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Farineusely, gli ex-scioperanti de "La conquista del pane".

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Scritto da Sandro Giovedì 03 Novembre 2022 14:14

Vittoria degli scioperanti della conquista del pane!

PUBBLICATO IL 18 OTTOBRE

Ecco il nostro ultimo comunicato stampa, e sì, abbiamo la vittoria!!!

Farineusely, gli ex-scioperanti de "La conquista del pane".

Cher.es compagni,

A seguito di gravi problemi interni a "La Conquête" - dove non c'era più alcuna autogestione, il manager esercitava un potere schiacciante sul resto della squadra - non venivano più prese decisioni congiuntamente nell'Assemblea Generale, ma prese unilateralmente senza consultare nessuno, in un clima di molestie morali e violenze che vedeva i dipendenti andarsene uno dopo l'altro completamente disgustati di subire tutto questo quando venivano a trovare lì Un'avventura umana e politica arricchente.

Noi, i tre scioperanti, abbiamo deciso di non accettare più tutto questo, di resistere e opporci a questo potere totalitario totalmente illegittimo. Anche le guerre tra il manager e gli altri dipendenti implicati in casi di molestie e violenze andavano avanti da anni, era ora che finisse, era ora di porre fine a tutto questo e finalmente andare avanti.

Lo sciopero è durato un mese, è stato duro. Ci sono stati ricatti, pressioni da tutte le parti, minacce e insulti. Un ex panettiere (coinvolto in casi di violenze e molestie morali che era stato spinto ad andarsene) è tornato al lavoro per rompere lo sciopero, insomma, non è stato facile.

Infine, la liquidazione del panificio è stata votata durante una prima AGM, il che significa che i dipendenti sono stati i primi designati per un'eventuale acquisizione. Ci è stato quindi chiesto di presentare un piano di ricostituzione se lo desideravamo. Noi, da parte nostra, ci stiamo già lavorando da tempo: un piano che è iniziato con misure di supervisione e prevenzione in modo da non ripartire mai più in queste derive.

E all'ultima AGM, ci siamo finalmente trovati ad essere gli unici dipendenti a proporre un piano di recupero. La nostra proposta è stata accettata, la maggior parte dei cooperatori ha deciso di fidarsi di noi per questa acquisizione. I dipendenti implicati nei casi di molestie sono ora tutti spariti.
Abbiamo vinto la battaglia!!

Siamo in un profondo interrogativo e studieremo coscienziosamente tutti gli errori e le disfunzioni che possono aver portato a questi problemi in modo da non iniziare mai più nelle stesse derive.

La sfida è ardua, la situazione economica è preoccupante, (senza essere neanche catastrofica), ma siamo più che mai motivati e pieni di entusiasmo per affrontare questa sfida, ha l'idea di riuscire a ricreare una vera e propria autogestione in linea con i valori che vengono difesi alla base, in un ambiente di lavoro finalmente tornato sano e gioioso, per fare una panetteria di cui possiamo finalmente essere orgogliosi.
E tutto questo non avrebbe mai potuto essere fatto senza di voi, senza questa ondata di sostegno, testimonianze delle vostre situazioni e delle vostre battaglie simili alle nostre e altri sinceri e calorosi incoraggiamenti.
È stata una battaglia di nervi in cui mantenere la speranza e una mente forte era decisivo, e non ce l'avremmo mai fatta senza di voi.

Un grande ringraziamento a Sud Solidaires e a tutti i collettivi e compagni che ci hanno sostenuto prima e durante lo sciopero, abbiamo sperimentato questo grande sentimento di solidarietà, cameratismo che ci ha fatto stare in piedi fino ad oggi.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla nostra raccolta fondi, a tutte le persone che ci hanno incoraggiato con azioni diverse e ci hanno inviato parole di speranza quando le nostre forze sono diventate deboli. Grazie mille a tutti coloro che sono venuti ad incontrarci e ci hanno ascoltato direttamente per conoscere di persona la nostra storia.

Grazie mille per tutto il vostro sostegno!

Viva lo sciopero! Viva la lotta di travailleurs.es de "La conquista del pane"!
Viva l'autogestione!

Farinosi e dal panificio della resistenza,
gli ex scioperanti de "La conquista del pane"


 

 

Spezia nei giorni della marcia su Roma

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Ottobre 2022 13:33 Scritto da Sandro Mercoledì 19 Ottobre 2022 13:28

Un colpo di stato preparato da tempo. Spezia nei giorni della marcia su Roma

di Giorgio PAgano

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La marcia su Roma non fu un “bluff”, un evento folcloristico da minimizzare in sede storiografica e politica, ma un colpo di Stato che determinò il vero inizio della dittatura fascista. Il colpo di Stato non fu un fulmine a ciel sereno, ma un “golpe” strisciante, dispiegato per molti mesi in una lunga e continua azione violenta e sopraffattrice, via via accettata da una cultura autoritaria sempre più condivisa. Le premesse furono già poste nell’immediato dopoguerra, quando negli ambienti nazionalisti e militari si iniziò a ipotizzare progetti di colpo di Stato per rovesciare il sistema parlamentare e impedire l’avanzata del movimento operaio. La storia di Spezia è davvero emblematica: una larvata dittatura militare fu anticipata proprio nella nostra città, piazzaforte militare, già durante la Grande Guerra, quando il Consiglio Comunale fu sciolto per tre anni e il comandante in capo della Marina ebbe tutti i poteri. La regia fu di quelle stesse forze, legate a gran parte della borghesia industriale e commerciale e della Marina, che sostennero poi la nascita del fascismo: un’alleanza tra l’industria legata alle produzioni belliche e le gerarchie militari che costituisce l’elemento di fondo per capire le vicende successive. Il suo deus ex machina fu Domenico Giachino, già sindaco ed esponente del blocco liberale.

L’unione dei reazionari si realizzò attorno al quotidiano “Il Tirreno”, il cui primo numero uscì il 10 novembre 1919. Documenti ritrovati da Fidia Sassano, militante socialista e archivista del Muggiano, resi noti durante
l’occupazione delle fabbriche del settembre 1920, portarono alla luce la verità: Giachino aveva preso l’iniziativa di portare “Il Tirreno” a Spezia, ottenendo il finanziamento dei proprietari delle industrie Ansaldo e Cerpelli. Il commento del giornale alla scoperta fu un’ammissione: cosa c’è di scandaloso nel fatto che la borghesia paghi di tasca propria per difendersi? Ancora: il corrispondente spezzino del “Secolo XIX” riscuoteva dall’Ansaldo un supplemento vitto di 100 lire mensili. Nello stesso periodo i proprietari dell’Ansaldo finanziavano “Il popolo d’Italia”, il giornale fondato da Mussolini. “Il Tirreno”, in un editoriale del 13 aprile 1920, invocò apertamente la dittatura militare: “Ed ecco lanciata la grande parola. Un generale! È la dittatura militare. […] A mali estremi, rimedi estremi. Oggi ogni dottrina, ogni ragione di parte cessa davanti alla necessità della salvezza comune”.
Il 13 maggio 1920 si ricostituì il Fascio, i cui massimi dirigenti erano esponenti della borghesia, della Marina, dell’Esercito. Il connubio era sempre più evidente. Da allora fu un crescendo continuo della violenza squadrista: uccisioni, aggressioni, assalti e distruzioni di sedi politiche, sindacali, istituzionali. Senza che tutto ciò provocasse normali interventi di ordine pubblico o reazioni straordinarie da parte dello Stato. La grandissima parte della classe dirigente liberale fu passiva o complice. In essa prevalse la tesi di Giovanni Giolitti: “Non si può dimenticare che il fascismo esiste”. Ma in questo modo la lotta politica non era più su un piano di parità, perché si legittimava il fascismo che esisteva come partito armato violento, a differenza di ogni altro: le regole base dello Stato liberale venivano palesemente negate. La scelta di Mussolini di organizzare la marcia fu figlia anche della constatazione che più la furia squadrista avanzava più lo Stato -prefetti, questori, magistrati- arretrava.

1921. AVANZA LO SQUADRISMO, ARRETRA LO STATO. L’ECCEZIONE DI SARZANA
Una rassegna dei fatti più gravi avvenuti a Spezia è ancora una volta emblematica. Consideriamo intanto i primi mesi del 1921: il 27 febbraio i fascisti assaltarono la Camera del Lavoro, le guardie regie intervennero a loro favore e il giorno dopo, in occasione dello sciopero generale, uccisero l’anarchico Adolfo Olivieri; il 27 marzo i carabinieri uccisero l’anarchico Dante Carnesecchi; l’11 maggio fu devastata la sezione comunista di San Terenzo (Lerici) ad opera, secondo il giornale comunista “Bandiera Rossa”, dei carabinieri; l’11 e il 12 maggio furono assaltate dai fascisti prima la Camera del Lavoro sindacalista (facente capo all’USI, Unione Sindacale Italiana), poi la Camera del Lavoro confederale: in entrambi i casi la forza pubblica lasciò fare; il 16 maggio un corteo di giovani comunisti e socialisti, formatosi spontaneamente dopo il risultato delle elezioni politiche del 15 maggio, fu vittima di una
provocazione fascista, in seguito alla quale i carabinieri uccisero cinque giovani (i “fatti di via Torino”). Un fatto nuovo, in controtendenza a questo andazzo ma rimasto isolato, si verificò a Sarzana il 21 luglio 1921, quando i fascisti toscani mossero alla “conquista” della città. Le autorità di Massa, nella notte tra il 20 e il 21 luglio, non fermarono la spedizione. Lo fecero invece, alla Stazione di Sarzana, i carabinieri al comando del capitano Guido Jurgens, e poi i contadini e gli operai uniti nel Comitato di difesa proletaria. I “fatti di Sarzana” dimostrano che il fascismo non era una forza inarrestabile. Non solo perché senza l’appoggio delle strutture dello Stato lo squadrismo non avrebbe potuto affermarsi, ma anche perché la strada dell’unità antifascista avrebbe potuto rappresentare una difesa efficace dalla violenza fascista. Il Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi inviò a Sarzana l’ispettore generale Vincenzo Trani, che nel suo rapporto finale del 4 agosto 1921 fece una constatazione esatta: lo Stato liberale generalmente si schierava con i fascisti. Lo fece anche rimuovendo lo stesso Trani, come egli stesso aveva capito sempre nel rapporto del 4 agosto: “Quando il Prefetto di Massa mi annunziò che il Ministero aveva deciso di inviare il Viceprefetto di Genova nella zona turbata, e da me da dodici giorni ridotta al rispetto dell’ordine, per farvi opera di pacificazione, non potei fare a meno di riconoscere nel cambiamento del Ministero un cambiamento di direttive pro-movimento fascista”. La sostituzione di Trani fu la fine di ogni illusione. La costituzione, il 9 novembre 1921, del Partito Nazionale Fascista, un partito organizzato sulla base di squadre armate, fece definitivamente fallire il tentativo del “patto di pacificazione” tra fascisti e socialisti, che era stato siglato il 3 agosto 1921. Poco dopo, nel dicembre, Jurgens fu costretto ad abbandonare Spezia. Lo stesso Umberto Banchelli, squadrista di Firenze, il capo di stato maggiore della spedizione giunta a Sarzana, riconobbe, nelle sue “Memorie di un fascista” del 1922, che “il fascismo non ha potuto svilupparsi che grazie all’appoggio degli ufficiali, dei carabinieri e dell’esercito: i dieci fucili hanno messo in fuga cinquecento fascisti non solo perché hanno sparato, ma perché, sparando, hanno messo una volta tanto fuorilegge gli squadristi, sbalorditi di trovarsi bruscamente dall’altra parte della barricata”.

1922. LA CAPITOLAZIONE DELLO STATO
Alla Serra di Lerici, il 15 febbraio, le forze dell’ordine si guardarono bene dall’intervenire per bloccare la spedizione fascista, limitandosi a farle mutare il percorso. Il 19 febbraio fu ucciso, a Spezia, il fascista Francesco Podestà: un episodio oscuro, per il quale furono arrestati e condannati, senza la minima prova, numerosi noti “sovversivi”. La capitolazione dello Stato proseguì senza sosta. Al fallimento dello “sciopero legalitario” di agosto seguirono numerosi arresti dei dirigenti sindacali e, per qualche giorno, la sostituzione delle autorità civili con quelle militari. Vi furono poi, a Ferragosto, l’occupazione fascista del Comune di Santo Stefano Magra, le dimissioni forzate dei Consiglieri comunali e la consegna del Comune ai carabinieri, e, a settembre, l’arresto dell’anarchico Pasquale Binazzi e la chiusura del giornale “Il Libertario”. La violenza era antioperaia e anti-istituzionale, e colpiva la libertà di stampa. La capitolazione ebbe il suo epilogo con la marcia su Roma. Il governo Facta scrisse inutili circolari a prefetti e questori perché difendessero la libertà. Ma fu una sorta di disarmo unilaterale.

LA BORGHESIA CON IL FASCISMO
Al sostegno delle gerarchie militari al fascismo si aggiunse, e spesso si intrecciò, quello della borghesia industriale e commerciale, che fu continuo, fin dall’inizio. Figure come Guido Bosero ed Elvidio Zancani, alla Spezia, ne furono il simbolo. Fu così dappertutto in provincia: a Sarzana il nucleo del PNF sorse dall’Associazione nazionale di rinnovamento, che radunava, sotto la guida dell’avvocato Paolo Bedini, la parte più reazionaria della borghesia. A Lerici il capo dei fascisti era il cittadino più facoltoso: l’ingegner Giovan Battista Bibolini, armatore, che fu deputato dal 1934 al 1943, quindi senatore, nonché presidente della provincia dal 1932 al 1935. A San Terenzo i capi erano Giulio Mantegazza, il “signore” del paese, e gli imprenditori Remigio Azzarini e Michele Piazza. Dal gennaio all’ottobre 1922 arrivarono al fascismo spezzino 47.300 lire, di cui oltre 30.000 provenienti da società. Il ministro Taddei telegrafò a settembre ai prefetti perché si adoperassero verso gli imprenditori per non continuare a finanziare i fascisti. Dalla risposta del prefetto di Genova (da cui Spezia dipendeva) apprendiamo che “in alcuni industriali e commercianti non [erano] ancora sbolliti certi entusiasmi fallaci”, mentre altri contribuivano “più per paura che per convinzione”.

LA CONQUISTA DEI COMUNI. IL SINDACO EZIO PONTREMOLI, DA LIBERALE A FASCISTA
Anche le istituzioni locali furono svuotate. Con gli assalti ai Municipi – il primo a Bologna il 21 novembre 1920 – e con la sostituzione dei vecchi amministratori locali, costretti alle dimissioni con la violenza, ma anche grazie al cedimento degli amministratori liberali. Un esempio indiretto venne dal sindaco di Lerici, non fascista, dopo il tragico scoppio al forte militare di Falconara, che aveva provocato una strage nella popolazione civile. Alle operazioni di soccorso parteciparono, insieme alla forza pubblica, squadre fasciste di Spezia, di Sarzana e di Carrara: il sindaco inviò un telegramma di ringraziamento non a Facta, capo del governo, ma invece al “Capo del Fascismo”. Un altro esempio molto più diretto venne, nei giorni successivi alla marcia su Roma, dal sindaco della Spezia Ezio Pontremoli. L’Amministrazione fu messa in crisi da sei consiglieri comunali nazionalisti e combattenti che rassegnarono le dimissioni per protesta contro “la fredda indifferenza passiva” dell’Amministrazione, che non si era resa conto “del profondissimo rinnovamento che si è operato nella coscienza pubblica italiana in questi ultimi tempi, tanto che nessun segno di adesione è pervenuto dall’Amministrazione Comunale, se non a vittoria conseguita”. Il sindaco e la giunta rassegnarono le dimissioni. Il segretario politico del Fascio spezzino Augusto Bertozzi, d’intesa con il segretario provinciale Mario Miozzi, scrisse una lettera a Pontremoli auspicando che “nel più breve tempo” si ritirasse in buon ordine, perché l’amministrazione diventasse “espressione armonica della maggioranza dei cittadini”. Era una richiesta di un mezzo passo indietro: una sorta di “fiducia a tempo”. Ma la Segreteria centrale del Partito Fascista mandò all’aria ogni disegno del Fascio locale, inviando al sindaco un telegramma in cui era scritto: “informata incresciosa imposizione dimissioni codesta patriottica amministrazione mentre si propone di rivedere rigorosamente responsabilità propri dipendenti, fa appello nobile patriottismo V. S. perché, riconfermando tradizioni nobilissime sue famigliari, voglia ritirare insieme Consiglio dolorose dimissioni per il bene di codesta città”. Miozzi, risentitissimo, inviò un telegramma di protesta alla Direzione, accusata di essersi “prestata in buona
fede manovre loschi speculatori locali”. La crisi fu superata, i combattenti rientrarono in maggioranza, solo i nazionalisti passarono all’opposizione. La maggioranza chiese a Pontremoli di ritirare le dimissioni. Così “Il Tirreno”, nel resoconto della seduta del Consiglio Comunale del 30 dicembre, riportava le parole del sindaco: “Chiusa finalmente l’epoca che portava all’avvilimento dei valori morali e che si svolgeva senza idealismo, è seguita l’opera di restaurazione nazionale. […] È doveroso aprire il ciclo di questa nuova vita mandando un saluto al Capo dello Stato che è interprete dell’anima nazionale ed a Benito Mussolini che è stato artefice di questo rinnovamento”. Pontremoli si recò a Roma a rendere omaggio al capo del fascismo. L’episodio segna la tragica fine della classe dirigente liberale spezzina. La borghesia economica si schierò tutta con il fascismo, scontrandosi con lo squadrismo primigenio per la conquista del potere – e degli appalti legati all’industria militare. Negli anni successivi Bosero e Zancani, e poi anche Bertozzi, furono espulsi dal PNF. Bertozzi fu riammesso già dal 1929 e divenne uno dei capi del Partito Fascista Repubblicano quando fu costituita la Repubblica Sociale.

28 OTTOBRE 1922. IL CORTEO APERTO DALLA BANDA DELLA MARINA, CHE SUONO’ LA “MARCIA REALE” E “GIOVINEZZA”
Ma facciamo un passo indietro di qualche giorno e torniamo alla marcia su Roma. Quel giorno tra Stato liberale e regime fascista avvenne, come ho scritto nella prima parte di questo articolo, “un regolare ‘passaggio di consegne’”. Il racconto del settimanale spezzino “Il Popolo”, pubblicato il 4 novembre, è esemplare: “Gli ordini venivano di fuori: qui dunque non c’era altro da fare che eseguire: e quanto fu ordinato fu infatti attuato. Al primo posto furono dai fascisti occupati gli uffici postali e telegrafici e la locale stazione ferroviaria. […] Aumentava la confusione e l’incertezza nella opinione pubblica. Non così nelle file di azione. Gli ordini erano precisi: il programma si svolgeva secondo la linea tracciata. La cosa qui assumeva un particolar carattere di delicatezza poiché le due forze – la fascista e la militare – apparentemente in contrasto si contendevano il primato nel mantenimento dell’ordine pubblico e nel presidio degli uffici pubblici. Ma un tatto squisito fu adoperato e nessun incidente ne sorse, talché agli uffici postali e telegrafici ed alla stazione presidiavano marinai e fascisti in evidente accordo. Più tardi si delineò il carattere dell’azione. Alla nostra città affluivano i fascisti, i nazionalisti, i combattenti di tutto il circondario: si formavano i plotoni dei regolari, vestiti di tutto punto. Quindi degli ultimi venuti ad aggregarsi all’azione, di quelli che non erano ancora muniti di camicia d’ordinanza ed armati soltanto di bastone, unico distintivo nel loro abito borghese. Questi ultimi specialmente guidati da regolari fascisti, o nazionalisti, e da ufficiali in congedo dell’esercito. Questo fatto incominciava a lumeggiare il carattere dell’azione e confermava le notizie che giungevano di fuori: Mussolini marciava su Roma senza scontrarsi coll’Esercito e colla Marina. Tutto ormai si spiegava. E quando giunse la notizia della vittoria fascista nessuna esitanza poté più reggere. Mussolini era divenuto il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, Diaz, l’amm. Tahon di Revel erano rispettivamente Ministri della Guerra e della Marina. Quindi al tripudio delle schiere, diciamo così irregolari, potevano unirsi quelle regolari. E mentre la città all’annuncio di tale vittoria si andava da un capo all’altro imbandierando cortei trionfali percorrevano le vie al suono di inni eseguiti dalla banda della R. Marina. Era un osanna che partiva da diverse parti come da diverse parti si era contribuito alla vittoria. Ed ecco come una azione in così grande stile ha potuto compiersi senza che il minimo incidente ne venisse a turbare il rapidissimo svolgimento. Il corteo di martedì sera che chiuse il ciclo di tanti avvenimenti fu veramente magnifico, imponentissimo. Si ebbe in esso la rivista delle squadre fasciste e nazionaliste – che operarono sempre d’accordo – passata ad esse da S. E. il comandante in capo amm. Biscaretti. Presenziarono ad essa anche il Sottoprefetto e l’Amministrazione Comunale con gonfalone. La banda della R. Marina suonò la ‘Marcia Reale’ e quindi l’inno ‘Giovinezza’. Sfilano quindi dinnanzi alla autorità le varie milizie che partendo da Viale Mazzini attraversano Via Chiodo e Via Cavour recandosi a Piazza Brin ove formano un immenso quadrato. Quivi il console delle forze fasciste Bosero che comandò tutte le squadre d’azione rivolse loro l’encomio solenne e comunicò l’ordine di scioglimento. E le squadre rientrarono nelle loro sedi al canto dei loro inni. Ed in una serata al Politeama si ebbe pure l’apoteosi della vittoria celebrata con discorsi del Comandante in Capo, del segretario provinciale del fascio ing. Miozzi, del segretario politico Augusto Bertozzi e del sindaco rag. Pontremoli”. Mussolini diede vita, d’intesa con il Re, a un governo di coalizione, che comprendeva popolari, liberali, demosociali, nazionalisti e altri non fascisti. Ma i drammatici avvenimenti che si avranno subito dopo l’esordio del nuovo governo dimostreranno l’insopprimibile tendenza totalitaria del fascismo. Chi sosteneva che il fascismo sarebbe presto entrato nel sistema liberale non aveva compreso nulla. Nel “passaggio di consegne” la classe dirigente liberale consentì l’introduzione immediata di nuove forme di esercizio del potere. Pensava alla continuità, ma aprì a una brusca rottura con il passato.

28 OTTOBRE 1922. IL VERO INIZIO DELLA DITTATURA FASCISTA
“Il Popolo” del 4 novembre così concludeva il racconto del giorno della marcia a Spezia: “E la cronaca dovrebbe esser terminata. Senonché l’azione di gruppi di squadristi portò alla devastazione della Tipografia Sociale ove si stampava l’anarchico ‘Libertario’, e del Circolo Ferrovieri in via Genova. Fu strappato dal suo facile alloggiamento il busto di Francisco Ferrer in Piazza del Municipio e ridotto in frantumi. Qualche comunista fu ricercato e… purgato con olio di ricino o col manganello”. Ma i fascisti non si limitarono all’olio di ricino e al manganello. Nei successivi mesi del 2022, al Spezia, furono uccisi gli antifascisti Andrea Maineri, a Riomaggiore, Francesco Carmè, a Biassa, e Gerolamo Grancelli, a Framura. Il 21 gennaio 1923 alcuni Arditi del popolo tesero un agguato mortale al più feroce capo squadrista, Giovanni Lubrano. Fu compiuta una furiosa rappresaglia verso persone innocenti: nel giro di poche notti i fascisti trucidarono 19 antifascisti estranei ai fatti. La marcia su Roma fu dunque il vero inizio della dittatura fascista. Come ha scritto Giulia Albanese “un sistema istituzionale può essere trasformato senza che ciò sia chiaramente compreso da chi assiste alle trasformazioni”. Oggi possiamo sostenere che il governo fascista sancì la fine dello Stato liberale già nel corso del primo anno di attività, e nonostante il suo carattere di governo di coalizione. La sanzione statale e la connivenza dei liberali non salvò né lo Stato né i liberali ma segnò l’avvento di una nuova era contrassegnata dallo squadrismo. Lo squadrismo non finì con la marcia su Roma: Mussolini lo portò nella milizia e nei sindacati, smantellò lo Stato liberale e lo invase con le squadre. Lo squadrismo continuò a vivere nelle spedizioni coloniali in Africa, nella partecipazione fascista alla guerra di Spagna, nelle brigate
nere contro i partigiani.

Giorgio Pagano

 

   

L'arte delle “fake news”

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Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Ottobre 2022 09:38 Scritto da Sandro Lunedì 17 Ottobre 2022 09:30

Comunicato sindacale – USI Unione Sindacale Italiana

L'arte delle  “fake news”

Sono mesi che diversi dirigenti e militanti dell’USI – Unione Sindacale Italiana, sono oggetto di vergognose calunnie veicolate attraverso Internet, WhatsApp ed sms da persone che per molto tempo hanno condiviso con loro parecchie lotte.

Il 29 e 30 aprile 2022, si è tenuto a Palermo il XVI Congresso della Confederazione USI, in cui sono stati ribaditi i principi libertari che guidano, da sempre, il nostro progetto.

Il congresso ha visto la partecipazione di quasi tutte le strutture e federazioni presenti in Italia. Unici assenti? una parte della federazione di Roma che ha deciso di boicottare il Congresso così come il precedente Comitato Nazionale dei Delegati. È con questi comportamenti, boicottaggi e defezioni che costoro, di fatto, si sono posti fuori dall’USI, autoescludendosi da un percorso comune e convocando un congresso, “alternativo”, a Rimini.

Siamo molto amareggiati dal fatto che questi esponenti della federazione romana, con cui abbiamo collaborato per molti decenni, stiano promuovendo una campagna di calunnie contro i dirigenti e i militanti della nostra organizzazione, con accuse totalmente false, infamanti supportate persino da fotomontaggi reperiti in Rete che, oggi, si definirebbero “fake news” vere e proprie.

Questi attacchi, del tutto falsi e pretestuosi, promossi con accuse molto gravi, risultano quanto mai tardivi rispetto l’indignazione che li accompagna: come mai, solo adesso vengono rese note questioni datate, già smentite in passato proprio da chi ora li veicola sotto altra luce, dopo essere stato parte integrante, all’interno dell’USI?

Non esiste alcuna giustificazione per tali comportamenti se non la refrattarietà ad accettare il fatto che è stata messa in discussione, dalla maggioranza delle federazioni dell’USI, la mania accentratrice di questi esponenti che volevano imporre un Segretario organizzativo, figura che non è prevista dal nostro statuto. Questa critica, relativa una gestione autoritaria, personalistica e privatistica, supportata da scambi mail proprio di un anno fa, non è stata digerita da tali soggetti.

È molto indicativo, infatti, che si possa spendere il proprio tempo a diffamare altri invece di pensare a difendere i lavoratori, a fronte di una situazione nazionale e internazionale che presupporrebbe un minimo di senso di responsabilità.

Noi siamo convinti che non è uccidendo il dibattito interno e le voci critiche che si possa sviluppare una qualsiasi organizzazione, tanto più un’organizzazione dai principi libertari e autogestionari.

Per questo siamo disponibili a qualsiasi chiarimento, con prove documentate.

Il presente documento è stato redatto dalla nostra segreteria di Roma e condiviso dalla segreteria collegiale nazionale dell’U.S.I.

Comunicato sindacale

13.10.2022

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serenettam Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Saluti Libertari.

P. la Segretario Nazionale

Bruzzese Sandro

 

   

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