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ritornare al proprio posto di lavoro

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Scritto da Sandro Giovedì 07 Marzo 2024 09:23

Licenziamento nullo, è un diritto riavere il vecchio posto di lavoro:

nuova sentenza della Corte Costituzionale

Adesso è possibile ritornare al proprio posto di lavoro anche se il caso di licenziamento nullo non rientra fra quelli espressamente previsti dalla legge
Così è stato deciso dalla Corte costituzionale. Nella sentenza n. 22 dello scorso 22 febbraio, i giudici della Consulta hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2, primo comma, del D. Lgs. 23/2015, limitatamente alla parola “espressamente”.


Ma cosa afferma precisamente la norma censurata?

La disposizione emanata in attuazione dei criteri fissati nella legge di delega (L. 183 del 2014, cosiddetto Jobs Act), recita: “Il giudice, con la pronuncia con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ovvero perché riconducibile agli altri casi di nullità espressamente previsti dalla legge, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto.

Quindi, in base al dettato della norma, la tutela reintegratoria per effetto della quale non si perde il posto di lavoro troverebbe applicazione solo nei casi di licenziamento nullo per motivi discriminatori o nei casi per i quali è la legge stessa a prevederne espressamente la nullità.
Ma adesso la disposizione non potrà essere più applicata in questi termini, perché questa forma di tutela che consente di riavere il proprio lavoro è stata estesa anche ai casi di nullità “virtuale” di licenziamento, la cui causa cioè non è prevista in modo esplicito dalla legge.

La questione era stata sollevata dalla Corte di cassazione rimettente, che aveva censurato tale limitazione per violazione del criterio direttivo fissato dal Jobs Act, deducendo che l’esclusione delle nullità, diverse da quelle «espresse», non trovasse rispondenza nella legge di delega, la quale riconosceva la tutela reintegratoria a più largo spettro, ovvero nei casi di “licenziamenti nulli” senza distinzione alcuna.

Più in dettaglio si osserva che l’introduzione dell’avverbio «espressamente», che restringerebbe l’applicazione della tutela reintegratoria ai soli casi in cui la nullità sia individuata come tale da una specifica disposizione di legge, non sarebbe coerente né con i principi e i criteri fissati dalla legge delega, che ha invece esteso la reintegrazione ad ogni fattispecie di licenziamento nullo, senza alcuna esclusione, né con il quadro normativo generale, in quanto una distinzione tra la nullità conseguente alla violazione della norma inderogabile di protezione, pur non espressamente prevista, e la nullità espressamente prevista non è indice di una diversa gravità del vizio che dà luogo alla nullità, posto sempre a presidio di valori ritenuti fondamentali dall’ordinamento giuridico.

La Corte costituzionale ha ritenuto fondata questa censura, evidenziando che l’esplicito riferimento ai “licenziamenti nulli”, contenuto nel criterio direttivo, non contemplava la distinzione tra nullità espresse e nullità non espresse, ma una distinzione soltanto per i licenziamenti disciplinari ingiustificati.

Discostandosi da tale criterio, il legislatore delegato ha finito per introdurre una distinzione nell’ambito dei casi di nullità previsti dalla legge, differenziando secondo il carattere espresso (e quindi testuale), o meno, della nullità.
Inoltre, prevedendo la tutela reintegratoria solo nei casi di nullità espressa, ha lasciato prive di specifica disciplina le fattispecie “escluse”, ossia quelle di licenziamenti nulli sì, per violazione di norme imperative, ma privi della espressa sanzione della nullità, così dettando una disciplina incompleta e incoerente rispetto al disegno del legislatore delegante.
Tra le numerose fattispecie in cui manca una previsione “espressa” di nullità, vengono in rilievo casi come il licenziamento in violazione delle restrizioni sui licenziamenti economici durante l’emergenza COVID-19, il licenziamento durante il periodo di comporto per malattia, il licenziamento in violazione del diritto alla conservazione del posto per dipendenti con problemi di tossicodipendenza, il licenziamento motivato dall’azione legittima del dipendente di segnalare illeciti del datore di lavoro e il licenziamento contrario alle norme sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Alla luce della pronuncia della Corte costituzionale, ora, il regime del licenziamento nullo è identico, sia che nella disposizione imperativa violata ricorra l’espressa sanzione della nullità, sia che ciò non sia testualmente previsto, sempre che risulti prescritto un divieto di licenziamento al ricorrere di determinati presupposti.

 

 

Morta Barbara Balzerani

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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Marzo 2024 16:07 Scritto da Sandro Martedì 05 Marzo 2024 15:59

barbara balzerani

Morta Barbara Balzerani, ex Br e

«primula rossa» dell'agguato di via Fani

diRedazione Roma

Barbara Balzerani fu tra i protagonisti del sequestro di Aldo Moro. Tornata libera definitivamente nel 2011 si è dedicata all'attività di scrittrice

È morta il 04.03.2024 a Roma a 75 anni dopo una lunga malattia Barbara Balzerani, dirigente della colonna romana delle Brigate Rosse e fra le protagoniste del sequestro di Aldo Moro. Dopo il declino e la crisi delle Br, fu tra gli ultimi terroristi ad essere arrestati, nel 1985. La «primula rossa» delle Br è morta al termine di una vita di cui ha sempre rivendicato le scelte.

Nome in codice Sara

L'anno di svolta fu il 1975, quando dopo una laurea in Filosofia e impieghi come assistente a bimbi con handicap, e dopo aver aderito a Potere operaio, entrò nelle Br, passando nel 1977 alla clandestinità. Prese parte all’omicidio di Girolamo Minervini, magistrato ucciso nel 1980, e all’agguato in via Fani per il rapimento Moro. Durante il sequestro occupò con Mario Moretti, al quale era legata sentimentalmente, la base di via Gradoli a Roma. Ma non era presente all'arrivo delle forze dell'ordine. «Sara» il nome usato nelle azioni terroristiche, cui dava impulso con determinazione.

La confessione dell'omicidio di Lando Conti

Dal carcere, confessò l'omicidio dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti e venne condannata all'ergastolo. Mai pentitasi né dissociatasi dalle Br, anche se estranea al circolo degli «irriducibili», nel 1993 dichiarò di provare «un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti e che continuano a sentirsi offesi ad ogni apparizione pubblica di chi, come me, se ne è reso e dichiarato responsabile».

Il confronto a distanza con la figlia d Moro

Nel 2018, entrò in polemica con Maria Fida Moro, figlia dello statista, che si sfogò nel quarantennale dell'omicidio di suo padre: «Io posso lamentarmi, io che non l'ho provocato ma l'ho subìto. Ho il titolo per dirlo, anche solo per la semplice ragione che mi dà dolore. Ma la signora Barbara Balzerani non può dirlo perché lei è tra coloro che l'hanno provocato. E, quindi, si tiene i risultati di quanto messo in atto».

Le sue ultime passioni: informatica e scrittura

Il 12 dicembre 2006 le era stata concessa la libertà condizionale, e nel 2011 Balzerani era tornata definitivamente libera. Impiegata per una cooperativa di informatica, è stata anche - negli ultimi anni della sua vita - scrittrice. La casa editrice DeriveApprodi ha pubblicato tutte le sue opere, in cui entra indirettamente la sua esperienza personale: Perchè io, perché non tu (2009), Cronaca di un'attesa (2011), Compagna luna (2013), Lascia che il mare entri (2014), La sirena delle cinque (2015), L’ho sempre saputo (2017), Lettera a mio padre (2020). La sua notorietà resterà per sempre legata, però, all'agguato di via Fani.

 

 

   

PER I DIRITTI E LE LIBERTA’ DELLE DONNE

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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Marzo 2024 11:53 Scritto da Sandro Lunedì 04 Marzo 2024 11:51

comunicato sindacale

alle lavoratrici e ai lavoratori

 

L’Unione Sindacale Italiana partecipa alla giornata di sciopero e mobilitazione internazionale dell’8 marzo 2024.

Lo sciopero internazionale per i diritti e le libertà delle donne è iniziato nel 2017, con un appello all’azione delle femministe argentine.

Il loro appello innovativo per uno sciopero mondiale ha creato un precedente che continua fino ad oggi.

Da quel momento in poi, l’8 marzo, le donne si sono potute vedere per le strade di paesi e città di tutto il mondo, manifestando in un vasto movimento che rivendica i diritti delle donne, l’uguaglianza di genere, l’autodeterminazione, la parità salariale e la lotta contro tutte le discriminazioni.

 

Sempre di più assistiamo, ad attacchi e alla messa in discussione dei diritti che le donne si sono conquistate nel corso degli anni. Ciò è evidente anche nel nostro Paese che è ancora ai primi posti nel mondo per la rilevanza maggiore del lavoro povero e precario, così come per l’invisibile sfruttamento del lavoro di cura, mai riconosciuto per il suo reale valore sociale oltre che economico e scaricato come sempre sulle donne.

 

PER I DIRITTI E LE LIBERTA’ DELLE DONNE

 

PER LA LIBERAZIONE DI TUTTE E TUTTI!

 

USI UNIONE SINDACALE ITALIANA

   

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