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RIUNIONE TAVOLO RSU 11/5 U.S.

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RESOCONTI UNITI: RIUNIONE COMITATO EX ART. 13 DEL 30/4 U.S. E TAVOLO RSU 11/5 U.S.



Care/i colleghe/i e cittadinanza sensibile, ieri, 11/5/2020 si è tenuto il Tavolo RSU (ancora in forma ristretta, perché da remoto) avente per ordine del giorno “le attività volte a dare seguito alle disposizioni del D.L. 175/2016 (T.U. in materia di società a partecipazione pubblica) ed in particolare con riferimento a quanto previsto nel comma 2 dell’art.19:”Gestione del personale”.
Traduco: per l’azienda è prioritario, in piena pandemia, aggiornare le procedure assunzionali e quelle delle progressioni verticali (mediante attivazione di concorsi veri e propri per adeguarsi alla normativa). Poco è importato che più di un delegato, me compresa, abbia rilevato che le emergenze ora siano  quelle legate alle eventuali riaperture … dico “eventuali” perché, ad oggi, nulla è ancora certo. E nulla è stato comunicato per  predisporre step progressivi per tutti i settori.
Neanche al Comitato ex art.13 è pervenuto nulla in tal senso, tanto che, già domenica scorsa, avevo inviato alcune precisazioni in merito.

Purtroppo, anche il  tavolo RSU tenutosi ieri11 maggio 2020, ha visto solo informative verbali, senza condivisione di documenti (anche quando richiesti: sono settimane che ho chiesto in Azienda di avere la documentazione con le indicazioni della committenza relativamente i servizi che si sono resi necessari e le motivazioni, durante l’emergenza sanitaria. Ma ancora niente!).
Vi riporto, ora, quanto ho integrato all’azienda, relativamente una nota di sintesi fatta pervenire dopo la riunione del Comitato del 30/4 u.s., durante la quale erano emersi anche temi strettamente connessi all’attività di RSU (Tipo la decisione unilaterale di non erogare i buoni pasto a chi sta in smart working in questo periodo e la facoltà, INDIVIDUALE, di decidere di interrompere gli straordinari forfettizzati, per quelle figure che li percepiscono).
Le integrazioni le ho ritenute opportune perché credo sia importante ribadire alcune proposte emerse, proprio durante l’incontro del 30/4 (ovviamente non si sa se verranno accolte o messe in atto … ma era necessario specificarle, per tutta la RSU che non ha avuto modo di partecipare alla riunione del Comitato Sicurezza, nonostante sia previsto nel protocollo).
Andavano inserite nel documento fornito le priorità individuate per il lavoro di ufficio in caso di  presenza fisica: ovvero dipendenti con fragilità, con figli minori o con distanza maggiore dal  lavoro.
L’Azienda non aveva indicato nel documento quanto segnalato (non solo dalla sottoscritta) in merito la necessità di percorsi “a senso unico”, anche per i siti museali (oltre che per la sede di v. Benigni) .
Nella nota di sintesi, poi, c’era un passaggio relativo “la possibilità di interventi da parte del mobility manager, per valutare il modo (anche quando riapriranno i servizi) di ridurre al massimo gli spostamenti”. Ebbene, poiché le richieste a riguardo erano state avanzate della sottoscritta, ho pensato di  esplicitarle per iscritto per miglior chiarezza:   verificare con Roma Capitale possibili convenzioni con prezzi ridotti per il parcheggio sulle strisce blu; verificare con Roma Capitale, la Sovrintendenza ed il Servizio Giardini la possibilità di parcheggio in aree di pertinenza dei siti museali o in prossimità dei medesimi; ed il sempreverde tema della verifica dei percorsi casa-lavoro dei dipendenti  per studiare tutte le soluzioni utili che vadano oltre l’emergenza sanitaria, verso un futuro lavorativo fatto anche di una mobilità sostenibile.

L’Azienda ha preso in considerazione il tema dei test sierologici. Ho ricordato che per gli iscritti IPA è già previsto, si potrebbe prevedere una convenzione per lavoratori e lavoratrici non iscritti che volessero farlo.

Nella nota aziendale, poi, non erano state inserite la richiesta del delegato UIL, Stefano Rufo (possibilità di concedere i doppi turni al personale museale, sempre in un’ottica di riduzione degli spostamenti) e la richiesta del RSU CISL, Enrico Vizzaccaro, sostenuta anche dalla sottoscritta, (possibilità, per i lavoratori e lavoratrici delle Biblioteche di svolgere la propria attività in “co-working”, in analogia con quanto effettuato dall’Istituzione Biblioteche con il proprio personale, o, addirittura un regime misto di smart working e co working). Per il settore delle Biblioteche, ho personalmente ribadito che ai lavoratori e lavoratrici delle biblioteche che dovessero rientrare in sito debbano essere forniti TUTTI i DPI, visto che alla chiusura del 12 marzo scorso non erano stati ancora consegnati.

Queste erano puntualizzazioni relative la nota di sintesi fornita. Ho poi aggiunto che non è stato predisposto ancora (nonostante se ne fosse parlato e richiesto esplicitamente nella prima riunione di costituzione del comitato) il controllo delle temperature con il thermo scanner presso le strutture museali, dove gli assistenti di sala non hanno MAI smesso di prestare servizio. Risulta, invece, stiano venendo effettuati dei controlli in tal senso presso la sede di Via Benigni.

Ho evidenziato come RSU USI che, nell’ottica di una riapertura dei siti museali, andrebbe rivista completamente la modalità di accesso ed utilizzo di alcuni spogliatoi che non garantiscono gli standard di sicurezza (Braschi e Capitolini solo a titolo di esempio). Va da sé, quindi, che, come richiesto anche dal RLS CGIL Pierfederico Poli, andrebbe valutata una diversa regolamentazione degli ingressi dei dipendenti, con fasce orarie differenziate, garantendo così uno scaglionamento in sicurezza per tutti.
E’ rimasto aperto anche il tema dell’alternanza, in sicurezza, alla postazione di biglietteria con il coordinatore che deve consentire le pause degli addetti.

Mentre concludevo la stesura di questo comunicato, è giunta la convocazione del Comitato ex art. 13 per domani 13/5/2020 . Sarà perché è uscito su tutti i giornali quello che è stato deciso ieri in commissione cultura in merito l’apertura dei siti museali? Spero, finalmente, si possa lavorare in sinergia, anche sulle diverse proposte avanzate, perché fino ad ora  il Comitato è stato convocato esclusivamente per essere messo a conoscenza di determinate azioni, già predisposte e non nell’ottica di una collaborazione concreta alla stesura di protocolli utili al rientro in servizio per tutti in serenità e sicurezza: dipendenti e utenti.
Sarà mia cura informarvi sugli sviluppi della riunione del Comitato ex art. 13 che si terrà domani. Buon lavoro a tutte/i.

Serenetta Monti (RSU/USI Zètema)

 

QUALE FASE 2 PER FARMACAP?

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QUALE FASE 2 PER FARMACAP?



Con il DPCM del 26 aprile, si da avvio alla cosiddetta "fase 2", a decorrere dal prossimo 4 maggio. Una seconda fase che si avvia più per necessità produttive, che altro, considerando che l'emergenza da COVID-19 è tutt' altro che superata e il conteggio dei morti, purtroppo, continua a salire.
La fase 2 porterà in ogni caso "a maggiori aperture", ma come si traduce tutto questo per Farmacap?
E soprattutto, Farmacap in quale fase sta?
Nonostante come RSA, avessimo inoltrato richieste di confronto per la gestione dell'emergenza fin dall'inizio (il 10 marzo la prima richiesta e l’ultima di 2 giorni fa), nonostante la legge abbia previsto l'attivazione di un apposito comitato tra sindacati e azienda, anche alla luce dell' ultimissimo DPCM, che aggiorna le disposizioni relative alla sicurezza nei posti di lavoro, veniamo a conoscenza solo oggi, a 2 mesi dall’inizio dell’epidemia, di una disponibilità al confronto da parte del DG. Una disponibilità che rimane parziale, visto il rifiuto della consultazione con gli RLS (espressamente richiesta dagli stessi), con la motivazione di un mancato “riconoscimento” aziendale, che semplicemente non sussiste ed è da considerarsi solo inadempienza datoriale, a dare corso a precisi obblighi di legge.
Alla luce di tutto questo, dopo un mese e mezzo di piena emergenza, dove sono le mascherine per le lavoratrici e i lavoratori, farmacisti in primis?
È necessario precisare che le mascherine chirurgiche servono a proteggere gli altri ma non se stessi. Ha quindi senso usarle solo se in farmacia tutti gli addetti e l’utenza che vi accede le indossano. Viceversa, al fine di prevenire quanto più possibile il contagio, dovrebbero essere fornite a chi lavora direttamente a contatto col pubblico, mascherine protettive "per se stessi" sicuramente, oltre che per gli altri, quindi mascherine FFP3 o almeno, FFP2, (con tutte le certificazioni), fornite in quantità tali da avere almeno 1 mascherina pro-capite, disponibile per ogni turno di lavoro.
Ad oggi questa tipologia di mascherine è stata fornita in quantità irrisorie (5 mascherine totali dall'inizio dell'emergenza per ciascun/a farmacista).
L'Azienda pensa di "tamponare" con semplici mascherine "chirurgiche" o peggio ancora, con le mascherine in tessuto fornite gratuitamente dalla protezione civile (quelle che bisognava meritarsi)?
E le pulizie? Vengono effettuate "tutti" i giorni e per 2 volte al giorno (come già indicato dal DPCM del 14 aprile)?
E le sanificazioni? Ne è bastata una per sempre, o andrebbero effettuate, se non giornalmente almeno a cadenza ravvicinata, per ogni singola sede?
Mancano inoltre le mascherine da distribuire all'utenza. Continuiamo a rincorrere i grossisti, tutti i giorni e con scarsi risultati. Tutto a discapito della cittadinanza e del buon nome dell'Azienda pubblica, con rischi anche per il personale farmacista, che rischia di essere aggredito proprio a causa di tali carenze (purtroppo è già accaduto).
L’inadempienza a 360° dell’Azienda è stata coperta ad oggi dalla buona volontà del personale, che sempre con grande dedizione e professionalità, si è adoperato affinché tutte le carenze aziendali, ben oltre quelle elencate, non venissero percepite dall'utenza. Ciononostante alla richiesta di una pianificazione temporale per l’erogazione di un premio alle/i farmaciste/i che sono rimaste/i “in prima linea”, non c’è stata nessuna risposta, col paradosso di posticipare l’erogazione del bonus di 100 euro previsti dal Governo a dicembre, limite ultimo per l'erogazione.
Infine oggi è arrivata una richiesta alle/i dipendenti di formulare una pianificazione delle ferie estive, già entro il 18 maggio, senza che sia stato fornito preliminarmente il calendario estivo di chiusura (o di apertura) delle farmacie. Inoltre è evidente che con l’epidemia in corso, senza ulteriori precisazioni rispetto alle scelte governative future, il termine del 18 maggio sia privo di senso.
In conclusione: le risposte mancano, la sicurezza pure e i problemi rimangono tutti. Per questo invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori, a segnalare le situazioni di pericolo e le carenze relative alle misure di prevenzione, all’apposito indirizzo email indicato dalle RLS in una precedente comunicazione.

RICHIEDIAMO, ANCORA UNA VOLTA, UN ATTO DI RESPONSABILTA’ ALLA DIRIGENZA AZIENDALE, PER UNA CONCRETA GESTIONE CONDIVISA DELL’EMERGENZA.
RICHIESTA CHE ESTENDIAMO ALLE ISTITUZIONI DI ROMA CAPITALE, ALLA SINDACA RAGGI, ALL’ASSEMBLEA CAPITOLINA, ALLA GIUNTA, CHE, IN QUANTO ESPRESSIONE DELLA PROPRIETÀ PUBBLICA DI FARMACAP, HANNO IL DOVERE DI VIGILARE SULLA SALUTE E LA SICUREZZA DI LAVORATRICI/ORI E DELLA CITTADINANZA, COME DEL BUON ANDAMENTO DEI SERVIZI.

BUON 1° MAGGIO

USI Roma

 

LOTTARE… ANCHE CON LA MASCHERINA!

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ANDIAMO AVANTI! L’USI NON SMETTE DI LOTTARE…

ANCHE CON LA MASCHERINA!

Care/i colleghe/i , il 17/4 si è tenuto un tavolo RSU “da remoto” che non ha consentito la partecipazione di tutti gli RSU. Forse non tutti sanno che le “trattative” si devono svolgere alla presenza delle Organizzazioni Sindacali e delle RSU regolarmente elette. Per quanto periodo emergenziale, personalmente ritengo fondamentale ripristinare l’intero tavolo e l’ho fatto presente anche nel corso della riunione del 17/4.

In questo momento “critico”, infatti, la motivazione collegata al “COVID 19” rischia di far dimenticare alcuni principi basilari. Le nostre paure non possono giustificare l’abbassamento della guardia di fronte a situazioni a rischio per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, o, come emerso nel tavolo scorso, attacchi al salario di chi, nonostante tutto, ha anche messo a disposizione i propri mezzi per lavorare e supportare l’Azienda. E’ vero, possiamo anche sacrificarci, per “aiutare l’Azienda”...ma deve essere data ad ognuno la possibilità di farlo secondo le proprie di possibilità...non solo a quadri e dirigenti.

Condivido con voi tutti ciò che ho risposto al resoconto che l’Azienda ci ha fatto pervenire dopo l’incontro. Attendiamo, insieme, la prossima convocazione.  Serenetta Monti (RSU/USI Zètema e dirigente sindacale ...in trincea)

 

Mail inviata il 20/4:ai responsabili aziendali  di Zètema alle Rsu e alle altre OO.SS.

“Gentile dr.ssa Di Cicco, gentili tutti, la mia risposta la metto in lettura a tutti perché altro non è che la rappresentazione che ritengo utile condividere, per opportuna conoscenza, con tutte le altre RSU che non hanno potuto partecipare in videoconferenza vista la delegazione ristretta, delle considerazioni che ho fatto in qualità di RSU USI durante la riunione medesima.

Vorrei premettere che, dall’inizio dell’emergenza sanitaria (fatto salvo il tavolo – sempre in modalità ristretta- tenutosi il 9/3 u.s.) la sessione da remoto tenutasi il 17 aprile è stata la prima occasione in cui l’Azienda ha “condiviso” con le OO.SS. e le due RSU presenti, la fotografia attuale.

Mi riferisco, per esempio, alle modalità di lavoro agile per alcuni settori già attivi in tal senso e le modalità per i settori in fase di avvio. Modalità che non sono state condivise in fase propedeutica e funzionale ad un’adeguata organizzazione delle turnazioni che avrebbe potuto evitare decurtazioni sulle voci di salario accessorio tra i settori coinvolti.

Vorrei, infatti, iniziare dal tema dello smart working per chi sta in biglietteria. E’ emerso, durante la discussione, che i lavoratori avrebbero chiesto di non lavorare la domenica. Puntualizzazione che ha voluto fare la dr.ssa Rubino, quando si è sollevato il tema delle indennità dovute o no.

A meno che non ci si riferisca alle richieste promosse dai lavoratori durante le aperture “normali”, però, a me non risulta che in fase di avvio dello smart working, gli stessi, abbiano chiesto, collettivamente, all’Azienda di non svolgere la turnazione anche di domenica. Mi risulta, viceversa, che, il 5/4 u.s., la loro referente (Laura Silvestro) abbia inviato una mail con le prime istruzioni che recitavano quanto segue:”Come già detto il lavoro mantiene invariate le stesse turnazioni, continuiamo ad erogare il servizio nei giorni e negli orari previsti da contratto anche se in modalità differente” .

Ritengo, quindi, necessario un chiarimento da parte dell’azienda in merito l’organizzazione dei turni dei lavoratori di biglietteria e quadro complessivo di ciò che intende erogare per la prestazione svolta. A tal riguardo, credo sia necessario, inoltre, ricevere il dettaglio di tutti i settori coinvolti (ormai la quasi totalità) per verificare le indennità di cui lavoratori e lavoratrici continuano a mantenere il diritto. Durante la discussione del 17/4, infatti, si è parlato di “richieste della committenza” che l’Azienda non ha ancora condiviso con il Tavolo RSU (TUTTO), nonostante io stessa abbia promosso ufficialmente tale richiesta. Ci si trova, quindi, oggi, a dover ragionare su eventuali decurtazioni senza neanche sapere le richieste effettive dell’Amministrazione Capitolina.

In merito i buoni pasto, invece, per i quali il dr. Taglizcozzo, inizialmente aveva parlato di un allineamento con quanto fatto dall’Amministrazione Capitolina, ribadisco la necessità di rispettare il dettato del D.L. 18 del 17/3/2020 e la successiva circolare 2/2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ministro della P.A.) in merito il “confronto con le Organizzazioni Sindacali”. Non ci è stato comunicato che tipo di destinazione avrebbero i “risparmi” derivanti da un'eventuale non corresponsione. Come RSU/USI avevo proposto anche un’alternativa: quella di chiedere l’adesione volontaria di TUTTI i lavoratori come accade, in occasioni più spiacevoli, con “donazioni” di ore o giornate di lavoro. A maggior ragione, quando è emerso che l’eventuale non corresponsione del buono pasto, non sarebbe andata in beneficenza, ma sarebbe finita accantonata per eventuali esigenze aziendali, onde evitare il ricorso ad ammortizzatori sociali.

Vorrei sottolineare che i lavoratori non hanno potuto scegliere e hanno aderito al lavoro agile, mettendo a disposizione i propri strumenti e connessioni. Il che ha anche rappresentato un risparmio per l’Azienda. Nella maggior parte dei casi si sono anche mantenuti gli orari giornalieri svolti comunemente, quindi, il minimo sarebbe stato dare indicazioni certe sulle eventuali variazioni salariali che si sarebbero subite.

Attendo, inoltre, che l’Azienda comunichi la destinazione delle somme accantonate mediante la donazione volontaria di una percentuale variabile delle retribuzioni di dirigenti e quadri. Credo, infatti, che si dovrà capire se, in rapporto alla consistenza delle retribuzioni di un comune impiegato (decurtate per decisione aziendale e non su offerta volontaria dello stesso di un sostegno all’Azienda per cui lavora) rispetto alle donazioni volontarie di quadri e dirigenti, l’Azienda avrà realmente tutelato gli anelli più deboli della catena.

Sono sicura che le azioni ad oggi intraprese di implementazione tecnologica da parte dell’Azienda per mettere in condizione di lavorare in sicurezza anche i lavoratori del Call Center siano le basi per un impegno da mantenere anche in futuro anche quando si attuerà una riapertura parziale o complessiva. E tale visione a lunga scadenza deve accompagnare tutti i settori oggi coinvolti nello Smart Working. Occorrerà in tal senso un confronto periodico e puntuale del Tavolo RSU per affrontare insieme una corretta gestione e pianificazione.

E’ per questo che ribadisco quanto chiesto durante la riunione del 17/4 di ripristinare il Tavolo RSU al completo, anche nelle riunioni da remoto: la piattaforma è in grado di reggere tutti i partecipanti e le decisioni da prendere sarebbero legittimate dalla presenza degli RSU, eletti dai lavoratori. Faccio notare che nel tavolo del 17/4 le uniche RSU presenti erano la sottoscritta per l’USI ed Enrico Vizzaccaro per la CISL. Le altre segreterie hanno inviato i loro delegati: per UGL Amedeo Gismondi, Per Uil Stefano Rufo e per la CGIL Valeria Giunta che devo ringraziare per avere rilanciato quanto avevo proposto all’Azienda ed alla RSU tutta il 23/3 u.s. per consentire l’avvio dello smart working del settore di Assistenza di sala, coordinamento etc.:” Per il settore museale, sarebbe bastato predisporre delle dispense formative con eventuali test.”. Ogni azione utile a consentire in questa fase a mettere in sicurezza i lavoratori è fondamentale. Ed è una battaglia in cui, da sempre, l’USI è in prima linea.

A riguardo vorrei capire se ci siano stati nuovi investimenti o si stia mettendo a frutto ciò che l’Azienda aveva concordato per ottenere le risorse mediante il fondo FORTE. Chiedo, inoltre, di conoscere quanto sia venuto a costare l’acquisto di mascherine ad oggi e come intenda regolarsi per le future forniture l’Azienda, visto che, seppur lavabili, quelle consegnate, avranno comunque una soglia di deterioramento ancora non comunicata.

Certa comprenderà la necessità, ora più che mai, di interlocuzioni chiare e trasparenti, porgo cordiali saluti.

Serenetta Monti (RSU/USI Zètema).

http://www.serenettamonti.it

 

   

I profitti non si fermano!.

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Covid-19

Governo, padroni e sindacati collaborazionisti all’unisono:

I profitti non si fermano!

 

Il protocollo firmato da Governo, Confindustria, Confapi e Cgil, Cisl e Uil il 14 Marzo rappresenta una capitolazione di fronte gli interessi delle aziende. Si scrive che “la prosecuzione delle attività produttive può avvenire in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione” ma la sostanza è che la produzione continua, aumentando così la diffusione del contagio.

Il senso di questo vergognoso accordo è riassunto bene, dallo slogan "l'Italia non si ferma". Uno slogan che vuol dire che i lavoratori, gli operai, i tanti precari devono continuare a produrre, per non far perdere profitti alle aziende anche a rischio della propria salute o della propria vita.

Si lascia, infatti, la gestione della sicurezza e dell’emergenza sanitaria nelle fabbriche e sugli altri luoghi di lavoro alla totale discrezione degli imprenditori stessi (quella stessa gestione che in periodi normali causa 3 morti al giorno sul lavoro).

Sottolineiamo che il testo in sé non ha alcun carattere prescrittivo, tra l’altro Cgil, Cisl e Uil, lavandosi le mani(con l’amuchina?), hanno demandato tutto alle Rsa interne e ai Rls.

Questo protocollo in continuità con i decreti governativi è una ricetta bella e buona per la diffusione del contagio tra i lavoratori.

Con questo accordo si dà totale discrezionalità alle aziende, poiché la gestione della sicurezza è tutta nelle loro mani, si calpesta l’art. 5 dello statuto dei lavoratori, si pone il divieto di qualsiasi riunione in azienda e quindi anche alle assemblee sindacali in spazi che consentano la distanza tra un lavoratore un altro, si da applicazione anche ai lavoratori delle vergognose disposizioni per il personale sanitario del DL del 9 marzo, agli operatori sanitari, infatti, entrati in contatto con un paziente positivo non si applica più la misura della quarantena, ma la sola sorveglianza sanitaria, e questi lavoratori continuano la loro attività lavorativa e sono sospesi solo nel caso di sintomatologia respiratoria, è incentivato l’utilizzo delle ferie senza nemmeno specificare se si tratta di quelle vecchie o di quelle maturate quest’anno o magari ancora da maturare.

Questo protocollo non solo non migliora nulla ma addirittura peggiora ulteriormente le norme sulla salute, la sicurezza e i diritti dei lavoratori!

In Ferrari come in molte altre aziende grazie al lavoro dei rappresentanti sindacali si è firmato un accordo per cui l’azienda chiude 2 settimane e tutti i lavoratori saranno retribuiti al 100%!

Dire, come ha fatto Landini, che ci sono esigenze di produzione "imprescindibili" significa mischiare piani diversi: la produzione di alimenti e generi di prima necessità, strumentazioni mediche, etc., (che non può effettivamente cessare) con la produzione di tutte quelle altre merci di cui l'accordo siglato garantisce la continuità.

I padroni ottengono anche di poter scaricare sulla cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali e "sgravi alle imprese" gli eventuali costi per qualche eventuale sospensione "per bonificare" le aziende.

 

A difesa della sicurezza nei luoghi di lavoro:

Spetta al Sindacato intervenire e far includere i Lavoratori/trici nel DPCM dell'11 marzo 2020.

Spetta al Sindacato rendere centrale la piena tutela degli interessi economici di lavoratori/lavoratrici.

Spetta al Sindacato dare indicazioni per difendersi, dagli interessi delle aziende.

Spetta al Sindacato mettere al primo posto la difesa della salute sul luogo del lavoro.

I punti cardine da rispettare da cittadini e lavoratori-lavoratrici: La distanza uno dall’altro, la mascherina, i guanti, il disinfettante, tute e camici monouso.

Nelle aziende dove mancando questi presupposti minimi così come declinato dal DPCM dell’11 marzo 2020 ogni lavoratore può astenersi dal prestare la propria attività lavorativa, restando in azienda e denunciando la mancata applicazione del DPCM.

TUTTI-E A CASA…

In attesa che il padronato attui tutte le misure di sicurezza a tutela della nostra salute nei luoghi di lavoro, e il Governo riconosca ai lavoratori e alle lavoratrici, la piena cittadinanza anche sui posti di lavoro, ogni mezzo di autotutela è legittimo:

Dallo sciopero aziendale, seguito da denuncia a tutte le autorità competenti dove si evidenziano la mancata tutela della salute e della sicurezza; Dall’astensione dal prestare attività lavorativa restando in azienda; (si aggiunge anche la modalità e buona pratica di chiedere, con specifica manifestazione di volontà e dichiarazione da inoltrare al proprio datore di lavoro, la retribuzione per evento eccezionale e di forza maggiore, non dipendente dalla volontà del prestatore di lavoro, come da articolo 1256 codice civile e per i servizi in appalto, convenzione, affidamento, anche in solido agli enti committenti art. 30 comma 5 e 6 D.lgs. 50/2016, in caso di inadempienza datoriale); Alla quarantena nella propria abitazione, a seguito di certificato medico, secondo le normali procedure di comunicazione di assenza per malattia (a tutela della SALUTE).

Le giuste lotte per la salvaguardia dei nostri diritti e della nostra salute

non vanno in quarantena!

 

Per la RSA USI-CT&S

 

Appalto delle Portinerie e Servizi ausiliari Roma3

 

Gianmaria Venturi e Giovanni Perozzi

Roma 18/03/2020

 

Comunicato sindacale contro il Corona Virus

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LAVORATRICI E LAVORATORI FARMACAP IN TRINCEA, CONTRO IL CORONAVIRUS!

Le/i farmaciste/i dell’Azienda pubblica farma-socio-sanitaria-capitolina, sono da giorni ‘in trincea” nella battaglia contro il COVID-19 e garantendo il servizio alla cittadinanza, pur con numerose criticità e debolezze organizzative preesistenti, a partire da una cronica carenza di personale.

C'è una continuità di servizio garantita anche da turni di lavoro straordinario, a cui deve corrispondere il giusto riconoscimento economico.

Come RSA e OO.SS. abbiamo richiesto all’Azienda, fornendo anche indicazioni pratiche, di intraprendere e mettere in atto tempestivamente, le misure necessarie di prevenzione e sicurezza per tutti le/i lavoratrici/ori, al fine di ridurre drasticamente il rischio infettivologico, in ottemperanza ai provvedimenti del Governo e a quelli della Regione Lazio.

Riteniamo siano stati fatti passi avanti con:

* l’introduzione dei contingentamenti per gli accessi in farmacia prima, la successiva disposizione di lavorare a battenti chiusi, come avviene attualmente (che sicuramente garantisce maggiormente la salute di lavoratrici/ori, in questa fase con maggiore rischio di contagio);

* la rimodulazione degli orari, abolendo di fatto gli orari spezzati nelle sedi con orario continuato, generalizzando l’orario di chiusura alle h 19:30, per tutte le sedi;

* l’introduzione dello smart working per il servizio sociale di prossimità, garantendo con i necessari accorgimenti organizzativi, la tele-compagnia, la continuità del segretariato socio-sanitario e il supporto psicologico, in particolar modo all’utenza anziana, particolarmente colpita dall’emergenza in corso;

* l'introduzione dello smart working per alcune attività amministrative.

È fondamentale che tutte queste misure non vengano ridimensionate da scelte successive, con l'effetto di aumentare anziché ridurre, il rischio infettivologico da COVID-19. Come nel caso dell’installazione di pannelli di plexiglas nelle sedi farmaceutiche, posti a separazione dell’utenza dal personale.

Riteniamo che questa misura precauzionale possa essere accettabile, se predisposta per la tutela delle/i lavoratrici/ori in previsione di una fase calante dell’epidemia e al di fuori dall’attuale emergenza, non certo a sostituzione della disposizione che impone il lavoro “a battenti chiusi”. In caso contrario ci troveremmo fermamente contrari, considerando le previsioni sull'aumento del contagio e la stessa penuria di mascherine di protezione.

Infine l'Azienda ha sospeso alcune attività amministrative e il servizio Recup in farmacia, invitando nel contempo le/i lavoratrici/ori interessati a fruire delle ferie o di congedi fino al prossimo 25 marzo, purtroppo in assenza di preavviso e proposte alternative.

RSA FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTuCS-UIL, USI

   

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