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SCIOPERO!

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Ottobre 2020 15:44 Scritto da Sandro Giovedì 15 Ottobre 2020 15:42

SCIOPERO!

A seguito dell’indizione dello stato di agitazione dichiarato in data 18.05.2020 dalla Segreteria Regionale Sicilia e mai revocato, congiuntamente alla Segreteria Nazionale dell’Unione Sindacale Italiana –

 

DICHIARA

Sciopero dei Lavoratori e delle Lavoratrici Meridi S.r.l. in A.S. in tutti i punti vendite della Regione Sicilia.

Promesse tante!  – Fatti niente!

I lavoratori a marchio FORTE’ presente in Sicilia, hanno deciso in Assemblea Generale all’unanimità per lo Sciopero generalizzato in tutti i punti vendita fintanto i punti programmatici sotto riportati non avranno una giusta e adeguata risposta quali:

·         Vogliamo che il nostro salario avvenga a scadenza regolare.

·         Denunciamo le condizioni precarie al quale siamo sottoposti a lavorare;

·         Denunciamo che le risorse immesse nei punti vendite impediscono una corretta vendita al pubblico della merce stessa;

·         La cassa integrazione attivata nel febbraio 2020 ci obbliga a lavorare a pieno regime causa (retribuzioni in ritardo), dimissioni collettive appesantendo i carichi di lavoro individuali;

·         In DIECI mesi TRE stipendi da una gestione commissariale che definiamo fallimentare.

·         La gestione commissariale alla denuncia delle nostre RSA ha puntualmente disattese ogni iniziativa per una soluzione soddisfacente che desse dignità al nostro lavoro.

 

Perché lo SCIOPERO

I Lavoratori rivendicano/denunciano la mancata retribuzioni dei mesi arretrati;

I Lavoratori rivendicano/denunciano il diritto a lavorare in sicurezza;

I Lavoratori rivendicano/denunciano l’incertezza del loro posto di lavoro.

 

Modalità di astensione dal lavoro:

Sabato 17.10.2020 per l’intera giornata;

Lunedì 19.10.2020 intera giornata con;

Concentramento e volantinaggio in Corso Tukory (PA).

Martedì 20.10.2020 intere giornate.

L’Unione Sindacale Italiana, a fianco di tutti i lavoratori e lavoratrici e alle loro famiglie, scende in piazza con i lavoratori per dire BASTA a una gestione inadeguata a garanzia del salario e dei diritti contrattuali ribadendo la sicurezza del posto di lavoro per tutti. Denuncia con forza ai Comuni Regione e Stato il disagio socioeconomico dei lavoratori di Forte.

Palermo li 15.10.2020

La segreteria Nazionale (UD)

Renato Grego

 

Covid. Proroga al 31 gennaio 2021.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Ottobre 2020 15:03 Scritto da Sandro Venerdì 09 Ottobre 2020 14:57

 

Covid. In vigore obbligo mascherina anche all’aperto.

Prorogato stato emergenza fino al 31 gennaio. Il decreto legge e la delibera in Gazzetta ufficiale

 

08/10/2020-

Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri del 7 ottobre. Lo slittamento della firma del nuovo Dpcm, e la proroga al 15 ottobre  delle misure già in vigore, indica la scelta del Governo di monitorare il trend dei contagi per un’altra settimana così da valutare meglio ed eventualmente rafforzare le misure preventive e di controllo da attuare con il nuovo Dpcm.

Il decreto proroga, al 31 gennaio 2021, le disposizioni già in vigore che prevedono la possibilità per il governo di adottare misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus SARS-CoV-2. In relazione all’andamento epidemiologico e secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente, tali misure potranno essere stabilite per specifiche parti o per tutto il territorio nazionale e per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, comunque reiterabili e modificabili.

Nelle more dell’adozione del primo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm) successivo all’introduzione delle nuove norme, e comunque fino al 15 ottobre 2020, viene prorogata la vigenza del dpcm del 7 settembre 2020.

  • Inoltre – sottolinea ancora la nota del Governo – si introduce l’obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, e si ampliano le circostanze che prevedono l’obbligo di indossarli.

Dalla data di entrata in vigore del decreto-legge (il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale), i dispositivi di protezione individuale dovranno essere indossati non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come già in passato, ma più in generale nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’aperto.

Si fa eccezione a tali obblighi, sia in luogo chiuso che all’aperto, nei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.

Sono poi esclusi dall’obbligo della mascherina:
1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
2) i bambini di età inferiore ai sei anni;
3) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

Sono inoltre fatti salvi i protocolli e linee-guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza.

Al contempo, sono fatte salve le linee guida per il consumo di cibi e bevande.

Da tali obblighi restano esclusi i bambini di età inferiore ai sei anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità.

Inoltre, l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Il decreto interviene anche sulla facoltà delle regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Si prevede che le regioni, nei limiti delle proprie competenze regionali e di quanto previsto dal decreto-legge n. 33 del 2020, possano introdurre temporaneamente misure maggiormente restrittive, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai dpcm, anche ampliative, introducendo in tale ultimo caso la previsione della necessaria “intesa” con il Ministro della salute.

Sempre ai fini del contenimento del contagio, previa valutazione dell’impatto ai sensi delle norme europee sulla privacy, si prevede l’interoperabilità dell’applicazione “Immuni” con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell’Unione europea e si estende il periodo di utilizzo dell’applicazione “Immuni”.

Il testo differisce, inoltre, al 31 ottobre 2020 i termini per l’invio delle domande relativi ai trattamenti di cassa integrazione ordinaria collegati all’emergenza COVID-19.

Prevista inoltre l’attuazione della direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020, concernente l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo.

È infine prorogata al 31 dicembre 2020 l’operatività di specifiche disposizioni connesse all’emergenza COVID, in scadenza al 15 ottobre 2020.

07 ottobre 2020

   

Da Sinistra in Rete. Buona lettura.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Ottobre 2020 08:37 Scritto da Sandro Venerdì 09 Ottobre 2020 08:35

C’era una volta l’egemonia statunitense…

di Francesco Piccioni

Con un articolo di Maurizio Novelli

egemonia statunitenseGuardare le cose dal cortile di casa è confortevole, ma non permette di capire alcunché su come sta cambiando il mondo. Lo diciamo spesso, perché il provincialismo culturale o addirittura informativo della cosiddetta “sinistra” ha raggiunto livelli superati solo dalla destra fascioleghista, costitutivamente incapace di cogliere le dinamiche mondiali.

Per questo, nel nostro lavoro di informazione-formazione di una “cultura collettiva” comunista, ricorriamo spesso ai contributi più illuminanti che vengono prodotti in campo avversario. E i giornali economici – per la loro funzione di “orientamento” degli investitori – sono obbligati a dare informazioni strutturate decisamente meno taroccate di quelle che appaiono su Repubblica et similia.

Sulla tempesta che sta colpendo gli Stati Uniti, qualche giorno fa, abbiamo ripreso il punto di vista – molto pessimistico – di Stephen Roach sui destini del dollaro (uno dei pilastri dell’egemonia Usa).

A conferma indiretta, oggi Milano Finanza ospita un’analisi forse anche più “definitiva”, per mano di Maurizio Novelli, manager del Lemanik Global Strategy Fund, un fondo di investimento svizzero su mercati mondiali. Non un “teorico” della finanza, insomma, ma un operatore sul campo, che guarda alle tendenze attraverso indici aggiornati in tempo reale e deve decidere cosa fare dei miliardi che gestisce.

Fa effetto, insomma, leggere da un personaggio del genere – certo non sospettabile di simpatie marxiste – che “Il Covid ha travolto il modello economico degli Usa, ormai troppo esposto alla leva finanziaria e al peso della finanza nell’economia, dove è l’economia reale che sostiene la finanza e non viceversa.

E, di conseguenza, che “non si può escludere che questa crisi possa portare a un parziale riassetto degli equilibri globali, con ovvie ripercussioni sui flussi di capitale e sul modello capitalistico che ha contraddistinto gli ultimi vent’anni”.

Siamo su un altro pianeta rispetto al messaggio standard che arriva dall’establishment europeo e dunque italiano, secondo cui “con il Recovery Fund” stiamo lì lì per mettere in moto una fenomenale “ripresa”.

Data l’interconnessione tra i mercati europeo e statunitense, insomma, non si può pensare nemmeno per un attimo che quel che accade – o accadrà – lì non ci riguardi. Dunque, meglio sapere…

Il peso eccessivo di pochi grandi gruppi sull’economia globale, la massa incalcolabile (o quasi) di prodotti finanziari basati di fatto sul nulla, l’assenza di risparmio privato (al contrario che in Italia), una bilancia commerciale in deficit da decenni, un sistema produttivo devastato dalle delocalizzazioni, ecc, fanno degli Usa un pericolo pubblico.

La pandemia, e l’impossibilità di affrontarla con un sistema sanitario quasi completamente privatizzato, oltre che per la priorità data alle attività economiche rispetto alla salute, ha portato allo scoperto processi di crisi attutiti da anni. Persino la straordinaria generosità della banca centrale, la Fed, nell’allentare la politica monetaria e rifornire il sistema di liquidità a volontà, non è servita ad altro che ad impedire il tracollo.

Ma non può mettere in moto alcuna ripresa: “tutti gli interventi finora effettuati sono serviti ad evitare il default del sistema e non sono dunque utilizzabili per investimenti nell’economia reale”. Di fatto, “l’intero settore corporate si è posizionato in modalità sopravvivenza: non è certamente pronto a spendere questa liquidità, ma piuttosto ha come priorità quella di sopravvivere alla crisi.

Anche perché la specificità di questa crisi sta nell’essere generalizzata a tutti i settori, mentre quelle precedenti (200-2001 e 2007-2008) avevano riguardato principalmente le nuove tecnologie e l’immobiliare.

Ma se così è, “tutto ciò rende praticamente impossibile una rapida ripartenza lasciando fallire chi deve fallire per ripulire il sistema; è invece probabile che l’economia mondiale sia vulnerabile ad una serie di ricadute frequenti e ripetute non appena verrà rimosso anche solo in parte il supporto fiscale.

La liquidità fornita dalle banche centrali tampona sempre più a fatica la situazione, “giapponesizzando” l’economia (da oltre 30 Tokyo è in stagnazione, qualsiasi cosa faccia) e rinviando il tracollo che sposterebbe l baricentro dagli Usa… alla Cina.

Ma anche questa scelta ha un prezzo alto, visto il ruolo e il peso degli stati Uniti: questo “modello di crescita ha mostrato le sue vulnerabilità, perché ad ogni crisi le perdite sono sempre più ampie così come gli interventi richiesti.”

Il redde rationem deve avvenire. Si può scommettere solo sul “quando”, non più sul “se”…

*****

Trump o Biden, i margini di manovra economica Usa saranno ridottissimi

di Maurizio Novelli, Lemanik – Milano Finanza

Crescono i timori per una seconda ondata di contagi in Europa e si è aperto il dibattito elettorale negli Stati Uniti: i mercati iniziano a temere complicazioni per, l’ormai già scontato, recupero dell’economia.

Continuo a pensare che l’impatto sull’economia reale non sia stato ancora compreso nella sua portata e tutta l’attenzione del mainstream si è concentrata su quanti vaccini saranno disponibili e chi vincerà le elezioni in America.

Francamente ritengo che la disponibilità prospettica dei vaccini attesi non possa ormai ripristinare completamente la solvibilità di un sistema che è stato colpito al cuore da questo evento, e chiunque sia il prossimo presidente negli Stati Uniti, si troverà a gestire una situazione di crisi economica che non consentirà ampi margini di manovra.

Il Covid ha travolto il modello economico degli Stati Uniti, un modello ormai troppo esposto alla leva finanziaria e al peso della finanza nell’economia, dove è l’economia reale che sostiene la finanza e non viceversa.

Le prime 20 società tecnologiche pesano per il 45% nella composizione dell’indice Standard and Poor e valgono il 15% del PIL mondiale: nella storia dell’economia non c’è mai stata una simile concentrazione di ricchezza e di rischio nell’allocazione di portafoglio.

Il credito speculativo circolante nell’economia americana è pari al 30% del PIL: si tratta di prestiti bancari, titoli garantiti da ipoteche, prestiti a leva, High yields bond, Subprime. I corporate bond con rating BBB sono ormai il 40% del mercato corporate, ma il 50% di queste obbligazioni sono oggi in outlook negativo, con il rischio di caduta nella categoria high yield.

Ovviamente i capi di queste società sono più che mai impegnati a difendere il rating a tutti i costi e tale missione richiede operazioni di riduzione del debito e dei costi che non sono certamente positivi per la crescita dell’economia.

Gli interventi monetari e fiscali hanno consentito a molte aziende di rifinanziarsi e di accumulare il più possibile la liquidità necessaria per cercare di rimanere solvibili. Non sono però d’accordo con il consenso che ritiene che tale liquidità sarà un potente carburante per la ripresa dell’economia, dato che l’intero settore corporate si è posizionato in modalità sopravvivenza: non è certamente pronto a spendere questa liquidità, ma piuttosto ha come priorità quella di sopravvivere alla crisi.

La verità è che tutti gli interventi finora effettuati sono serviti ad evitare il default del sistema e non sono dunque utilizzabili per investimenti nell’economia reale.

Si delinea ormai in modo sempre più evidente che gli Stati Uniti, a causa del Covid, stanno entrando in un contesto di giapponesizzazione, dove il settore privato deve ridurre l’indebitamento per rimanere solvibile e quello pubblico lo deve aumentare per compensare l’impatto del deleverage sull’economia.

Nonostante la dimensione degli interventi, i default nel sistema salgono a ritmi sostenuti e le imprese che hanno già dichiarato bancarotta superano i livelli del 2001 e del 2008. Tuttavia, sappiamo che la finalità degli interventi è quella di fare in modo che le insolvenze siano il più possibile diluite nel tempo, esattamente come è accaduto in Giappone dopo la crisi degli anni 90 e contrariamente a quanto è stato fatto dagli Stati Uniti nelle precedenti crisi.

Infatti, il sistema USA si è sempre contraddistinto per la velocità con la quale cerca di far emergere tutte le perdite al fine di ripartire il prima possibile: ma questa volta la dimensione delle perdite è talmente grande che non è possibile assorbirle in breve tempo.

La crisi pandemica non ha colpito un settore dell’economia come in passato (tecnologia o real estate), ma ha colpito l’intera struttura economica e finanziaria, rendendo dunque il danno talmente ampio che non è possibile assorbirlo in breve tempo.

Questo evento non è dunque circoscritto ad un solo settore dell’economia che, risolto il quale, è possibile rimettere in moto tutti gli altri: questa crisi ha colpito l’intera economia. È ovvio che tutto ciò rende praticamente impossibile una rapida ripartenza lasciando fallire chi deve fallire per ripulire il sistema; è invece probabile che l’economia mondiale sia vulnerabile ad una serie di ricadute frequenti e ripetute non appena verrà rimosso anche solo in parte il supporto fiscale.

Questo è quello che è accaduto in Giappone e probabilmente questo è quello che accadrà all’economia nei prossimi anni, dato che l’intero sistema è diventato ormai estremamente dipendente dagli stimoli fiscali.

Credo dunque che il principale rischio che si prospetta è quello di un double dip ripetuto (un andamento a forma di W, ndr) e non condivido le previsioni di una ripresa forte e lineare senza interruzioni fino alla fine del 2021, momento nel quale dovremmo recuperare i livelli di PIL del 2019 senza intoppi.

L’impatto della crisi sarà dunque, per quanto possibile, diluito nel tempo e probabilmente durerà molto di più di quanto oggi viene prospettato.

Nel frattempo, la congiuntura astrale sovrappone altri problemi. Il contesto geopolitico è in costante deterioramento e il processo di de-globalizzazione rischia di accelerare per lo scontro frontale USA-Cina su commercio e tecnologia.

L’America però affronta per la prima volta uno scontro geopolitico in una posizione di debolezza economica, che rischia di compromettere la tenuta dell’architettura economico-finanziaria di Bretton Wood.

È sempre stata la forza dell’economia USA a consentire il successo degli Stati Uniti nei confronti storici con Germania e Giappone nel 1940 e con l’Unione Sovietica alla fine degli anni 80.

Oggi la congiuntura è molto diversa perché l’economia americana ha un deficit con l’estero del 60% del PIL (mentre a quei tempi era in avanzo) e il debito che serve a finanziare la sua crescita è detenuto prevalentemente dall’Asia, un area la cui influenza vede l’ascesa indiscussa del suo principale competitor globale.

Cina e Giappone detengono il 40% delle riserve valutarie in dollari ma il Giappone, che è un alleato degli Stati Uniti, ha oggi più intercambio commerciale con la Cina (20%) che con gli USA (15%). Se la Cina, come prima o poi accadrà, inizierà ad utilizzare il renmimbi (yuan) negli scambi commerciali con l’Asia, il ruolo del dollaro subirà un inevitabile ridimensionamento nella allocazione del paniere delle riserve valutarie e la Cina è destinata a prendersene una parte importante.

Sebbene il ruolo del dollaro rimarrà ancora prevalente, è certo che la Cina si appresta a diventare un forte competitor sul mercato dei capitali, attirando una parte di flussi che oggi sono prevalentemente investiti solo sul dollaro. Per questo motivo è molto probabile che il lungo trend di leva finanziaria sempre più esasperata, che ha caratterizzato i cicli di crescita dell’economia USA dal 1980 ad oggi, sia giunto al suo apice.

Negli ultimi cinque anni nel sistema USA il debito è cresciuto a ritmi del 14% all’anno mentre in Europa o in Giappone cresceva al 5% circa: un ritmo quasi triplo rispetto al resto del mondo occidentale. Ovviamente, tale ritmo di espansione della leva finanziaria ha consentito all’economia USA di crescere più di altri paesi, ma con una serie di crisi finanziarie (2001, 2008 e 2020) piuttosto costose e devastanti.

Oggi è evidente che il modello di crescita ha mostrato le sue vulnerabilità, perché ad ogni crisi le perdite sono sempre più ampie così come gli interventi richiesti.

La concomitanza di alto debito nel sistema USA e la necessità di ridurlo con l’avvento del renmimbi come divisa convertibile, espone il sistema economico americano ad una perdita di flussi di capitale che possono essere compensati solo dall’allentamento quantitativo (QE) della Fed, la banca centrale Usa.

Ma più la FED stampa moneta per sostenere il debito, più il dollaro si espone al deprezzamento sui mercati.

Per questo motivo la congiunzione astrale per la tenuta del sistema di Bretton Wood si è fatta particolarmente difficile e non si può escludere che questa crisi possa portare a un parziale riassetto degli equilibri globali, con ovvie ripercussioni sui flussi di capitale e sul modello capitalistico che ha contraddistinto gli ultimi vent’anni.

   

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