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Inail Dossier donne 2021.

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Scritto da Sandro Venerdì 05 Marzo 2021 11:33

Infortuni, malattie professionali,

contagi Covid, Inail Dossier donne 2021

 

Dossier donne 2021.

Pubblicato da Inail – Consulenza statistico attuariale (Csa) un dossier con dati sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che riguardano le lavoratrici. Quattro tematiche: andamento infortunistico, malattie professionali, dati 2019, Covid.

Il rapporto è stato pubblicato in occasione della prossima “Giornata internazionale della donna” dell’8 marzo 2021.

Andamento infortunistico e dati 2019.

Nel quinquennio 2015-2019 passate da 227.068 le denunce delle lavoratrici a 231.128, ovvero +1,8%, con 1,1% aumento occupazionale.

117 casi mortali nel 2015 e 97 nel 2019, ovvero -17,1%.

Per quanto riguarda i dati 2019 aggiornati al 31 ottobre 2020 231.128 le denunce di infortunio sul lavoro, 25,3% in itinere; in itinere il 45,4% dei casi mortali, 44 su 97.

Il totale degli infortuni sul lavoro fuori azienda è di 58.396 denunce ovvero 25,3%, 65 casi mortali su 97 ovvero 67%.

Fascia d’età con incremento maggiore di casi di infortunio al 31 gennaio 20202 è quella 65-69 anni +14,8%

“la fascia tra i 50-54 anni, con 31.782 casi (-1,2%), è, invece, la più colpita in valore assoluto e rappresenta il 13,8% di tutti gli infortuni al femminile”.

60,2% Nord, 20,6% Centro, 19,2% Sud.

Cause:

caduta 26,7%, movimento sforzo fisico 23,4%, movimento senza sforzo fisico 21,1%, perdita controllo macchine e attrezzature 15,6%, rottura crollo agente materiale 6,8%, sorpresa sbigottimento 4,7%, deviazione traboccamento rovesciamento 1,1%.

Sede infortunio: mano 23,3%, caviglia 13,7%, colonna vertebrale 10%, ginocchio 10%.

Malattie professionali:

16.640 nel 2019, + 649 sul 2018, il 27,2% del totale, -1% rispetto al 2015.

75% dell’Industria e servizi;

22,8% Agricoltura;

2,2% Conto Stato in cui le lavoratrici hanno il primato di incidenza:

362 casi su 639. 90,9% malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo e quelle del sistema nervoso (dorsopatie ed disturbi dei tessuti molli e tunnel carpale.

Covid sul lavoro.

102.942 denunce derivano da lavoratrici su 147.875, dato al 31 gennaio 2021.

Il 70% dei contagi professionali riguarda le donne.

79 decessi su 461, ovvero il 17,1%.

43,6% over 49, 38,1% tra 35 e 49 anni;

18,3% under 35, età media denunce infortunio Covid è 46 anni.

Età media decessi 56 anni, 0 vittime under 35;

19% tra 35 e 39 anni

81% over 50.

40,2% delle denunce da Covid sul lavoro tra le donne riguarda la categoria Tecnici della salute (81,1% Infermiere e 5,8% Fisioterapiste);

22,4% Operatrici sociosanitarie, 8.9% Servizi personali e assimilati;

6,3% categoria Medici;

5% Lavoratrici non qualificate nei servizi di istruzione e sanitari.

Info: Inail, Dossier donne 2021

 

8 Marzo. Giornata di LOTTA!"

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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Marzo 2021 15:02 Scritto da Sandro Lunedì 01 Marzo 2021 12:23

8 marzo 2021.

BASTA DELEGA RIPRENDIAMO CIO’ CHE E' NOSTRO!

 

L’Unione Sindacale Italiana aderisce allo sciopero nazionale indetto dal sindacalismo di base.

Noi donne non più l’anello debole del mercato del lavoro, il 70% dei posti di lavori soppressi in quest’anno dal COVID è ricaduto su di NOI!

ORA BASTA1

 

Negli Ospedale nelle case di cura nella grande distribuzione nelle famiglie, nel sociale, nelle scuole, nel pubblico impego, abbiamo dato tutta, senza chiedere in cambio nulla.

ORA BASTA1

 

La violenza di genere è atto disumano contro di NOI tutte ovunque esso risiede e chiunque è il soggetto che lo metta in pratica sia esso il singolo o il potere politico economico.

SOVVERTIRLO È POSSIBILE1

Prendiamoci:

In ogni luogo di lavoro sicurezza alla salute e dignità;

Lavoro uguale a salario uguale;

Lotta a ogni forma di discriminazione di genere;

ANCORA.

L’8 marzo è il momento per rivendicare come DONNE una società diversa senza la scure dei licenziamenti sia per noi che per tutte Lavoratrici e Lavoratori.

L’8 marzo dobbiamo gridare forte che a tutti spetta una vita migliore e migliori condizioni di vita.

°°°°°°

L’8 marzo da NOI Donne deve alzarsi FORTE il nostro GRIDO di LOTTA.

L’età pensionabile a 55 anni.

La nostra attività domestica deve essere conteggiata al pari di ogni attività lavorativa.

Una Pensione a parità di salario per tutte e tutti.

NO AL PATRIARCATO!

NO ALLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE!

W l’8 marzo giornata di LOTTA e dei DIRITTI.

TUTTE ASSIEME E NON UNA DI MENO1

Concentramento a Cordusio ore 10.

 

cicloinprop

Milano 08.03.21

   

Taranto ILVA. Il processo "Ambiente svenduto"

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Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Febbraio 2021 15:55 Scritto da Sandro Giovedì 18 Febbraio 2021 15:51

Ex Ilva, «manager e politici sapevano e hanno nascosto»

di Marina Luzzi

Bugo furioso, la proposta contro i politici: «Sospenderei a tutti…

La confisca dell’Ilva di Taranto e dell’equivalente di 2 miliardi e 100 milioni in solido per le tre società dei Riva. Sono le richieste che ieri, al termine del nono giorno di requisitoria, i pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano, hanno formulato insieme a quelle di condanna per i 47 imputati, di cui 44 persone fisiche e tre società, Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva.

È iniziato in una caldissima giornata di metà giugno del 2014 il maxi processo 'Ambiente Svenduto', sul disastro ambientale e sanitario causato dall’ex Ilva a Taranto.

La Corte d’Assise, presumibilmente, sancirà la fine a maggio prossimo. Nel mezzo lo snodo cruciale, con le richieste dell’accusa.

Nel processo sono coinvolti, oltre la famiglia Riva, i dirigenti e i fiduciari del siderurgico, la politica ma anche chi si sarebbe dovuto occupare dei controlli e, per l’accusa, ha chiuso un occhio.

Per Fabio e Nicola Riva, figli del patron scomparso, ex proprietari e amministratori dell’azienda, rispettivamente sono state formulate richieste di 28 e 25 anni. Sono stati chiesti 28 anni anche per Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico al tempo dei Riva e per Girolamo Archinà, delegato alle pubbliche relazioni, colui che teneva «i contatti con i rappresentanti dei vari uffici» e premeva «per il buon esito delle autorizzazioni della fabbrica, riuscendo a pilotare l’operato degli enti pubblici», ha detto il pm Buccoliero negli scorsi giorni. I reati contestati agli imputati, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, all’avvelenamento di sostanze alimentari, fino a corruzioni in atti giudiziari ed omicidio colposo.

Tra i nomi illustri, per cui è stata richiesta condanna, spicca l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, 5 anni, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, 4 anni e l’ex assessore Michele Conserva, 4 anni anche lui.

Che il sistema fosse collaudato alla corruzione, lo si evince anche dalla richiesta di condanna per l’ex consulente della Procura, Lorenzo Liberti, accusato di aver scritto il falso nelle sue consulenze, e per cui sono stati chiesti 17 anni di carcere.

Ancora, 17 anni per l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, che faceva parte del cda del siderurgico.

Per Nicola Fratoianni e Donato Pentassuglia, ex assessori della Regione Puglia, il primo anche attuale parlamentare di Sinistra Italiana, 8 mesi per favoreggiamento.

Un anno per Giorgio Assenato, ai tempi a capo dell’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale di Protezione dell’Ambiente.

I nomi sarebbero molti altri, tutti legati alla famiglia Riva in qualità di dirigenti, funzionari e 'governo ombra' dello stabilimento, cioè 'collaboratori' esterni, non inquadrati da nessuna parte, che nei fatti impartivano gli ordini per portare avanti il lavoro in fabbrica.

Per tutti questi imputati, compresi i capi area, si va dai 2 ai 20 anni di carcere.

«L’attività – ha sostenuto il pm Buccoliero negli scorsi giorni – era quella di andar la mattina al lavoro e far marciar gli impianti al massimo. Tutti conoscevano le problematiche dei loro settori ma anziché evidenziarle, le nascondevano. Hanno ceduto alla logica del profitto aziendale e personale.

L’obiettivo era nascondere».

Per il pm Giovanna Cannarile, che ha parlato ieri, addirittura l’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, il 'passaporto' necessario per la produzione di aziende come l’ex Ilva, nel 2011 (ai tempi era Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, ndr) «è stata pilotata».

Il processo "Ambiente svenduto"

Dopo un primo rinvio a giudizio nell’ottobre del 2015 annullato per un vizio di forma, il secondo rinvio a giudizio del processo 'Ambiente Svenduto' risale esattamente a cinque anni fa, febbraio del 2016. L’inchiesta sfociò il 26 luglio 2012 nel sequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico e nell’arresto di una parte dei vertici aziendali.

A vario titolo sono contestati tra l’altro due omicidi colposi in relazione alla morte sul lavoro di due operai.

   

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