservato quegli sms?

Mettendo in relazione le due cose (gli sms conservati e la mancata visita) sorge un sospetto: che la vicenda Consip fosse già molto chiacchierata all’interno del Pd, al punto che Emiliano pensò di non ricevere un personaggio che riteneva compromettente e conservò gli sms cautelativamente. Poi, tanto per non lasciare dubbi, risponde a chi gli chiede se non sia preoccupato della sua doppia veste di testimone e di candidato alla segreteria, che “altri candidati hanno da preoccuparsi”. E non credo parlasse di Orlando.

Credo che sia un caso che ci darà ancora molte sorprese: già un po’ più di un anno fa scrissi che se un avviso di garanzia fosse arrivato a Lotti o Carrai, il siluro sarebbe arrivato in sala macchine e mi pare che…

   

E' gia l'8 marzo. Domani è già qui.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Marzo 2017 14:39 Scritto da Sandro Giovedì 09 Marzo 2017 14:36

Domani è già qui: l’8 marzo e lo sciopero delle donne

?connessioni precarie

Domani è l’8 marzo. Lo sciopero globale delle donne sta irrompendo con una forza senza precedenti in oltre 40 paesi, ma non si tratta semplicemente di un evento. Ormai da mesi l’8 marzo scandisce il tempo di milioni di donne nel mondo, accende la loro immaginazione, suscita il loro desiderio, alimenta la loro ambizione di protagonismo, accresce la loro pretesa di potere. L’8 marzo arriva domani, ma i suoi effetti sono già cominciati. Domani è l’8 marzo e ci sarà uno sciopero politico.

Le donne scioperano perché non sono più disposte ad accettare di essere sfruttate, violentate e oppresse. L’obiettivo non è l’accordo con un padrone, ma la trasformazione radicale della società. Lo sciopero delle donne non è il supporto di un tavolo di contrattazione o di una piattaforma vertenziale. Per questo la CGIL ha rifiutato di proclamarlo e continua a definirlo «simbolico», più preoccupata di salvaguardare se stessa dall’uso «indebito» dello sciopero che non a sostenere le donne che lo stanno praticando.

Eppure tantissime donne, anche iscritte alla CGIL e alla FIOM, in questi mesi si sono quotidianamente impegnate a farlo diventare reale nelle scuole e nelle fabbriche, negli uffici e nei magazzini, negli ospedali e nelle università.

Con lo sciopero di domani, queste donne negano materialmente che qualcuno possa vantare il monopolio ufficiale dello sciopero e indicano a tutti la strada per farne una pratica globale contro l’oppressione e lo sfruttamento.

Domani è l’8 marzo e ci sarà uno sciopero sociale. Le donne scioperano contro un ordine che oscilla ovunque e continuamente tra la negazione violenta della loro capacità di agire e la loro democratica inclusione in una posizione subalterna. Con lo sciopero le donne rifiutano di essere costrette nei ruoli sociali e sessuali che ostinatamente vengono attribuiti loro anche quando non lavorano, rifiutano di essere ridotte a oggetti domestici, estetici e sessuali. Per questo lo sciopero delle donne è globale: esso non riguarda solo i luoghi di lavoro, ma infrange un rapporto di potere che si riproduce attraverso una gerarchia sessuale che serve a intensificare lo sfruttamento di tutti. Con lo sciopero di domani, le donne pretendono di far valere il proprio potere contro un ordine che si sta imponendo su milioni di vite umiliate, precarizzate e impoverite. Domani è l’8 marzo e ci sarà uno sciopero transnazionale. Le donne scioperano contro un ordine neoliberale e patriarcale che in modi diversi usa i confini, costruisce muri e produce razzismo istituzionale per schiacciare la pretesa di libertà di milioni di uomini e di donne.

La forza dello sciopero ha trasformato un grido partito dall’Argentina in marea che vuole abbattere il ricatto politico del confine. Con lo sciopero le donne danno forza di massa al rifiuto di ogni forma di confinamento. Con i loro movimenti e le loro lotte le donne migranti sono le prime a praticare questo rifiuto e a indicare la possibilità di liberazione che è insieme individuale e collettiva. Dagli Stati uniti – dove le donne sono in prima fila contro il razzismo istituzionale e patriarcale di Trump – all’Europa – travolta in questi anni dalla «tempesta dei migranti» ? lo sciopero di domani trae la propria forza dalla pretesa di libertà delle donne migranti e in ogni parte del mondo sta creando le condizioni per il loro protagonismo. Domani è l’8 marzo e ci sarà uno sciopero femminista.

Le donne scioperano perché lo sciopero permette a ciascuna di dare voce alla propria condizione singolare facendo valere una forza collettiva e di massa contro una posizione insopportabile.

Ciò che unisce le donne in ogni parte del mondo non è un’identità sessuale o di genere, ma la pretesa di sovvertire un ordine globale che vuole tutte le donne, come donne, subordinate, sfruttate e oppresse. Per questo lo sciopero delle donne non è soltanto l’evento dell’8 marzo: è un desiderio senza fine di essere libere, è l’affermazione di una libertà che è anche il potere di trasformare ogni momento del presente. L’8 marzo arriva domani, ma gli effetti di questo sciopero politico, sociale, transnazionale e femminista sono già cominciati. A partire dalle donne, non soltanto per le donne.

   

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