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DALL'EZLN.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Dicembre 2020 12:23 Scritto da Sandro Giovedì 31 Dicembre 2020 12:01

DICHIARAZIONE COMUNE DI UNA PARTE DELL'EUROPA CHE SEGUE E DELL'EZLN.

Primo gennaio 2021.

AI POPOLI DEL MONDO:

ALLE PERSONE CHE COMBATTONO IN EUROPA:

HERMAN@S e COMPAÑER@S:

Nel corso di questi mesi precedenti, abbiamo preso contatto nosotr@s con vari mezzi. Siamo donne, lesbiche, gay, bisessuali, transgender, travestiti, transessuali, intersessuali, queer ealtroancora, uomini, gruppi, collettivi, associazioni, organizzazioni, movimenti sociali, popoli indigeni, associazioni di quartiere, comunità e molto altro che ci dà identità.

Ci distinguono e ci allontanano da terra, cieli, montagne, valli, steppe, giungle, deserti, oceani, laghi, fiumi, ruscelli, lagune, razze, culture, lingue, storie, età, geografie, identità sessuali e non,radici, confini, forme di organizzazione, classi sociali, potere d'acquisto, prestigio sociale, fama, popolarità, seguaci, Mi piace,monete, grado di scolarizzazione, modi di essere, virtù, difetti, pro, contro, ma, rivalità, inimicienze, concezioni, argomenti, controargomentazioni, dibattiti, controversie, denunce, accuse, disprezzo, filiere fobie, lodi, ripudi, fischi, applausi, divinità, demoni, dogmas, eresie, like, dispiaceri, modalità e un lungo eccetera che ci rende diversi e, non poco frequenti, contrari.

Siamo uniti solo da pochissime cose:

Chi fa nostri i dolori della terra: la violenza contro le donne; persecuzione e disprezzo per i diversi nella loro identità affettiva, emotiva, sessuale; l'annientamento dei bambini; genocidio contro le persone originarie; razzismo; militarismo; sfruttamento; stripping; la distruzione della natura.

La consapevolezza che è un sistema responsabile di questi dolori. Il boia è un sistema sfruttatore, patriarcale, piramidale, razzista, ladro ecriminale: il capitalismo.

La consapevolezza che non è possibile riformare questo sistema, educarlo, mitigarlo, ripulirlo, domarlo, umanizzarlo.

L'impegno a lottare, ovunque e in ogni momento – ognuno da solo – contro questo sistema fino a quando non sarà completamente distrutto. La sopravvivenza dell'umanità dipende dalla distruzione del capitalismo. Non ci arreiamo, non siamo in vendita e non piangiamo.

La certezza che la lotta per l'umanità è globale. Così come la distruzione continua non riconosce confini, nazionalità, bandiere, lingue, culture, razze; quindi la lotta per l'umanità è ovunque, tutto il tempo.

La convinzione che ci siano molti mondi che vivono e combattono nel mondo. E che ogni pretesa di omogeneità ed egemonia mina l'essenza dell'essere umano: la libertà. L'uguaglianza dell'umanità è nel rispetto della differenza. Nella sua diversità c'è la sua somiglianza.

La consapevolezza che non è la pretesa di imporre il nostro sguardo, i nostri passi, le nostre aziende, i nostri percorsi e le nostre destinazioni, che ci permetteranno di andare avanti, ma l'ascolto e lo sguardo dell'altro che, diverso e diverso, ha la stessa vocazione di libertà e giustizia.

Con queste coincidenze, e senza abbandonare le nostre convinzioni o non essere più ciò che siamo, abbiamo concordato:

Primo.- Fare incontri, dialoghi, scambi di idee, esperienze, analisi e valutazionitra quellidi noi che sono impegnati, da concezioni diverse e in terreni diversi, nella lotta per la vita. Allora,chi andrà per la loro strada o no. Guardare e ascoltare l'altro può o meno aiutarci nella nostra scia. Ma conoscere il diverso fa anche parte della nostra lotta e del nostro impegno per la nostra umanità.

In secondo luogo,- che questi incontri e attività si svolgono nei cinque continenti. Che, per quanto riguarda il continente europeo, si concretizzano nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre 2021, con la partecipazione diretta di una delegazione messicana composta dalla CNI-CIG, dal Frente de Pueblos en Defensa del Agua y la Tierra de Morelos, Puebla e Tlaxcala e dall'EZLN. E,in un secondo momento da specificare, sostenere secondo le nostre possibilità, da effettuare in Asia, Africa, Oceania e America.

Terzo.- Invitare coloro che condividono le stesse preoccupazioni e lotte simili, tutte le persone oneste e tutte le discese che si ribellanoe si ribellano nei numerosi angoli delmondo, a unirsi, contribuire, sostenere e partecipare a questi incontri e attività; e a firmare e avallare questa dichiarazione PER LIFE.

Dal ponte della dignità che unisce l'Europa de Abajo e la sinistra con le montagne del Messico sud-orientale.

Nosotr@s.

Pianeta Terra.

1 gennaio 2021.

 

COVID 19 - Dati Inail 31 ottobre

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Scritto da Sandro Mercoledì 25 Novembre 2020 09:15

Denunce Covid-19 sul lavoro, dati Inail 31 ottobre

Sicurezza lavoro Inail

 

66.781 casi di contagi da Covid sul lavoro denunciati a Inail, 323 i casi mortali.

Sono i dati aggiornati al 31 ottobre 2020 nella Scheda nazionale infortuni Covid-19.

Le 66.781 equivalgono al 15,8% del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute a Inail e al 9,8% dei contagi rilevati dall’Istituto superiore di sanità.

12.653 casi in più rispetto al 30 settembre.

69,7% donne, età media 47 anni per entrambi i sessi, 43,1% classe d’età 50-64 anni,.

53,1% Nord-Ovest, 22,3% Nord-Est, 13,2% Centro, 8,3% Sud, 3,1%Isole.

98,1% gestione Industria e Servizi, 69,8% settore della Sanità e assistenza sociale, 39,3% Tecnici della salute.

Casi con esito mortale.

332 al 31 ottobre 2020, un terzo delle denunce totali per venute a Inail e 0,9% dei decessi segnalati a Iss.

13 in più casi rispetto a settembre 2020.

83,7% uomini, età media 59 anni;

70,8% 50-64 anni.

55,6% Nord-Ovest;

13,3% Nord-Est;

12,7% Centro;

16,6% Sud;

1,8% Isole.

92% a gestione assicurativa dell’Industria e servizi;

52% infermieri e di cui la metà donne.

   

“Né eroi né codardi”.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Novembre 2020 10:48 Scritto da Sandro Lunedì 23 Novembre 2020 10:28

“Né eroi né codardi”.

Denunce, siluramenti, veleni: l’allarme dei 50 medici costretti a decidere chi salvare dal Covid diventa una faida interna agli ospedali San Paolo e Carlo di Milano

Il direttore generale ha rimosso la responsabile dei pronto soccorso cui aveva chiesto di difendere l’operato dell’azienda sanitaria sconfessando apertamente i colleghi. Ma un mese prima lei aveva comunicato il collasso e chiesto alla direzione di chiudere tutto. L’Asst promuove la controffensiva ai medici. Lo stato d’agitazione in corso culminerà in uno sciopero il 14 dicembre. Da Regione Lombardia solo silenzio

Milano, il grido dei medici del San Paolo e del San Carlo costretti a decidere chi saqlvare: "le carenze erano ben note, ora ci troviamo a fae intollerabili scelte sull'accesso alle cure"

Milano, indagini al San Carlo e al San Paolo dopo la lettera-denuncia di 50 medici. La direzione si difende, i dottori temono rappresaglie. E il caso diventa politico.

“Né eroi né codardi”. Un infermiere sale sul tetto del Dipartimento emergenza-urgenza del San Carlo per appendere uno striscione e urlare la sua verità alzando le braccia, altri manifestano e protestano. È ciò che si vede fuori dal Santi Paolo e Carlo, i due ospedali milanesi dove giovedì è esploso il caso della lettera di 50 medici che denuncia la carenza di mezzi e di personale e racconta di scelte “né clinicamente né eticamente tollerabili” e di camici bianchi “forzati a dilazionare l’accesso a terapie e tecniche“. In pratica, a negare l’intubazione a pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. I professionisti coinvolti hanno ricevuto la solidarietà dell’Unione sindacale italiana, che ha proclamato lo stato di agitazione del comparto per motivi legati alla sicurezza e al contratto integrativo aziendale, che culminerà con una giornata di sciopero il 14 dicembre. Ma anche dentro gli ospedali, a partire dai piani alti dell’Asst, c’è parecchia agitazione.

Milano, indagini al San Carlo e al San Paolo dopo la lettera-denuncia di 50 medici.

La direzione si difende, i dottori temono rappresaglie. E il caso diventa politico.

Dopo aver ridimensionato il problema, annunciato un audit interno e chiesto tutte le cartelle cliniche, il direttore generale Matteo Stocco nella notte ha rimosso il suo dirigente apicale dell’Unità Operativa Complessa DEA, il Dipartimento di Emergenza. La dottoressa Francesca Cortellaro da ieri non è più il direttore del dipartimento che si occupa della degenza breve e dei pronto soccorso, proprio le aree dove si è arrivati al collasso denunciato dai medici. Il tutto a emergenza ancora in corso, con 350 pazienti Covid da gestire.

La defenestrazione della primaria è un fatto grave e sorprendente anche per un altro motivo. Lo stesso direttore le aveva affidato una prima difesa d’ufficio dell’Asst e la Cortellaro non si era tirata indietro. Insieme al primario di rianimazione Stefano Muttini, aveva infatti sottoscritto una nota nella quale si dissociava dalle affermazioni dei colleghi rianimatori e infermieri, abbandonandoli così al timore di subire rappresaglie per l’iniziativa. L’indomani, replicava anche su Repubblica, bollando la loro lettera come “vergognosa”: “E’ falso quello che hanno scritto, al Pronto soccorso non sono mai state negate cure necessarie a salvare i pazienti Covid”.

Il direttore degli ospedali milanesi sotto accusa:

"Abbiamo assunto tutto il personale possibile per garantire ai pazienti dignità e cure".

Ma un documento che il Fatto.it ha potuto leggere dimostra il contrario. Il 26 ottobre, quasi un mese prima della lettera dei medici e rianimatori, la Cortellaro scriveva la stessa cosa in una mail inviata al direttore generale Stocco e in copia al direttore sanitario Nicola Vincenzo Orfeo: “Gent.mi, la situazione in entrambi i PS è esplosiva. Al San Paolo ci sono 40 pazienti in attesa di ricovero, su un totale di 77 pazienti presenti. Al San Carlo ci sono 77 pazienti dei quali 40 in attesa di ricovero in area Covid, senza alcuna possibilità di ricovero per almeno 24 ore. (…) In tale contesto non siamo in grado di garantire le cure ed assistenza adeguate ai pazienti”. La mail si conclude con una serie di richieste organizzative sul fronte del personale, tra cui quella di utilizzare un’area ex 118 per l’osservazione dei pazienti non Covid “al momento inutilizzata per mancanza di unità infermieristiche e di personale OSS dedicato”. Ultimo step, la non ricettività di entrambi i pronto soccorso per “almeno 24 ore”.

È un documento importante non solo perché fa della primaria defenestrata un capro espiatorio. La vicenda dei due ospedali milanesi sta assumendo connotati di rilevanza sanitaria e di salute pubblica in una Regione che si è presentata impreparata alla prova della seconda ondata tra tamponi, tracciamento, e vaccini. L’Asst dei Santi da due giorni tenta di ridimensionarla ma si scopre ora che il collasso era stato denunciato internamente da quasi un mese ai massimi i livelli. Le contromisure assunte dalla direzione non devono aver cambiato il quadro, se 23 giorni dopo la mail del primario 50 medici sono arrivati a firmare, col proprio numero di matricola, un documento che la inchioda alle sue responsabilità (e in qualche modo li solleva dalle loro). Non cercavano certo pubblicità. La lettera è stata mandata all’Asst come documento interno, non ai giornali. Al tempo stesso non era neppure clandestina, perché è stata affissa in guardiola per consentire a quanti lo ritenessero di firmarla. Diceva l’indicibile, questo è il punto. Ma solo una volta uscita dal cassetto e divenuta di pubblico dominio.

Milano, il grido dei medici del San Paolo e del San Carlo costretti a decidere chi salvare:

"Le carenze erano ben note, ora ci troviamo a fare intollerabili scelte sull'accesso alle cure"

Nell’ingombrante silenzio di Regione Lombardia, la ricerca di una difesa d’ufficio ai piani alti dell’Asst non si mai è fermata. Da ieri tra i medici dei due ospedali gira una contro-lettera da firmare per sconfessare ulteriormente i colleghi e la loro denuncia. I primi firmatati sono i capi dipartimento, che sono i fiduciari del direttore Stocco. Tutti pronti a giurare che “le affermazioni (della lettera dei 50 colleghi, ndr) sono totalmente destituite da ogni fondamento” e “gravemente lesive della professionalità e dell’impegno” di tutti i medici dei due ospedali. E dunque la “massima solidarietà alla Direzione Strategica della ASST che si è sempre sforzata di organizzare al meglio i percorsi assistenziali e gestionali possibili senza mai far mancare al personale sanitario il supporto necessario in termini di attrezzature biomedicali, DPI, presidi terapeutici, sostegno logistico e reperimento delle risorse umane pur nelle attuali difficilissime contingenze”.

Tutte dichiarazioni che contrastano con una lunga serie di denunce, esposti, segnalazioni all’Ats di Regione Lombardia sulla carenza di personale e strumentazione nei reparti di PS che si sono susseguite negli ultimi due anni, senza trovare risposte. Tra le tante, la mancata convocazione del Comitato Aziendale sulla sicurezza, previsto dal decreto di aprile per la verifica dei protocolli di sicurezza a fronte di oltre 300 contagi tra i lavoratori dell’Asst. Tentativi di salvare se stessi e i pazienti che, all’apice della seconda ondata, sono culminati nella famosa lettera dei 50 medici. Forse chi ha firmato per sconfessare la loro denuncia non sapeva che quelle parole erano state anticipate, quasi un mese prima, proprio da chi gestiva le urgenze. A riprova dell’assoluta “spontaneità” dell’iniziativa, la contro-lettera viene anche diffusa dall’ufficio stampa dell’Asst che ha assecondato il tentativo di annegare la vicenda. Trasformandola in una sorta di referendum interno, con tanto di raccolta firme, sul potente direttore. E là fuori la scritta:

“Né eroi né codardi”.


di Thomas Mackinson | 22 Novembre 2020

( da Il Fatto)

   

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